l'aminta di tasso
Un genial.ly prodotto da Antonio Stinco, Sofia Riccio, Giorgia Agosta e Giorgio Milazzo
indice degli argomenti
3. L'ambito di corte
1. Introduzione
- Qual è il contesto storico?
- Cosa lega l'Aminta alla corte?
2. Trama
4. L'importanza dell'opera
- Perché l'Aminta è considerata come un capolavoro?
- Come si sviluppa la vicenda?
introduzione
Che cos'è l'Aminta? In che contesto storico si sviluppa?
l'aminta: che tipo di opera è? in che contesto storico si sviluppa?
L'Aminta è una favola pastorale composta da Torquato Tasso (1544-1595) nel 1573 e pubblicata nel 1580 circa. La prima rappresentazione ebbe luogo il 31 luglio 1573, al Belvedere di Ferrara.
L'opera è un testo drammatico, cioè destinato alla rappresentazione scenica, infatti fu messa in scena senza i cori e gli intermezzi. L'opera tratta temi seri, patetici e sentimentali, ambientati in un mondo favoloso e si conclude con un lieto fine anziché con la catastrofe; inoltre, ha come finalità quella di celebrare ed idealizzare la vita di corte.
L'opera riscosse un grande successo, tanto da essere richiesta l'anno successivo anche alla corte di Urbino, assecondando il desiderio della duchessa Lucrezia d'Este, amica dell'autore.
l'aminta: che caratteristiche presuppone?
L'opera ha un tono piuttosto lirico che drammatico e fa elogio all'età dell'oro, quando l'uomo viveva in contatto con la natura, libero dalle complicazioni della successiva civiltà: l’Aminta si distacca dalla tradizione violentemente attuale del Cinquecento per la presenza di passioni forti, che quasi sfociano nella violenza.
L'Aminta esprime una fondamentale aspirazione dell'anima e della poesia tassiana: l'abbandono al piacere, a una voluttà obliosa e il vagheggiamento di un libero espandersi dell'anima e dei sensi, o meglio di una sensualità trasfigurata in dolcezza e quindi in pura, immediata gioia vitale senza più la coscienza del limite e del peccato. L'opera rispetta il principio aristotelico dell'unità di tempo, di luogo, e di azione.
l'aminta: che caratteristiche presuppone?
Per quanto l'Aminta sia stata spesso vista come un'opera leggera e rivelatrice di un Tasso cortigiano, offre comunque lo spunto per cogliere la sensibilità delicata dell'autore, in una felice rappresentazione di stati d'animo vicini a quelli della vita quotidiana, con una magistrale fusione tra verità e fantasia.
L'amore è variamente concepito, secondo i dubbi e le tensioni che agitavano l'animo del Tasso: sentimento puro e dolce in Aminta, forza naturale a cui bisogna rispondere con disincanto per Tirsi; istinto bestiale nel satiro dei boschi.
L'opera sarà molto amata da Leopardi, che riprenderà proprio da questo testo i nomi di Silvia e Nerina, pseudonimi elevati a imperitura fama in “A Silvia” e ne “Le ricordanze”.
trama
Chi sono i personaggi? Come si sviluppa la vicenda?
l'aminta: chi sono i personaggi?
L’Aminta è un dramma pastorale, un'azione teatrale ambientata nel mondo dei pastori. La vicenda si sviluppa in cinque atti e ogni atto è concluso da un coro sul modello delle tragedie greche. Ha per protagonisti il pastore Aminta e la ninfa Silvia, di cui Aminta è innamorato: l’iniziale rifiuto della ninfa costituisce il nodo drammatico che dà l’avvio alla storia.
Ai due giovani protagonisti si affiancano due figure secondarie e più mature: Dafne, consigliera di Silvia, e Tirsi, consigliere di Aminta e proiezione dello stesso Tasso; entrambi sono personaggi disillusi e navigati, esperti in materie d’amore e privi di aspirazioni particolari. Oltre a questi esistono dei personaggi che non hanno ruoli particolari: è il caso di Nerina ed Ergasto, che hanno il solo compito di annunciare le morti di Silvia e Aminta.
l'aminta di tasso: come si sviluppa la vicenda?
ATTO V
ATTO IV
ATTO III
ATTO II
ATTO I
Come già accennato, la vicenda si sviluppa in cinque atti. Vediamo come si sviluppa la vicenda per ciascun atto.
l'ambito di corte
Cosa lega l'Aminta all'ambito di corte?
l'aminta e la corte
L’Aminta si tratta di un’opera scritta per un divertimento di corte e allo stesso ambiente cortigiano allude continuamente, in quanto dietro ai pastori sono facilmente riconoscibili personaggi della corte ferrarese. Ne nasce una sottile ambiguità: da un lato l’opera si propone di idealizzare e celebrare la vita di corte, dall’altro rivela una profonda insofferenza per i suoi rituali, le sue ipocrisie e convenzioni, i suoi conflitti interni, le gelosie, le invidie e i rancori.
È un’insofferenza che si traduce in un desiderio di vita semplice, di sentimenti e comportamenti spontanei a contatto e in armonia con la natura e un bisogno di evasione in un mondo di favola, fuori della realtà e della storia: qui vi si coglie quell’atteggiamento ambivalente verso la corte che era proprio dell’anima tormentata e intimamente conflittuale nel poeta (bifrontismo spirituale).
la rappresentazione dei personaggi
In modo specifico, il mondo dell'Aminta è lo specchio del Ducato di Ferrara cui si fa riferimento come "città in riva al fiume". Nei personaggi principali la critica ha creduto individuare intellettuali e cortigiani della cerchia dell'autore, per quanto si tratti soltanto di ipotesi verosimili:
SILVIA
MOPSO
AMINTA
BATTO
TIRSI
DAFNE
ELPINO
gli ideali della corte
Linguaggio, ambientazione, ideali edonistici, innamoramenti, idilli, suggestioni classiche ed eredità umaniste: tutto nell’Aminta contribuisce a dare il peso di quanto quest’opera teatrale entrasse in contatto con la realtà elitaria della corte estense dandone una rappresentazione idealizzata. L’opera si rivolge in maniera velata ma diretta a un pubblico preciso che, sentendosi protagonista di quelle storie, riesce facilmente a immedesimarsi nelle vicende rappresentate.
L'IMPORTANZA DELL'AMINTA
Perché l'Aminta è considerata un capolavoro?
PERCHè L'AMINTA è UN CAPOLAVORO?
L’Aminta è considerata uno dei capolavori della letteratura in ambito di favole pastorali italiane ed è considerata così importante per una serie di motivi sia stilistici che morali: l’opera appartiene al genere pastorale, un genere che solitamente presenta un contrasto tra la vita semplice e la natura idealizzata, rispetto ai conflitti e alle complessità della società reale. L'amore è uno dei temi centrali: l’amore tra Aminta e Silvia è ritratto con passione e purezza, inoltre la natura circostante svolge un ruolo significativo, riflettendo le emozioni dei personaggi e contribuendo all'atmosfera idillica.
PERCHè L'AMINTA è UN CAPOLAVORO?
Nello svolgersi delle vicende, il giovane pastore esplora le emozioni umane complesse e le sfide dell'amore. I personaggi devono affrontare conflitti interiori, gelosie, desideri e sacrifici, creando una narrazione ricca di tensioni emotive e introspezioni. L'opera, inoltre, è influenzata dall'ideale dell'Arcadia, un'immaginaria regione campestre associata alla poesia pastorale e all'armonia naturale.
Tasso scrive il suo componimento in versi endecasillabi e segue uno schema metrico regolare. La lingua utilizzata è raffinata ed elegante, riflettendo lo stile della letteratura rinascimentale e cerca di trasmettere valori come la bellezza, l'innocenza, la purezza e l'armonia, che caratterizzano spesso il genere pastorale. Questi valori idealizzati però si scontrano con la realtà dei conflitti e delle passioni umane.
L'AMINTA COME OGGETTO DI ISPIRAZIONE
Se l’Aminta conobbe un certo successo a partire dalla prima rappresentazione del 1573 e le sue prime pubblicazioni da parte della stampa, l'opera fissò inoltre il canone del dramma pastorale e venne anche imitata da diversi autori considerato il capolavoro del genere.
Nel XVII sec. il testo venne più volte messo in scena in varie corti italiane e nel 1628 Claudio Monteverdi musicò alcuni intermezzi inseriti nella rappresentazione fatta per le nozze di Margherita de' Medici e Odoardo Farnese, anche se quelle partiture non furono poi state conservate. L'Aminta venne poi riscoperta soprattutto durante il Romanticismo, quando si diffuse la leggenda di Tasso ingiustamente perseguitato per i suoi amori infelici, e l'opera fu in particolare apprezzata dal poeta Giacomo Leopardi che, come già accennato, si ispirò al personaggio di Silvia per dare il nome poetico a Teresa Fattorini nella lirica A Silvia.
fine della presentazione
Grazie per la visione! Un genial.ly prodotto da Antonio Stinco, Sofia Riccio, Giorgia Agosta e Giorgio Milazzo
Atto III
Dafne, che impedisce ad Aminta di uccidersi, dialoga con lui quando sopraggiunge la ninfa Nerina ad annunciare il ritrovamento del velo insanguinato di Silvia (ciò fa credere che ella sia stata sbranata dai lupi durante una battuta di caccia). Aminta corre via per mettere in atto il suicidio buttandosi da un dirupo, mentre Silvia ricompare viva e scampata al pericolo: quando Silvia viene a sapere delle intenzioni di Aminta scoppia in lacrime e capisce di essere anche lei innamorata del giovane pastore.
Atto IV
Convinta che il ragazzo sia morto, Silvia prende la decisione di uccidersi anch’essa, ma il musico Elpino la blocca, affermando che la caduta di Aminta per suicidarsi era stata attutita da alcuni cespugli e perciò egli era ancora vivo.
L'opera, "Paesaggio con pastori e armenti e figure di popolani in sosta presso un campanile", è un olio su tela del secolo XVIII che potrebbe raffigurare il paesaggio ideale in cui si è sviluppata l'Aminta
Atto V
Silvia corre da lui carica di commozione e lo abbraccia mentre è ancora privo di sensi, Aminta si risveglia così tra le braccia dell’amata. La commedia termina con le nozze dei due.
Francesco Scamaruzza (1803-1886) svolge un olio su tela chiamato "Silvia e Aminta". Da sinistra verso destra abbiamo in primo piano: Tirsi, Dafne, Silvia, Aminta ed Elpino.
Atto II
Dafne e Tirsi convincono Aminta a recarsi presso la fonte in cui Silvia è solita fare il bagno, nuda e sola, per sorprenderla. Aminta accetta il consiglio e fa per andare alla fonte, ma arrivati a destinazione questi ultimi sorprendono un satiro intento a legare Silvia ad un albero per violentarla. Messo in fuga il satiro, Aminta libera la ninfa che tuttavia fugge senza mostrargli gratitudine.
Atto I
Il primo atto si apre con un breve monologo di Amore, che dice che Venere lo vorrebbe far entrare in scena assieme a Dafne e Silvia. Il giovane pastore Aminta è innamorato della ninfa Silvia, ma questa sembra interessata soltanto alla caccia. Inutilmente Dafne esorta Silvia a ricambiare l'amore per il giovane, mentre Aminta comunica a Tirsi il proprio affanno e che non riesce a dichiarare il suo amore per Silvia a causa della sua eccessiva timidezza.
L'AMINTA DI TASSO
Stinco Antonio
Created on November 12, 2023
Un genial.ly dedicato esclusivamente alla spiegazione della seconda opera celebre di Torquato Tasso che analizza trama, personaggi, stile e il suo relativo impatto nella letteratura italiana.
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l'aminta di tasso
Un genial.ly prodotto da Antonio Stinco, Sofia Riccio, Giorgia Agosta e Giorgio Milazzo
indice degli argomenti
3. L'ambito di corte
1. Introduzione
2. Trama
4. L'importanza dell'opera
introduzione
Che cos'è l'Aminta? In che contesto storico si sviluppa?
l'aminta: che tipo di opera è? in che contesto storico si sviluppa?
L'Aminta è una favola pastorale composta da Torquato Tasso (1544-1595) nel 1573 e pubblicata nel 1580 circa. La prima rappresentazione ebbe luogo il 31 luglio 1573, al Belvedere di Ferrara. L'opera è un testo drammatico, cioè destinato alla rappresentazione scenica, infatti fu messa in scena senza i cori e gli intermezzi. L'opera tratta temi seri, patetici e sentimentali, ambientati in un mondo favoloso e si conclude con un lieto fine anziché con la catastrofe; inoltre, ha come finalità quella di celebrare ed idealizzare la vita di corte. L'opera riscosse un grande successo, tanto da essere richiesta l'anno successivo anche alla corte di Urbino, assecondando il desiderio della duchessa Lucrezia d'Este, amica dell'autore.
l'aminta: che caratteristiche presuppone?
L'opera ha un tono piuttosto lirico che drammatico e fa elogio all'età dell'oro, quando l'uomo viveva in contatto con la natura, libero dalle complicazioni della successiva civiltà: l’Aminta si distacca dalla tradizione violentemente attuale del Cinquecento per la presenza di passioni forti, che quasi sfociano nella violenza. L'Aminta esprime una fondamentale aspirazione dell'anima e della poesia tassiana: l'abbandono al piacere, a una voluttà obliosa e il vagheggiamento di un libero espandersi dell'anima e dei sensi, o meglio di una sensualità trasfigurata in dolcezza e quindi in pura, immediata gioia vitale senza più la coscienza del limite e del peccato. L'opera rispetta il principio aristotelico dell'unità di tempo, di luogo, e di azione.
l'aminta: che caratteristiche presuppone?
Per quanto l'Aminta sia stata spesso vista come un'opera leggera e rivelatrice di un Tasso cortigiano, offre comunque lo spunto per cogliere la sensibilità delicata dell'autore, in una felice rappresentazione di stati d'animo vicini a quelli della vita quotidiana, con una magistrale fusione tra verità e fantasia. L'amore è variamente concepito, secondo i dubbi e le tensioni che agitavano l'animo del Tasso: sentimento puro e dolce in Aminta, forza naturale a cui bisogna rispondere con disincanto per Tirsi; istinto bestiale nel satiro dei boschi. L'opera sarà molto amata da Leopardi, che riprenderà proprio da questo testo i nomi di Silvia e Nerina, pseudonimi elevati a imperitura fama in “A Silvia” e ne “Le ricordanze”.
trama
Chi sono i personaggi? Come si sviluppa la vicenda?
l'aminta: chi sono i personaggi?
L’Aminta è un dramma pastorale, un'azione teatrale ambientata nel mondo dei pastori. La vicenda si sviluppa in cinque atti e ogni atto è concluso da un coro sul modello delle tragedie greche. Ha per protagonisti il pastore Aminta e la ninfa Silvia, di cui Aminta è innamorato: l’iniziale rifiuto della ninfa costituisce il nodo drammatico che dà l’avvio alla storia. Ai due giovani protagonisti si affiancano due figure secondarie e più mature: Dafne, consigliera di Silvia, e Tirsi, consigliere di Aminta e proiezione dello stesso Tasso; entrambi sono personaggi disillusi e navigati, esperti in materie d’amore e privi di aspirazioni particolari. Oltre a questi esistono dei personaggi che non hanno ruoli particolari: è il caso di Nerina ed Ergasto, che hanno il solo compito di annunciare le morti di Silvia e Aminta.
l'aminta di tasso: come si sviluppa la vicenda?
ATTO V
ATTO IV
ATTO III
ATTO II
ATTO I
Come già accennato, la vicenda si sviluppa in cinque atti. Vediamo come si sviluppa la vicenda per ciascun atto.
l'ambito di corte
Cosa lega l'Aminta all'ambito di corte?
l'aminta e la corte
L’Aminta si tratta di un’opera scritta per un divertimento di corte e allo stesso ambiente cortigiano allude continuamente, in quanto dietro ai pastori sono facilmente riconoscibili personaggi della corte ferrarese. Ne nasce una sottile ambiguità: da un lato l’opera si propone di idealizzare e celebrare la vita di corte, dall’altro rivela una profonda insofferenza per i suoi rituali, le sue ipocrisie e convenzioni, i suoi conflitti interni, le gelosie, le invidie e i rancori. È un’insofferenza che si traduce in un desiderio di vita semplice, di sentimenti e comportamenti spontanei a contatto e in armonia con la natura e un bisogno di evasione in un mondo di favola, fuori della realtà e della storia: qui vi si coglie quell’atteggiamento ambivalente verso la corte che era proprio dell’anima tormentata e intimamente conflittuale nel poeta (bifrontismo spirituale).
la rappresentazione dei personaggi
In modo specifico, il mondo dell'Aminta è lo specchio del Ducato di Ferrara cui si fa riferimento come "città in riva al fiume". Nei personaggi principali la critica ha creduto individuare intellettuali e cortigiani della cerchia dell'autore, per quanto si tratti soltanto di ipotesi verosimili:
SILVIA
MOPSO
AMINTA
BATTO
TIRSI
DAFNE
ELPINO
gli ideali della corte
Linguaggio, ambientazione, ideali edonistici, innamoramenti, idilli, suggestioni classiche ed eredità umaniste: tutto nell’Aminta contribuisce a dare il peso di quanto quest’opera teatrale entrasse in contatto con la realtà elitaria della corte estense dandone una rappresentazione idealizzata. L’opera si rivolge in maniera velata ma diretta a un pubblico preciso che, sentendosi protagonista di quelle storie, riesce facilmente a immedesimarsi nelle vicende rappresentate.
L'IMPORTANZA DELL'AMINTA
Perché l'Aminta è considerata un capolavoro?
PERCHè L'AMINTA è UN CAPOLAVORO?
L’Aminta è considerata uno dei capolavori della letteratura in ambito di favole pastorali italiane ed è considerata così importante per una serie di motivi sia stilistici che morali: l’opera appartiene al genere pastorale, un genere che solitamente presenta un contrasto tra la vita semplice e la natura idealizzata, rispetto ai conflitti e alle complessità della società reale. L'amore è uno dei temi centrali: l’amore tra Aminta e Silvia è ritratto con passione e purezza, inoltre la natura circostante svolge un ruolo significativo, riflettendo le emozioni dei personaggi e contribuendo all'atmosfera idillica.
PERCHè L'AMINTA è UN CAPOLAVORO?
Nello svolgersi delle vicende, il giovane pastore esplora le emozioni umane complesse e le sfide dell'amore. I personaggi devono affrontare conflitti interiori, gelosie, desideri e sacrifici, creando una narrazione ricca di tensioni emotive e introspezioni. L'opera, inoltre, è influenzata dall'ideale dell'Arcadia, un'immaginaria regione campestre associata alla poesia pastorale e all'armonia naturale. Tasso scrive il suo componimento in versi endecasillabi e segue uno schema metrico regolare. La lingua utilizzata è raffinata ed elegante, riflettendo lo stile della letteratura rinascimentale e cerca di trasmettere valori come la bellezza, l'innocenza, la purezza e l'armonia, che caratterizzano spesso il genere pastorale. Questi valori idealizzati però si scontrano con la realtà dei conflitti e delle passioni umane.
L'AMINTA COME OGGETTO DI ISPIRAZIONE
Se l’Aminta conobbe un certo successo a partire dalla prima rappresentazione del 1573 e le sue prime pubblicazioni da parte della stampa, l'opera fissò inoltre il canone del dramma pastorale e venne anche imitata da diversi autori considerato il capolavoro del genere.
Nel XVII sec. il testo venne più volte messo in scena in varie corti italiane e nel 1628 Claudio Monteverdi musicò alcuni intermezzi inseriti nella rappresentazione fatta per le nozze di Margherita de' Medici e Odoardo Farnese, anche se quelle partiture non furono poi state conservate. L'Aminta venne poi riscoperta soprattutto durante il Romanticismo, quando si diffuse la leggenda di Tasso ingiustamente perseguitato per i suoi amori infelici, e l'opera fu in particolare apprezzata dal poeta Giacomo Leopardi che, come già accennato, si ispirò al personaggio di Silvia per dare il nome poetico a Teresa Fattorini nella lirica A Silvia.
fine della presentazione
Grazie per la visione! Un genial.ly prodotto da Antonio Stinco, Sofia Riccio, Giorgia Agosta e Giorgio Milazzo
Atto III
Dafne, che impedisce ad Aminta di uccidersi, dialoga con lui quando sopraggiunge la ninfa Nerina ad annunciare il ritrovamento del velo insanguinato di Silvia (ciò fa credere che ella sia stata sbranata dai lupi durante una battuta di caccia). Aminta corre via per mettere in atto il suicidio buttandosi da un dirupo, mentre Silvia ricompare viva e scampata al pericolo: quando Silvia viene a sapere delle intenzioni di Aminta scoppia in lacrime e capisce di essere anche lei innamorata del giovane pastore.
Atto IV
Convinta che il ragazzo sia morto, Silvia prende la decisione di uccidersi anch’essa, ma il musico Elpino la blocca, affermando che la caduta di Aminta per suicidarsi era stata attutita da alcuni cespugli e perciò egli era ancora vivo.
L'opera, "Paesaggio con pastori e armenti e figure di popolani in sosta presso un campanile", è un olio su tela del secolo XVIII che potrebbe raffigurare il paesaggio ideale in cui si è sviluppata l'Aminta
Atto V
Silvia corre da lui carica di commozione e lo abbraccia mentre è ancora privo di sensi, Aminta si risveglia così tra le braccia dell’amata. La commedia termina con le nozze dei due.
Francesco Scamaruzza (1803-1886) svolge un olio su tela chiamato "Silvia e Aminta". Da sinistra verso destra abbiamo in primo piano: Tirsi, Dafne, Silvia, Aminta ed Elpino.
Atto II
Dafne e Tirsi convincono Aminta a recarsi presso la fonte in cui Silvia è solita fare il bagno, nuda e sola, per sorprenderla. Aminta accetta il consiglio e fa per andare alla fonte, ma arrivati a destinazione questi ultimi sorprendono un satiro intento a legare Silvia ad un albero per violentarla. Messo in fuga il satiro, Aminta libera la ninfa che tuttavia fugge senza mostrargli gratitudine.
Atto I
Il primo atto si apre con un breve monologo di Amore, che dice che Venere lo vorrebbe far entrare in scena assieme a Dafne e Silvia. Il giovane pastore Aminta è innamorato della ninfa Silvia, ma questa sembra interessata soltanto alla caccia. Inutilmente Dafne esorta Silvia a ricambiare l'amore per il giovane, mentre Aminta comunica a Tirsi il proprio affanno e che non riesce a dichiarare il suo amore per Silvia a causa della sua eccessiva timidezza.