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MOSTRI E DIVINITà FEMMINILI

STEFANIA FALCIONI

Created on November 19, 2023

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Transcript

MOSTRI E DIVINITA'FEMMINILI

di Stefania Falcioni, II B, liceo classico

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INDice

gorgoni

II

sfinge

scilla e cariddi

III

odissea, canto XII, verso 90-100

IV

sirene

cariti o grazie

VI

Gorgoni

Le gorgoni, figlie di Forco e di Ceto, Erano tre sorelle, Steno, Euriale e Medusa. Figure mostruose con ali d'oro, mani di bronzo, al posto dei capelli serpenti, e chiunque le guardasse negli occhi rimaneva pietrificato. La gorgone più nota era Medusa: la custode degli Inferi. Secondo altri miti, invece, erano creature bellissime, e Perseo aveva ricevuto il permesso di uccidere Medusa perché si era vantata della sua bellezza. Le Gorgoni rappresentavano la perversione nelle sue tre forme: Euriale rappresentava la perversione sessuale, Steno la perversione morale e Medusa la perversione intellettuale.

Sfinge

II

La sfinge è una figura mitologica raffigurata come un mostro con il corpo di leone e testa umana, di falco o di capra, talvolta dotato di ali. Generalmente il ruolo delle sfingi è associato a strutture come tombe o i templi religiosi. Secondo alcuni studiosi la più antica raffigurazione di sfinge conosciuta , ovvero una scultura, sarebbe stata trovata nel sito di Nevali Çori, e datata al 9.500 a.C.

Sfinge nella mitologiagreca ed egiziana

II

III

Scilla e Cariddi

Scilla e Cariddi sono iconiche figure mostruose della mitologia greca. Scilla venne trasformata in un mostro, per invidia di della maga circe, mentra cariddi fu trasformata in un gigantesco mostro marino spaventoso per punizione da zeus. Scilla e Cariddi divennero così le creature più temute, infestando le acque della sponda di Messina. Scilla infatti divora gli uomini, Cariddi risucchia le navi tre volte al giorno, facendole naufragare. Secondo il mondo greco antico, queste figure mostruose si trovavano a metà tra l’umano e il divino. Infatti lo stretto di Messina era un luogo pericoloso e temuto al tempo. Cariddi è un mostro quasi invisibile, amorfo, Scilla è invece descritta in modo preciso nell’ odissea da omero.

IV

odissea, canto XII, verso 90-100

"Dodici piedi ha questa; ma niuno le serve al cammino; ed ha sei colli, lunghi, lunghissimi; e termina ognuno con una testa orrenda; e quivi, tre file di denti, fitti s’addensan, molteplici, pieni di livida morte. Sta rimpiattata sempre nel mezzo del concavo speco, e solamente sporge la testa dal bàratro orrendo. Quivi alla pesca sta, spiando allo scoglio d’intorno cani di mare, o delfini, o quale altro mostro piú grande possa ghermir, che a mille nutrisce Anfitríte sonora. Né si potranno mai dar vanto i nocchieri, che illesi siano sfuggiti ad essa; perché ciascheduno dei capi stende, e ghermisce un uomo dal grembo alle cerule navi. Ulisse, e l’altra rupe vedrai, ch’è di molto piú bassa; l’una vicina all’altra: ché distano un tiro di freccia. Un caprifico grande vi sorge, un rigoglio di fronde; e sotto a questo, inghiotte del mar l’onde negre Cariddi. Tre volte al giorno fuori li gitta, tre poi li ringoia terribilmente."

Sirene

Le sirene (in greco antico: Σειρήν) sono creature favolose della mitologia classica, raffigurate con la parte superiore del corpo di una giovane donna, e quella inferiore di uccello o di pesce. Queste erano rappresentate con in mano un'anguilla o uno specchio e un pettine come simbolo di vanità. Avevano un canto melodioso che ammaliava i naviganti e provocava naufragi e quindi la morte sugli scogli della penisola sorrentina. I miti che si riferiscono alle sirene sono molti, e riguardano soprattutto le loro origini: alcuni miti greci ipotizzavano che le sirene fossero figlie di Acheloo e Mnemosine, o Calliope, o Tersicore. Nel corso dei miti, notiamo che solo due navi sfuggono al loro canto: quella degli Argonauti e quella di Ulisse, di ritorno dalla guerra di Troia.

Le sirene e Ulisse

Le sirene e gli Argonauti

Le sirene ai giorni nostri

Cariti o Grazie

VI

Le Cariti (in greco antico: Χάριτες ), sono nella mitologia greca dee della grazie e nella mitologia romana conosciute come Grazie (in latino: Gratiae). Legate sin dall'origine al culto della natura e della vegetazione. Sono anche le dee della gioia di vivere ed infondono la gioia della Natura nel cuore degli dèi e dei mortali. Queste dee benefiche sono ritenute figlie di Zeus e di Eurinome, dea dei prati e dei pascoli d'acqua, e sorelle del dio Fluviale Asopo.

cariti secondo Esiodo (greche)

VI

Secondo Esiodo, le cariti erano tre: -Aglaia, l'Ornamento ovvero lo Splendore; -Eufrosine, la Gioia o la Letizia; -Talia, la Pienezza ovvero la Prosperità e Portatrice di fiori.

Le Grazie secondo Seneca (romane)

VI

Seneca riporta alle grazie come il triplice simbolo della generosità (l'offrire, l'accettare ed il restituire), simboleggiato dall'intreccio delle mani delle Cariti. Infatti già i romani usavano l'espressione "gratias agere" ovvero "rendere grazie". le tre dee sarebbero anche le tre forme dell'Amore e denominate dai romani in questo modo: Castitas (la Castità, colei a cui è rivolta la freccia di Cupido), Voluptas (la Voluttà, il desiderio) e Pulchritudo (la Bellezza).

Fonti

VII

wikipedia, storicang.it, SiViaggia, l'angolo della prof: Scilla e cariddi.

wikipedia, sullacrestadellonda.it: gorgoni

wikipedia: Sfinge.

wikisuorce: odissea testo scilla e cariddi

wikipedia, romanoimpero.com, enciclopedia Treccani: cariti ograzie

wikipedia, studenti.it, skuola.net: sirene

Fine, grazie per l'attenzione!