L'amore
Dal Dolce stil novo ai nostri giorni
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Indice
dammi mille baci
Introduzione
Cavalcanti
la critica degli uomini vili
exile
viviamo lesbia
Donna angelo
gli amanti
city of angel
vita nuova
conclusione
Il Dolce Stil Novo
i temi principali
Cos'è il Dolce Stil Novo?
Il Dolce Stil Novo è una corrente poetica che si sviluppa a Firenze tra il 1280 e il 1310. I suoi principali esponenti sono Guido Guinizelli, Guido Cavalcanti e Dante Alighieri mentre il tema centrale è l’amore. Ritroviamo sempre la presenza di un cuore nobile e la figura della donna-angelo. Dal punto di vista stilistico notiamo un lessico più leggero e un maggiore impegno dottrinale. Ognuno dei poeti che hanno fatto parte di questa corrente letteraria ha una sua unicità che lo contraddistingue. Questa era la visione dell’amore alla fine del ‘200 ma com’è cambiata nel corso del tempo? L’amore è ciò che descrivevano gli Stilnovisti o c’è qualcosa di più? Oggi analizzeremo, partendo dalla visione Stilnovistica, l’amore in tutte le sue sfaccettature così da notare le somiglianze e le differenze con le credenze passate.
Cavalcanti e la visione pessimistica dell'amore
Una delle visioni più ricorrenti dell’amore ai giorni nostri e quella dell’amore finito male, del dolore che l’amore può portare tanto che ci si sente morire, quando i due amanti passano dal non poter stare divisi all’amarezza dei rimpianti e aelle delusioni che incrinano il rapporto. Questa è sicuramente una visione molto simile a quella che aveva Cavalcanti dell’amore. Cavalcanti infatti vedeva l’amore come una sventura più che una salvezza, come qualcosa che scombina completamente l'armonia tra i propri spiriti (funzioni vitali come il cuore, la mente, gli occhi…). L’amore perciò può solo portare cose negative nella vita, può portare solo scompiglio, dolore, amarezza. In particolare vorrei soffermarmi sul sonetto “Tu m'hai sì piena di dolor la mente” Ecco riportati alcuni versi:
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EXILE
Questo particolare sonetto mi ricorda molto la canzone “Exile” di Taylor Swift ft. Bon Iver. Exile racconta la storia di un certo uomo e una certa donna che una volta erano una coppia. Tuttavia, per qualche motivo, non sono stati in grado di accrescere il loro amore e far fiorire la loro unione. Il risultato finale è stato che sono stati fatti a pezzi. Agli occhi degli ex amanti, vedersi da lontano, fa sentire loro di essere in esilio dalle rispettive amate terre (l'uno dell'altro). Exile suona come una conversazione sofferta tra una coppia ormai in separazione. Il contrasto di voci tra Taylor Swift e Justin Vernon dei Bon Iver mette ancor più in risalto l’intensità di tale dialogo in cui ognuno, nel dolore, cerca di far valere le proprie ragioni.
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Come detto, un'altro tema ricorrente nella poetica del Dolce Stil Novo è la caratterizzazione angelica della donna amata, tematica che vede la sua massima espressione nella canzone "Donne che avete intelletto d'amore"
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Questo ideale della donna angelo non è rimasto invariato nel corso dei secoli ma anzi ha subito delle variazioni. In tempi più moderni potremmo dire che la situazione si è ribaltata e che in molti film troviamo la figura dell’angelo che si innamora di una donna mortale. Un esempio è il film “City of angels”
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City of Angels
La Vita Nuova
Dante è uno degli autori più influenti del Dolce Stil Novo e nelle sue opere è descritta la stessa concezione d’amore che avevano gli Stilnovisti. Dante ha scritto molte opere, molte incentrate sul suo amore per Beatrice. Una delle più importanti è la Vita Nuova. La Vita Nuova è la prima opera organica progettata e realizzata da Dante, portata a termine introno al 1293-95. Si tratta di un «prosimetro», ovvero un'opera che alterna passi in prosa a componimenti poetici: è divisa in 42 capitoli e comprende 31 liriche. È difficile definire il genere cui appartiene la Vita nuova, dal momento che essa può apparire un romanzo autobiografico, una raccolta di liriche, un'opera allegorica. L'opera racconta le tappe principali dell'amore tra Dante e Beatrice, in un arco di tempo che va dal primo incontro dei due a nove anni di età fino al periodo successivo alla morte della donna.
Dammi mille baci
La storia d’amore di Dante e Beatrice mi ha ricordato la trama di un libro intitolato “Dammi mille baci”.
Ecco i motivi per cui la storia tra Dante e Beatrice e quella di Rune e Poppy sono tanto simili
Mi ha subito colpito la somiglianza tra queste due storie d’amore, che sono al tempo stesso tanto simili e tanto diverse. Le due coppie si incontrano da piccoli, rispettivamente a 9 e 5 anni, perciò questa potrà sembrare la prima differenza ma in realtà c’è un dettaglio molto importante. Infatti Dante a novi anni si innamora di Beatrice, dal momento in cui la incontra è amore a prima vista, Poppy e Rune invece si incontrano a 5 anni, diventano dapprima amici ma il loro amore sboccerà a 9 anni, proprio come Dante e Beatrice, quando lui le prometterà di aiutarla a riempire il suo vasetto di baci. Tutte e due le storie d’amore hanno un finale tragico, Beatrice e Poppy muoiono troppo giovani, e Dante e Rune dovranno sopportare lo straziante dolore della perdita. Dovranno farsi forza per onorare il ricordo della loro amata. Così Dante deciderà di “scrivere di lei ciò che mai e stato scritto di nessuna” rendendo Beatrice indelebile nel corso dei secoli. Rune invece supererà il dolore quando un anno dopo la morte di Poppy farà volare nel cielo 1000 lanterne, tante quanti i loro baci incisi su ognuna di esse. Ed infine arriviamo a quella che secondo me è la similitudine più grande tra queste due storie: l’incontro in paradiso. Sia Dante che Rune si ricongiungeranno con le loro amate in paradiso. Dante, durante il suo viaggio ultraterreno nella Divina Commedia, 10 anni dopo la morte di Beatrice la incontrerà nel paradiso terrestre. Rune allo stesso modo 10 anni dopo la morte di Poppy, la incontrerà nuovamente in paradiso, dopo la sua stessa morte, dove potranno vivere il resto dell’eternità insieme.
La critica degli uomini vili
Un tema ricorrente nei sonetti e nelle canzoni degli Stilnovisti è la credenza che l’amore non sia per tutti ma solo per chi è nobile abbastanza da meritarselo. Infatti gli Stilnovisti parlano sempre di come l’amore trovi il suo posto solo nei cuori gentili; cioè nobili d’animo. L’amore è solo per le persone nobili di cuore. Non mancano componimenti nei quali gli autori parlano apertamente ad un gruppo ristretto di persone poiché definito l'unico in grado di capire l’amore. Ad esempio in “Donne che avete intelletto d'amore” Dante parla solo con le donne che comprendono l’amore perché gli altri se lo sentissero parlare della donna amata non lo capirebbero. Alla fine Dante “ammonisce” la sua stessa canzone dicendole di non andare dove ci sia gente vile, ma di presentarsi solo a coloro che, gentili di cuore, la capiscano e le indichino la strada verso Beatrice, cioè “colei di cui la canzone fa le lodi”. Sempre trattando questo argomento vorrei soffermarmi su alcuni versi della ballata “Perch'i' no spero di tornar giammai” di Guido Cavalcanti.
La critica degli uomini vili
La similitudine con i versi di cavalcanti è evidente. La critica nei confronti di tutti coloro troppo aridi di cuore per comprendere l’amore. Il doversi nascondere agli occhi degli altri senza poter manifestare liberamente il proprio amore. L’angoscia che si prova a sapere che tutti si scagliano contro il tuo amore ma la consapevolezza che loro non lo proveranno mai. I due autori seppure a modo loro denunciano i pettegolezzi della gente e, uno rivolgendosi alla sua stessa opera, l’altro parlando metaforicamente alla sua amata, le chiedono di non farsi vedere per non rovinare il loro amore con i giudizi altrui. Si ricorre quindi il tema dell’amore gentile, nobile, non alla portata di tutti e condivisibile solo con pochi, solo con chi l’ha provato sulla propria pelle e non giudicherebbe perché sa cosa si prova ad essere innamorati.
Considerazioni finali
L’amore è e sempre sarà ciò che muove il mondo. L’amore in tutte le sue forme e sfumature, positive e negative, riempie le nostre vite. Una vita senza amore sarebbe una vita vuota, triste, che non vale la pena di essere vissuta. Ovviamente il concetto d’amore ha subito un'evoluzione nel tempo, sono cambiate le credenze, le usanze e il modo di vedere l’amore. Oltre alle differenze ci sono punti in comune con il passato che ci fanno capire come, nonostante siano passati secoli, l’amore in sè per sè è sempre lo stesso, cambia la nostra percezione di esso nel tempo ma ciò che non cambia è la potenza di questo sentimento che ha sempre caratterizzato e continuerà a caratterizzare per sempre la vita dell’uomo.
Lavoro a cura di:
Lucia Damato
Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,e i rimproveri dei vecchi pedanti tutti insieme non consideriamoli un soldo.I giorni tramontano e tornano;ma noi quando cade la breve luce della vita,dobbiamo dormire una sola interminabile notte. Donami mille baci, poi ancora cento,poi altri mille, poi ancora altri cento,poi di seguito mille, e poi di nuovo altri cento. Quando poi ne avremo dati migliaia,confonderemo le somme, per non sapere (il numero dei baci),e perché nessun malvagio ci invidi, sapendo che esiste un dono così grande di baci.
Possiamo subito notare la differenza sostanziale tra l’opera di Date e il film: nella prima la donna è un angelo perciò con la sua e purezza conquista l’uomo, mentre nel secondo è l’uomo ad essere un angelo e nonostante questo è lui a rimanere inerme e ad innamorarsi di una donna umana. La figura della donna in un certo senso è ancora più esaltata perchè persino gli angeli si innamorano di lei e rinunciano alla loro immortalità per il suo amore. L’amore per la donna è così potente da atterrire una creatura divina, da spingerla a rinunciare alla beatitudine per vivere nella limitatezza umana.
Accadde due giorni dopo.
Quando la sua mamma si fece da parte, vidi la mano di Poppy protendersi. Stava cercando me. Inspirando profondamente, obbligai i miei piedi pesanti come piombo a spingersi fino al letto.
«Ehi, Poppymin», la salutai e mi sedetti sul bordo del letto.
«Ehi, piccolo» rispose, con la voce che ora era appena più alta di un sussurro. Portai la mia mano alle sue e le premetti un bacio sulle labbra. Appoggiai la fronte contro la sua, solo per un’ultima volta. Quando mi allontanai, Poppy mi guardò negli occhi e disse: «Ti vedrò nei tuoi sogni». Cercando di frenare le mie emozioni, risposi, con voce arrochita: «Ti vedrò nei miei sogni».
Lei sospirò, con un sorriso pacifico che le adornava il viso. Poppy espirò dal naso, mentre il suo profumo mi travolgeva… e, infine, non respirò più.
Fui sommerso di colpo da così tante emozioni da non sapere cosa fare.
Non riuscivo più a trattenere le mie lacrime, quindi le lasciai andare, con tutta la loro violenza. Questo fu il quarto e ultimo momento che segnò la mia vita: perdere la mia ragazza. ... Poppy Litchfield era solo una ragazza di diciassette anni che veniva da una piccola città della Georgia. Ma, dal giorno in cui l’avevo incontrata, aveva capovolto il mio mondo. E anche adesso, dopo la sua morte, lei continuava a cambiarlo, arricchendolo e riempendolo di una bellezza incondizionata che non avrebbe mai avuto rivali.
I versi di Catullo mi hanno ricordato un dipinto che secondo me li rappresenta al meglio. Si tratta di “Gli amanti” di René Magritte. Gli amanti è il titolo di un' opera, un olio su tela, dipinta da René Magritte nel 1928 e attualmente conservata al MoMA di New York. La scena, ritratta con stile realistico, rappresenta il bacio fra un uomo e una donna i cui volti sono completamente avvolti da un panno bianco. Il punto di vista è molto ravvicinato e le due figure sono ritratte solo per la testa e fino alle spalle. Di lei vediamo: il capo, completamente avvolto da un panno chiaro e drappeggiato che circonda anche il collo coprendolo e la spalla destra. Nella parte destra della tela c’è un uomo che appoggia il viso, ugualmente coperto per intero da un altro panno bianco, su quello della donna, come per baciarla. La scena si svolge in un interno, del quale scorgiamo solo una parete frontale di colore blu.
Dammi mille baci è un romanzo scritto da Tillie Cole.
Protagonista della storia è il grande e incomparabile amore tra un ragazzo norvegese, Rune Kristiansen, e una ragazza, Poppy Litchfield. I due si conoscono per la prima volta all’età di cinque anni, quando la famiglia di Rune si trasferisce da Oslo a Blossom Grove, in Georgia, proprio nella casa accanto a quella della famiglia Litchfield. Tra i due bambini nasce subito un’amicizia speciale, che ben presto si trasforma in amore. All’età di nove anni Poppy perde la nonna, la quale, prima di morire, regala alla nipote un vasetto di vetro contenente mille cuori di carta rosa e spiega che le servirà a conservare tutti i baci che riceverà. Quando la bambina mostra il vasetto a Rune, egli le confessa il suo amore e le promette che sarà lui, e lui soltanto, a darle i baci per riempire il vasetto.
Il tema predominante tra la poetica di Cavalcanti e questa canzone è sicuramente il dolore che l’amore può portare. La rassegnazione al pensiero di un sentimento non ricambiato e il pentimento e il rimpianto al ricordo di qualcosa che non tornerà mai come prima. La vera differenza tra il sonetto di Cavalcanti e la canzone è che il dolore è narrato da punti di vista differenti. Nel sonetto di Cavalcanti viene descritto solo il suo dolore. La mente vorrebbe morire e il cuore sospira addolorato tanto che Amore stesso prova pietà di lui. In exile invece avviene una sorta di dialogo tra il dolore di lui e di lei, i due amanti parlano insieme dandosi colpe a vicenda per la fine del loro rapporto, per non essersi accorti prima che qualcosa non andava, per non essere riusciti a risolvere la situazione. C’è stata quindi un’evoluzione rispetto al passato, il dolore non è più unilaterale ma è approfondito da tutti i punti di vista.
Tu m'hai sì piena di dolor la mente,
che l'anima si briga di partire, e li sospir che manda 'l core dolente
mostrano agli occhi che non può soffrire.
Amor, che lo tuo grande valor sente,
dice: "E' mi duol che ti convien morire
per questa fiera donna, che niente
par che piatate di te voglia udire".
Purtroppo, all’età di quindici anni, Rune riceve dal padre una notizia che cambierà la sua vita: per cause di lavoro, la sua famiglia deve tornare per alcuni anni in Norvegia. Poppy e Rune si salutano promettendo di aspettarsi a vicenda, ma, dopo alcuni mesi, Poppy smette di rispondere alle chiamate e ai messaggi.
Due anni dopo, Rune torna in Georgia. I due non si parlano, ma soprattutto Poppy non riconosce più Rune: è diventato un ragazzo arrabbiato, che fuma, beve, è arrogante e odia i suoi genitori. Una sera, Poppy scappa da una festa dopo aver visto Rune con un’altra ragazza. Lui la insegue all’istante e finalmente si ritrovano a parlare nel frutteto dietro casa, il loro posto preferito da quando erano bambini.
Ė qui Poppy rivela a Rune il motivo del suo distacco: sta morendo per colpa di una grave malattia, le restano soltanto pochi mesi di vita ed è sparita dalla vita di Rune per evitare di farlo soffrire. Da questo momento in poi, i due riprendono la loro storia d’amore. Poppy continua a riempire il vasetto dei baci, vivendo la sua storia d’amore e godendo al massimo di ogni attimo della vita che le rimane.
Questo dipinto mi ricorda i versi di Catullo, il concetto dell’amore impossibile, irrealizzabile che accresce il desiderio di viverlo. I due amanti nel dipinto mi ricordano molto Catullo e Lesbia, passionali, vogliosi di vivere il loro amore ma ostacolati dagli altri, da questo panno sui loro visi che li tiene separati. É come se quel panno fossero tutte le critiche, i giudizi, i pensieri maligni di quella società retrograda che non apprezza il loro l’amore e che li costringe a vivere in questa perenne attesa, nella voglia di prendere ciò che vogliono ma impediti nel farlo.
Così Seth compie il “salto” e diventa umano, e può finalmente amare liberamente Maggie, che ricambia con ardore i suoi sentimenti. Ma purtroppo il destino non è dalla loro parte perché subito Maggie viene investita da un camion e muore tra le braccia di Seth. Lui ne rimane straziato ma nonostante il dolore comprende che il mondo e la vita umana sono comunque meravigliosi e intensi, che vale la pena viverli fino in fondo e decide quindi di restare 'umano'.
L’8 giugno del 1290 moriva Beatrice. Non aveva ancora compiuto venticinque anni, era di pochi mesi più giovane di Dante. La sua morte improvvisa lasciò un segno indelebile nel poeta fiorentino. Nell’ultimo capitolo della Vita Nova, il poeta promette di non scrivere più per quella donna finché non abbia raggiunto la capacità di comporre versi così belli che nessuno ha mai composto per il proprio amore."Dopo il sonetto precedente mi apparve una visione celeste, nella quale vidi cose che mi suggerirono di non parlare più di Beatrice, ormai eletta beata, finché io potessi poetare più degnamente in sua lode. E per giungere a ciò io mi impegno molto, com’ella sa con certezza. Cosicché, se sarà volontà di Dio per il quale tutto il mondo vive, che la mia vita duri per altrettanti anni, io spero di scrivere di lei ciò che mai fu detto di nessuna donna. E al termine voglia Dio, che è Signore di tutte le virtù, che la mia anima possa andare a mirare la gloria della sua donna, cioè della benedetta Beatrice, che nel Paradiso contempla gloriosamente il volto di colui che è benedetto per tutti i secoli."
Rune. Dieci anni dopo Aprii gli occhi quando mi svegliai, col frutteto che iniziava ad apparire distintamente davanti ai miei occhi. Sentivo il sole splendente sul viso, il profumo ricco dei petali dei fiori mi riempiva i polmoni.
Presi un respiro profondo e sollevai la testa. La vidi sorridere ai fiori. Poi la vidi accorgersi di me, al centro del frutteto. Vidi un sorriso enorme allargarsi sulle sue labbra. «Rune!» Chiamò eccitata e corse dritta verso di me.
Sorridendole a mia volta, la sollevai tra le braccia e lei mi gettò le sue al collo. «Mi sei mancato!» Mi sussurrò nell’orecchio e la strinsi ancora un po’ più vicina a me. «Mi sei mancato tantissimo!» …… E allora capii.
Compresi perché tutto questo mi sembrava così reale. Il mio cuore iniziò ad accelerare nel petto. Perché se questo era reale… Se avevo afferrato bene…
«Poppymin?» Chiesi e presi un respiro profondo. «Questo non è un sogno… Vero?» Poppy si spostò, per mettersi in ginocchio davanti a me, e mi posò le mani delicate sulle guance. «No, piccolo» sussurrò e cercò i miei occhi.
«Potrò stare qui con te? Per sempre?» Chiesi, pregando che fosse vero.
«Sì» rispose dolcemente Poppy, e riuscii ad avvertire la totale serenità della sua voce. «La nostra prossima avventura».
His pov
Her pov
Step right out, there is no amount of crying I can do for you all this time We always walked a very thin line You didn't even hear me out You never gave a warning sign All this time I never learned to read your mind I couldn't turn things around 'Cause you never gave a warning sign
(You didn't even hear me out)
(I gave so many signs)
(Never learned to read my mind)
(You never turned things around)
(I gave so many signs)
Un angelo si lamenta nella mente di Dio e dice: «O Signore, nel mondo si vede un miracolo incarnato che si manifesta in un'anima e che risplende fin quassù» Il cielo, che non ha altro difetto se non che manca di lei, la chiede al suo Signore, e ogni santo ne chiede a gran voce la grazia.»
Amore dice di lei: «Come può una creatura terrena essere così bella e pura?». Poi la osserva e giura tra sé e sé che Dio intende fare di lei qualcosa di straordinario
City of Angels - La città degli angeli è un film del 1998 diretto da Brad Silberling, ispirato a Il cielo sopra Berlino (1987) di Wim Wenders.
La dottoressa Maggie Rice è una stimata cardiologa che lavora in un grande ospedale di Los Angeles. Durante un intervento che sembrava di routine e praticamente riuscito, il paziente muore sotto i ferri. In seguito a questo episodio, la dottoressa Rice va incontro a una profonda crisi, che la porta a dubitare di se stessa e delle sue capacità. All'interno dell'ospedale vi è anche Seth, un angelo immortale vestito di nero che ha il compito di offrire conforto spirituale ai malati e di accompagnare i morenti nel loro ultimo viaggio. Egli è invisibile e solo chi sta per morire può avvertirne la presenza. Seth è al fianco dell'anima dell'uomo che muore durante l'operazione della dottoressa Rice.
Come è possibile notare leggendo questi versi la caratterizzazione angelica della donna amata e totalizzante tanto che Dante la paragona, da rigoroso cristiano quale era, a qualcosa di divino quindi, indirettamente, a Dio stesso. Il Cielo è imperfetto solo perché non vi è lei e tutti gli angeli e i santi la reclamano, tanto da pregare Dio di portarla da loro. La donna amata perciò è considerata così perfetta che sarebbe impossibile non innamorarsi di lei, non rimanere folgorati da tanta bellezza essendo lei un vero e proprio angelo.
La vicenda di Dante e Beatrice si conclude nella Divina Commedia quando Dante incontra nel Paradiso Terrestre Beatrice che sarà la sua guida. Dante è giunto in cima alla montagna del Purgatorio dove trova il Paradiso Terrestre. Qui incontra Beatrice, a dieci anni dalla sua morte. La donna gli appare avvolta in una nuvola di fiori gettati dagli Angeli, simile al sole, che all’alba è avvolto di nebbia rosata perché si possa sostenerne la vista. Beatrice non è tenera nei suoi confronti: lo rimprovera di aver ceduto alle debolezze e alle passioni terrene. Dopo la sua morte infatti Dante si era dato ad altri amori e aveva abbandonato la diritta via mentre lei non aveva mai abbandonato il suo poeta ed era discesa nel Limbo per implorare Virgilio di salvarlo quando si era perduto nella selva del peccato. Dante sospira, piange, tiene gli occhi bassi per la vergogna, e poi conferma tutte le sue colpe. Beatrice lo invita ad alzare gli occhi verso di lei: il volto della donna è coperto da un velo, ma la sua bellezza è ugualmente così straordinaria che Dante cade a terra privo di sensi. Beatrice comunque perdona Dante, si toglie il velo e gli mostra tutta la bellezza del suo viso. Alla fine Dante le rivolge parole piene di gratitudine: è stata lei a liberarlo dal peccato e spetta a lui ora conservare questa ritrovata libertà fino alla morte. Beatrice per un attimo rivolge gli occhi verso il poeta e sorride, poi torna a contemplare per sempre Dio, fonte eterna di ogni gioia.
Nella “Vita Nuova” dopo il brevissimo proemio (cap. I), Dante descrive il primo incontro con Beatrice quando entrambi hanno nove anni, presentandola come un'angiola giovanissima, vestita di rosso e talmente bella da provocare l'immediato innamoramento (cap. II). Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare. Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia.
In quello punto dico veracemente che lo spirito de la vita, lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia ne li menimi polsi orribilmente; e tremando disse queste parole: "Ecce deus fortior me, qui veniens dominabitur michi". ... D’allora innanzi Amore mi comandava molte volte che io cercasse per vedere questa angiola giovanissima; onde io ne la mia puerizia molte volte l’andai cercando, e vedeala di sì nobili e laudabili portamenti, che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Omero: "Ella non parea figliuola d’uomo mortale, ma di deo".
Al centro della scena si stagliano i due amanti, l’uno tende verso l’altro, cercando di sfiorarsi, ma il bacio resta lì oscillante tra i corpi. I due amanti sono uniti da una travolgente passione, i loro volti sono coperti da un panno bianco che cela le loro individualità. Un bacio quasi “impossibile”, un bacio passionale, quanto tormentato. I due amanti consumano un amore silente, tacitamente uniti, adoperano e comunicano soltanto con il linguaggio fisico, quello più viscerale radicato in ognuno di noi. Il senso di impossibilità è quello che pervade l’intero dipinto, è un’aspettativa mancata, un’unione che tende a tardare e accresce maggiormente l’illusione. Il panneggio sottolinea questo messaggio dell’impossibilità, dell’insuccesso dell’unione. Si avverte una vera e propria rottura tra ciò che è celato e ciò che è visibile, tra il desiderio di unirsi e la sua irrealizzabilità, tra l’idea del non finito e la completezza dello scenario. “Les Amants” diventa il manifesto dei sentimenti di attesa, della disperazione, dell’amore, dell’essere umano che lo cerca senza sosta e che mai rinuncerà a volerlo vivere.
Da queste parole traspare soprattutto una mancanza di dialogo nella relazione: ci si accusa di non sapersi leggere nel pensiero, di non captare o non riuscire a mandare i segnali di allarme trasmessi dall’altro. Tutti fraintendimenti, insomma, che si sarebbero risolti con un dialogo a cuore aperto e capace, forse, di salvare questo amore ormai finito.
Su un punto però la coppia è d’accordo: il loro amore era una come una patria da difendere e, ora che non c'è più nulla per cui lottare, entrambi sono destinati all’esilio.
Ci sono stati esattamente quattro momenti che hanno segnato la mia vita.
Questo è stato il primo.
Blossom Grove, Georgia Stati Uniti d’America Età: cinque anni Stavo salendo gli scalini del mio portico quando vidi qualcosa muoversi sul lato della casa di fronte alla mia.
La mia mano si bloccò sulla ringhiera e vidi una bambina, con un vestito azzurro, che stava scavalcando la finestra. Saltò giù sull’erba e si pulì le mani sulle cosce. Quando guardò in su, guardò dritto verso di me. Poi sorrise. Mi fece un sorriso enorme. Agitò la mano per salutarmi, veloce, poi di corsa si fermò davanti a me.
Allungò la mano. «Ciao, mi chiamo Poppy Litchfield, ho cinque anni e vivo alla porta accanto». ... «Rune credo che dovremmo essere migliori amici».
«Migliori amici?» Chiesi.
Poppy annuì e spinse la mano ancora di più verso di me. Lentamente allungai la mia, afferrai la sua mano e le diedi due strette, come mi aveva mostrato.
Una stretta di mano.
«Quindi adesso siamo migliori amici?» Chiesi, quando Poppy ritirò la sua.
«Sì!» Rispose con entusiasmo. «Poppy e Rune». Si portò un dito al mento e guardò in alto. Nuovamente spinse le labbra in fuori, come se stesse pensando intensamente. «Suona bene, non trovi? ‘Poppy e Rune, migliori amici all’infinito!’»
In questi versi Cavalcanti, come Dante, parla con la ballata e le dice di portare sue notizie all’amata essendo lui impossibilitato a farlo poiché in esilio. La ammonisce però di non farsi vedere da nessuno che non fosse nobile, perché altrimenti sarebbe stata aspramente criticata. Questo particolare mi ha ricordato il carme 5 del Liber catulliano “Viviamo, mia Lesbia, e amiamo”.
Avvertita la straordinaria forza della donna, la sua determinazione e in seguito la sua disperazione, Seth se ne innamora e cresce così in lui il desiderio di provare le stesse sensazioni dei comuni esseri umani. Seth decide allora di palesarsi agli occhi di Maggie per aiutarla a superare la crisi, conquistandone gradualmente la fiducia e il cuore. Maggie, tuttavia, nutre ancora dei dubbi su quello strano ragazzo che non le dà il suo numero di telefono, non ha mai fame o sonno e se si taglia non versa sangue e non prova dolore. Seth comprende che Maggie non potrà mai stare con lui se resterà un angelo, decide così di compiere l'unica azione possibile, e cioè "cadere", abbandonare la condizione di creatura ultraterrena e diventare uomo a tutti gli effetti.
Dolce Stil Novo
DAMATO LUCIA
Created on November 21, 2023
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L'amore
Dal Dolce stil novo ai nostri giorni
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Indice
dammi mille baci
Introduzione
Cavalcanti
la critica degli uomini vili
exile
viviamo lesbia
Donna angelo
gli amanti
city of angel
vita nuova
conclusione
Il Dolce Stil Novo
i temi principali
Cos'è il Dolce Stil Novo?
Il Dolce Stil Novo è una corrente poetica che si sviluppa a Firenze tra il 1280 e il 1310. I suoi principali esponenti sono Guido Guinizelli, Guido Cavalcanti e Dante Alighieri mentre il tema centrale è l’amore. Ritroviamo sempre la presenza di un cuore nobile e la figura della donna-angelo. Dal punto di vista stilistico notiamo un lessico più leggero e un maggiore impegno dottrinale. Ognuno dei poeti che hanno fatto parte di questa corrente letteraria ha una sua unicità che lo contraddistingue. Questa era la visione dell’amore alla fine del ‘200 ma com’è cambiata nel corso del tempo? L’amore è ciò che descrivevano gli Stilnovisti o c’è qualcosa di più? Oggi analizzeremo, partendo dalla visione Stilnovistica, l’amore in tutte le sue sfaccettature così da notare le somiglianze e le differenze con le credenze passate.
Cavalcanti e la visione pessimistica dell'amore
Una delle visioni più ricorrenti dell’amore ai giorni nostri e quella dell’amore finito male, del dolore che l’amore può portare tanto che ci si sente morire, quando i due amanti passano dal non poter stare divisi all’amarezza dei rimpianti e aelle delusioni che incrinano il rapporto. Questa è sicuramente una visione molto simile a quella che aveva Cavalcanti dell’amore. Cavalcanti infatti vedeva l’amore come una sventura più che una salvezza, come qualcosa che scombina completamente l'armonia tra i propri spiriti (funzioni vitali come il cuore, la mente, gli occhi…). L’amore perciò può solo portare cose negative nella vita, può portare solo scompiglio, dolore, amarezza. In particolare vorrei soffermarmi sul sonetto “Tu m'hai sì piena di dolor la mente” Ecco riportati alcuni versi:
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EXILE
Questo particolare sonetto mi ricorda molto la canzone “Exile” di Taylor Swift ft. Bon Iver. Exile racconta la storia di un certo uomo e una certa donna che una volta erano una coppia. Tuttavia, per qualche motivo, non sono stati in grado di accrescere il loro amore e far fiorire la loro unione. Il risultato finale è stato che sono stati fatti a pezzi. Agli occhi degli ex amanti, vedersi da lontano, fa sentire loro di essere in esilio dalle rispettive amate terre (l'uno dell'altro). Exile suona come una conversazione sofferta tra una coppia ormai in separazione. Il contrasto di voci tra Taylor Swift e Justin Vernon dei Bon Iver mette ancor più in risalto l’intensità di tale dialogo in cui ognuno, nel dolore, cerca di far valere le proprie ragioni.
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Come detto, un'altro tema ricorrente nella poetica del Dolce Stil Novo è la caratterizzazione angelica della donna amata, tematica che vede la sua massima espressione nella canzone "Donne che avete intelletto d'amore"
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Questo ideale della donna angelo non è rimasto invariato nel corso dei secoli ma anzi ha subito delle variazioni. In tempi più moderni potremmo dire che la situazione si è ribaltata e che in molti film troviamo la figura dell’angelo che si innamora di una donna mortale. Un esempio è il film “City of angels”
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City of Angels
La Vita Nuova
Dante è uno degli autori più influenti del Dolce Stil Novo e nelle sue opere è descritta la stessa concezione d’amore che avevano gli Stilnovisti. Dante ha scritto molte opere, molte incentrate sul suo amore per Beatrice. Una delle più importanti è la Vita Nuova. La Vita Nuova è la prima opera organica progettata e realizzata da Dante, portata a termine introno al 1293-95. Si tratta di un «prosimetro», ovvero un'opera che alterna passi in prosa a componimenti poetici: è divisa in 42 capitoli e comprende 31 liriche. È difficile definire il genere cui appartiene la Vita nuova, dal momento che essa può apparire un romanzo autobiografico, una raccolta di liriche, un'opera allegorica. L'opera racconta le tappe principali dell'amore tra Dante e Beatrice, in un arco di tempo che va dal primo incontro dei due a nove anni di età fino al periodo successivo alla morte della donna.
Dammi mille baci
La storia d’amore di Dante e Beatrice mi ha ricordato la trama di un libro intitolato “Dammi mille baci”.
Ecco i motivi per cui la storia tra Dante e Beatrice e quella di Rune e Poppy sono tanto simili
Mi ha subito colpito la somiglianza tra queste due storie d’amore, che sono al tempo stesso tanto simili e tanto diverse. Le due coppie si incontrano da piccoli, rispettivamente a 9 e 5 anni, perciò questa potrà sembrare la prima differenza ma in realtà c’è un dettaglio molto importante. Infatti Dante a novi anni si innamora di Beatrice, dal momento in cui la incontra è amore a prima vista, Poppy e Rune invece si incontrano a 5 anni, diventano dapprima amici ma il loro amore sboccerà a 9 anni, proprio come Dante e Beatrice, quando lui le prometterà di aiutarla a riempire il suo vasetto di baci. Tutte e due le storie d’amore hanno un finale tragico, Beatrice e Poppy muoiono troppo giovani, e Dante e Rune dovranno sopportare lo straziante dolore della perdita. Dovranno farsi forza per onorare il ricordo della loro amata. Così Dante deciderà di “scrivere di lei ciò che mai e stato scritto di nessuna” rendendo Beatrice indelebile nel corso dei secoli. Rune invece supererà il dolore quando un anno dopo la morte di Poppy farà volare nel cielo 1000 lanterne, tante quanti i loro baci incisi su ognuna di esse. Ed infine arriviamo a quella che secondo me è la similitudine più grande tra queste due storie: l’incontro in paradiso. Sia Dante che Rune si ricongiungeranno con le loro amate in paradiso. Dante, durante il suo viaggio ultraterreno nella Divina Commedia, 10 anni dopo la morte di Beatrice la incontrerà nel paradiso terrestre. Rune allo stesso modo 10 anni dopo la morte di Poppy, la incontrerà nuovamente in paradiso, dopo la sua stessa morte, dove potranno vivere il resto dell’eternità insieme.
La critica degli uomini vili
Un tema ricorrente nei sonetti e nelle canzoni degli Stilnovisti è la credenza che l’amore non sia per tutti ma solo per chi è nobile abbastanza da meritarselo. Infatti gli Stilnovisti parlano sempre di come l’amore trovi il suo posto solo nei cuori gentili; cioè nobili d’animo. L’amore è solo per le persone nobili di cuore. Non mancano componimenti nei quali gli autori parlano apertamente ad un gruppo ristretto di persone poiché definito l'unico in grado di capire l’amore. Ad esempio in “Donne che avete intelletto d'amore” Dante parla solo con le donne che comprendono l’amore perché gli altri se lo sentissero parlare della donna amata non lo capirebbero. Alla fine Dante “ammonisce” la sua stessa canzone dicendole di non andare dove ci sia gente vile, ma di presentarsi solo a coloro che, gentili di cuore, la capiscano e le indichino la strada verso Beatrice, cioè “colei di cui la canzone fa le lodi”. Sempre trattando questo argomento vorrei soffermarmi su alcuni versi della ballata “Perch'i' no spero di tornar giammai” di Guido Cavalcanti.
La critica degli uomini vili
La similitudine con i versi di cavalcanti è evidente. La critica nei confronti di tutti coloro troppo aridi di cuore per comprendere l’amore. Il doversi nascondere agli occhi degli altri senza poter manifestare liberamente il proprio amore. L’angoscia che si prova a sapere che tutti si scagliano contro il tuo amore ma la consapevolezza che loro non lo proveranno mai. I due autori seppure a modo loro denunciano i pettegolezzi della gente e, uno rivolgendosi alla sua stessa opera, l’altro parlando metaforicamente alla sua amata, le chiedono di non farsi vedere per non rovinare il loro amore con i giudizi altrui. Si ricorre quindi il tema dell’amore gentile, nobile, non alla portata di tutti e condivisibile solo con pochi, solo con chi l’ha provato sulla propria pelle e non giudicherebbe perché sa cosa si prova ad essere innamorati.
Considerazioni finali
L’amore è e sempre sarà ciò che muove il mondo. L’amore in tutte le sue forme e sfumature, positive e negative, riempie le nostre vite. Una vita senza amore sarebbe una vita vuota, triste, che non vale la pena di essere vissuta. Ovviamente il concetto d’amore ha subito un'evoluzione nel tempo, sono cambiate le credenze, le usanze e il modo di vedere l’amore. Oltre alle differenze ci sono punti in comune con il passato che ci fanno capire come, nonostante siano passati secoli, l’amore in sè per sè è sempre lo stesso, cambia la nostra percezione di esso nel tempo ma ciò che non cambia è la potenza di questo sentimento che ha sempre caratterizzato e continuerà a caratterizzare per sempre la vita dell’uomo.
Lavoro a cura di:
Lucia Damato
Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,e i rimproveri dei vecchi pedanti tutti insieme non consideriamoli un soldo.I giorni tramontano e tornano;ma noi quando cade la breve luce della vita,dobbiamo dormire una sola interminabile notte. Donami mille baci, poi ancora cento,poi altri mille, poi ancora altri cento,poi di seguito mille, e poi di nuovo altri cento. Quando poi ne avremo dati migliaia,confonderemo le somme, per non sapere (il numero dei baci),e perché nessun malvagio ci invidi, sapendo che esiste un dono così grande di baci.
Possiamo subito notare la differenza sostanziale tra l’opera di Date e il film: nella prima la donna è un angelo perciò con la sua e purezza conquista l’uomo, mentre nel secondo è l’uomo ad essere un angelo e nonostante questo è lui a rimanere inerme e ad innamorarsi di una donna umana. La figura della donna in un certo senso è ancora più esaltata perchè persino gli angeli si innamorano di lei e rinunciano alla loro immortalità per il suo amore. L’amore per la donna è così potente da atterrire una creatura divina, da spingerla a rinunciare alla beatitudine per vivere nella limitatezza umana.
Accadde due giorni dopo. Quando la sua mamma si fece da parte, vidi la mano di Poppy protendersi. Stava cercando me. Inspirando profondamente, obbligai i miei piedi pesanti come piombo a spingersi fino al letto. «Ehi, Poppymin», la salutai e mi sedetti sul bordo del letto. «Ehi, piccolo» rispose, con la voce che ora era appena più alta di un sussurro. Portai la mia mano alle sue e le premetti un bacio sulle labbra. Appoggiai la fronte contro la sua, solo per un’ultima volta. Quando mi allontanai, Poppy mi guardò negli occhi e disse: «Ti vedrò nei tuoi sogni». Cercando di frenare le mie emozioni, risposi, con voce arrochita: «Ti vedrò nei miei sogni». Lei sospirò, con un sorriso pacifico che le adornava il viso. Poppy espirò dal naso, mentre il suo profumo mi travolgeva… e, infine, non respirò più. Fui sommerso di colpo da così tante emozioni da non sapere cosa fare. Non riuscivo più a trattenere le mie lacrime, quindi le lasciai andare, con tutta la loro violenza. Questo fu il quarto e ultimo momento che segnò la mia vita: perdere la mia ragazza. ... Poppy Litchfield era solo una ragazza di diciassette anni che veniva da una piccola città della Georgia. Ma, dal giorno in cui l’avevo incontrata, aveva capovolto il mio mondo. E anche adesso, dopo la sua morte, lei continuava a cambiarlo, arricchendolo e riempendolo di una bellezza incondizionata che non avrebbe mai avuto rivali.
I versi di Catullo mi hanno ricordato un dipinto che secondo me li rappresenta al meglio. Si tratta di “Gli amanti” di René Magritte. Gli amanti è il titolo di un' opera, un olio su tela, dipinta da René Magritte nel 1928 e attualmente conservata al MoMA di New York. La scena, ritratta con stile realistico, rappresenta il bacio fra un uomo e una donna i cui volti sono completamente avvolti da un panno bianco. Il punto di vista è molto ravvicinato e le due figure sono ritratte solo per la testa e fino alle spalle. Di lei vediamo: il capo, completamente avvolto da un panno chiaro e drappeggiato che circonda anche il collo coprendolo e la spalla destra. Nella parte destra della tela c’è un uomo che appoggia il viso, ugualmente coperto per intero da un altro panno bianco, su quello della donna, come per baciarla. La scena si svolge in un interno, del quale scorgiamo solo una parete frontale di colore blu.
Dammi mille baci è un romanzo scritto da Tillie Cole. Protagonista della storia è il grande e incomparabile amore tra un ragazzo norvegese, Rune Kristiansen, e una ragazza, Poppy Litchfield. I due si conoscono per la prima volta all’età di cinque anni, quando la famiglia di Rune si trasferisce da Oslo a Blossom Grove, in Georgia, proprio nella casa accanto a quella della famiglia Litchfield. Tra i due bambini nasce subito un’amicizia speciale, che ben presto si trasforma in amore. All’età di nove anni Poppy perde la nonna, la quale, prima di morire, regala alla nipote un vasetto di vetro contenente mille cuori di carta rosa e spiega che le servirà a conservare tutti i baci che riceverà. Quando la bambina mostra il vasetto a Rune, egli le confessa il suo amore e le promette che sarà lui, e lui soltanto, a darle i baci per riempire il vasetto.
Il tema predominante tra la poetica di Cavalcanti e questa canzone è sicuramente il dolore che l’amore può portare. La rassegnazione al pensiero di un sentimento non ricambiato e il pentimento e il rimpianto al ricordo di qualcosa che non tornerà mai come prima. La vera differenza tra il sonetto di Cavalcanti e la canzone è che il dolore è narrato da punti di vista differenti. Nel sonetto di Cavalcanti viene descritto solo il suo dolore. La mente vorrebbe morire e il cuore sospira addolorato tanto che Amore stesso prova pietà di lui. In exile invece avviene una sorta di dialogo tra il dolore di lui e di lei, i due amanti parlano insieme dandosi colpe a vicenda per la fine del loro rapporto, per non essersi accorti prima che qualcosa non andava, per non essere riusciti a risolvere la situazione. C’è stata quindi un’evoluzione rispetto al passato, il dolore non è più unilaterale ma è approfondito da tutti i punti di vista.
Tu m'hai sì piena di dolor la mente, che l'anima si briga di partire, e li sospir che manda 'l core dolente mostrano agli occhi che non può soffrire.
Amor, che lo tuo grande valor sente, dice: "E' mi duol che ti convien morire per questa fiera donna, che niente par che piatate di te voglia udire".
Purtroppo, all’età di quindici anni, Rune riceve dal padre una notizia che cambierà la sua vita: per cause di lavoro, la sua famiglia deve tornare per alcuni anni in Norvegia. Poppy e Rune si salutano promettendo di aspettarsi a vicenda, ma, dopo alcuni mesi, Poppy smette di rispondere alle chiamate e ai messaggi. Due anni dopo, Rune torna in Georgia. I due non si parlano, ma soprattutto Poppy non riconosce più Rune: è diventato un ragazzo arrabbiato, che fuma, beve, è arrogante e odia i suoi genitori. Una sera, Poppy scappa da una festa dopo aver visto Rune con un’altra ragazza. Lui la insegue all’istante e finalmente si ritrovano a parlare nel frutteto dietro casa, il loro posto preferito da quando erano bambini. Ė qui Poppy rivela a Rune il motivo del suo distacco: sta morendo per colpa di una grave malattia, le restano soltanto pochi mesi di vita ed è sparita dalla vita di Rune per evitare di farlo soffrire. Da questo momento in poi, i due riprendono la loro storia d’amore. Poppy continua a riempire il vasetto dei baci, vivendo la sua storia d’amore e godendo al massimo di ogni attimo della vita che le rimane.
Questo dipinto mi ricorda i versi di Catullo, il concetto dell’amore impossibile, irrealizzabile che accresce il desiderio di viverlo. I due amanti nel dipinto mi ricordano molto Catullo e Lesbia, passionali, vogliosi di vivere il loro amore ma ostacolati dagli altri, da questo panno sui loro visi che li tiene separati. É come se quel panno fossero tutte le critiche, i giudizi, i pensieri maligni di quella società retrograda che non apprezza il loro l’amore e che li costringe a vivere in questa perenne attesa, nella voglia di prendere ciò che vogliono ma impediti nel farlo.
Così Seth compie il “salto” e diventa umano, e può finalmente amare liberamente Maggie, che ricambia con ardore i suoi sentimenti. Ma purtroppo il destino non è dalla loro parte perché subito Maggie viene investita da un camion e muore tra le braccia di Seth. Lui ne rimane straziato ma nonostante il dolore comprende che il mondo e la vita umana sono comunque meravigliosi e intensi, che vale la pena viverli fino in fondo e decide quindi di restare 'umano'.
L’8 giugno del 1290 moriva Beatrice. Non aveva ancora compiuto venticinque anni, era di pochi mesi più giovane di Dante. La sua morte improvvisa lasciò un segno indelebile nel poeta fiorentino. Nell’ultimo capitolo della Vita Nova, il poeta promette di non scrivere più per quella donna finché non abbia raggiunto la capacità di comporre versi così belli che nessuno ha mai composto per il proprio amore."Dopo il sonetto precedente mi apparve una visione celeste, nella quale vidi cose che mi suggerirono di non parlare più di Beatrice, ormai eletta beata, finché io potessi poetare più degnamente in sua lode. E per giungere a ciò io mi impegno molto, com’ella sa con certezza. Cosicché, se sarà volontà di Dio per il quale tutto il mondo vive, che la mia vita duri per altrettanti anni, io spero di scrivere di lei ciò che mai fu detto di nessuna donna. E al termine voglia Dio, che è Signore di tutte le virtù, che la mia anima possa andare a mirare la gloria della sua donna, cioè della benedetta Beatrice, che nel Paradiso contempla gloriosamente il volto di colui che è benedetto per tutti i secoli."
Rune. Dieci anni dopo Aprii gli occhi quando mi svegliai, col frutteto che iniziava ad apparire distintamente davanti ai miei occhi. Sentivo il sole splendente sul viso, il profumo ricco dei petali dei fiori mi riempiva i polmoni. Presi un respiro profondo e sollevai la testa. La vidi sorridere ai fiori. Poi la vidi accorgersi di me, al centro del frutteto. Vidi un sorriso enorme allargarsi sulle sue labbra. «Rune!» Chiamò eccitata e corse dritta verso di me. Sorridendole a mia volta, la sollevai tra le braccia e lei mi gettò le sue al collo. «Mi sei mancato!» Mi sussurrò nell’orecchio e la strinsi ancora un po’ più vicina a me. «Mi sei mancato tantissimo!» …… E allora capii. Compresi perché tutto questo mi sembrava così reale. Il mio cuore iniziò ad accelerare nel petto. Perché se questo era reale… Se avevo afferrato bene… «Poppymin?» Chiesi e presi un respiro profondo. «Questo non è un sogno… Vero?» Poppy si spostò, per mettersi in ginocchio davanti a me, e mi posò le mani delicate sulle guance. «No, piccolo» sussurrò e cercò i miei occhi. «Potrò stare qui con te? Per sempre?» Chiesi, pregando che fosse vero. «Sì» rispose dolcemente Poppy, e riuscii ad avvertire la totale serenità della sua voce. «La nostra prossima avventura».
His pov
Her pov
Step right out, there is no amount of crying I can do for you all this time We always walked a very thin line You didn't even hear me out You never gave a warning sign All this time I never learned to read your mind I couldn't turn things around 'Cause you never gave a warning sign
(You didn't even hear me out)
(I gave so many signs)
(Never learned to read my mind)
(You never turned things around)
(I gave so many signs)
Un angelo si lamenta nella mente di Dio e dice: «O Signore, nel mondo si vede un miracolo incarnato che si manifesta in un'anima e che risplende fin quassù» Il cielo, che non ha altro difetto se non che manca di lei, la chiede al suo Signore, e ogni santo ne chiede a gran voce la grazia.»
Amore dice di lei: «Come può una creatura terrena essere così bella e pura?». Poi la osserva e giura tra sé e sé che Dio intende fare di lei qualcosa di straordinario
City of Angels - La città degli angeli è un film del 1998 diretto da Brad Silberling, ispirato a Il cielo sopra Berlino (1987) di Wim Wenders. La dottoressa Maggie Rice è una stimata cardiologa che lavora in un grande ospedale di Los Angeles. Durante un intervento che sembrava di routine e praticamente riuscito, il paziente muore sotto i ferri. In seguito a questo episodio, la dottoressa Rice va incontro a una profonda crisi, che la porta a dubitare di se stessa e delle sue capacità. All'interno dell'ospedale vi è anche Seth, un angelo immortale vestito di nero che ha il compito di offrire conforto spirituale ai malati e di accompagnare i morenti nel loro ultimo viaggio. Egli è invisibile e solo chi sta per morire può avvertirne la presenza. Seth è al fianco dell'anima dell'uomo che muore durante l'operazione della dottoressa Rice.
Come è possibile notare leggendo questi versi la caratterizzazione angelica della donna amata e totalizzante tanto che Dante la paragona, da rigoroso cristiano quale era, a qualcosa di divino quindi, indirettamente, a Dio stesso. Il Cielo è imperfetto solo perché non vi è lei e tutti gli angeli e i santi la reclamano, tanto da pregare Dio di portarla da loro. La donna amata perciò è considerata così perfetta che sarebbe impossibile non innamorarsi di lei, non rimanere folgorati da tanta bellezza essendo lei un vero e proprio angelo.
La vicenda di Dante e Beatrice si conclude nella Divina Commedia quando Dante incontra nel Paradiso Terrestre Beatrice che sarà la sua guida. Dante è giunto in cima alla montagna del Purgatorio dove trova il Paradiso Terrestre. Qui incontra Beatrice, a dieci anni dalla sua morte. La donna gli appare avvolta in una nuvola di fiori gettati dagli Angeli, simile al sole, che all’alba è avvolto di nebbia rosata perché si possa sostenerne la vista. Beatrice non è tenera nei suoi confronti: lo rimprovera di aver ceduto alle debolezze e alle passioni terrene. Dopo la sua morte infatti Dante si era dato ad altri amori e aveva abbandonato la diritta via mentre lei non aveva mai abbandonato il suo poeta ed era discesa nel Limbo per implorare Virgilio di salvarlo quando si era perduto nella selva del peccato. Dante sospira, piange, tiene gli occhi bassi per la vergogna, e poi conferma tutte le sue colpe. Beatrice lo invita ad alzare gli occhi verso di lei: il volto della donna è coperto da un velo, ma la sua bellezza è ugualmente così straordinaria che Dante cade a terra privo di sensi. Beatrice comunque perdona Dante, si toglie il velo e gli mostra tutta la bellezza del suo viso. Alla fine Dante le rivolge parole piene di gratitudine: è stata lei a liberarlo dal peccato e spetta a lui ora conservare questa ritrovata libertà fino alla morte. Beatrice per un attimo rivolge gli occhi verso il poeta e sorride, poi torna a contemplare per sempre Dio, fonte eterna di ogni gioia.
Nella “Vita Nuova” dopo il brevissimo proemio (cap. I), Dante descrive il primo incontro con Beatrice quando entrambi hanno nove anni, presentandola come un'angiola giovanissima, vestita di rosso e talmente bella da provocare l'immediato innamoramento (cap. II). Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare. Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia. In quello punto dico veracemente che lo spirito de la vita, lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia ne li menimi polsi orribilmente; e tremando disse queste parole: "Ecce deus fortior me, qui veniens dominabitur michi". ... D’allora innanzi Amore mi comandava molte volte che io cercasse per vedere questa angiola giovanissima; onde io ne la mia puerizia molte volte l’andai cercando, e vedeala di sì nobili e laudabili portamenti, che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Omero: "Ella non parea figliuola d’uomo mortale, ma di deo".
Al centro della scena si stagliano i due amanti, l’uno tende verso l’altro, cercando di sfiorarsi, ma il bacio resta lì oscillante tra i corpi. I due amanti sono uniti da una travolgente passione, i loro volti sono coperti da un panno bianco che cela le loro individualità. Un bacio quasi “impossibile”, un bacio passionale, quanto tormentato. I due amanti consumano un amore silente, tacitamente uniti, adoperano e comunicano soltanto con il linguaggio fisico, quello più viscerale radicato in ognuno di noi. Il senso di impossibilità è quello che pervade l’intero dipinto, è un’aspettativa mancata, un’unione che tende a tardare e accresce maggiormente l’illusione. Il panneggio sottolinea questo messaggio dell’impossibilità, dell’insuccesso dell’unione. Si avverte una vera e propria rottura tra ciò che è celato e ciò che è visibile, tra il desiderio di unirsi e la sua irrealizzabilità, tra l’idea del non finito e la completezza dello scenario. “Les Amants” diventa il manifesto dei sentimenti di attesa, della disperazione, dell’amore, dell’essere umano che lo cerca senza sosta e che mai rinuncerà a volerlo vivere.
Da queste parole traspare soprattutto una mancanza di dialogo nella relazione: ci si accusa di non sapersi leggere nel pensiero, di non captare o non riuscire a mandare i segnali di allarme trasmessi dall’altro. Tutti fraintendimenti, insomma, che si sarebbero risolti con un dialogo a cuore aperto e capace, forse, di salvare questo amore ormai finito. Su un punto però la coppia è d’accordo: il loro amore era una come una patria da difendere e, ora che non c'è più nulla per cui lottare, entrambi sono destinati all’esilio.
Ci sono stati esattamente quattro momenti che hanno segnato la mia vita. Questo è stato il primo. Blossom Grove, Georgia Stati Uniti d’America Età: cinque anni Stavo salendo gli scalini del mio portico quando vidi qualcosa muoversi sul lato della casa di fronte alla mia. La mia mano si bloccò sulla ringhiera e vidi una bambina, con un vestito azzurro, che stava scavalcando la finestra. Saltò giù sull’erba e si pulì le mani sulle cosce. Quando guardò in su, guardò dritto verso di me. Poi sorrise. Mi fece un sorriso enorme. Agitò la mano per salutarmi, veloce, poi di corsa si fermò davanti a me. Allungò la mano. «Ciao, mi chiamo Poppy Litchfield, ho cinque anni e vivo alla porta accanto». ... «Rune credo che dovremmo essere migliori amici». «Migliori amici?» Chiesi. Poppy annuì e spinse la mano ancora di più verso di me. Lentamente allungai la mia, afferrai la sua mano e le diedi due strette, come mi aveva mostrato. Una stretta di mano. «Quindi adesso siamo migliori amici?» Chiesi, quando Poppy ritirò la sua. «Sì!» Rispose con entusiasmo. «Poppy e Rune». Si portò un dito al mento e guardò in alto. Nuovamente spinse le labbra in fuori, come se stesse pensando intensamente. «Suona bene, non trovi? ‘Poppy e Rune, migliori amici all’infinito!’»
In questi versi Cavalcanti, come Dante, parla con la ballata e le dice di portare sue notizie all’amata essendo lui impossibilitato a farlo poiché in esilio. La ammonisce però di non farsi vedere da nessuno che non fosse nobile, perché altrimenti sarebbe stata aspramente criticata. Questo particolare mi ha ricordato il carme 5 del Liber catulliano “Viviamo, mia Lesbia, e amiamo”.
Avvertita la straordinaria forza della donna, la sua determinazione e in seguito la sua disperazione, Seth se ne innamora e cresce così in lui il desiderio di provare le stesse sensazioni dei comuni esseri umani. Seth decide allora di palesarsi agli occhi di Maggie per aiutarla a superare la crisi, conquistandone gradualmente la fiducia e il cuore. Maggie, tuttavia, nutre ancora dei dubbi su quello strano ragazzo che non le dà il suo numero di telefono, non ha mai fame o sonno e se si taglia non versa sangue e non prova dolore. Seth comprende che Maggie non potrà mai stare con lui se resterà un angelo, decide così di compiere l'unica azione possibile, e cioè "cadere", abbandonare la condizione di creatura ultraterrena e diventare uomo a tutti gli effetti.