Il male di vivere
Fiorentino Giorgia
V C
Quando il nostro cuore ha fatto la sua vendemmia, vivere non è che male.
Charles Baudelaire
cos'è il male di vivere?
Elemento imprescindibile della vita di ognuno di noi, è inevitabile che il dolore faccia parte in qualche modo dell’esistenza umana, al punto di credere che la felicità venga apprezzata in maniera più profonda se sopravvissuta alla sofferenza. Esistono diversi e infiniti tipi di dolore, tutti egualmente strazianti. Molto spesso nel nostro quotidiano sentiamo storie, ascoltiamo testimonianze di dolore e sofferenza che riescono a far pensare ad ognuno di noi che la propria sofferenza non conti, che il proprio dolore non sia abbastanza grande da avere attenzione e importanza. Nulla di più sbagliato. Ogni tipo di turbamento, di dolore che si possa provare, anche per quanto effimero possa apparire agli occhi di chi ne è spettatore, ha un peso e lascia un segno su chi lo sperimenta sulla propria pelle.
DE TRANQUILLITATE ANIMI
SENECA
Il De tranquillitate animi è un trattato di Lucio Anneo Seneca facente parte di quel gruppo di dodici libri che formano i Dialogi.Unico testo realmente dialogico dei dodici inseriti,il De tranquillitate animi fa parte dell’ideale trilogia dedicata all’amico Sereno completata dal De constantia sapientis e dal De otio, nella quale Seneca si allontana dalle convinzioni epicuree per abbracciare l’etica stoica.
Il De tranquillitate animi, in particolare, affronta la questione della partecipazione del saggio alla vita politica; si tratta di un tema fondamentale nella riflessione senecana. Nei primi capitoli del trattato, Seneca risponde alle domande dell’amico Sereno, che si interroga sull’opposizione otium - negotium e su come sia possibile risolvere quel taedium vitae che, nella quotidianità, trascina l’uomo nell’inquietudine e nell’insoddisfazione. Seneca risponde infatti all’amico analizzando le passioni che governano l’animo umano. Secondo lui, gli uomini ricercano la felicità negli impegni mondani, ma questi, per loro intima natura, finiscono col condurre all’allontanamento dalla vita politica in favore della ricerca di uno spazio personale e contemplativo: ansie, pressioni, angosce contribuiscono infatti a far maturare il desiderio di fuga dal mondo.Eppure, neanche nel ritiro a vita privata c’è vera pace. Seneca dice che un animo inquieto non può essere quello di un uomo felice, dato che chi cerca sempre qualcosa senza mai trovarla si condanna da solo all’infelicità. L’irrealizzazione del desiderio, insomma, è ciò che provoca la frustrazione. Seneca indica dei rimedi che si possono definire esercizi spirituali da praticare con costanza come frequentare uomini buoni e allontanarsi da quelli nefasti, impegnarsi nella vita al servizio del bene comune e infine allenarsi a poco a poco ed attendere serenamente la morte. La saggezza consiste dunque nella capacità di farsi guidare sempre dalla ragione, sia nel pensiero che nell’azione. La “tranquillità” è allora la medicina dell’animo più adatta per districarsi negli affanni della vita attiva e per godere di un otium produttivo e non inerte.
marco aurelio: meditazioni
1. Accettazione del destino: Marco Aurelio credeva che accettare il destino e le circostanze della vita fosse fondamentale per trovare la serenità. Accettare ciò che non possiamo cambiare ci permette di concentrarci sulle cose che possiamo controllare.
“Meditazioni” di Marco Aurelio, conosciuto anche con i titoli “Pensieri”, “Ricordi” o “Colloqui con sé stesso”, è un capolavoro atemporale ed universale. Si presentano come una raccolta di 12 libri contenenti ciascuno una serie di riflessioni e considerazioni sulla vita, sulla morte, sulle sfide di ogni giorno e sul miglioramento di sé stessi. Marco Aurelio, l'imperatore romano e filosofo stoico, ha offerto alcune soluzioni a questo problema attraverso i suoi insegnamenti:
2. Coltivare la virtù: Secondo Marco Aurelio, concentrarsi sullo sviluppo delle virtù morali come la saggezza, la giustizia, il coraggio e la moderazione può portare alla felicità interiore. Lavorare su di esse può aiutarci a superare le difficoltà della vita. 3. Vivere nel momento presente: Il filosofo romano enfatizzava l'importanza di vivere nel momento presente, piuttosto che preoccuparsi del passato o del futuro. Coltivare la consapevolezza del momento presente ci permette di apprezzare ciò che abbiamo e trovare gioia nelle piccole cose. 4. Identificare le cose che possiamo controllare: Marco Aurelio sosteneva che molte delle difficoltà della vita derivano dal concentrarsi su ciò che non possiamo controllare. Concentrarsi su ciò che possiamo controllare, come le nostre azioni, le nostre reazioni e le nostre attitudini, ci permette di affrontare la vita in modo più costruttivo. 5. Coltivare il senso di scopo: Trovare un senso di scopo e significato nella propria vita può aiutare a superare il senso di "male di vivere". Definire i nostri valori e impegnarsi in attività che ci soddisfano può portare a una maggiore realizzazione personale e senso di appagamento.
sofocle "edipo re"
É una tragedia di Sofocle, ritenuta il suo capolavoro nonché il più paradigmatico esempio dei meccanismi della tragedia greca.
La storia di Edipo affronta molte questioni esistenziali, tra cui la lotta dell'individuo contro la propria sorte e il significato della vita in un mondo pieno di sofferenza e incertezza.
Edipo, il protagonista della tragedia, è intrappolato in una serie di eventi tragici e ineluttabili, guidati dalla sua stessa ricerca della verità. Mentre cerca di scoprire l'identità del suo vero padre e risolvere l'enigma della sua origine, Edipo si trova a scontrarsi con la sua tragica condizione umana.
Il male di vivere in Edipo Re può essere interpretato come un senso di impotenza e disperazione che deriva dal confronto con una realtà dolorosa e incomprensibile. Edipo è costretto ad affrontare la rivelazione sconvolgente che lui stesso è il colpevole dell'omicidio di suo padre e dell'unione incestuosa con sua madre. Questa scoperta lo getta in uno stato di profonda angoscia e tormento interiore.
L'opera solleva anche domande esistenziali più ampie sul destino e la libertà umana. Edipo è vittima di un destino preordinato o è responsabile delle sue azioni? La sua tragica caduta è causata da forze superiori o è il risultato delle sue scelte?
In definitiva, Edipo Re mette in luce l'ineluttabilità della sofferenza e della lotta umana, portando a una riflessione sulla natura della vita e del destino umano.
la noia di moravia
Il romanzo "La noia" di Alberto Moravia, pubblicato nel 1960, narra la storia di Dino, un giovane borghese italiano che vive una vita apparentemente privilegiata ma che è intrappolato in uno stato di noia esistenziale. Il protagonista, insoddisfatto delle sue relazioni, del lavoro e della società in cui vive, si sente alienato e disilluso. Dino cerca di sfuggire alla noia attraverso relazioni superficiali, l'ossessione per l'immagine e la sessualità, ma si rende conto che queste soluzioni non soddisfano il suo bisogno di autenticità e significato. "La noia" è considerato un'opera chiave del neorealismo italiano e dell'esistenzialismo, in cui Moravia esplora le contraddizioni e le frustrazioni della vita borghese. Il romanzo offre una critica acuta alla società consumistica e alla vacuità delle convenzioni sociali, mettendo in evidenza la solitudine e l'angoscia interiore del protagonista,la ricerca di senso e l'incapacità di trovare soddisfazione nella vita quotidiana in un mondo complesso e spesso alienante.
consolationes: SENECA
Le "Consolationes" erano dei trattati filosofici in cui Seneca cercava di aiutare una persona a superare la sofferenza per la morte di un familiare, facendo capire che in realtà in questi casi non c'è motivo di soffrire perché la morte non è un male.
La prima scritta da Seneca è la "Consolatio ad Marciam", la cui data di composizione è il 37, anno dell'inizio del principato di Caligola. Marzia, la destinataria di questa "Consolatio" era una donna nobile, e lo scopo dell'opera è consolarla per la morte del figlio. Il mezzo argomentativo scelto da Seneca è l'idea che la morte non è un male, specialmente per chi, come il figlio di Marzia, aveva vissuto con onore la propria vita, tanto da meritare forse una ricompensa nella vita ultraterrena.
La seconda è la "Consolatio ad Helviam matrem", scritta intorno al 42, durante l'esilio. Il destinatario è la propria madre Elvia, che Seneca vuole consolare per la sofferenza derivante dalla sua lontananza e rassicurare sulla sua situazione. In realtà c'è anche un altro scopo: quello di mostrarsi come un uomo saggio che riesce a sopportare bene le situazioni difficili come appunto l'esilio. L'argomentazione che Seneca usa è che l'esilio non è un male, ma soltanto un cambiamento di luogo, non di stato interiore, e non può togliere il vero bene che è appunto la virtù interiore; inoltre il saggio è cittadino del mondo e quindi si trova bene in qualunque luogo.
La terza è la "Consolatio ad Polybium", scritta anch'essa durante l'esilio. Il destinatario è Polibio, un potente liberto di Claudio e lo scopo sembrerebbe solo quello di consolarlo per la perdita del fratello, ma oltre a questo c'è l'intento di elogiare Polibio e anche Claudio, con l'obiettivo di ottenere il perdono dell'imperatore, la revoca dell'esilio e quindi poter tornare a Roma.
Fix you : coldplay
Fix you è il più grande successo dei Coldplay. Si dice il pezzo sia stato dedicato dal frontman dei Coldplay, Chris Martin, alla sua ex moglie Gwyneth Paltrow per consolarla in seguito alla morte di suo padre. Letteralmente “fix you” significherebbe “rimettere in sesto”, ma nella canzone ha il significato metaforico di “rincuorare”, “consolare”. Questa è una canzone dedicata a chi si sente insoddisfatto, impotente difronte agli eventi immodificabili della vita, in cui neanche amare o fare del proprio meglio basta. In questo caso l’evento irreparabile sembra pervadere le ossa, e sembra portare la persona affetta a ricercare un posto sicuro (lights will guide you home), casa propria, un luogo familiare. E il cantante si presenta come volontario per cercare di consolarla.
Oskar Kokoschka
Il dolore interiore caratterizzerà invece alcune tra le migliori opere d’arte dell’ultima parte dell’Ottocento e dei primi del Novecento.Più ci avviciniamo all’evento che segna ufficialmente l’inizio del “secolo breve”, la Prima Guerra Mondiale, più il caos si impadronisce anche della rappresentazione pittorica del dolore. Oskar Kokoscka è interessato a rappresentare proprio l’angoscia e i problemi dell’uomo e della società del suo tempo, ne è un esempio lampante “La sposa del vento” del 1914. Il quadro, noto anche come “La tempesta”, è chiara espressione delle angosce dell’artista, che si rappresenta con accanto l’amante e musa Alma Mahler. Il quadro mostra i due abbracciati e trasportati sui resti di una nave alla deriva nell’oceano a rappresentare un amore che era destinato ad essere difficile e combattivo. Uno scontro che viene sottolineato dai diversi atteggiamenti dei due protagonisti. Al sereno sonno della donna si contrappone l’agitarsi frenetico di lui ben raffigurato dal modo in cui convulsamente intreccia le dita nodose. È quasi un’anticipazione, il dipinto di Kokoschka, di una guerra che sveglierà la sonnolenta Europa della Belle Époque e farà contemporaneamente esplodere le avanguardie artistiche, nelle cui raffigurazioni il dolore avrà un ruolo di primo piano.
Il grido di edvard munch
La rappresentazione della figura umana è uno dei temi preferiti dagli artisti appartenenti alle diverse correnti dell’Espressionismo in quanto le forme del corpo, le espressioni del volto e i gesti si prestano a comunicare con immediatezza lo stato interiore dell’artista. Emblema di tutto il Novecento, Il grido (opera nota in lingua italiana anche come L'urlo) trasforma un’esperienza personale nella percezione di un sentimento universale. L’essere in primo piano esprime, nella solitudine della sua individualità, il dramma collettivo dell’umanità intera. L’individuo che vediamo frontalmente, infatti, ha poco di umano: la sua sagoma è flessuosa e molle come quella di uno spettro, priva di scheletro e di consistenza. Al posto della testa vi è un enorme cranio, che ricorda una maschera o un teschio, deformato in un urlo insostenibile, così forte da trasfigurare tutta la natura. In lontananza, come indifferenti al dramma che si svolge in primo piano, due figure nere e sottili sembrano continuare imperturbabili la propria passeggiata. L'uomo urla tenendosi le mani strette sulle orecchie come per attutire il suono del grido, che si propaga in terrificanti onde sonore che investono il cielo, la terra e il mare. Un suono che ha il potere di deformare la natura, ma che implode muto e impotente, restando sordo e inavvertibile dagli altri, i quali rimangono impassibili, chiusi nell'involucro delle proprie impermeabili individualità. Il senso di disagio è accentuato dalle differenze di trattamento tra la parte destro-superiore e quella sinistra del dipinto. L'uso dei colori è ossessivo e irreale; fra tonalità chiare e scure non c'è armonia, ma violenta contrapposizione, in grado di caricare la scena di una forte tensione.
Arthur Rimbaud
Arthur Rimbaud è stato un poeta francese noto per la sua intensa e ribelle ricerca artistica. Per capire la personalità complessa di Rimbaud, bisogna innanzitutto mettere a fuoco il suo bisogno di rivolta, di opposizione assoluta e violenta contro la società e la cultura del suo tempo. Rimbaud ha affrontato temi come la ricerca di un senso nella vita, la ribellione contro le convenzioni sociali e l'esplorazione dei confini dell'esperienza umana. Nei suoi scritti, spesso esprime un senso di inquietudine esistenziale e di disillusione nei confronti del mondo. Questo male di vivere può essere interpretato come una profonda insoddisfazione interiore e una ricerca costante di significato e autenticità.
Nei suoi scritti, Rimbaud esplora l'angoscia e la sofferenza dell'esistenza umana, spesso attraverso immagini oscure e disperate. Uno dei suoi lavori più noti, "Le Bateau Ivre" (La nave ubriaca),in cui racconta metaforicamente di sé, che abbandona il vascello della propria vicenda esistenziale in balia delle correnti, incontro ai flutti vorticosi del “Poema del Mare".Rimbaud esprime una sensazione di smarrimento e di alienazione dal mondo che lo circonda fuori di ogni nozione usuale di tempo e di spazio, l’avventura intrapresa conduce il poeta alla scoperta del mondo. Nella magica eccitazione visionaria che è parte della esperienza giovanile, il mondo attraversato viene ricreato, una fantasiosa palingenesi sconquassa le ragionevoli certezze del reale, fiori delicati e mostri biblici sorgono e svaniscono nel caos.
Une Saison en Enfer
"Une Saison en Enfer" (Una stagione all'inferno) è stata scritta durante un periodo tumultuoso della vita di Rimbaud, in cui stava attraversando una crisi personale e spirituale. È caratterizzata da un linguaggio poetico intenso e spesso oscuro, che esprime i conflitti e le emozioni profonde dell'autore. Considerata una delle opere più influenti della letteratura francese e un importante contributo al simbolismo poetico.
Rimbaud affronta temi come la disillusione, il dolore e la ricerca di una via di fuga dalla realtà. "Una stagione all'inferno" non ha una trama nel senso tradizionale del termine, poiché si tratta di una raccolta di poesie piuttosto che di un romanzo.
È il viaggio dentro la catastrofe di un soggetto smarrito che, nella prigione dell'esistenza, avverte il richiamo di una misteriosa appartenenza. È una discesa nella notte del nostro tempo: un'epoca segnata dalla crisi della religione, della memoria e della scienza, in cui non esiste libertà senza salvezza.
Baudelaireil male di vivere che ricorre nel tempo
Quando Baudelaire pubblica "Les Fleurs du mal" è il 1857 ha trentasei anni. La raccolta, condannata per immoralità, è considerata il primo esempio di poesia moderna nel panorama non solo francese ma occidentale. Il volume venne incriminato per oltraggio alla religione e alla morale pubblica, tanto che il poeta venne condannato a un’ammenda di 300 franchi e alla soppressione di sei poesie. È nella prima parte de Les Fleurs du mal che Baudelaire parla per la prima volta di Spleen, uno stato d’animo malinconico e insofferente. La parola non è nuova, deriva dal greco splén, che significa “milza”, “bile”. La malinconia nell’antichità si riteneva infatti che fosse causata da un eccesso di bile. Ma Baudelaire va oltre la malinconia, che diventa angoscia e depressione: in poche parole, noia di vivere e disgusto per la vita. Imprigionato nella sua esistenza e accartocciato su se stesso, l’uomo è senza via d’uscita, solo e impaurito, la città con la sua frenesia diventa lo sfondo perfetto per la sua solitudine. Perché se godere della folla è un’arte, come diceva Balzac, per Baudelaire la folla è una moltitudine minacciosa e informe. La scrittura è del tutto espressiva, con la cupa disperazione dei temi, in sintonia con il “sublime fosco “ dello stile. Baudelaire descrive la perdita di dignità da parte dell’individuo. Insomma lo spleen di Baudelaire è quel senso di angoscia che sovente coglie anche noi: una paura che non può essere superata perché si evita di affrontarla o non ci è possibile. Baudelaire, per il verificarsi dello spleen, mette come prima condizione il momento in cui il cielo pesa grave e basso sull’anima gemente, il caso cioè in cui il cielo è nuvoloso e anche noi sentiamo un senso di pesantezza di timore reverenziale verso qualcosa nettamente predominante e incontrollabile.
CULTO DI DIONISO: BACCANTI
La tragedia Baccanti di Euripide si concentra sulle tensioni tra ordine e caos, ragione ed estasi, civiltà e natura selvaggia, incarnate rispettivamente dal re Penteo e dal dio Dioniso. Dioniso, dio del vino e dell'estasi, è spesso associato alla natura selvaggia e all'abbandono delle convenzioni sociali. Dioniso incarna sia il lato oscuro che quello liberatorio della vita. Il personaggio di Penteo, invece, incarna il rigido controllo sociale e la razionalità. Il suo culto evoca una profonda connessione con la natura, la sensualità e l'estasi, ma può anche portare alla distruzione e all'eccesso. La follia delle menadi infatti sarebbe una reazione salutare, ancorché esasperata e la follia dionisiaca avrebbe rappresentato il modo con cui l’organismo psichico interveniva per restituire alle donne e agli uomini la possibilità di risperimentare quei comportamenti naturali che un corpo sociale rigidamente organizzato, vietava e condannava. Non a caso i riti erano aperti anche a donne,anziani e schiavi.
Mentre alcuni potrebbero vedere il culto di Dioniso come una rappresentazione negativa della vita, altri potrebbero percepirlo come una via di fuga dalle restrizioni sociali e una celebrazione dell'individualità e della vitalità umana.
L'opera esplora il conflitto tra queste due visioni del mondo e l'impossibilità di negare la natura selvaggia e irrazionale dell'esistenza umana. Quindi si manifesta attraverso la lotta tra desiderio e razionalità, e la consapevolezza che la vita può essere sia una fonte di gioia che di sofferenza.
the wolf of wall street
Il film, basato sulla vera storia del miliardario Jordan Belfort, ambientato a New York negli anni 80, rappresenta l’estasi eccessiva dei soldi,del potere e dell’eccesso che porta a conseguenze distruttive. Il film estremo in alcune sue parti,racconta le tante cadute e le numerose riprese di Belfort il quale di giorno riesce a guadagnare migliaia di dollari al minuto che con la stessa velocità sperpera in droga, sesso e viaggi intorno al mondo. Passato dal vendere gelati ad essere il capo di un ufficio di stockbroker, Jordan è avido, ama il potere e ogni forma di eccesso. È un uomo dalle ambizioni smisurate e dal talento incredibile nel parlare e convincere le persone e mentre conduce la sua attività con metodi alquanto discutibili, vive una burrascosa relazione con la moglie da cui ha due figli fino a quando, negli anni Novanta, il suo appetito insaziabile, la dissolutezza e la partnership con il designer di scarpe Steve Madden gettano il suo nome nel fango.Tutto è artificio nella vita di Jordan, tutto può essere comprato e tutto è permesso. Non ci sono obiettivi irraggiungibili nella sua vita, Jordan ha piena fiducia in sé stesso e sa di poter ottenere tutto quello che si prefigge. The Wolf of Wall Street ci mostra l’altra faccia della medaglia del mondo della finanza. Ci presenta un personaggio discutibile, ma dal quale possiamo anche apprendere un gran numero di lezioni.
prometeo incatenato
Eschilo
"Prometeo incatenato" è una tragedia scritta da Eschilo nell'antica Grecia. La trama ruota attorno al mito di Prometeo, il Titano che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli umani. Come punizione per il suo atto di ribellione, Prometeo viene incatenato ad una roccia e condannato a soffrire per l'eternità. Prometeo rappresenta la figura dell'eroe che, nonostante la sua sofferenza, mantiene la sua dignità e la sua volontà di sfidare gli dei, diventando un simbolo della lotta per la libertà e la conoscenza umana. Nella tragedia Eschilo non esalta la disobbedienza di Prometeo, ma il suo andare contro le leggi divine per un amore dell’uomo, pur conoscendo che poi questo atto porterà al dolore e alla solitudine. Esalta anche la lucida consapevolezza delle proprie azioni e delle conseguenze: “Io sapevo le cose fino in fondo. Scelsi io di peccare, non voglio negarlo. Da me ho creato il mio strazio per proteggere l’uomo”. Ma anche, nello stesso tempo, il rammarico per non saper giovare a sé stesso: “Io che ho ideato tanti congegni per l’uomo non trovo per me uno scaltro pensiero, sollievo al tormento che ora m’assale. E’ la mia sofferenza!”
MONTALE E LEOPARDI/SCHOPENHAUER
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato. Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato
Questa poesia – inserita nella raccolta Ossi di Seppia – viene considerata un esempio di correlativo oggettivo, dove la sofferenza esistenziale, il male di vivere, si traduce in immagini quotidiane e concrete: il rivo, la foglia, il cavallo. Unico scampo al dolore è l' Indifferenza, per la quale il poeta utilizza la figura retorica della personificazione:bisogna diventare insensibili, freddi e lontani come la statua, la nuvola, il falco divina; e questa Indifferenza è divina perché solo gli dei la posseggono e solo loro possono donarla ai mortali per liberarli dal male di vivere.
Il filosofo tedesco Schopenhauer e il poeta italiano Leopardi condividono l’idea che la vita non sia altro se non dolore. Leopardi accusa, come causa del male di vivere, la natura matrigna, a cui poco interessa il destino degli uomini. Schopenhauer, invece, elabora il concetto di Wille, il volere, che rappresenta l’assoluto che spinge per essere. Infatti tutto ciò che ci circonda non è altro che la forma assunta dal Wille. Nelle riflessioni di Schopenhauer si sente un eco di Leopardi, che sostiene che la vita sia tedio e dolore, l’unico rifugio sta nella morte. I pessimismi dei due autori non si limitano a questo e, sebbene Schopenhauer e Leopardi possano risultare nient’altro che due pessimisti incalliti, in realtà dimostrano con oggettività il male dell’esistenza.
crisi del positivismo
Il periodo compreso tra l'ultimo decennio dell'800 e gli anni precedenti la prima guerra mondiale, è caratterizzato da una violenta reazione al Positivismo: che aveva celebrato la fede nella scienza, nel progresso sociale, nella pacifica collaborazione fra i popoli, ma la realtà, fatta di guerre, imperialismi, lotte di classe prevalse. Distrutti i vecchi schemi della cultura positivistica,l'uomo di cultura del primo '900 vive una profonda crisi d'identità, avverte chiaramente la fine di un'epoca e l'avvento di una nuova e prende coscienza della perdita del suo tradizionale ruolo sociale che era quello del "praeceptor", del "creatore di valori". Emarginata, la piccola e media borghesia, e con essa l'intellettuale, si sente frustrata, indebolita, disorientata ed, incapace di farsi classe egemone come aspira, si vede ridotta a classe subalterna e strumentale. Come risposta alla profonda crisi esistenziale, morale e culturale, alcuni scrittori si impegnano in una inquieta e tormentosa analisi della malattia dell'uomo moderno nella civiltà industriale e borghese che essi condannano in maniera corrosiva e impietosa. Nelle loro opere questi scrittori parlano di malattia, di eroe in tensione, di inettitudine, di universo labirintico; e ancora di uomo senza qualità, di uomo spersonalizzato nel male del tempo, di male di vivere. Escono dalle loro opere personaggi incapaci di agire, di darsi una consistenza, tesi a smontare la storia dei loro fallimenti e della loro coscienza frantumata. Ma questi personaggi non riescono a configurare pienamente un "uomo nuovo" veramente alternativo; la loro protesta tende a risolversi in se stessa, in una dolente quanto amara impotenza.
THE WHALE (2022)
Charlie è un professore di inglese affetto da una grave obesità, tanto da vivere rinchiuso in casa. Egli tiene dei corsi universitari di scrittura online, ma prestando sempre attenzione al fatto che la webcam rimanga spenta: non vuole che nessuno lo veda in quelle condizioni.
Con il tempo, Charlie ha perso ogni rapporto con il mondo esterno, incluso il legame con la figlia adolescente Ellie, la quale non lo vede da anni. L’unica persona con cui ha dei rapporti amichevoli è Liz, l’infermiera che si prende cura di lui.
Dopo aver appreso che potrebbe restargli poco tempo da vivere, Charlie decide che sia giunto il momento di ripristinare i contatti con Ellie, per cercare un’ultima possibilità di ricatto personale. Nel frattempo, nella quotidianità di Charlie irrompe anche Thomas, un appartenente alla New Life Church che tenterà di evangelizzarlo. La presenza di nuove persone accanto a lui, e soprattutto della ritrovata Ellie, faranno riflettere a lungo Charlie, che si chiederà come abbia potuto trascorrere la propria esistenza dietro ai traumi che hanno caratterizzato il suo passato.
Nel film si affrontano i temi sociali più importanti di questo nostro periodo storico, primo su tutti la vergogna di essere sé stessi. Vergogna che diviene rabbia, paura, inadeguatezza ed autodistruzione che colpisce nel profondo le persone emotivamente intelligenti. In The Whale c’è un male di vivere fortissimo, un contrasto mortificante tra la società del consumo e quella persa degli affetti, dove l’importanza dell’apparire come qualcun altro vuole fa sì che l’individuo si trascini verso l’Ade nella maniera più lenta e squallida possibile, perché quando si è incapaci di vivere può esserci una punizione migliore? Non sta a noi giudicare le scelte altrui, ma forse è giusto chiedersi sempre cosa faremmo qualora ci capitasse ciò che tendiamo a criticare con supponenza e chiedercelo intimamente, senza influenze morali.
Progetto sul male di vivere
Giorgia Fiorentino
Created on November 24, 2023
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Smart Presentation
View
Practical Presentation
View
Essential Presentation
View
Akihabara Presentation
View
Pastel Color Presentation
View
Visual Presentation
View
Relaxing Presentation
Explore all templates
Transcript
Il male di vivere
Fiorentino Giorgia
V C
Quando il nostro cuore ha fatto la sua vendemmia, vivere non è che male. Charles Baudelaire
cos'è il male di vivere?
Elemento imprescindibile della vita di ognuno di noi, è inevitabile che il dolore faccia parte in qualche modo dell’esistenza umana, al punto di credere che la felicità venga apprezzata in maniera più profonda se sopravvissuta alla sofferenza. Esistono diversi e infiniti tipi di dolore, tutti egualmente strazianti. Molto spesso nel nostro quotidiano sentiamo storie, ascoltiamo testimonianze di dolore e sofferenza che riescono a far pensare ad ognuno di noi che la propria sofferenza non conti, che il proprio dolore non sia abbastanza grande da avere attenzione e importanza. Nulla di più sbagliato. Ogni tipo di turbamento, di dolore che si possa provare, anche per quanto effimero possa apparire agli occhi di chi ne è spettatore, ha un peso e lascia un segno su chi lo sperimenta sulla propria pelle.
DE TRANQUILLITATE ANIMI
SENECA
Il De tranquillitate animi è un trattato di Lucio Anneo Seneca facente parte di quel gruppo di dodici libri che formano i Dialogi.Unico testo realmente dialogico dei dodici inseriti,il De tranquillitate animi fa parte dell’ideale trilogia dedicata all’amico Sereno completata dal De constantia sapientis e dal De otio, nella quale Seneca si allontana dalle convinzioni epicuree per abbracciare l’etica stoica. Il De tranquillitate animi, in particolare, affronta la questione della partecipazione del saggio alla vita politica; si tratta di un tema fondamentale nella riflessione senecana. Nei primi capitoli del trattato, Seneca risponde alle domande dell’amico Sereno, che si interroga sull’opposizione otium - negotium e su come sia possibile risolvere quel taedium vitae che, nella quotidianità, trascina l’uomo nell’inquietudine e nell’insoddisfazione. Seneca risponde infatti all’amico analizzando le passioni che governano l’animo umano. Secondo lui, gli uomini ricercano la felicità negli impegni mondani, ma questi, per loro intima natura, finiscono col condurre all’allontanamento dalla vita politica in favore della ricerca di uno spazio personale e contemplativo: ansie, pressioni, angosce contribuiscono infatti a far maturare il desiderio di fuga dal mondo.Eppure, neanche nel ritiro a vita privata c’è vera pace. Seneca dice che un animo inquieto non può essere quello di un uomo felice, dato che chi cerca sempre qualcosa senza mai trovarla si condanna da solo all’infelicità. L’irrealizzazione del desiderio, insomma, è ciò che provoca la frustrazione. Seneca indica dei rimedi che si possono definire esercizi spirituali da praticare con costanza come frequentare uomini buoni e allontanarsi da quelli nefasti, impegnarsi nella vita al servizio del bene comune e infine allenarsi a poco a poco ed attendere serenamente la morte. La saggezza consiste dunque nella capacità di farsi guidare sempre dalla ragione, sia nel pensiero che nell’azione. La “tranquillità” è allora la medicina dell’animo più adatta per districarsi negli affanni della vita attiva e per godere di un otium produttivo e non inerte.
marco aurelio: meditazioni
1. Accettazione del destino: Marco Aurelio credeva che accettare il destino e le circostanze della vita fosse fondamentale per trovare la serenità. Accettare ciò che non possiamo cambiare ci permette di concentrarci sulle cose che possiamo controllare.
“Meditazioni” di Marco Aurelio, conosciuto anche con i titoli “Pensieri”, “Ricordi” o “Colloqui con sé stesso”, è un capolavoro atemporale ed universale. Si presentano come una raccolta di 12 libri contenenti ciascuno una serie di riflessioni e considerazioni sulla vita, sulla morte, sulle sfide di ogni giorno e sul miglioramento di sé stessi. Marco Aurelio, l'imperatore romano e filosofo stoico, ha offerto alcune soluzioni a questo problema attraverso i suoi insegnamenti:
2. Coltivare la virtù: Secondo Marco Aurelio, concentrarsi sullo sviluppo delle virtù morali come la saggezza, la giustizia, il coraggio e la moderazione può portare alla felicità interiore. Lavorare su di esse può aiutarci a superare le difficoltà della vita. 3. Vivere nel momento presente: Il filosofo romano enfatizzava l'importanza di vivere nel momento presente, piuttosto che preoccuparsi del passato o del futuro. Coltivare la consapevolezza del momento presente ci permette di apprezzare ciò che abbiamo e trovare gioia nelle piccole cose. 4. Identificare le cose che possiamo controllare: Marco Aurelio sosteneva che molte delle difficoltà della vita derivano dal concentrarsi su ciò che non possiamo controllare. Concentrarsi su ciò che possiamo controllare, come le nostre azioni, le nostre reazioni e le nostre attitudini, ci permette di affrontare la vita in modo più costruttivo. 5. Coltivare il senso di scopo: Trovare un senso di scopo e significato nella propria vita può aiutare a superare il senso di "male di vivere". Definire i nostri valori e impegnarsi in attività che ci soddisfano può portare a una maggiore realizzazione personale e senso di appagamento.
sofocle "edipo re"
É una tragedia di Sofocle, ritenuta il suo capolavoro nonché il più paradigmatico esempio dei meccanismi della tragedia greca. La storia di Edipo affronta molte questioni esistenziali, tra cui la lotta dell'individuo contro la propria sorte e il significato della vita in un mondo pieno di sofferenza e incertezza. Edipo, il protagonista della tragedia, è intrappolato in una serie di eventi tragici e ineluttabili, guidati dalla sua stessa ricerca della verità. Mentre cerca di scoprire l'identità del suo vero padre e risolvere l'enigma della sua origine, Edipo si trova a scontrarsi con la sua tragica condizione umana. Il male di vivere in Edipo Re può essere interpretato come un senso di impotenza e disperazione che deriva dal confronto con una realtà dolorosa e incomprensibile. Edipo è costretto ad affrontare la rivelazione sconvolgente che lui stesso è il colpevole dell'omicidio di suo padre e dell'unione incestuosa con sua madre. Questa scoperta lo getta in uno stato di profonda angoscia e tormento interiore. L'opera solleva anche domande esistenziali più ampie sul destino e la libertà umana. Edipo è vittima di un destino preordinato o è responsabile delle sue azioni? La sua tragica caduta è causata da forze superiori o è il risultato delle sue scelte? In definitiva, Edipo Re mette in luce l'ineluttabilità della sofferenza e della lotta umana, portando a una riflessione sulla natura della vita e del destino umano.
la noia di moravia
Il romanzo "La noia" di Alberto Moravia, pubblicato nel 1960, narra la storia di Dino, un giovane borghese italiano che vive una vita apparentemente privilegiata ma che è intrappolato in uno stato di noia esistenziale. Il protagonista, insoddisfatto delle sue relazioni, del lavoro e della società in cui vive, si sente alienato e disilluso. Dino cerca di sfuggire alla noia attraverso relazioni superficiali, l'ossessione per l'immagine e la sessualità, ma si rende conto che queste soluzioni non soddisfano il suo bisogno di autenticità e significato. "La noia" è considerato un'opera chiave del neorealismo italiano e dell'esistenzialismo, in cui Moravia esplora le contraddizioni e le frustrazioni della vita borghese. Il romanzo offre una critica acuta alla società consumistica e alla vacuità delle convenzioni sociali, mettendo in evidenza la solitudine e l'angoscia interiore del protagonista,la ricerca di senso e l'incapacità di trovare soddisfazione nella vita quotidiana in un mondo complesso e spesso alienante.
consolationes: SENECA
Le "Consolationes" erano dei trattati filosofici in cui Seneca cercava di aiutare una persona a superare la sofferenza per la morte di un familiare, facendo capire che in realtà in questi casi non c'è motivo di soffrire perché la morte non è un male. La prima scritta da Seneca è la "Consolatio ad Marciam", la cui data di composizione è il 37, anno dell'inizio del principato di Caligola. Marzia, la destinataria di questa "Consolatio" era una donna nobile, e lo scopo dell'opera è consolarla per la morte del figlio. Il mezzo argomentativo scelto da Seneca è l'idea che la morte non è un male, specialmente per chi, come il figlio di Marzia, aveva vissuto con onore la propria vita, tanto da meritare forse una ricompensa nella vita ultraterrena. La seconda è la "Consolatio ad Helviam matrem", scritta intorno al 42, durante l'esilio. Il destinatario è la propria madre Elvia, che Seneca vuole consolare per la sofferenza derivante dalla sua lontananza e rassicurare sulla sua situazione. In realtà c'è anche un altro scopo: quello di mostrarsi come un uomo saggio che riesce a sopportare bene le situazioni difficili come appunto l'esilio. L'argomentazione che Seneca usa è che l'esilio non è un male, ma soltanto un cambiamento di luogo, non di stato interiore, e non può togliere il vero bene che è appunto la virtù interiore; inoltre il saggio è cittadino del mondo e quindi si trova bene in qualunque luogo. La terza è la "Consolatio ad Polybium", scritta anch'essa durante l'esilio. Il destinatario è Polibio, un potente liberto di Claudio e lo scopo sembrerebbe solo quello di consolarlo per la perdita del fratello, ma oltre a questo c'è l'intento di elogiare Polibio e anche Claudio, con l'obiettivo di ottenere il perdono dell'imperatore, la revoca dell'esilio e quindi poter tornare a Roma.
Fix you : coldplay
Fix you è il più grande successo dei Coldplay. Si dice il pezzo sia stato dedicato dal frontman dei Coldplay, Chris Martin, alla sua ex moglie Gwyneth Paltrow per consolarla in seguito alla morte di suo padre. Letteralmente “fix you” significherebbe “rimettere in sesto”, ma nella canzone ha il significato metaforico di “rincuorare”, “consolare”. Questa è una canzone dedicata a chi si sente insoddisfatto, impotente difronte agli eventi immodificabili della vita, in cui neanche amare o fare del proprio meglio basta. In questo caso l’evento irreparabile sembra pervadere le ossa, e sembra portare la persona affetta a ricercare un posto sicuro (lights will guide you home), casa propria, un luogo familiare. E il cantante si presenta come volontario per cercare di consolarla.
Oskar Kokoschka
Il dolore interiore caratterizzerà invece alcune tra le migliori opere d’arte dell’ultima parte dell’Ottocento e dei primi del Novecento.Più ci avviciniamo all’evento che segna ufficialmente l’inizio del “secolo breve”, la Prima Guerra Mondiale, più il caos si impadronisce anche della rappresentazione pittorica del dolore. Oskar Kokoscka è interessato a rappresentare proprio l’angoscia e i problemi dell’uomo e della società del suo tempo, ne è un esempio lampante “La sposa del vento” del 1914. Il quadro, noto anche come “La tempesta”, è chiara espressione delle angosce dell’artista, che si rappresenta con accanto l’amante e musa Alma Mahler. Il quadro mostra i due abbracciati e trasportati sui resti di una nave alla deriva nell’oceano a rappresentare un amore che era destinato ad essere difficile e combattivo. Uno scontro che viene sottolineato dai diversi atteggiamenti dei due protagonisti. Al sereno sonno della donna si contrappone l’agitarsi frenetico di lui ben raffigurato dal modo in cui convulsamente intreccia le dita nodose. È quasi un’anticipazione, il dipinto di Kokoschka, di una guerra che sveglierà la sonnolenta Europa della Belle Époque e farà contemporaneamente esplodere le avanguardie artistiche, nelle cui raffigurazioni il dolore avrà un ruolo di primo piano.
Il grido di edvard munch
La rappresentazione della figura umana è uno dei temi preferiti dagli artisti appartenenti alle diverse correnti dell’Espressionismo in quanto le forme del corpo, le espressioni del volto e i gesti si prestano a comunicare con immediatezza lo stato interiore dell’artista. Emblema di tutto il Novecento, Il grido (opera nota in lingua italiana anche come L'urlo) trasforma un’esperienza personale nella percezione di un sentimento universale. L’essere in primo piano esprime, nella solitudine della sua individualità, il dramma collettivo dell’umanità intera. L’individuo che vediamo frontalmente, infatti, ha poco di umano: la sua sagoma è flessuosa e molle come quella di uno spettro, priva di scheletro e di consistenza. Al posto della testa vi è un enorme cranio, che ricorda una maschera o un teschio, deformato in un urlo insostenibile, così forte da trasfigurare tutta la natura. In lontananza, come indifferenti al dramma che si svolge in primo piano, due figure nere e sottili sembrano continuare imperturbabili la propria passeggiata. L'uomo urla tenendosi le mani strette sulle orecchie come per attutire il suono del grido, che si propaga in terrificanti onde sonore che investono il cielo, la terra e il mare. Un suono che ha il potere di deformare la natura, ma che implode muto e impotente, restando sordo e inavvertibile dagli altri, i quali rimangono impassibili, chiusi nell'involucro delle proprie impermeabili individualità. Il senso di disagio è accentuato dalle differenze di trattamento tra la parte destro-superiore e quella sinistra del dipinto. L'uso dei colori è ossessivo e irreale; fra tonalità chiare e scure non c'è armonia, ma violenta contrapposizione, in grado di caricare la scena di una forte tensione.
Arthur Rimbaud
Arthur Rimbaud è stato un poeta francese noto per la sua intensa e ribelle ricerca artistica. Per capire la personalità complessa di Rimbaud, bisogna innanzitutto mettere a fuoco il suo bisogno di rivolta, di opposizione assoluta e violenta contro la società e la cultura del suo tempo. Rimbaud ha affrontato temi come la ricerca di un senso nella vita, la ribellione contro le convenzioni sociali e l'esplorazione dei confini dell'esperienza umana. Nei suoi scritti, spesso esprime un senso di inquietudine esistenziale e di disillusione nei confronti del mondo. Questo male di vivere può essere interpretato come una profonda insoddisfazione interiore e una ricerca costante di significato e autenticità. Nei suoi scritti, Rimbaud esplora l'angoscia e la sofferenza dell'esistenza umana, spesso attraverso immagini oscure e disperate. Uno dei suoi lavori più noti, "Le Bateau Ivre" (La nave ubriaca),in cui racconta metaforicamente di sé, che abbandona il vascello della propria vicenda esistenziale in balia delle correnti, incontro ai flutti vorticosi del “Poema del Mare".Rimbaud esprime una sensazione di smarrimento e di alienazione dal mondo che lo circonda fuori di ogni nozione usuale di tempo e di spazio, l’avventura intrapresa conduce il poeta alla scoperta del mondo. Nella magica eccitazione visionaria che è parte della esperienza giovanile, il mondo attraversato viene ricreato, una fantasiosa palingenesi sconquassa le ragionevoli certezze del reale, fiori delicati e mostri biblici sorgono e svaniscono nel caos.
Une Saison en Enfer
"Une Saison en Enfer" (Una stagione all'inferno) è stata scritta durante un periodo tumultuoso della vita di Rimbaud, in cui stava attraversando una crisi personale e spirituale. È caratterizzata da un linguaggio poetico intenso e spesso oscuro, che esprime i conflitti e le emozioni profonde dell'autore. Considerata una delle opere più influenti della letteratura francese e un importante contributo al simbolismo poetico. Rimbaud affronta temi come la disillusione, il dolore e la ricerca di una via di fuga dalla realtà. "Una stagione all'inferno" non ha una trama nel senso tradizionale del termine, poiché si tratta di una raccolta di poesie piuttosto che di un romanzo. È il viaggio dentro la catastrofe di un soggetto smarrito che, nella prigione dell'esistenza, avverte il richiamo di una misteriosa appartenenza. È una discesa nella notte del nostro tempo: un'epoca segnata dalla crisi della religione, della memoria e della scienza, in cui non esiste libertà senza salvezza.
Baudelaireil male di vivere che ricorre nel tempo
Quando Baudelaire pubblica "Les Fleurs du mal" è il 1857 ha trentasei anni. La raccolta, condannata per immoralità, è considerata il primo esempio di poesia moderna nel panorama non solo francese ma occidentale. Il volume venne incriminato per oltraggio alla religione e alla morale pubblica, tanto che il poeta venne condannato a un’ammenda di 300 franchi e alla soppressione di sei poesie. È nella prima parte de Les Fleurs du mal che Baudelaire parla per la prima volta di Spleen, uno stato d’animo malinconico e insofferente. La parola non è nuova, deriva dal greco splén, che significa “milza”, “bile”. La malinconia nell’antichità si riteneva infatti che fosse causata da un eccesso di bile. Ma Baudelaire va oltre la malinconia, che diventa angoscia e depressione: in poche parole, noia di vivere e disgusto per la vita. Imprigionato nella sua esistenza e accartocciato su se stesso, l’uomo è senza via d’uscita, solo e impaurito, la città con la sua frenesia diventa lo sfondo perfetto per la sua solitudine. Perché se godere della folla è un’arte, come diceva Balzac, per Baudelaire la folla è una moltitudine minacciosa e informe. La scrittura è del tutto espressiva, con la cupa disperazione dei temi, in sintonia con il “sublime fosco “ dello stile. Baudelaire descrive la perdita di dignità da parte dell’individuo. Insomma lo spleen di Baudelaire è quel senso di angoscia che sovente coglie anche noi: una paura che non può essere superata perché si evita di affrontarla o non ci è possibile. Baudelaire, per il verificarsi dello spleen, mette come prima condizione il momento in cui il cielo pesa grave e basso sull’anima gemente, il caso cioè in cui il cielo è nuvoloso e anche noi sentiamo un senso di pesantezza di timore reverenziale verso qualcosa nettamente predominante e incontrollabile.
CULTO DI DIONISO: BACCANTI
La tragedia Baccanti di Euripide si concentra sulle tensioni tra ordine e caos, ragione ed estasi, civiltà e natura selvaggia, incarnate rispettivamente dal re Penteo e dal dio Dioniso. Dioniso, dio del vino e dell'estasi, è spesso associato alla natura selvaggia e all'abbandono delle convenzioni sociali. Dioniso incarna sia il lato oscuro che quello liberatorio della vita. Il personaggio di Penteo, invece, incarna il rigido controllo sociale e la razionalità. Il suo culto evoca una profonda connessione con la natura, la sensualità e l'estasi, ma può anche portare alla distruzione e all'eccesso. La follia delle menadi infatti sarebbe una reazione salutare, ancorché esasperata e la follia dionisiaca avrebbe rappresentato il modo con cui l’organismo psichico interveniva per restituire alle donne e agli uomini la possibilità di risperimentare quei comportamenti naturali che un corpo sociale rigidamente organizzato, vietava e condannava. Non a caso i riti erano aperti anche a donne,anziani e schiavi. Mentre alcuni potrebbero vedere il culto di Dioniso come una rappresentazione negativa della vita, altri potrebbero percepirlo come una via di fuga dalle restrizioni sociali e una celebrazione dell'individualità e della vitalità umana. L'opera esplora il conflitto tra queste due visioni del mondo e l'impossibilità di negare la natura selvaggia e irrazionale dell'esistenza umana. Quindi si manifesta attraverso la lotta tra desiderio e razionalità, e la consapevolezza che la vita può essere sia una fonte di gioia che di sofferenza.
the wolf of wall street
Il film, basato sulla vera storia del miliardario Jordan Belfort, ambientato a New York negli anni 80, rappresenta l’estasi eccessiva dei soldi,del potere e dell’eccesso che porta a conseguenze distruttive. Il film estremo in alcune sue parti,racconta le tante cadute e le numerose riprese di Belfort il quale di giorno riesce a guadagnare migliaia di dollari al minuto che con la stessa velocità sperpera in droga, sesso e viaggi intorno al mondo. Passato dal vendere gelati ad essere il capo di un ufficio di stockbroker, Jordan è avido, ama il potere e ogni forma di eccesso. È un uomo dalle ambizioni smisurate e dal talento incredibile nel parlare e convincere le persone e mentre conduce la sua attività con metodi alquanto discutibili, vive una burrascosa relazione con la moglie da cui ha due figli fino a quando, negli anni Novanta, il suo appetito insaziabile, la dissolutezza e la partnership con il designer di scarpe Steve Madden gettano il suo nome nel fango.Tutto è artificio nella vita di Jordan, tutto può essere comprato e tutto è permesso. Non ci sono obiettivi irraggiungibili nella sua vita, Jordan ha piena fiducia in sé stesso e sa di poter ottenere tutto quello che si prefigge. The Wolf of Wall Street ci mostra l’altra faccia della medaglia del mondo della finanza. Ci presenta un personaggio discutibile, ma dal quale possiamo anche apprendere un gran numero di lezioni.
prometeo incatenato
Eschilo
"Prometeo incatenato" è una tragedia scritta da Eschilo nell'antica Grecia. La trama ruota attorno al mito di Prometeo, il Titano che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli umani. Come punizione per il suo atto di ribellione, Prometeo viene incatenato ad una roccia e condannato a soffrire per l'eternità. Prometeo rappresenta la figura dell'eroe che, nonostante la sua sofferenza, mantiene la sua dignità e la sua volontà di sfidare gli dei, diventando un simbolo della lotta per la libertà e la conoscenza umana. Nella tragedia Eschilo non esalta la disobbedienza di Prometeo, ma il suo andare contro le leggi divine per un amore dell’uomo, pur conoscendo che poi questo atto porterà al dolore e alla solitudine. Esalta anche la lucida consapevolezza delle proprie azioni e delle conseguenze: “Io sapevo le cose fino in fondo. Scelsi io di peccare, non voglio negarlo. Da me ho creato il mio strazio per proteggere l’uomo”. Ma anche, nello stesso tempo, il rammarico per non saper giovare a sé stesso: “Io che ho ideato tanti congegni per l’uomo non trovo per me uno scaltro pensiero, sollievo al tormento che ora m’assale. E’ la mia sofferenza!”
MONTALE E LEOPARDI/SCHOPENHAUER
Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l'incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato. Bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato
Questa poesia – inserita nella raccolta Ossi di Seppia – viene considerata un esempio di correlativo oggettivo, dove la sofferenza esistenziale, il male di vivere, si traduce in immagini quotidiane e concrete: il rivo, la foglia, il cavallo. Unico scampo al dolore è l' Indifferenza, per la quale il poeta utilizza la figura retorica della personificazione:bisogna diventare insensibili, freddi e lontani come la statua, la nuvola, il falco divina; e questa Indifferenza è divina perché solo gli dei la posseggono e solo loro possono donarla ai mortali per liberarli dal male di vivere.
Il filosofo tedesco Schopenhauer e il poeta italiano Leopardi condividono l’idea che la vita non sia altro se non dolore. Leopardi accusa, come causa del male di vivere, la natura matrigna, a cui poco interessa il destino degli uomini. Schopenhauer, invece, elabora il concetto di Wille, il volere, che rappresenta l’assoluto che spinge per essere. Infatti tutto ciò che ci circonda non è altro che la forma assunta dal Wille. Nelle riflessioni di Schopenhauer si sente un eco di Leopardi, che sostiene che la vita sia tedio e dolore, l’unico rifugio sta nella morte. I pessimismi dei due autori non si limitano a questo e, sebbene Schopenhauer e Leopardi possano risultare nient’altro che due pessimisti incalliti, in realtà dimostrano con oggettività il male dell’esistenza.
crisi del positivismo
Il periodo compreso tra l'ultimo decennio dell'800 e gli anni precedenti la prima guerra mondiale, è caratterizzato da una violenta reazione al Positivismo: che aveva celebrato la fede nella scienza, nel progresso sociale, nella pacifica collaborazione fra i popoli, ma la realtà, fatta di guerre, imperialismi, lotte di classe prevalse. Distrutti i vecchi schemi della cultura positivistica,l'uomo di cultura del primo '900 vive una profonda crisi d'identità, avverte chiaramente la fine di un'epoca e l'avvento di una nuova e prende coscienza della perdita del suo tradizionale ruolo sociale che era quello del "praeceptor", del "creatore di valori". Emarginata, la piccola e media borghesia, e con essa l'intellettuale, si sente frustrata, indebolita, disorientata ed, incapace di farsi classe egemone come aspira, si vede ridotta a classe subalterna e strumentale. Come risposta alla profonda crisi esistenziale, morale e culturale, alcuni scrittori si impegnano in una inquieta e tormentosa analisi della malattia dell'uomo moderno nella civiltà industriale e borghese che essi condannano in maniera corrosiva e impietosa. Nelle loro opere questi scrittori parlano di malattia, di eroe in tensione, di inettitudine, di universo labirintico; e ancora di uomo senza qualità, di uomo spersonalizzato nel male del tempo, di male di vivere. Escono dalle loro opere personaggi incapaci di agire, di darsi una consistenza, tesi a smontare la storia dei loro fallimenti e della loro coscienza frantumata. Ma questi personaggi non riescono a configurare pienamente un "uomo nuovo" veramente alternativo; la loro protesta tende a risolversi in se stessa, in una dolente quanto amara impotenza.
THE WHALE (2022)
Charlie è un professore di inglese affetto da una grave obesità, tanto da vivere rinchiuso in casa. Egli tiene dei corsi universitari di scrittura online, ma prestando sempre attenzione al fatto che la webcam rimanga spenta: non vuole che nessuno lo veda in quelle condizioni. Con il tempo, Charlie ha perso ogni rapporto con il mondo esterno, incluso il legame con la figlia adolescente Ellie, la quale non lo vede da anni. L’unica persona con cui ha dei rapporti amichevoli è Liz, l’infermiera che si prende cura di lui. Dopo aver appreso che potrebbe restargli poco tempo da vivere, Charlie decide che sia giunto il momento di ripristinare i contatti con Ellie, per cercare un’ultima possibilità di ricatto personale. Nel frattempo, nella quotidianità di Charlie irrompe anche Thomas, un appartenente alla New Life Church che tenterà di evangelizzarlo. La presenza di nuove persone accanto a lui, e soprattutto della ritrovata Ellie, faranno riflettere a lungo Charlie, che si chiederà come abbia potuto trascorrere la propria esistenza dietro ai traumi che hanno caratterizzato il suo passato.
Nel film si affrontano i temi sociali più importanti di questo nostro periodo storico, primo su tutti la vergogna di essere sé stessi. Vergogna che diviene rabbia, paura, inadeguatezza ed autodistruzione che colpisce nel profondo le persone emotivamente intelligenti. In The Whale c’è un male di vivere fortissimo, un contrasto mortificante tra la società del consumo e quella persa degli affetti, dove l’importanza dell’apparire come qualcun altro vuole fa sì che l’individuo si trascini verso l’Ade nella maniera più lenta e squallida possibile, perché quando si è incapaci di vivere può esserci una punizione migliore? Non sta a noi giudicare le scelte altrui, ma forse è giusto chiedersi sempre cosa faremmo qualora ci capitasse ciò che tendiamo a criticare con supponenza e chiedercelo intimamente, senza influenze morali.