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IL SAGGIATORE
MONTALBANO GIOVANNI
Created on November 14, 2023
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IL SAGGIATORE
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IL SAGGIATORE
Il Saggiatore è un trattato di Galileo Galilei pubblicato nel 1624 in cui, rispondendo alle critiche di un avversario in merito alla comparsa in cielo di alcune comete nel 1618, lo scienziato pisano espone i punti fondamentali del suo metodo di ricerca.La vicenda che porta Galileo alla composizione della sua seconda grande opersa scientifica,ha inizio nell'autunno del 1618,quando la comparsa in cielo di 3 comete,spinse Orazio Grassi ad esporre la posizione scientifica del collegio Romano,principale organo d'istruzione della Compagnia di Gesù.Nel trattato di Grassi ,si sostiene che le comete siano corpi privi di luce ed orbitanti su traiettorie predefinite tra Terra e cielo della Luna.Grassi si dimostrra scettico sulla reale utilità del cannocchiale galileiano.Galileo risponde tramite un suo giovane discepolo,Mario Guiducci che pubblica col proprio nome un testo del maestro,il discorso sulle comete.Qui ,Galilei smentisce seccamente la tesi di Grassi .Galileo ,lavora con cura al saggiatore,che vede la luce solo nel 1624.L'opera ha forma epistolare 2 ed è scritta in italiano per rispondere al latino filosofico di Grassi ,il saggiatore è abilmente bilanciato tra ironia e precisione metodologica .Da un lato ,infatti, il Saggiatore si caratterizza per la carica demistificante con cui le tesi di Grassi sono smontate e derise una ad una.Dall'altro, Galileo sa esporre,in un linguaggio chiaro e spontaneo i punti irrinunciabili di un moderno metodo scientifico.Il saggiatore è una bilancetta di pressione usata dagli orafi, e si contrappone alla rozza libra di Grassi.
LA POLEMICA CONTRO LA CHIESA
Fisico, astronomo, matematico, filosofo, Galileo Galilei, figura dal poliedrico talento, godette di notevole prestigio e autorevolezza per gran parte della propria vita. Egli scelse di non rimanere nell’ombra e si calò nelle vesti dello scienziato militante, ben consapevole della necessità di riformare lo stesso metodo d’indagine, basandolo sull’osservazione e l’esperimento in opposizione alla tradizione accademica fondata sul principio di autorità (ipse dixit). Fin dai primi anni della giovinezza, Galileo si dedicò alla meccanica, disciplina che studia il moto e l’equilibrio dei corpi, tornata prepotentemente in auge alla fine del XVI secolo. Durante i suoi anni a Pisa, prima come studente e poi come professore di matematica presso l’ateneo della città, si accostò in modo nuovo a questioni antiche, dimostrando il principio che la velocità di caduta dei gravi non è in relazione con il loro peso. Eppure già allora iniziò a destare polemiche. Così, nel 1592, all’età di 28 anni, si trasferì all’Università di Padova, dove avrebbe trovato un ambiente particolarmente stimolante, ideale per portare avanti le proprie ricerche. In ogni caso, fu solo nel 1610 che lo studioso assurse a fama e rinomanza internazionale, in seguito alla pubblicazione del Sidereus Nuncius, un “annuncio astronomico” con cui proclamava le dirompenti scoperte da lui compiute scrutando il cielo con un telescopio. Si trattava di un’opera rivoluzionaria che confermava empiricamente la teoria eliocentrica di Copernico e sanciva il decisivo superamento dell’antica visione aristotelico-tolemaica del cosmo. Possiamo solo immaginare l’enorme impressione suscitata in tutta Europa dal testo di Galileo, che con le sue osservazioni scardinava il modello geocentrico dell’universo, una concezione rimasta immutata per quasi venti secoli e, per di più, intimamente legata all’interpretazione delle Sacre scritture e a posizioni dottrinali della teologia cristiana.
LA POLEMICA CONTRO LA CHIESA
Frattanto Galileo andava sostenendo sempre più apertamente le proprie idee copernicane e nel dicembre 1615 inviò una lunga lettera alla granduchessa di Toscana Cristina di Lorena. Si tratta del suo pronunciamento più approfondito sui rapporti tra scienza e Sacre scritture. Ciò gli valse un primo scontro con l’Inquisizione. Nel febbraio 1616 una commissione di undici teologi esaminò i suoi scritti e «stolta e assurda in filosofia e formalmente eretica» la proposizione secondo cui il Sole è il centro immobile del mondo, e altrettanto «erronea rispetto alla fede» la tesi del moto terrestre. Poco dopo Galileo fu convocato dal cardinale Bellarmino, che gli impose con formale ammonizione di astenersi dal professare la dottrina copernicana.
Tuttavia, quando nel 1623 il cardinale Maffeo Barberini, vecchio amico e ammiratore dello scienziato, salì al soglio pontificio con il nome di Urbano VIII, Galileo si sentì di nuovo al sicuro. Così pubblicò Il saggiatore, in cui delineava una difesa del proprio operato e l’apologia della ricerca scientifica, e nel 1632 si azzardò a dare alle stampe la sua opera più celebre: il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.
Scritto sotto forma di dialogo fra tre personaggi, il Dialogo non difendeva direttamente il programma copernicano – sostenuto dalla figura di Filippo Salviati –, ma lo poneva a confronto con il punto di vista tolemaico, difeso dal filosofo aristotelico Simplicio, incarnazione di quegli acritici assertori del “principio di autorità” tanto deprecato da Galileo. Naturalmente, ciò che emerge con maggiore immediatezza nel trattato è la dimostrazione dell’inconsistenza scientifica dell’impostazione aristotelica. Galileo però aveva commesso un errore illudendosi che la Curia romana e lo stesso papa avrebbero potuto tollerare un simile attacco al sapere tradizionale. A pochi mesi dalla pubblicazione l’opera venne sequestrata e Galileo, richiamato a Roma, fu sottoposto a processo dal Tribunale del Sant’Uffizio. Giudicato reo di aver trasgredito agli ordini della Chiesa, il 22 giugno 1633 fu costretto a pronunciare una pubblica abiura inginocchiato davanti ai cardinali inquisitori. Il padre della scienza moderna avrebbe trascorso gli ultimi anni di vita confinato nella sua villa di Arcetri, dove malgrado le difficili condizioni di salute non abbandonò mai gli amati studi.
IL METODO DELLA NUOVA SCIENZA
Un altro importantissimo risultato dell'opera di Galilei è l'individuazione di un metodo di ricerca che spalancherà le porte ai maggiori progressi scientifici dell'umanità. Sia nel Saggiatore, sia nei successivi Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze emerge come Galilei tenda ad applicare un metodo che si articola in due momenti fondamentali: il momento risolutivo o analitico, e il momento compositivo o sintetico. 1.Il primo consiste nel risolvere un fenomeno complesso nei suoi elementi semplici. 2. Il secondo consiste nel formulare un'ipotesi teorica e nel controllarla empiricamente. Se l'ipotesi supera la prova, allora viene accettata e formulata in termini di legge matematica. La compresenza, nel metodo di Galilei, delle sensate esperienze e delle necessarie dimostrazioni ha fatto sì che nella storiografia del passato lo scienziato sia stato talvolta presentato come un induttivista, cioè come un ricercatore che dall'osservazione instancabile dei fenomeni perviene a scoprire le leggi che li regolano; oppure come un convinto deduttivista, più fiducioso nelle capacità dimostrative della ragione che in quelle osservative. in realtà Galilei non è soltanto induttivista, né soltanto deduttivista, ma tutte e due le cose insieme. L'esperienza di cui parla lo scienziato Pisano non è l'esperienza immediata ma il frutto di un'elaborazione teorico-matematica dei dati, che si conclude con la verifica empirica. l'esperienza ordinaria è dunque qualcosa di molto lontano da quella presa in considerazione da Galilei nelle sue ricerche, e questo per due motivi: 1. In primo luogo,l’esperienza quotidiana può essere ingannevole. 2. In secondo luogo, l'esperienza non ha valore scientifico se non viene legittimata dall'esperimento. La nuova nozione di esperienza implica una nuova nozione di verifica, che viene appunto concepita con esperimento
POLEMICA CONTRO GLI ARISTOTELICI
Secondo Galileo la scienza deve essere indipendente anche dall’influenza culturale di Aristotele e dei sapienti del passato. Galilei ha grande stima per il filosofo greco e per gli altri scienziati, il suo disprezzo è rivolto sui loro discepoli, che invece di osservare la natura si limitano solo a consultare i testi delle biblioteche, credendo che “il mondo sta come scrisse Aristotele e non come vuole la natura”. Secondo Galileo tutto ciò porta a un dogmatismo anti-scientifico che ostacola l’avanzamento del sapere
IL MOTO DEI CORPI
Gli studi sul moto dei corpi di Galilei La demolizione del modello tradizionale del cosmo è strettamente connessa ai suoi studi sul moto dei corpi, dalla quale pervenne a risultati così notevoli da essere considerato il fondatore della dinamica scientifica moderna.
Galilei osservo che se due corpi di peso uguale cadono insieme, andranno a costituire un corpo unico, dato che la velocità dei due corpi sarà la stessa (legge sulla caduta dei gravi)
Un altra importante intuizione riguarda il principio di inerzia, secondo il quale un corpo tende a conservare indefinitamente il proprio stato finché nn intervengono forze esterne a modificarlo: questo principio spiegava perché il movimento dei pianeti potesse continuare indefinitamente
IL SAGGIATORE
GIGLIO BRUNO MINNELLA GIUSEPPE MONTALBANO GIOVANNI ZAMBITO GIUSEPPE