Il Barocco
Giovan Battista Marino
- Come egli scrisse "è del poeta il fin la meraviglia", il poeta deve stupire.
- Riprende l'uso delle figure retoriche: ossimoro,iperbole.
- Utilizza il Concettismo che nasce tra letteratura e metafore.
- Viene accetata la sua poesia costituata da molti temi, rifiutato il modello di Petrarca monotematico perchè è inimitabile.
- Attorno a lui i "marinisti" che riprendono la ricerca alla meraviglia.
- "Estetica del brutto", in cui nelle poesie d'amore la donna è sdentata, pidocchiosa, calva e zoppa.
La vita
- Nasce a Napoli, ma è costretto ad abbandonarla dopo essere stato incarcerato.
- A Roma scrive le prime due parti delle "Rime" che poi unisce ad una terza parte la "Lirica".
- A Torino si fa nominare cavaliere da Carlo Emanuele I di Savoia , ed ebbe un conflitto con Murtola.
- A Parigi pubblica "La galeria" e " L'Adone".
- Torna poi in Italia e muore a 50 anni per un' nfezione alle vie urinaie.
Nella Murtoleide scrisse : "Chi non sa fare poesia che faccia lo stalliere"
Donna che si pettina Da La lira
Onde dorate, e l’onde eran capelli,
Navicella d’avorio un dì fendea; una man pur d’avorio la reggea
per questi errori prezïosi e quelli; e mentre i flutti tremolanti e belli
con drittissimo solco dividea, l’òr de le rotte fila Amor cogliea, per formarne catene a’ suoi ribelli. Per l’aureo mar, che rincrespando apria
il procelloso suo biondo tesoro,
agitato il mio core a morte gìa. Ricco naufragio, in cui sommerso io moro,
poi ch’almen fûr, ne la tempesta mia,
di diamante lo scoglio e ’l golfo d’oro.
Tipico esempio di poesia barocca
- Descrive il pettinarsi come se fosse incredibile.
- Parla del pettine d'avorio che passa tra i capelli dividendoli in ciocche, guidato dalla mano bianca della donna.
- I capelli spezzati diventano oro, l'amore li utilizza per formare catene, per incatenare gli innamorati.
- Marino racconta di essersi lasciato andare nella chioma di cui si è innamorato.
Adone Canto x
Narrazione di vicende mitologiche Costiuto da 20 canti,più di 40.000 versi.
- Storia d'amore tra Venere e Adone.
- Guidati da Mercurio vanno alla scoperta delle meraviglie dell'universo e nel cielo della Luna.
- Elogio al telescopio di Galileo Galilei .
- Mercurio invita Adone ad osservare la Luna attraverso il telescopio, spiegandoli che non è perfetta .
Elogio della rosa
Racconto del primo incontro tra Venere e Adone
- Venere punta dalla spina di una rosa,cerca una fontana per pulirsi la ferita e incontra Adone addormentato.
- Fa un inno alla rosa , pensa che sia stata colei che li ha fatti incontrare.
- Vuole salutare la rosa prima di andare via.
- Infine paragona la rosa ad un'imperatrice, e le spine alle sue guardie che la prottegono
Wlliam Shakespeare Sonetto 130
Non sono in nulla uguali al sole gli occhi della mia bella; è molto più rosso il corallo che le sue labbra rosse: perché è bruno il suo petto se la neve deve essere bianca? I suoi capelli sono fili metallici, fili neri sulla sua testa. Rose carnicine certo ho vedute, rosse e bianche ,
non ho mai visto rose simili alle sue gote; e abbondano profumi che più delizie espandono
dell'alito della mia bella. Amo sentirla parlare sebbene non ignori affatto che la musica ha, di gran lunga, più gradevoli timbri: Non ho mai visto, ;accordo, come si muovono le dee: quando cammina, la mia bella, calca soltanto il suolo. Eppure, io credo che la donna che amo sia impareggiabile
quanto qualunque altra che viene sminuita con falsi
paragoni.
E' la sua poesia più originale
- Usa il sonetto per sconvolgere la traduzione.
- Fa una parodia della donna angelo , elenca i suoi difetti ma nonostante questo la ama.La donna dovrebbe essere nera ma non si capisce.
- La descrive dicendo: non ha gli occhi come il sole, il corallo è più rosso delle sue labbra,i suoi capelli sono dei fili neri, non ha mai visto delle rose rosse come le sue guance, non ha l'alito profumato,ha una voce fastidiosa e non cammina come una dea.
Bella schiava
Nera sì, ma bella, o di Natura fra le belle Amor leggiadro mostro. Fosca è alba appo te, perde e;oscura presso ebeno tuo avorio e ostro. Or quando, or dove il mondo antico o il nostro vide sì viva mai, sentì sì pura, o luce uscir di tenebroso inchiostro, o di spento carbon nascere arsura? Servo di chi è serva, ecco avolto porto di bruno laccio il core intorno, che per candida man non fia mai sciolto. Là ve più ardi, o sol, sol per tuo scorno un sole è nato, un sol che nel bel volto porta la notte, ed ha negli occhi il giorno.
- Esalta una donna di colore e parla delle semplice attività che fa .
- Dice che lei rispetto all'alba risplende,che rispetto alla porpora è più luminosa.
- Le dice di essere un incantevole prodigio.
- Dice di non aver mai visto una donna nera che risplende così tanto, fa una metafora dicendo che da lei esce della luce.
- Dice di essere suo servo, che il suo cuore è avvolto da un laccio nero che non si scioglerà mai
- Infine la paragona al sole dicendo che lei non è nulla a confronto visto che ha il giorno negli occhi.
Per i pidocchi della sua donna Di Anton Maria Narducci
Sembran fere d’avorio in bosco d’oro le fere erranti onde sì ricca siete; anzi, gemme son pur, che voi scotete da l’aureo del bel crin natio tesoro:
Anton Maria Narducci era un marinista
- Dice che i pidocchi della sua amata saltano,li scrolla dai suoi capelli come se fossero un tesoro.
- I pidocchi si sono trasformati in amorini (figura mitologica) che tessano una rete d'amore.
- Sono come delle gemme che si nutrono del sangue della sua cute.
- Infine dice," lasciatevi prendere dalla donna voi che potete".
o pure, intenti a nobile lavoro così cangiati gli Amoretti avete, perché tessano al cor la bella rete
con le auree fila ond’io beato moro.
O fra bei rami d’or volanti Amori, gemme nate d’un crin fra l’onde aurate, fere pasciute di nettarei umori;
deh, s’avete desio d’eterni onori, esser preda talor non isdegnate di quella preda onde son preda i cori!
A una zanzara Di G. Materdona
Animato rumor, tromba vagante, che solo per ferir talor ti posi, turbamento de ombre e de' riposi, fremito alato e mormorio volante;
Cita il nome zanzara sono nel titolo
per ciel notturno animaletto errante, pon freno ai tuoi susurri aspri e noiosi; invan ti sforzi tu ch'io non riposi: basta a non riposar l'esser amante.
- Parla delle zanzare con delle perifrasi.
- Dice dato che non mi lasci dormire vai a disturbare la donna che non mi ama, così potrai vantarti di aver punto la donna che non è mai stata colpita dall'amore.
Vattene a chi non ama, a chi mi sprezza vattene; e incontro a lei quanto più sai desta il suono, arma gli aghi, usa fierezza.
D'aver punta vantar sì ti potrai colei ch'Amor con sua dorata frezza pungere ed impiagar non potè mai.
IL BAROCCO
AURORA CANNUSCIO
Created on November 15, 2023
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Il Barocco
Giovan Battista Marino
La vita
Nella Murtoleide scrisse : "Chi non sa fare poesia che faccia lo stalliere"
Donna che si pettina Da La lira
Onde dorate, e l’onde eran capelli, Navicella d’avorio un dì fendea; una man pur d’avorio la reggea per questi errori prezïosi e quelli; e mentre i flutti tremolanti e belli con drittissimo solco dividea, l’òr de le rotte fila Amor cogliea, per formarne catene a’ suoi ribelli. Per l’aureo mar, che rincrespando apria il procelloso suo biondo tesoro, agitato il mio core a morte gìa. Ricco naufragio, in cui sommerso io moro, poi ch’almen fûr, ne la tempesta mia, di diamante lo scoglio e ’l golfo d’oro.
Tipico esempio di poesia barocca
Adone Canto x
Narrazione di vicende mitologiche Costiuto da 20 canti,più di 40.000 versi.
Elogio della rosa
Racconto del primo incontro tra Venere e Adone
Wlliam Shakespeare Sonetto 130
Non sono in nulla uguali al sole gli occhi della mia bella; è molto più rosso il corallo che le sue labbra rosse: perché è bruno il suo petto se la neve deve essere bianca? I suoi capelli sono fili metallici, fili neri sulla sua testa. Rose carnicine certo ho vedute, rosse e bianche , non ho mai visto rose simili alle sue gote; e abbondano profumi che più delizie espandono dell'alito della mia bella. Amo sentirla parlare sebbene non ignori affatto che la musica ha, di gran lunga, più gradevoli timbri: Non ho mai visto, ;accordo, come si muovono le dee: quando cammina, la mia bella, calca soltanto il suolo. Eppure, io credo che la donna che amo sia impareggiabile quanto qualunque altra che viene sminuita con falsi paragoni.
E' la sua poesia più originale
Bella schiava
Nera sì, ma bella, o di Natura fra le belle Amor leggiadro mostro. Fosca è alba appo te, perde e;oscura presso ebeno tuo avorio e ostro. Or quando, or dove il mondo antico o il nostro vide sì viva mai, sentì sì pura, o luce uscir di tenebroso inchiostro, o di spento carbon nascere arsura? Servo di chi è serva, ecco avolto porto di bruno laccio il core intorno, che per candida man non fia mai sciolto. Là ve più ardi, o sol, sol per tuo scorno un sole è nato, un sol che nel bel volto porta la notte, ed ha negli occhi il giorno.
Per i pidocchi della sua donna Di Anton Maria Narducci
Sembran fere d’avorio in bosco d’oro le fere erranti onde sì ricca siete; anzi, gemme son pur, che voi scotete da l’aureo del bel crin natio tesoro:
Anton Maria Narducci era un marinista
o pure, intenti a nobile lavoro così cangiati gli Amoretti avete, perché tessano al cor la bella rete con le auree fila ond’io beato moro.
O fra bei rami d’or volanti Amori, gemme nate d’un crin fra l’onde aurate, fere pasciute di nettarei umori;
deh, s’avete desio d’eterni onori, esser preda talor non isdegnate di quella preda onde son preda i cori!
A una zanzara Di G. Materdona
Animato rumor, tromba vagante, che solo per ferir talor ti posi, turbamento de ombre e de' riposi, fremito alato e mormorio volante;
Cita il nome zanzara sono nel titolo
per ciel notturno animaletto errante, pon freno ai tuoi susurri aspri e noiosi; invan ti sforzi tu ch'io non riposi: basta a non riposar l'esser amante.
Vattene a chi non ama, a chi mi sprezza vattene; e incontro a lei quanto più sai desta il suono, arma gli aghi, usa fierezza.
D'aver punta vantar sì ti potrai colei ch'Amor con sua dorata frezza pungere ed impiagar non potè mai.