Rita Levi Montalcini
Meseret Colombo, Zaira Congiu, Sofia luoni
Rita Levi-Montalcini è nata nel 22 aprile 1909 a Torino e muore il 30 dicembre 2012 a Roma.stata una neurologa italiana. Negli anni cinquanta, con le sue ricerche, scoprì e illustrò il fattore di accrescimento della fibra nervosa NGF, e per tale scoperta è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina.
RUOLO PUBBLICO
RUOLO NEL MONDO SCIENTIFICO COME DONNA E SCIENZIATA
Levi-Montalcini sostenne sempre di sentirsi una donna libera; cresciuta in «un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità», dichiarò d'averne «risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali - uomo e donna - son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio». Riguardo alla propria esperienza di donna che dedicò tutta la propria vita alla ricerca e all'insegnamento in ambito scientifico, descrisse i rapporti con collaboratori e studiosi come sempre amichevoli e paritari e sostenne che le donne, pur costituendo al pari degli uomini un immenso serbatoio di potenzialità, siano lontane dal raggiungimento di una piena parità sociale.
La prima metà degli anni settanta la vide partecipe dell'attività del Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto. La scienziata dichiarò, durante alcune interviste, una manifesta attribuzione di questa visione di vita a quanto appreso dal padre: "Da bambine mio padre ripeteva a mia sorella e a me che dovevamo essere libere pensatrici. E noi siamo diventate libere pensatrici prima ancora di sapere cosa volesse dire pensare".
IL LAVORO IN ITALIA
LE PERSECUZIONI RAZIALI E LA SECONDA GUERRA MONDIALE
In seguito alle leggi razziali del 1938 Levi-Montalcini, in quanto ebrea, fu costretta a emigrare nel marzo del 1939 in Belgio, dove si trovava già il suo maestro Giuseppe Levi e dove si trovava anche la sorella Anna insieme alla famiglia, sebbene stesse ancora terminando gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Fu ospite dell'istituto di neurologia dell'Università di Bruxelles dove continuò gli studi sul differenziamento del sistema nervoso. Il giorno prima di Natale del 1939, insieme alla famiglia tornò in auto dal Belgio a Torino, dove, durante l'inverno del 1940, Levi-Montalcini allestì un laboratorio domestico situato nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche, ispirate da un articolo di Viktor Hamburger del 1934 che riferiva sugli effetti dell'estirpazione degli arti negli embrioni di pulcini. Il suo progetto era appena partito quando Giuseppe Levi, scappato dal Belgio invaso dai nazisti, ritornò a Torino e si unì a lei, diventando così, con suo grande orgoglio, il suo primo e unico assistente. Il loro obiettivo era quello di comprendere il ruolo dei fattori genetici e di quelli ambientali nella differenziazione dei centri nervosi. In quel laboratorio Rita Levi-Montalcini e Giuseppe Levi scoprirono il fenomeno della morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del loro sviluppo, fenomeno compreso nei suoi meccanismi solo tre decenni più tardi (1972) e definito con il termine apoptosi. Il pesante bombardamento di Torino da parte delle forze aeree angloamericane nel 1941 rese indispensabile abbandonare la città e Levi-Montalcini si rifugiò in una villa delle colline astigiane che apparteneva alla famiglia della sorella Anna nella zona di Valle San Pietro, dove ricostruì il suo mini laboratorio e riprese gli esperimenti. Nel 1943 l'invasione dell'Italia da parte delle forze armate tedesche li costrinse ad abbandonare il loro rifugio ormai pericoloso. L'8 settembre 1943, il fratello Gino si sposò e, dopo un breve viaggio di nozze a Oropa, decise di portare nel Sud Italia tutta la famiglia: la madre, la giovane moglie e le sorelle. Iniziò un pericoloso viaggio che si concluse a Firenze, ospiti della famiglia Lurini la cui figlia, la pittrice Marisa Mori, era amica di Paola.
I Levi-Montalcini sopravvissero all'Olocausto rimanendo nascosti a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso abitazione per non incorrere nelle deportazioni. Una volta furono salvati da una domestica, che li fece scappare appena in tempo. Nel periodo dell'occupazione nazista, a Firenze, Levi-Montalcini entrò in contatto con le forze partigiane del Partito d'Azione. Nell'agosto 1944 gli Alleati costrinsero i tedeschi a lasciare Firenze. Montalcini divenne allora medico presso il Quartier Generale anglo-americano. Come tale venne assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia, trattando le epidemie di malattie infettive e di febbre tifoide. Qui si accorse però che quel lavoro non era adatto a lei, in quanto non riusciva a costruire il necessario distacco personale dal dolore dei pazienti. Lavoro da lei stessa definito difficile e penoso per il diffondersi delle epidemie:
GLI STUDI E LA CARIERA NEGLI STATI UNITI
RICONOSCIMENTI
Rita Levi-Montalcini fu nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 1º agosto 2001.
Oltre al premio Nobel, ricevette numerosi altri riconoscimenti fra i quali cinque lauree honoris causa: dall'Università di Uppsala, dal Weizmann Institute di Israele, dalla Saint Mary University e dalla Constantinian University (USA), dalla Università Bicocca (Milano), dal Politecnico di Torino.
Nel 1963 fu la prima donna scienziata a ricevere il Premio Max Weinstein, donato dallo United Cerebral Palsy Association per contributi eccezionali nel campo della ricerca neurologica. Fu insignita del William Thomson Wakeman Award dalla National Paraplegia Foundation (1974), il Lewis S. Rosentiel Award per il notevole lavoro nella ricerca medica dalla Brandeis University (1982), il Louisa Gross Horwitz Prize of Columbia University (1983), l'Albert Lasker Basic Medical Research Award (1986). Fu membro della American Academy of Arts and Sciences, la National Academy of Sciences, e della Accademia Nazionale delle Scienze. Inoltre, vinse il Premio internazionale Saint-Vincent e il Premio Internazionale Feltrinelli, conferitole nel 1969 dall'Accademia dei Lincei. Montalcini figura anche tra i membri onorari del CICAP, fin dalla sua fondazione, ed è Membro dell'Albo d'Onore della UNINTESS di Mantova.
Il 30 gennaio 2004 riceve la Iedizione (novembre 2003) del Premio Internazionale Bonifacio VIII dall'Accademia Bonifaciana di Anagni, per mano del suo Presidente Cav. Dott. Sante De Angelis. Nella medesima edizione, insieme a lei, furono premiati Sua Santità Giovanni Paolo II e il senatore Giulio Andreotti.
Il 30 settembre 2009, per i suoi studi sul sistema nervoso, ricevé il Wendell Krieg Lifetime Achievement Award, riconoscimento internazionale istituito dalla più antica associazione internazionale dedicata allo studio del sistema nervoso, il Cajal Club. Divenne anche Presidente Onoraria del Comitato Nazionale per la Bioetica Nel 2012 fu insignita del Premio Franca Florio "Scienziati Italiani Patrimonio dell'Umanità" conferito agli scienziati Italiani.
Morte
Morte
Rita Levi-Montalcini è morta il 30 dicembre 2012, all'età di 103 anni, nella sua abitazione romana nel viale di Villa Massimo, nei pressi di Villa Torlonia. Il 31 dicembre fu allestita la camera ardente presso il Senato e il giorno seguente la salma venne trasferita a Torino, accolta da una breve cerimonia privata con rito ebraico, date le origini ebraiche della madre, nonostante Levi-Montalcini si fosse dichiarata più volte atea nella vita. Il 2 gennaio 2013 si svolsero i funerali in forma pubblica. Le sue ceneri sono state tumulate nella tomba di famiglia presso il settore ebraico del cimitero monumentale di Torino. Ruolo nel mondo scientifico come donna e scienziata
Rita Levi Montalcini
MESERET COLOMBO
Created on November 23, 2023
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Practical Video
View
Akihabara Video
View
Essential Video
View
Space video
View
Season's Greetings Video Mobile
View
End of the Year Wrap Up
View
Christmas Promotion Video
Explore all templates
Transcript
Rita Levi Montalcini
Meseret Colombo, Zaira Congiu, Sofia luoni
Rita Levi-Montalcini è nata nel 22 aprile 1909 a Torino e muore il 30 dicembre 2012 a Roma.stata una neurologa italiana. Negli anni cinquanta, con le sue ricerche, scoprì e illustrò il fattore di accrescimento della fibra nervosa NGF, e per tale scoperta è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina.
RUOLO PUBBLICO
RUOLO NEL MONDO SCIENTIFICO COME DONNA E SCIENZIATA
Levi-Montalcini sostenne sempre di sentirsi una donna libera; cresciuta in «un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità», dichiarò d'averne «risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali - uomo e donna - son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio». Riguardo alla propria esperienza di donna che dedicò tutta la propria vita alla ricerca e all'insegnamento in ambito scientifico, descrisse i rapporti con collaboratori e studiosi come sempre amichevoli e paritari e sostenne che le donne, pur costituendo al pari degli uomini un immenso serbatoio di potenzialità, siano lontane dal raggiungimento di una piena parità sociale. La prima metà degli anni settanta la vide partecipe dell'attività del Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto. La scienziata dichiarò, durante alcune interviste, una manifesta attribuzione di questa visione di vita a quanto appreso dal padre: "Da bambine mio padre ripeteva a mia sorella e a me che dovevamo essere libere pensatrici. E noi siamo diventate libere pensatrici prima ancora di sapere cosa volesse dire pensare".
IL LAVORO IN ITALIA
LE PERSECUZIONI RAZIALI E LA SECONDA GUERRA MONDIALE
In seguito alle leggi razziali del 1938 Levi-Montalcini, in quanto ebrea, fu costretta a emigrare nel marzo del 1939 in Belgio, dove si trovava già il suo maestro Giuseppe Levi e dove si trovava anche la sorella Anna insieme alla famiglia, sebbene stesse ancora terminando gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Fu ospite dell'istituto di neurologia dell'Università di Bruxelles dove continuò gli studi sul differenziamento del sistema nervoso. Il giorno prima di Natale del 1939, insieme alla famiglia tornò in auto dal Belgio a Torino, dove, durante l'inverno del 1940, Levi-Montalcini allestì un laboratorio domestico situato nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche, ispirate da un articolo di Viktor Hamburger del 1934 che riferiva sugli effetti dell'estirpazione degli arti negli embrioni di pulcini. Il suo progetto era appena partito quando Giuseppe Levi, scappato dal Belgio invaso dai nazisti, ritornò a Torino e si unì a lei, diventando così, con suo grande orgoglio, il suo primo e unico assistente. Il loro obiettivo era quello di comprendere il ruolo dei fattori genetici e di quelli ambientali nella differenziazione dei centri nervosi. In quel laboratorio Rita Levi-Montalcini e Giuseppe Levi scoprirono il fenomeno della morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del loro sviluppo, fenomeno compreso nei suoi meccanismi solo tre decenni più tardi (1972) e definito con il termine apoptosi. Il pesante bombardamento di Torino da parte delle forze aeree angloamericane nel 1941 rese indispensabile abbandonare la città e Levi-Montalcini si rifugiò in una villa delle colline astigiane che apparteneva alla famiglia della sorella Anna nella zona di Valle San Pietro, dove ricostruì il suo mini laboratorio e riprese gli esperimenti. Nel 1943 l'invasione dell'Italia da parte delle forze armate tedesche li costrinse ad abbandonare il loro rifugio ormai pericoloso. L'8 settembre 1943, il fratello Gino si sposò e, dopo un breve viaggio di nozze a Oropa, decise di portare nel Sud Italia tutta la famiglia: la madre, la giovane moglie e le sorelle. Iniziò un pericoloso viaggio che si concluse a Firenze, ospiti della famiglia Lurini la cui figlia, la pittrice Marisa Mori, era amica di Paola. I Levi-Montalcini sopravvissero all'Olocausto rimanendo nascosti a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso abitazione per non incorrere nelle deportazioni. Una volta furono salvati da una domestica, che li fece scappare appena in tempo. Nel periodo dell'occupazione nazista, a Firenze, Levi-Montalcini entrò in contatto con le forze partigiane del Partito d'Azione. Nell'agosto 1944 gli Alleati costrinsero i tedeschi a lasciare Firenze. Montalcini divenne allora medico presso il Quartier Generale anglo-americano. Come tale venne assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia, trattando le epidemie di malattie infettive e di febbre tifoide. Qui si accorse però che quel lavoro non era adatto a lei, in quanto non riusciva a costruire il necessario distacco personale dal dolore dei pazienti. Lavoro da lei stessa definito difficile e penoso per il diffondersi delle epidemie:
GLI STUDI E LA CARIERA NEGLI STATI UNITI
RICONOSCIMENTI
Rita Levi-Montalcini fu nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 1º agosto 2001. Oltre al premio Nobel, ricevette numerosi altri riconoscimenti fra i quali cinque lauree honoris causa: dall'Università di Uppsala, dal Weizmann Institute di Israele, dalla Saint Mary University e dalla Constantinian University (USA), dalla Università Bicocca (Milano), dal Politecnico di Torino. Nel 1963 fu la prima donna scienziata a ricevere il Premio Max Weinstein, donato dallo United Cerebral Palsy Association per contributi eccezionali nel campo della ricerca neurologica. Fu insignita del William Thomson Wakeman Award dalla National Paraplegia Foundation (1974), il Lewis S. Rosentiel Award per il notevole lavoro nella ricerca medica dalla Brandeis University (1982), il Louisa Gross Horwitz Prize of Columbia University (1983), l'Albert Lasker Basic Medical Research Award (1986). Fu membro della American Academy of Arts and Sciences, la National Academy of Sciences, e della Accademia Nazionale delle Scienze. Inoltre, vinse il Premio internazionale Saint-Vincent e il Premio Internazionale Feltrinelli, conferitole nel 1969 dall'Accademia dei Lincei. Montalcini figura anche tra i membri onorari del CICAP, fin dalla sua fondazione, ed è Membro dell'Albo d'Onore della UNINTESS di Mantova. Il 30 gennaio 2004 riceve la Iedizione (novembre 2003) del Premio Internazionale Bonifacio VIII dall'Accademia Bonifaciana di Anagni, per mano del suo Presidente Cav. Dott. Sante De Angelis. Nella medesima edizione, insieme a lei, furono premiati Sua Santità Giovanni Paolo II e il senatore Giulio Andreotti. Il 30 settembre 2009, per i suoi studi sul sistema nervoso, ricevé il Wendell Krieg Lifetime Achievement Award, riconoscimento internazionale istituito dalla più antica associazione internazionale dedicata allo studio del sistema nervoso, il Cajal Club. Divenne anche Presidente Onoraria del Comitato Nazionale per la Bioetica Nel 2012 fu insignita del Premio Franca Florio "Scienziati Italiani Patrimonio dell'Umanità" conferito agli scienziati Italiani.
Morte
Morte Rita Levi-Montalcini è morta il 30 dicembre 2012, all'età di 103 anni, nella sua abitazione romana nel viale di Villa Massimo, nei pressi di Villa Torlonia. Il 31 dicembre fu allestita la camera ardente presso il Senato e il giorno seguente la salma venne trasferita a Torino, accolta da una breve cerimonia privata con rito ebraico, date le origini ebraiche della madre, nonostante Levi-Montalcini si fosse dichiarata più volte atea nella vita. Il 2 gennaio 2013 si svolsero i funerali in forma pubblica. Le sue ceneri sono state tumulate nella tomba di famiglia presso il settore ebraico del cimitero monumentale di Torino. Ruolo nel mondo scientifico come donna e scienziata