Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

Futurismo

yang jungwon

Created on November 24, 2023

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Higher Education Presentation

Psychedelic Presentation

Vaporwave presentation

Geniaflix Presentation

Vintage Mosaic Presentation

Modern Zen Presentation

Newspaper Presentation

Transcript

FUTURISMO

Sabrina Servello 5G1

Indice

1.

Futurismo

2.

Boccioni

3.

Giacomo Balla

1.Futurismo

Manifesto futurista

Il Futurismo fu il movimento d'avanguardia più articolato e duraturo; nacque nel 1909, quando Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), letterato italiano formatosi in Francia in ambito simbolista, ne pubblicò il Manifesto prima su alcuni quotidiani italiani, poi il 20 febbraio sul quotidiano parigino "Le Figaro", conquistando l'attenzione internazionale e l'entusiasmo di molti giovani artisti.

L'arte, questo prolungamento della foresta delle vostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell'infinito dello spazio e del tempo

Info

1.Futurismo

Lanciando la sfida di un rinnovamento totale delle arti e di ogni ambito della vita quotidiana, il Futurismo operò a tutto campo.

Nell'ambito delle arti figurative ogni artista futurista sviluppò un proprio linguaggio, pur condividendo temi e problematiche con i compagni di lavoro. Soggetto privilegiato fu la città, considerata il luogo per eccellenza della modernità e del dinamismo: i nuovi mezzi di trasporto, la luce elettrica, i locali della mondanità e la vita notturna, la musica, la danza.Al centro della poetica futurista vi è la rappresentazione del movimento nel suo svolgersi nel tempo.

In ambito letterario Marinetti propose innovazioni polemiche e distruttive, come l'uso dei verbi solo all'infinito e di parole slegate tra loro, prive di legami sintattici - le cosiddette "parole in libertà" -, e l'invenzione delle "tavole parolibere" , una sorta di composizione visiva composta da lettere, parole e segni grafici che acquistano un significato anche per la loro disposizione sulla pagina.

Info

Info

1.Futurismo

Moda futurista

Il futurismo non opera solo nell’ambito artistico e letterario, ma anche nella moda. I primi a introdurre il concetto di moda futurista sono Giacomo Balla e Fortunato De Pero. Balla che, fra i maestri del Futurismo, è colui che ha dedicato maggiore interesse all’abbigliamento, pubblica il Manifesto del Vestito Antineutrale dove vengono enunciati i pilastri della moda futurista maschile.

Info

1.Futurismo

La tuta

Una delle creazioni più importanti è la Tuta del futurista del fiorentino Ernesto Michahelles, in arte Thayaht( primo schizzo nel 1919). Thayaht pensa ad una tuta unisex pratica e utile per la vita di tutti i giorni, formata da un unico pezzo di stoffa, e indossata per la prima volta dallo stesso stilista. Viene realizzata con stoffe semplici e tagli dritti, con l’intento di dare un abito a tutti, senza dubbio fuori dal comune,e ,ancora una volta, alternativo al grigiore. Proprio nella sua Firenze nascono i “Tutisti”, primi pionieri della tuta che diventerà poi di Jeans. L’intento di Thayaht era quello di dare un vestito decoroso per la folla cercando di sostituire il monotono e costoso abito borghese. Più tardi, infatti, questa diventerà simbolo di una classe intera, dapprima in Russia dopo la pubblicazione nel 1923 sulla rivista Lef: la classe operaia.

Info

1.Futurismo

Le serate futuriste

le serate futuriste ebbero come obiettivo la distruzione del vecchio teatro borghese, ma furono anche e soprattutto un mezzo di propaganda per il Futurismo. Se nel teatro tradizionale il pubblico è mero spettatore, che passivo assiste alle scene, con le serate futuriste diviene attivo, partecipando alle declamazioni dei poeti con fischi e lanci di ortaggi. La parola d’ordine è sempre una: provocazione. In realtà le serate organizzate da Marinetti si protrassero ben oltre la “semplice” rappresentazione sul palcoscenico. Calato il velario, Marinetti e la sua dinamica combriccola vanno in cerca dello scontro, della rissa, protraendo le loro serate in senso spaziotemporale: in giro per la città ospite fino a tarda notte o all’alba.

Info

Info

2. Boccioni

Info

Umberto Boccioni

Umberto Boccioni nasce a Reggio Calabria nel 1882, ma le origini della sua famiglia sono romagnole. Alla fine del 1899 si trasferisce a Roma dove si forma artisticamente: - Frequenta lo studio di un cartellonista; - Si iscrive alla Scuola libera di nudo dell’Accademia di belle arti, dove conosce Gino Severini. Nel 1901 Boccioni conosce Giacomo Balla che lo introduce al divisionismo grazie al quale comprende le innumerevoli potenzialità del colore che viene trattato dividendo le campiture nei loro componenti cromatici attraverso tanti filamenti. Boccioni viaggia molto, in Francia a Parigi e in Russia a Mosca e San Pietroburgo. Nel 1907 l’artista si trasferisce definitivamente a Milano (patria del divisionismo), dipinge diversi ritratti e lavora anche creando illustrazioni pubblicitarie.ollis felis ad ultricies volutpat:

2. Boccioni

Boccioni sia sul piano formale che su quello teorico cerca di ricondurre Realismo (colore ovvero della sensazione) e Impressionismo (della forma ovvero dell’intelletto) ad una sintesi in grado di esprimere il senso della modernità, basata sulla dinamicità delle esperienze.

La svolta futurista

Nel 1910 Boccioni conosce Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista, con il quale costituisce il nucleo originario del movimento artistico futurista. In questo stesso anno dipinge alcune delle sue opere più importanti, espressione del movimento futurista: La città che sale e Rissa in galleria. L’artista diventa parte attiva nel movimento futurista, prende parte a tutte le mostre e svolge anche l’attività di scrittore e polemista. Firma con altri artisti il Manifesto della pittura futurista ed è autore del Manifesto tecnico della scultura futurista, e dei saggi:

Pittura e scultura futuriste. Dinamismo plasticoManifesto dell’architettura futurista

2. Boccioni

Rissa in galleria

“Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido, Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente”.

Rissa in Galleria, rappresenta tutta l’energia e il movimento di un tafferuglio davanti all’ingresso di un Caffè di Milano. 1910 olio su tela 76 x 64 cm Milano, Pinacoteca di Brera

Info

2. Boccioni

La città che sale

La città che sale di Umberto Boccioni rappresenta l’esaltazione della tecnologia, del nuovo e il dinamismo della moderna metropoli. 1910 olio su tela 199,5 x 301 cm New York, Museum of Modern Art (MoMa)

Info

3. Giacomo Balla

Giacomo Balla

Giacomo Balla (Torino, 18 luglio 1871 – Roma, 1º marzo 1958). E’ tra i primi protagonisti del divisionismo italiano. Diviene poi un esponente di spicco del Futurismo, firmando assieme a Marinetti e gli altri futuristi, i manifesti che sancivano gli aspetti teorici del movimento. Nei primi anni del novecento comincia a dipingere quadri di matrice Pointilliste. Nel 1895 lascia Torino per stabilirsi a Roma, dove abiterà per tutta la vita. Nel 1903, conosce alla Scuola libera del nudo Umberto con cui nascerà un legame che li condurrà verso strade diverse di ricerca sulla via futurista. Quando nel 1909 Marinetti pubblica il primo Manifesto futurista, si unisce al movimento con Boccioni. L’11 aprile 1910 assieme a Boccioni firma Il manifesto tecnico della pittura futurista. Nell’ottobre del 1918 pubblica il "Manifesto del colore", dove analizza il ruolo del colore nella pittura d’avanguardia. Nel 1937 però scrive una lettera al giornale "Perseo" con la quale si dichiara estraneo alle attività futuriste.

3. Giacomo Balla

Dinamismo di un cane al guinzaglio

Esempio di dinamismo futurista ottenuto grazie alla sovrapposizione delle forme. 1912 olio su tela, 91 x 110 cm Buffalo New York, Albright Gallery I piedi della donna e le gambe del cane sono dipinti più volte all’interno dell’arco della traiettoria del loro movimento

Info

3. Giacomo Balla

Lampada ad arco

Lampada ad arco è un’opera di Giacomo Balla realizzata con l’intento di indagare la natura della radiazione luminosa artificiale. 1909-1911 olio su tela, 174,7 x 114,7 cm. New York, Museum of Modern Art (MoMa) Una lampada brilla nella notte. Dal vetro che protegge il filamento si sprigiona una intensa luminosità che si propaga a raggiera. La lampada è sorretta da una alta struttura metallica e si trova nella parte superiore del dipinto. A destra oltre l’alone creato dai tratti di colori puri, si intravede una falce di luna. Il colore della luna e quello della lampada ad arco sono gli stessi ma la lampada brilla in modo più intenso. La luce elettrica si frammenta in una serie di colori che coprono in parte la luna ponendola in secondo piano.

Info

Manifesto

Nel Manifesto si proclama di voler «distruggere il culto del passato, l'ossessione dell'antico, il pedantismo e il formalismo accademico». Ogni nuova creazione che guardi al futuro deve nascere dal progresso abbattendo le forme della cultura tradizionale spregiativamente accomunate nell'etichetta di "passatismo". Simbolo del progresso è la velocità, che determina un nuovo concetto di bellezza, distante dall'estetica borghese: per questo secondo Marinetti un'automobile in corsa è più bella della Vittoria di Samotracia, uno dei capolavori della statuaria greca.

La prima serata futurista

12 gennaio 1910, mercoledì. Una data storica. Siamo a Trieste, non città italiana all’epoca, bensì dell’impero austro-ungarico. È la prima serata futurista – un evento presto divenuto leggendario – che si svolse al Politeama Rossetti di Trieste. Una “serata d’arte e di politica”1. Silvio Benco, nel suo articolo “Trieste elettrizzata” apparso nel rapporto sulla vittoria futurista di Trieste come supplemento al romanzo L’incendiario di Aldo Palazzeschi, parlò di 6 poeti futuristi

La frase prefuturista

La prima fase della vita artistica di Boccioni, fase prefuturista, vede l’artista influenzato da: il simbolismo attraverso la frequentazione di Gaetano Previati con cui condivide l’idea dell’arte come concezione della realtà e non solo come visione il divisionismo, conosciuto a Roma tramite Giacomo Balla, per quanto riguarda la scomposizione cromatica; il pre-espressionismo di Munch, soprattutto per la
valorizzazione del tratto lineare in funzione emotiva. Il suo esordio divisionista è riconoscibile in opere come La madre del 1907 e Officine a Porta Romana (1909)

La parola stessa è un’invenzione futurista, e nasce dalla caduta di una T di “tutta“, intesa come “tutta la gente“. "La TuTa ha un potente messaggio sociale e politico – prosegue Riccardo Michahelles –. Trasmette fin da subito il concetto della popolarità di un abito alla portata di tutti e quindi adatto a tutta la gente, dove sono riuniti praticità, eleganza, colore e convenienza

Successivamente viene pubblicato da Volt, nel 1920, il Manifesto della Moda femminile Futurista. Il vestito diventa il “medium” perfetto tra arte, vita e propaganda futurista. L’abito viene considerato dal movimento come un segno linguistico capace di esprimere sia uno stile di vita sia i concetti chiave del movimento futurista, volevano eliminare “quei tratti noiosi e borghesi ormai troppo ottocenteschi” e quindi viene introdotta la geometria nell’abbigliamento per abolire il rigore borghese; i vestiti, come anche i loro dipinti e le loro sculture, devono trasmettere vitalità, i colori devono essere brillanti, le linee dinamiche, il movimento del corpo deve essere favorito, non ostruito: Il vestito futurista deve essere energico, vitale e dinamico, i colori devono essere splendidi.

Manifesto tecnico della pittura futurista

Nel Manifesto tecnico della pittura futurista si legge infatti: «Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi ma appare e scompare incessantemente»; e ancora: «talvolta, sulla guancia della persona con cui parliamo nella via noi vediamo il cavallo che passa lontano. I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo, e i divani entrano in noi, così come il tram che passa entra nelle case, le quali a loro volta si scaraventano sul tram e con esso si amalgamano».

Le successive 3 serate futuriste

Grazie alle grandi doti organizzative di Marinetti, le serate futuriste si succedono a un mese o poco più di distanza una dall’altra, toccando Milano, Torino e Napoli: Seconda serata futurista: 15 febbraio 1910 al Teatro Lirico di Milano Terza serata futurista: 8 marzo 1910 al Politeama Chiarella di Torino Quarta serata futurista: 20 aprile 1910 al Real Teatro Mercadante di Napoli

Milano è la città che meglio si adatta a fare da sfondo alle immagini futuriste di Boccioni e in quest’opera l’artista per la prima volta usa il colore per esprimere la vivacità e l’energia di una rissa che si svolge sotto le luci artificiali della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Quando Boccioni dipinge Rissa in Galleria, tra il 1910 e il 1911, era appena tornato da Parigi e la Milano in cui si trova a vivere è dinamica e sta rapidamente diventando una città moderna, produttiva dal punto di vista industriale ed efficiente per gli scambi commerciali. Il dipinto è la descrizione di un vero e proprio tafferuglio, nato chissà per quali motivi, all’interno di uno dei monumenti simbolo della Milano moderna: la Galleria.

Umberto Boccioni, autoritratto ((1908) – Pinacoteca di Brera, Milano.

Interpretazione

La città che sale è un dipinto che si ispira alla costruzione di una centrale elettrica nella periferia di Milano Il progresso industriale, tanto amato dai pittori futuristi è qui rappresentato dalla costruzione della centrale elettrica. Boccioni con La città che sale celebra la crescita industriale della periferia milanese. I tram che passano velocemente, le case in costruzione e, sul fondo, le ciminiere delle fabbriche che producono. In primo piano nulla è fermo.

Lo stile

Per raffigurare lo spostamento e la rapidità del movimento i pittori futuristi ricorsero alla fusione fra soggetto e ambiente. Boccioni crea una fusione della figura con lo sfondo attraverso un turbinio di colori e scie cromatiche

Lo spazio
è rappresentato, dal primo piano allo sfondo, dalla sovrapposizione e dalla grandezza, che diminuisce, delle figure rappresentate. Solo la fabbrica in alto a destra suggerisce uno spazio tridimensionale attraverso una leggera prospettiva geometrica. La profondità è rappresentata solamente dalle prospettive di grandezza e di sovrapposizione. Non è presente la prospettiva aerea, i colori rimangono vivi e brillanti anche sul fondo.

L'intenzione era quella di esaltare l’utilizzo dell’energia elettrica e dimostrare che vi era della bellezza anche nell’emissione luminosa di una lampada industriale. Lo stesso artista dichiarò che era sua intenzione dimostrare la superiorità di un bagliore elettrico rispetto all’ispirazione prodotta da un chiaro di luna romantico. L'opera fu progettata in modo molto meticoloso e infatti presso il MoMA di New York sono infatti conservati alcuni disegni preparatori

La strada è completamente bianca e funziona da sfondo neutro per rappresentare il movimento degli arti.

Anche la gonna della padrona è completamente nera. Invece, nella traiettoria della camminata della donna sono stati utilizzati colori freddi blu e viola.

La sagoma del bassotto è completamente nera. Si nota un maggiore utilizzo del colore nelle traiettorie di movimento delle zampe del cane. In questa zona è utilizzata una gamma che vira verso il rosso e il viola.

Rissa in Galleria è basata su un movimento circolare di tutte le figure coinvolte nella zuffa e che spingono il nostro sguardo a osservare il punto centrale in cui due forme indefinite (una verde e l’altra blu) sembrano essere il centro di tutto e i veri protagonisti della mischia.

I colori sono accesi e solo accostati, proprio come nella tecnica del Pointillisme, dando a tutta la sensazione che la folla sia in movimento. Boccioni qui non esprime solo il gesto fisico, ma la tensione di un momento in cui si alternano momenti di paura, euforia, violenza, e tutte le emozioni che una città moderna può offrire. Rissa in Galleria fu donata alla Pinacoteca di Brera di Milano nel 1976.