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SECONDA RIVOLUZIONE INDU

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Created on November 12, 2023

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SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE,IMPERIALISMO E COLONIALISMO

PROGETTO DI: MICHELA MELCHIORRE, SARA ORSOLINI, AURORA RODRIQUEZ, MARCO SECONE.

le trasformazioni dell'industria.

Il processo di modernizzazione delle società conosce un’accelerazione tale da spingere gli storici a definire tale periodo come: SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE Fra il 1873 e il 1895 la crescita economica dei paesi più industrializzati deve la sua origine a diversi fattori.

FRA CRISI E CRESCITA: " LA GRANDE DEPRESSIONE ".

Gli ultimi tre decenni dell’Ottocento sono caratterizzati da una grande instabilità economica definita come Grande Depressione, assecondata però da enormi trasformazioni produttive, sociopolitiche e culturali.

Uno dei principali è l’esportazione di cereali dal nord al sud America o dall'Australia verso il vecchio continente che ha fatto crollare il prezzo del frumento europeo

Un'ulteriore criticità è la sovrapproduzione industriale. Infatti, le fabbriche dei paesi più avanzati, aumentano maggiormente le produzioni rispetto a quanto la società può permettersi. Vendendo di meno si abbassano notevolmente i prezzi dei prodotti e le fabbriche sono costrette o a dimezzare la loro manodopera o addirittura a chiudere, aumentando così la percentuale di disoccupazione.

LA SOLUZIONE?IL PROTEZIONISMO!

Le aziende pensano, invece, ad una ristrutturazione produttiva e organizzativa la quale porta ad innovazioni tecnologiche in diversi settori

Si opta quindi per un ritorno al protezionismo che interessa maggiormente il settore agricolo.

L'INDUSTRIALIZZAZIONE PERVASIVA...

Il settore chimico è il più innovativo, infatti troviamo nuovi metodi per la fabbricazione del vetro o della carta. Anche la medicina ha un’importante svolta sia con la realizzazione di nuovi farmaci, sia con l’identificazione degli agenti patogeni responsabili di malattie come peste, colera e tubercolosi. Troviamo l’introduzione di nuove fonti di energia elettrica come il motore elettrico che in differenti impieghi industriali si dimostra superiore alla macchina a vapore; trova ben presto impiego nel trasporto pubblico cittadino grazie all’introduzione del tram.

NUOVE FORME DI ORGANIZZAZIONE AZIENDALE.

IL RUOLO DELLE BANCHE E LA NASCITA DEL CAPITALISMO FINANZIARIO.

Le industrie sono maggiormente interessate ad una ristrutturazione produttiva e organizzativa, con la nascita delle holding, cioè delle società finanziarie che detengono una parte del capitale di altre imprese. Il loro scopo è supervisionare la gestione finanziaria industriale e commerciale delle imprese controllate.Nascono anche i primi cartelli, cioè delle coalizioni fra imprese indipendenti che operano nello stesso settore e si accordano per sostenere la concorrenza.

In questi anni anche gli istituti bancari si trovano a far fronte a nuovi modelli di azione. Solo le banche più grandi possono assicurare alle imprese che operano nei settori più innovativi dell'industria gli ingenti capitali necessari a sostenere la loro crescita e il loro costante sviluppo tecnologico. Le attività delle industrie, infatti, generano alti margini di profitto. Si viene dunque a creare un intreccio strettissimo fra industria e finanza, per il quale gli economisti coniano la definizione di capitalismo finanziario.

NUOVI MODI DI ORGANIZZARE IL LAVORO IN FABBRICA.

Tre paesi che meglio colgono le opportunità troviamo la Germania e gli Stati Uniti. Questi ultimi hanno creato nuove modalità organizzative di lavoro in fabbrica, tra cui l'American System of manufacturing, ovvero di un sistema americano di fabbrica che consiste nella realizzazione di prodotti industriali complessi, attraverso l'assemblaggio in sequenze di singole componenti meccaniche utilizzabili per produrre oggetti diversi. Un'ulteriore novità introdotta è la lavorazione a ciclo continuo, resa possibile dall'utilizzo di nastri trasportatori che portano direttamente davanti al lavoratore l'oggetto su cui intervenire.

LE TRASFORMAZIONI SOCIALI.

L'Ottocento è il secolo della borghesia formata da: alta borghesia, composta da ricchi imprenditori, banchieri, professionisti e funzionari che si impongono al livello economico, politico e culturale; e dalla media borghesia formata da piccoli imprenditori, commercianti, tecnici specializzati e impiegati che lavorano nelle industrie o nei settori dei servizi pubblici e privati. I borghesi iniziano a vivere in quartieri esclusivi. A dispetto di quanto affermato dai principi liberali, la mentalità della borghesia ottocentesca prevede una separazione netta fra uomini e donne: gli uomini sono destinati all'azione politica, militare, economica (oltre ai diritti umani e civili), mentre le donne sono destinate allo stato domestico e alla cura della casa e l'educazione dei figli.

NASCITA DEL TURISMO MODERNO.

LA BORGHESIA.

Nei momenti dell'anno liberi la borghesia ottocentesca scopre le gioie del turismo. Grazie ai nuovi mezzi di trasporto, raggiungere le località turistiche diventa sempre più facile. Proprio in questo campo, l'inglese Thomas Cook fonda la prima Agenzia di viaggi in grado di creare tour accessibili e sicuri.

LE CLASSI POPOLARI.

Contrapposta alla vita borghese troviamo la vita delle classi minori formata da contadini e lavoratori delle fabbriche. In particolare, questi ultimi formano una componente sociale molto inquieta, poiché sono esposti a condizioni di lavoro molto dure e ad

un'ulteriore gerarchia all’interno di tali aziende tra lavoratori di più alta qualifica e operai non specializzati. Le rivendicazioni di questi lavoratori con scioperi e proteste richiedono salari migliori (che favoriscono le spese familiari), maggiori tutele ed una rappresentanza sindacale.

LE NUOVE IDEOLOGIE POLITICHE.

Dopo le sconfitte del 1848 49 in Europa continua ad esserci un vasto movimento composto da: socialisti, sindacalisti di tendenza riformista, cartisti, anarchici, seguaci di Marx ed Engels e democratici nazionalisti che si ispirano a Mazzini. Così nel 1864 si fonda la prima associazione internazionale dei lavoratori detta anche prima internazionale, con a capo Londra. Il compito di redigere il discorso di apertura è affidato a Karl Marx. In Europa occidentale si moltiplicano le sezioni nazionali della prima internazionale che portano avanti battaglie comuni come la riduzione dell’orario di lavoro a otto ore. Tuttavia quando i marxisti cercano di imporre la loro visione che prevede la presa del potere da parte del proletariato, molti dei partecipanti abbandonano l’associazione tanto che nel 1876 la prima internazionale viene ufficialmente sciolta.

Negli ultimi decenni dell’ottocento inizia una progressiva ripartenza della produzione industriale: si costituisce a Parigi la Seconda Internazionale il cui programma prevede il sostegno reciproco e l’impegno a promuovere riforme economiche e sociali nei vari paesi. Questa sopravviverà fino al 1916, ma con lo scoppio della prima guerra mondiale se ne decreterà la fine . Nella seconda metà dell’ottocento si afferma un’altra corrente: il positivismo. Questo termine viene coniato negli anni 20 del XIX secolo da Henri Saint-Simon per indicare le scienze sperimentali definite da lui positive perché basate su dati concreti. La visione positivista può essere applicata anche sulla società umana, così nasce una nuova scienza sociale conosciuta oggi con il nome di sociologia che ha l’obiettivo di migliorarla. Le idee positiviste si sono diffuse anche in Gran Bretagna e il suo rappresentante più importante è Charles Darwin.

DARWIN E L'evoluzionismo.

Darwin pubblica nel 1859 la sua opera “l’origine delle specie” nella quale afferma che tutti gli esseri viventi si evolvono nel tempo per adattarsi all’ambiente che li circonda e questo adattamento avviene attraverso la selezione naturale per cui sopravvivono gli individui e le specie che hanno maggiori capacità di adattamento. Darwin successivamente nel 1871 applica questa teoria alla specie umana nella sua opera “l’origine dell’uomo” poiché anche essa si è evoluta e differenziata solo per effetto della selezione naturale a partire da altre forme animali. Questa visione è molto criticata poiché contraddice la Bibbia che afferma che l’uomo è stato creato da Dio a sua immagine e non ha nulla in comune con altri animali.

DARWINISMO SOCIALE

Sebbene l’intento di Darwin è molto diverso, alcuni sociologi elaborano un’ideologia che prende il nome di Darwinismo sociale secondo cui l’intero meccanismo della vita si basa sul principio di selezione naturale e teorizzano le disuguaglianze tra le varie razze umane e il primato della razza bianca.

Un’altra opera in cui la teoria di Darwin è mal interpretata è il “saggio sull’ineguaglianza delle razze umane”del francese Joseph Arthur de Gobineau in cui afferma la storia dei conflitti fra le razze e teorizza il diritto della razza ariana a dominare per imporre la civiltà su tutte le altre. È così che le teorie Darwiniane sono usate come una vera e propria propaganda razzista e un testo di riferimento per i movimenti razzisti nel 900.

Una visione particolarmente diffusa è quella del filosofo Herbert Spencer che interpreta l’evoluzione in termini di progresso e presenta la teoria evoluzionistica come una legge universale in cui prevale la specie migliore.

TESTIMONIANZE BAMBINI INGLESI DURANTE SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

«Devo lavorare senza luce e ho paura. Vado a lavorare alle quattro e a volte alle tre e mezza del mattino e finisco alle cinque e mezza della sera. Non vado mai a dormire. Qualche volta canto quando c'è luce, ma non al buio: non oso in quel caso»

Sarah Gooder, otto anni appena.

TESTIMONIANZE BAMBINI INGLESI DURANTE SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

«Non ho altri vestiti che quelli con cui lavoro: pantaloni e una giacca strappata. Tiro i vagoncini sotto terra per una distanza di una mezza lega fra andata e ritorno. Li tiro per undici ore con una catena attaccata alla cintura. […] Qualche volta, quando non vado abbastanza in fretta, mi battono»

La dodicenne Patience Kershaw nel 1842 ai membri di una commissione d'inchiesta sul lavoro minorile.

CRESCITA DEMOGRAFICA.

Nel corso dell’ottocento l’Europa conosce una crescita demografica senza precedenti, da circa 180 milioni si passa a 425 milioni nel 1900. Tuttavia il primato demografico europeo è a vantaggio dei bianchi che sono gli unici a beneficiare dei progressi della medicina e della scienza che rendono possibile una vita migliore e più lunga. Il primato tecnologico scientifico che riusce a diminuire notevolmente la mortalità infantile e generale è il principale motivo del primato demografico. L’espansione coloniale in Europa è legittimata dal presupposto che i bianchi avrebbero esercitato il controllo sulle altre società e che a loro è dovuto un primato politico su scala planetaria.

IMPERIALISMO.

Il periodo compreso tra il 1870 e il 1914 prende il nome di età dell’imperialismo in cui le potenze europee costituiscono grandi imperi coloniali. Questa parola nasce nel XIX secolo in ambito anglosassone quando la regina Vittoria diventa imperatrice delle Indie poiché crea un assetto imperiale ai propri possedimenti coloniali. Infatti con il termine imperialismo si definisce la tendenza di uno Stato a espandere i propri domini e esercitare la propria egemonia su altre nazioni..

Tuttavia l’imperialismo di fine ottocento ha dei caratteri molto specifici: -si mira alla conquista militare e politica di varie regioni organizzate in colonie o protettorati -ha grande risonanza in ambito culturale e a livello dell’opinione pubblica poiché ispirano ideologie nazionaliste xenofobe e razziste -la competizione non riguarda le Americhe ma l’Asia e l’Africa che fino a quel momento sono state interessate soltanto marginalmente dalla colonizzazione -i territori extra europei sono sottomessi per farne aree di sbocco commerciale per i prodotti industriali della nuova madre patria. Le cause di questo fenomeno sono complesse intrecciate e non si possono ricondurre alla semplice motivazione economica. In alcuni casi riguardano la competizione strategica, in altri casi l’obiettivo è il contenimento del conflitto sociale interno. Il risultato di questo colonialismo è però l’esasperato nazionalismo che legittima la possibilità di estendere il proprio dominio politico,economico e culturale sulle nazioni meno sviluppate.

LE MIRE SULL'ASIA

L’Asia è stata oggetto di mire espansionistiche da parte degli stati europei durante il diciannovesimo secolo. La Francia nel 1893 possiede l’Indocina, la Cambodia e Laos. La gran Bretagna controlla: stati nella penisola araba; il sub-continente indiano; importanti isole oceaniche (l’Australia, la Malesia, la nuova Zelanda e la Tasmania, confinanti con la isole del regno dei Paesi Bassi, quali l’isola di Giava, Sumatra e parti del Borneo); città strategiche in Cina ( Hong Kong); le isole Fiji, Salomone e Marianne nel Pacifico, spartendo la Nuova Guinea con la Germania; la gran Bretagna intratterrà con la Russia una complicata partita geopolitica che prende il nome di Great Game. La Russia, che si è estesa in Siberia (costruendo in seguito la ferrovia transiberiana), ha mire espansionistiche a sud, che gli Inglesi ostacolano ripetutamente. Gli scontri più delicati sono la prima e la seconda guerra afgana. Il regno d’Afghanistan rimase formalmente indipendente, ma de facto sotto l’influenza inglese. Purtuttavia, la Russia ottenie il controllo del Turkestan, regione ricca di risorse e situata in un’Area strategica.

FUORI DALL'EUROPA...

Oltre agli stati europei, anche Giappone e Stati Uniti avviano una politica espansionista. Il Giappone decise nel 1894 a sfidare la Cina nella prima guerra cino-giapponese, vinta dai nipponici che estendono la propria influenza alla Corea grazie all’esercito superiore. In seguito, i giapponesi ottengono il controllo su Taiwan e altri territori ai danni di Russia e Cina; quest’ultima deve ripagare per la sconfitta il Giappone, che grazie a queste ricchezze può adottare la gold standard. Gli stati uniti passano da una posizione isolazionista e di consolidazione del potere in America, a un atteggiamento di estensione egemonica a livello economico e politico, più che di conquista e colonizzazione come gli stati europei. Con la vittoria della guerra ispano-americana contro la Spagna, gli US estendono la propria influenza su Cuba, Puerto Rico, l’isola di Guam e le Filippine. Africa

Le mire sull'africa...

D’altro canto, i ‘civilizzatori’ europei portano scuole, ospedali, tecniche agronomiche, che migliorano la qualità della vita e portano a un aumento demografico in Africa. La corsa alla conquista dell’africa è inaugurata dall’occupazione inglese dell’Egitto e dello strategico canale di Suez nel 1882, seguiti dal Sudan tre anni più tardi, creando malcontento tra i francesi che considerano il Nord Africa sotto la propria influenza; altri dissidi avvengono tra Portogallo e Belgio per l’occupazione del Congo, vicino all’Angola portoghese, rivendicato dai belgi. Per risolvere la disputa convocano la conferenza di Berlino, nella quale il Congo è affidato al Belgio e tra l’’altro è spartita l’Africa a tavolino fra le potenze europee. Vengono tracciati confini arbitrari che separano popoli uniti e riuniscono popoli rivali, tanto che in seguito nascono numerosi contrasti. Viene stabilito di lasciare libera la navigazione lungo i fiumi per favorire il commercio e che per vantare il diritto su un territorio bisogna istituire un’effettiva autorità costituita. Condannano la schiavitù. Gli unici 4 paesi momentaneamente indipendenti, seppur non per molto, sono la Libia, il Marocco, l’Etiopia e la Liberia.

Nel 1910 ben il 90% delle terre africane sono assoggettate a uno stato europeo, quando nel 1884 la percentuale era il 10%. Nella seconda metà dell’Ottocento, aumentano dei viaggi scientifici ed esplorativi, che portano con sé missionari, uomini d’affari, soldati e funzionari governativi. Quelle africane sono colonie di sfruttamento più che di popolamento; infatti, i ricchi uomini d’affari europei trasformano i terreni africani in grandi latifondi, destinati a colture estensive dei prodotti più richiesti e redditizi sui mercati europei, come il caffè, il cacao, il cotone, oli vegetali ecc., oppure creando delle miniere per estrarre pietre preziose su larga scala; i lavoratori africani devono sottostare al volere dei borghesi bianchi, spesso rischiando la morte di fame se il prezzo del bene prodotto scende di qualche centesimo nelle borse di New York o Londra.

Le mire espansionistiche delle potenze europee turbano in ben due casi gli equilibri arbitrari della conferenza: - gli olandesi, dopo che con le guerre napoleoniche persero il controllo del sud Africa che andò in mano agli inglesi, decidono di spostarsi più a nord rispetto alla colonia del Capo, fondando le repubbliche dell’orange e del Transvaal. Si scopre che queste regioni sono ricche di giacimenti minerari, che attirano molti coloni britannici, discriminati però dalla comunità olandese. La tensione cresce fino allo scoppio della seconda guerra anglo-boera, vinta dagli inglesi, che riuniscono i territori nell’Unione Sudafricana nel 1910. I neri del posto non sono neanche considerati e sono sottomessi a un regime di segregazione razziale noto come apartheid. -il secondo episodio è l’incidente di Fashoda nel 1998, dove un contingente francese occupa una fortezza strategica nel Sudan britannico. La guerra fra le due potenze è evitata grazie alla diplomazia.