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Mare=Ballerina
sara
Created on November 20, 2023
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Transcript
Mare=Ballerina
Gino Severini
Descrizione
ARTISTA: Gino Severini TITOLO: Mare=Ballerina DATA: Gennaio 1914 TECNICA: Olio su tela DIMENSIONI: 105,3 x 85,9 cm (compresa la cornice) COLLEZIONE: Peggy Guggenheim Collection, Venezia TIPOLOGIA: Dipinto
La forma della ballerina nel dipinto è scomparsa. Si intuiscono, grazie al titolo, delle parti di colore rosa che possono rimandare agli arti della donna. In centro, all’incrocio delle diagonali, si trova un semicerchio, di colore bianco e giallo molto chiaro. Intorno a questa figura, parzialmente invasa da uno spigolo di colore rosa, ruotano le varie parti della composizione. Si trovano semicerchi blu di varia intensità. Poi, un’ampia zona, a sinistra e a destra, di colore arancio e giallo di diverse intensità, rosso nelle parti più intense. Infine, verso sinistra, in alto delle zone più fredde di colore segnano gli spigoli. In centro e sulla parte destra, in alto, si trovano delle campiture verdi più fredde che segnano gli spigoli.
Motivazione della scelta
Sono rimasta colpita dalla resa croomatica e dopo aver analizzato l'opera ho apprezzato la fluidità e l'energia espressa dal quadro. I contrasti tra i complementari, arancio e blu, viola e giallo, rosso e verde, creano dinamismo. Si formano linee rette o circolari che suggeriscono il movimento astratto della ballerina che danza nello spazio.
Autore
Nato a Cortona, giunge quindicenne a R, dove incontra Giacomo Balla che lo avviò alla pittura divisionista, poi approfondita a Parigi a partire dal 1906 (Primavera a Montmartre, 1909). Fu tra i firmatari nel 1909 del Manifesto del Futurismo scritto da Filippo Tommaso Marinetti. A Parigi fu a contatto con Pablo Picasso, Georges Braque, Juan Gris e Guillaume Apollinaire, e partecipò al nascere e allo svilupparsi del Cubismo. Nel 1913 sposò Jeanne, la figlia del poeta Paul Fort, da cui nasceranno tre figli: Gina (1915 - 2004), Romana (1937) e Jaques (1927-1933) morto prematuramente. Fra l'ottobre 1917 e l'agosto 1918 pubblicò una serie di articoli dal titolo La Peinture d'avant-garde nella rivista De Stijl. Theo van Doesburg ha definito lo stile di Severini psychisch kubisme (in italiano: cubismo psichico).
Autore
Nonostante la permanenza a Parigi, non interrompe i contatti con l'Italia; svolge un importante ruolo di collegamento fra gli ambienti artistici francesi e italiani, unendo sensibilità cubiste e futuriste. Aderisce al movimento Futurista su invito di Marinetti e diventa uno dei firmatari, nel 1910, del manifesto della pittura futurista insieme a Balla, Boccioni, Carrà e Russolo. Nel 1912 a Parigi, organizza la prima mostra dei futuristi presso la Galleria Bernheim-Jeune. Partecipa anche alle successive esposizioni futuriste in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1913 a Londra, presso la Marlborough Gallery, è allestita la sua prima mostra personale che successivamente viene presentata alla galleria Der Sturm di Berlino. Era un frequentatore di cabaret, che rappresentò in modo efficace e originale quel mondo notturno di luci e danze in dipinti come La danza del pan pan al Monico (1911), Geroglifico dinamico del bal tabarin e Ballerina in blu (1912), giungendo a una visione caleidoscopica in cui spazio e tempo, presente e passato, insieme e particolare si fondono in una festa di luci e colori.
Dal 1921, in cui pubblica il trattato Du cubisme au classicisme ("Dal cubismo al Classicismo"), Severini passa da un'estetica "cubofuturista" ad una pittura che si può definire "neoclassica" con influenze metafisiche, dimostrandosi buon termometro di un sentire diffuso in tutta Europa dopo il grande trauma del primo conflitto mondiale. Questa evoluzione classicista rientra pienamente in quella tendenza, al suo interno molto variegata (che va da Picasso, a Derain, a De Chirico), che viene definita "ritorno all'ordine". Dal 1924 al 1934, anche a seguito di una crisi religiosa, si dedica quasi esclusivamente all'arte sacra in grandi affreschi e mosaici, in particolare per le chiese svizzere di Semsales e La Roche. Nel 1923 è presente alla Biennale romana e in seguito partecipa a due mostre del movimento artistico Novecento a Milano (1926 e '29) e una a Ginevra (1929). Nel 1930 è ammesso alla Biennale di Venezia. Si trasferisce a Roma, dove partecipa alla Quadriennale nel 1931 e nel 1935, anno in cui vince il Gran premio per la pittura, presentando un'intera sala a lui dedicata. Torna a Parigi, dove realizza una grande decorazione per l'Esposizione Universale, e in seguito alterna soggiorni tra la Francia e Roma.
Nel secondo dopoguerra ritorna ai soggetti del suo periodo futurista, riscrivendo in chiave di decorativismo astratto alcune delle proprie opere futuriste. Nella primavera del 1947 espone a Parigi in una mostra organizzata dall'amico Guido Seborga nella galleria Billiet di Gildo Caputo Nel 1949-1950, Severini aderisce al progetto dell'importante collezione Verzocchi, sul tema del lavoro, inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera Simboli del lavoro. La collezione Verzocchi è attualmente conservata presso la Pinacoteca Civica di Forlì. Si trasferisce definitivamente a Parigi, dove avrà una cattedra di mosaico con Riccardo Licata come assistente. Il 26 febbraio 1966 muore nella sua casa a Parigi. Il 15 aprile dello stesso anno le sue spoglie vengono traslate a Cortona, sua città natale.