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Inca

Delia Grilli

Created on November 13, 2023

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Transcript

Inca

popolazione precolombiana

Gli studiosi di storia precolombiana si sono sempre domandati se gli Inca fossero stati una stirpe o fossero giunti nell'attuale

a seguito di una migrazione da paesi lontati. Particolari ricerche sono state indirizzate a risolvere il problema,esaminando gli aspetti legati alla formologia, all'archeologia e alla linguistica,mentre altre si sono orientate sullo studio dei miti delle origini tramandati dai cronisti spagnoli.

Perù
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Gli Inca e il loro linguaggio segreto

Garcilaso de la Vega

assicura nella sua opera "Commentraios Reales" che gli Inca parlavano una lingua segreta sconosciuta al resto del popolo. Egli attrinuisce certezza a questa informazione,dicendo di averla ricevuta dai suoi parenti Inca di nobile linguaggio,ma rivela che questa lingua era ormai perduta.

Bernarbé Cobo

rritorna sull'argomento nella sua "Historia del Nuevo Mundo" e conforma con Garcilaso. Cobo ha approfondito con il suo interlocutore,Huayna Càpac, i particolari della questione dichiara di aver appreso che gli Inca consideravano questo linguaggio particolare il residuo di quello che parlavano nel luogo natio della loro stirpe. Si tratta della valle Tampu, in cui è nata la dinastia.

Ricerche archeologiche

Malgrado le promettenti premesse iniziali, l'archeologia non ha permesso di dipanare il mistero dell'origine degli Inca. Scavi approfonditi nell'area del Cuzco hanno dimostrato che l'uso della ceramica inca appare improvvisamente su un anteriore substrato estraneo, a riprova dell'arrivo dei suoi utilizzatori, in situ, quando erano già in possesso delle necessarie tecniche artistiche e costruttive. Successive investigazioni su reperti apparentati trovati in altre aree centroamericane non hanno invece consentito di riconoscervi un'origine comune essendo prevalente l'opinione di uno scambio limitato tra diverse culture. Manufatti di natura inca prevalentemente metallici sono stati in effetti ritrovati in tutto il continente sudamericano, frutto di scambi o di razzie essendo i loro possessori ad un livello culturale nettamente inferiore a quello peruviano. Si osserva che l'esistenza dell'Impero inca era già nota ai portoghesi almeno dieci anni prima della sua scoperta, grazie ai racconti degli indigeni della regione del Río de la Plata con cui erano in contatto. Un avventuriero lusitano, Alejo García, partecipò personalmente nel 1526 a una spedizione degli indigeni Guaraní giungendo, attraverso la selva, fino ai confini orientali del regno di Huayna Cápac.

L'insediamento a Cuzco

Quale che sia la loro origine, agli albori del XIII secolo gli Inca erano stabilmente stanziati nella valle del Cuzco. Non erano l'unica comunità che abitava la valle, perché dai racconti che ci sono stati tramandati, apprendiamo che dovevano dividere il territorio con altre tribù consanguinee e, probabilmente, con genti autoctone che avevano trovato in situ al loro arrivo. La loro storia, in quei lontani frangenti, non si dovette differenziare di molto da quella abituale delle varie etnie andine, caratterizzata da un rude lavoro agricolo inframmezzato da sporadiche scaramucce per il controllo dei terreni coltivabili.

Le storie che li riguardano parlano delle loro alleanze con le altre tribù conseguite, secondo la tradizione andina, per mezzo di matrimoni di convenienza. Abitavano nel tempio del Cuzco e il loro potere non era distinto da quello dei sacerdoti. Il fatto che l'edificio del culto fosse collocato nella metà inferiore della città, detta Hurin Cuzco e attribuita a Mama Ocllo lascia pensare a una preponderanza matriarcale rispetto alla metà superiore, Hanan Cuzco, appannaggio di Manco, ma questa teoria deve essere considerata solo tale in mancanza di valide conferme.

Dalla tribù allo stato

Un cambiamento significativo si manifesta durante il regno del quarto sovrano. La sua figura è sempre mitica, ma il corpo di leggende che lo riguardano, pongono l'accento su una nuova concezione dei rapporti con le etnie confinanti. Già il suo nome, Mayta Capac si riallaccia a quello dell'eroe primordiale Manco, in quanto si appropria dell'epiteto "Capac" che è proprio di un signore assoluto. Gli Inca non avevano l'esclusività di questo titolo che era diffuso sulle Ande e che identificava il capo supremo delle varie etnie, ma il solo fatto di definire il loro supremo rappresentante con questo epiteto, mostra che la loro comunità tendeva ormai a considerarsi una nazione.

Secondo i racconti che lo riguardano Mayta Capac si scontrò con gli Alcabizas, una tribù consanguinea degli Inca che si vantava di discendere da Ayar Uchu, un fratello di Manco, come lui nato dalla mitica caverna di Pacaritambo. Non si trattava più di attrarre le altre comunità con la maestà del tempio del Cuzco, quanto piuttosto di dominarle. Questa nuova politica non deve aver incontrato l'appoggio dei sacerdoti che volevano diffondere la loro supremazia grazie soltanto alle pratiche religiose ed infatti sono note le divergenze tra il potere sacerdotale e quello regio che questo sovrano dovette risolvere. La sua opera avrebbe trovato la sua naturale continuazione sotto il suo successore, Capac Yupanqui, anche lui un "Capac" e anche lui in contrasto con i sacerdoti. Sotto la sua guida gli Inca avrebbero consolidato la politica egemonica che doveva distinguerli confederando tutte le tribù vicine in un'alleanza di cui si riservavano la conduzione. Era questa una novità assoluta per l'altipiano andino e sarebbe stata la base di partenza per l'ulteriore salto di qualità rappresentato della costituzione di un impero.