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INOCLASTIA FOLLE
Anna Rossetti
Created on November 23, 2023
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Transcript
INOCLASTIA FOLLE
Autori: Anna Rossetti,Arianna Viglietti Antonella Bronzi e Michele Marzella
Final Project
Introduzione
Sul piano politico l'iconoclastia ebbe per obiettivo di togliere ogni pretesto dottrinale ai predoni islamici – che accusavano i cristiani di idolatria – e di riportare sotto il controllo imperiale i vasti territori posseduti dai monasteri, non soggetti alle leggi imperiali (e in particolare esenti dalle tasse e dalla leva militare degli imperatori).
Inoclastia folle
L'iconoclastia o iconoclasmo (dal greco εἰκών - eikòn, "immagine" e κλάω - kláō, "rompo") è stato un movimento di carattere religioso sviluppatosi nell'impero bizantino intorno alla prima metà del secolo VIII. La base dottrinale di questo movimento fu l'affermazione che la venerazione delle icone spesso sfociasse in una forma di idolatria, detta "iconodulia". Questa convinzione provocò non solo un duro confronto dottrinario, ma anche la distruzione materiale di un gran numero di rappresentazioni religiose, compresi capolavori artistici.
Indice
03. David di Michelangelo
01. Pietà di Raffaello
02. Madonna di Raffaello
04. Fontane di Roma
La Pietà di Michelangelo
La storia della pietà
La Pietà fu realizzata da Michelangelo fra il 1498 e il 1499. E’ la seconda opera commissionata dal Vaticano allo scultore fiorentino. La Pietà La Pietà, celebre scultura di Michelangelo Buonarroti Attualmente è esposta nella prima cappella a destra della Basilica. La Pietà è una delle opere più famose di Michelangelo il quale la realizzò a 24 anni ricevendone in cambio una fama immensa. Si tratta della raffigurazione della Vergine che tiene sulle ginocchia il corpo del figlio morto.
La Vergine appare molto giovane con un volto fuori dalla cronologia ufficiale e questo per dare un senso di incorruttibilità senza tempo al personaggio che porta sulle ginocchia un corpo, quello del Cristo, martoriato dai peccati del mondo che il martire ha deciso, prima di morire, di portare su di sé. La Pietà regalò un prestigio immenso a Michelangelo, del quale il giovane scultore era perfettamente consapevole, tanto che decise, per la prima e ultima volta, di firmare l’opera incisa su una cintura posta sul petto della Vergine: “Michelangelus Bonarotus florent faciebant”
La pietà rovinata
Cinquant’anni fa il geologo ungherese con problemi di disordine mentale colpì il capolavoro
domenica 21 maggio 1972, giorno di Pentecoste. In San Pietro il geologo australiano di origini ungheresi Laszlo Toth, un giovane di 34 anni con problemi psichiatrici, saltò al di là della balaustra e andò a colpire ripetutamente la Pietà di Michelangelo con un martello, mentre urlava: «Sono Gesù Cristo, risorto dalla morte». Prima di essere fermato dai fedeli presenti e consegnato alla Gendarmeria Ponteficia, l'uomo sferrò quindici martellate all’opera facendo cadere a terra una cinquantina di frammenti e circa cento schegge più piccole. La Madonna fu quella che subì i danni maggiori: il braccio sinistro staccato, il velo fratturato in tre punti differenti, il naso, la palpebra dell’occhio sinistro. In terra il grammento più riconoscibile era il braccio di Maria troncato all'altezza del gomito.
La Madonna di Raffaello
La storia della Madonna di Raffaello
La Madonna di Foligno risale al 1511-1512 e Raffaello la dipinse intorno ai 28-29 anni mentre lavorava alla Stanza di Eliodoro negli appartamenti Vaticani. Poco tempo dopo l’artista dipinse la celebre Madonna Sistina. L’opera rappresenta la prima pala d’altare che Raffaello dipinse a Roma. I conservatori dell’opera, giunta a Parigi, al Museo del Louvre, constatarono il suo cattivo stato di conservazione. Così Francois Toussaint Hacquin tra il 1800 e il 1801 trasportò il dipinto su tela con un intervento di restauro. Lo storico dell’arte italiano e restauratore Cesare Brandi intervenne con un restauro negli anni 1957 e 1958. Esistono alcune copie della Pala di Raffaello. Una si trova al museo della città di Palazzo Trinci a Foligno. Quella del Museo Diocesano di Foligno è attribuita al Cavalier d’Arpino, Giuseppe Cesari. Nel Museo civico invece è custodita una copia parziale realizzata alla fine del Cinquecento. Sempre nello stesso museo si trova la versione dipinta da Enrico Bartolomei nei primi anni dell’Ottocento.
La Madonna rovinata
24 gennaio 1989. Un uomo su una sedia a rotelle getta del liquido infiammabile contro il dipinto di Raffaello, poi tenta di dare fuoco al quadro con un accendino. I custodi intervengono subito estinguendo l'incendio.
Il David di Michelangelo
l 16 agosto del 1501 i consoli dell'Arte della Lana e l'Opera del Duomo di Firenze commissionarono a Michelangelo una statua di re David, da collocare in uno dei contrafforti esterni posti nella zona absidale della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Si trattava di un'impresa che non aveva precedenti nell'arte rinascimentale e che era già stata tentata due volte. L'enorme blocco di marmo bianco destinato all'opera era infatti già stato abbozzato prima da Agostino di Duccio nel 1463-1464 e poi da Antonio Rossellino nel 1476, ma poi era stato abbandonato da entrambi per le caratteristiche non ottimali del pezzo[5], anche perché era stato sgrossato rozzamente e questo limitava le possibilità di intervento
Il problema principale era la fragilità del marmo, dovuta alla sua scarsa qualità, alla presenza di numerose fenditure e fori, e alla tendenza intrinseca di quella tipologia di marmo alla cottura, cioè alla perdita di coesione dei cristalli. Si riteneva che la forma del blocco fosse ostacolo: troppo alta e stretta, insufficiente per un pieno sviluppo anatomico della figura. Il blocco era friabile specialmente nella zona sotto l'attuale braccio sinistro e si temeva che una volta scolpito non fosse in grado di reggere il peso della figura sulle sole gambe
Il David di Michelangelo
Porta ancora i segni dei danni subiti il David di Michelangelo, una delle più celebri sculture italiane nel mondo: la grande statua in marmo, realizzata nei primissimi anni del Cinquecento e oggi esposta alla Galleria dell'Accademia di Firenze (una sua copia, invece, è visibile all'aperto in piazza della Signoria), fu scheggiata nel 1512 da un fulmine, danneggiata gravemente nel 1527
Le fontane di Roma
Le fontane
e fontane sono state, per i romani, quasi una naturale conseguenza della conformazione geologica del terreno su cui la città era stata edificata: il suolo vulcanico sui colli e alluvionale in pianura (del tutto permeabile) sovrapposto a uno strato argilloso (impermeabile) faceva sì che le numerose vene d'acqua naturali di cui la zona era ricca scorressero a una profondità minima, producendo, quando non riuscivano a confluire nel Tevere, numerose sorgenti spontanee sparse qua e là ai piedi o a mezza costa dei colli, con conseguenti rivoli d'acqua. Quasi tutte definitivamente scomparse nel tempo, su quelle sorgenti oggi è possibile solo ricavare poche notizie dalle testimonianze dell'epoca, che tra l'altro consentono una localizzazione, peraltro approssimativa, di non più di una decina di esse. Alcune di queste vene sono tuttora vive sotto le case di Trevi e Campo Marzio.
Le fontane di Roma
Un gruppo di attivisti del movimento Ultima Generazione hanno gettato liquido nero, di carbone vegetale, all'interno della Fontana di Trevi. Nel corso dell'azione è stato anche srotolato un piccolo striscione per la campagna “non paghiamo il fossile” e gli attivisti hanno urlato: "Il nostro Paese sta morendo". Alcuni giovani sono stati identificati dalla polizia. Solo un mese e mezzo fa era stata presa di mira la fontana della Barcaccia a Piazza di Spagna. “Fortunatamente non dovrebbero esserci danni permanenti perché la vernice nera si è depositata attorno al materiale di impermeabilizzazione, non sul marmo, e dovrebbe essere possibile rimuoverla senza danni permanenti. Il rischio è quando va sul marmo, che è poroso”, ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
Il giorno della vigilia di Ferragosto un 21enne romeno ha inciso "Cla", le iniziali del suo nome sul marmo. Percorsi professionali ad hoc per neolaureati: ecco come candidarsi Vedi Offerta Contenuto Sponsor Il vandalo stava completare il suo nome cercando di portare a termine il gesto incivile occultandosi tra la folla di turisti, ma gli agenti della Polizia Locale lo hanno fermato sottraendogli un anello di acciaio, prontamente posto sotto sequestro, con due chiavi attaccate che teneva strette in pugno .