I ROMANI A TAVOLA
dolci e ffrutta (mensae secundae)
I ROMANI A TAVOLA
l'alimentazione era basata sui cereali, vegetali e sul vino. Per consumare questi tipi dei pasti bisognava essere nobili, quindi solo il 10% della popolazione dell'urbe poteva godere dei pasti privilegiati. I pasti romani principali erano tre: ientaculum, prandium e la cena.
Lo ientaculum veniva servito intorno all’ora terza (le nove del mattino), era a base di formaggio, latte e uova e spesso si mangiavano gli avanzi della sera prima. Il prondium era servito intorno all’ora sesta (mezzoggiorno), era molto veloce tanto che i romani prima di esso non si lavavano neanche le mani. Le pietanze venivano sempre servite con il mulsum (una miscela di di mosto e miele) o vino annacquato.
La cena
La cena veniva servita verso l'ora nona (le tre del pomeriggio) o più tardi. Ed era il pasto principale e quello che durava di più. In età imperiale la cena veniva consumata nel triclinium, chiamato così per la presenza di letti a tre posti il legno o muratura, leggermente inclinati dalla parte della mensa su cui venivano distesi materassi, cuscini e coperte su cui si stendevano i commensali. I commensali mangiavano sul “ letto tricliniare “ appoggiati sul gomito sinistro, intorno ad una tavola ricoperta da ricche tovaglie.
Se gli invitati erano di più venivano aggiunti altri stibadia ( letti a forma di sigma capaci di ospitare sette-otto-dodici conviati ) o triclinea fino ad avere un massimo di trentasei posti ( con quattro mensae ) o di ventisette ( con tre mensae ).
I conviati dovevavno rispettare una geriarchianell’ assegnazione dei posti : il summus era il meno importante ed era posto a sinistra, il medium era posto al centro e l’imus era posto a destra ed era quello dove si accomodava il padrone.
I romani mangiavano direttamente con le mani.Per prima cosa veniva servita la gustatio che era l’antipasto e venivano ad esempio servite olive, tartufi, crostacei, funghi, uova sode ecc. e venivano accompagnati dal mulsumm.
Le porzioni venivano già tagliate in pimccoli pezzi dagli scalchi (scissores) e venivano portate alla bocca o con le mani o con il cochlear. La secundae mensae era l’ultima portata, i romani si spostavano in un altro triclunium pulito dove i commensali brindavano agli ordini del magister bibendi o tricliniarca.
La cena era composta da tre portate: la prima, la seconda, e tertia cena. Vi erano molti carni(manzo, vitello, maiale, cinghiale, lepre, fagiano, tordo, pavoni, merli, piccioni e ghiri). Vi erano anche diversi tipi di pesce ( rombi, triglie, storioni, ostriche ). I romani non potevano fare a meno del garum una salsa piccante di pesce confezionata con erbe, spezie, aceto, pasta di pesce
I commensali erano intrattenuti da vari intrattenimenti (giochi, spettacoli,letture cantanti ecc..) e potevano anche assistere ai balletti delle ballerine ( Gades) e Durante la mensae secundae veniva servita frutta fresca o secca, formaggio, confetture, dolci (placentae) preparati con farina,vino, mosto cotto (defruntum), miele
Vi erano anche vari tipi di servi, come i servi capillati che mescevano le bevande o trinciavano la carne, e i scoparii che pulivano continuamente il pavimento perché i romani erano soliti buttare il cibo a terra, Non potevano mancare i vini versati dagli schiavi con il crater nella pocula.
I principali vini erano il Caecubum, l’Albanum, il Mascium da bere mescolati con acqua e miele. A fine banchetto era uso comune che i conviati raccogliessero gli avanzi nei tovaglioli per portarseli a casa e offrire loro apophoreta.
IL DE RE QUORINARIA DI APICIO
Il De Re di apicio era il più famoso ricettario dell’antichità, ci offre importanti informazioni su cosa si mangiasse al tempo dei romani e le ricette più in voga per lo più tra le classi agiate. L’Apicio fornisce ricette al lettore indicando i procedimenti e le quantità degli ingredienti. L’ opera è suddivisa in dieci libri, dai titoli in greco. Il libro è scritto alla seconda persona singolare così che Apicio può rivolgersi direttamente al lettore.
Per quanto riguarda i dolci sono molto distanti da ciò che siamo abituati a mangiare noi; i meloni venivano insaporiti con miele, pepe, aceto e silfio oppure i cocomeri erano lessati. I dolci non hanno nomi particolari (sono tutti identificati con la formula Aliter dulcia, “altri dolci”) E sono tutti alla base di miele.
LA FRUTTA
La frutta occupava un posto importante nell'alimentazione degli antichi Romani.Era consumata fresca, secca, o trasformata in marmellate, conserve, o vini
I frutti più diffusi nell'antica Roma erano: Fichi: erano il frutto piu comune e appezzato, sia Freschi o Secchi e Venivano consumati sia come spuntino o un Dessert. Uva: erano un altro frutto molto popolare, sia per il consumo fresco che per la produzione di Vino. Melagrana: era un Frutto apprezzato per il suo sapore dolce e acidulo Melogra: era un Frutto Considerato sacro e venere Pesca: era un frutto orig da Asia, che fu introdotto in Italia dai Greci. Pera: era un frutto orig. da Europa, che era gia coltivato in Italia. Albicocca: era un Frutto org. da Asia, che fu introdotto in Ita dai Romani. Ciliegia: era un Frutto org, da Asia che fu introdotto in Ita dai Romani
La Coltivazione della Frutta
La coltivazione della frutta era un'attività importante nell'economia romana. I frutteti erano spesso situati nelle vicinanze delle città, per facilitarne il trasporto. I Romani utilizzavano diversi metodi per coltivare la frutta. I frutteti erano spesso piantati in terrazze, per favorire il drenaggio e la fertilità del terreno. I frutti venivano potati regolarmente per favorire la crescita e la produzione.
La Frutta nella Cultura Romana
La frutta era anche un simbolo importante nella cultura romana e Era associata alla fertilità, alla ricchezza, e alla prosperità. Ad esempio, il fico era considerato un simbolo di fertilità, perché i suoi frutti crescono in grappoli. L'uva era associata alla ricchezza, perché era il frutto principale della viticoltura, un'attività molto redditizia. La melagrana era un simbolo di prosperità, perché i suoi semi rappresentano l'abbondanza.
I DOLCI
- Dactyli farsiles/Palmulae farti datteri farciti di pinoli e noci triturati e pepe e Il tutto fritto nel miele. - Dulcia simulae, un impasto di semolino, latte, miele, pinoli, uova, pepe. - Crustula, biscotti di acqua farina, uova, sciroppo di barbabietola, sale e pepe. - Buccellae silinginae, un composto di segale, farina, uovo, miele, uva essiccata, noci tritate e pezzetti di datteri. Il tutto cotto al forno. - Mustacei, corrispondenti ai mustaccioli calabresi. -Patina de piris, Torta di pere al cumino. - Frittelle con miele e papavero. - Libum primum, un pane dolcissimo edulcorato con miele e uvetta. - Globus, corrispondente alle nostre bombe fritte - Crocchette a formaggio e miele, si cucinano unendo latte cagliato, miele e sale e aggiungendo un po' di farina di grano fino ad ottenere un impasto. Si formano piccole porzioni e si friggono poi nello strutto. In fine si aggiunge altro miele.
- Dulcia domestica (di Apicio) Si farciscono I datteri con un composto di noci, pinoli e pepe tritati, Si sala il tutto e si scalda nel miele cotto.- Paste di formaggio con frutti e miele. - Fichi secchi, fichi secchi farciti con pinoli e zucchero d'uva. -Encytus a forma di spirale, pasta fritta e lievitata, per azione del formaggio contenuto, spalmato con abbondante miele e spruzzato con semi di papavero.
-Torta cartaginensis (ricetta di Catone), Questa torta era creata con un impasto di farina e latte, formaggio, miele fluido e le uova. Il tutto veniva cotto in una marmitta di terra finchè non risultava un pò untuoso
I Globus e I Luncunculus Pane Libum
I RECETTE ROMANE
Alcune botteghe di fornai, sfornavano solo biscotti di vario genere e grandezza e gli ingredienti che usavno spesso sono I fichi, freschi o datteri e miele comeil dolci principe.I datteri farciti con le noci erano ricercatissimi e molto prelibati e era una specialità e nei Gioni di feste non mancava mai il libum, ovvero un tipo di pane molto dolce, impastato con latte e miele.
Questa Ricetta prevede di friggere le frittelle nello strutto/padella caldo, girarle con due palette e una volta dorate e ricoprirle con miele e semi di papavero. Si possono servire sia calde o fredde e sono ideali come antipasto. Per chi è interessato a preparare il “libum”, il pane dolce e delizioso ecco la ricetta;
Serverete un 100 gr. di farina di semola, o meglio di farro e 400 gr. di ricotta (meglio alla pecora) un po’ di sale e un Uovo e Servirà un po’ di alloro, ma molto profumato. Procederemo sciogliendo il formaggio in un Mortaio e pestandolo per bene. Poi, quando diventerà una crema, si aggiunge la farina e Aggiungeremo un uovo e continuando ad impastare. Formeremo una pagnottina da porre su un letto di foglie d’alloro. Dovrà cuocere lentamente in un forno.
Sempre durante le festività come il fine anno, non mancavano i “luncunculus”, che erano una sorta di bignè, poi c'era anche “globus”, che è molto simile al nostro moderno bombolone, che E’ stato possibile estrapolare la ricetta risalente al III sec. a. C. I “globus”, in cui s’impastano pressappoco mescolando circa 100 gr. di formaggio tipo ricotta o robiola; con circa 100 gr. di farina bianca. Poi si modellano come delle frittelle di grandezza a piacere.
Savillum o Cheescake di Catone
Un’altra dolce che è il Savillum, la ‘cheescake’ di Catone.si tratta di un tipo di pane che i romani consumavano per le feste di fine anno. Per il Savillum si procede Mescolando come per il “libum” 500 gr. di farina, 250 gr. di formaggio e circa 50 gr. di miele e un uovo.
Agungeremo un olio, una terrina di terracotta o di ceramica e Mescoleremo tutti gli ingredienti a dovere, poi copriremo con un piatto o un coperchio e Metteremo in forno.
Quando il composto è cotto, toglietelo dalla pentolae Ungetelo con miele, cospargendo con semi di papavero e Rimetteremo per breve tempo sotto il coperchio caldo.
FINE & GRZIE!
Paul - Emma M. - Anna - Flavio 2AL
I ROMANI A TAVOLA
Paul Esclamado
Created on November 12, 2023
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I ROMANI A TAVOLA
dolci e ffrutta (mensae secundae)
I ROMANI A TAVOLA
l'alimentazione era basata sui cereali, vegetali e sul vino. Per consumare questi tipi dei pasti bisognava essere nobili, quindi solo il 10% della popolazione dell'urbe poteva godere dei pasti privilegiati. I pasti romani principali erano tre: ientaculum, prandium e la cena.
Lo ientaculum veniva servito intorno all’ora terza (le nove del mattino), era a base di formaggio, latte e uova e spesso si mangiavano gli avanzi della sera prima. Il prondium era servito intorno all’ora sesta (mezzoggiorno), era molto veloce tanto che i romani prima di esso non si lavavano neanche le mani. Le pietanze venivano sempre servite con il mulsum (una miscela di di mosto e miele) o vino annacquato.
La cena
La cena veniva servita verso l'ora nona (le tre del pomeriggio) o più tardi. Ed era il pasto principale e quello che durava di più. In età imperiale la cena veniva consumata nel triclinium, chiamato così per la presenza di letti a tre posti il legno o muratura, leggermente inclinati dalla parte della mensa su cui venivano distesi materassi, cuscini e coperte su cui si stendevano i commensali. I commensali mangiavano sul “ letto tricliniare “ appoggiati sul gomito sinistro, intorno ad una tavola ricoperta da ricche tovaglie.
Se gli invitati erano di più venivano aggiunti altri stibadia ( letti a forma di sigma capaci di ospitare sette-otto-dodici conviati ) o triclinea fino ad avere un massimo di trentasei posti ( con quattro mensae ) o di ventisette ( con tre mensae ).
I conviati dovevavno rispettare una geriarchianell’ assegnazione dei posti : il summus era il meno importante ed era posto a sinistra, il medium era posto al centro e l’imus era posto a destra ed era quello dove si accomodava il padrone.
I romani mangiavano direttamente con le mani.Per prima cosa veniva servita la gustatio che era l’antipasto e venivano ad esempio servite olive, tartufi, crostacei, funghi, uova sode ecc. e venivano accompagnati dal mulsumm.
Le porzioni venivano già tagliate in pimccoli pezzi dagli scalchi (scissores) e venivano portate alla bocca o con le mani o con il cochlear. La secundae mensae era l’ultima portata, i romani si spostavano in un altro triclunium pulito dove i commensali brindavano agli ordini del magister bibendi o tricliniarca.
La cena era composta da tre portate: la prima, la seconda, e tertia cena. Vi erano molti carni(manzo, vitello, maiale, cinghiale, lepre, fagiano, tordo, pavoni, merli, piccioni e ghiri). Vi erano anche diversi tipi di pesce ( rombi, triglie, storioni, ostriche ). I romani non potevano fare a meno del garum una salsa piccante di pesce confezionata con erbe, spezie, aceto, pasta di pesce
I commensali erano intrattenuti da vari intrattenimenti (giochi, spettacoli,letture cantanti ecc..) e potevano anche assistere ai balletti delle ballerine ( Gades) e Durante la mensae secundae veniva servita frutta fresca o secca, formaggio, confetture, dolci (placentae) preparati con farina,vino, mosto cotto (defruntum), miele
Vi erano anche vari tipi di servi, come i servi capillati che mescevano le bevande o trinciavano la carne, e i scoparii che pulivano continuamente il pavimento perché i romani erano soliti buttare il cibo a terra, Non potevano mancare i vini versati dagli schiavi con il crater nella pocula.
I principali vini erano il Caecubum, l’Albanum, il Mascium da bere mescolati con acqua e miele. A fine banchetto era uso comune che i conviati raccogliessero gli avanzi nei tovaglioli per portarseli a casa e offrire loro apophoreta.
IL DE RE QUORINARIA DI APICIO
Il De Re di apicio era il più famoso ricettario dell’antichità, ci offre importanti informazioni su cosa si mangiasse al tempo dei romani e le ricette più in voga per lo più tra le classi agiate. L’Apicio fornisce ricette al lettore indicando i procedimenti e le quantità degli ingredienti. L’ opera è suddivisa in dieci libri, dai titoli in greco. Il libro è scritto alla seconda persona singolare così che Apicio può rivolgersi direttamente al lettore.
Per quanto riguarda i dolci sono molto distanti da ciò che siamo abituati a mangiare noi; i meloni venivano insaporiti con miele, pepe, aceto e silfio oppure i cocomeri erano lessati. I dolci non hanno nomi particolari (sono tutti identificati con la formula Aliter dulcia, “altri dolci”) E sono tutti alla base di miele.
LA FRUTTA
La frutta occupava un posto importante nell'alimentazione degli antichi Romani.Era consumata fresca, secca, o trasformata in marmellate, conserve, o vini
I frutti più diffusi nell'antica Roma erano: Fichi: erano il frutto piu comune e appezzato, sia Freschi o Secchi e Venivano consumati sia come spuntino o un Dessert. Uva: erano un altro frutto molto popolare, sia per il consumo fresco che per la produzione di Vino. Melagrana: era un Frutto apprezzato per il suo sapore dolce e acidulo Melogra: era un Frutto Considerato sacro e venere Pesca: era un frutto orig da Asia, che fu introdotto in Italia dai Greci. Pera: era un frutto orig. da Europa, che era gia coltivato in Italia. Albicocca: era un Frutto org. da Asia, che fu introdotto in Ita dai Romani. Ciliegia: era un Frutto org, da Asia che fu introdotto in Ita dai Romani
La Coltivazione della Frutta
La coltivazione della frutta era un'attività importante nell'economia romana. I frutteti erano spesso situati nelle vicinanze delle città, per facilitarne il trasporto. I Romani utilizzavano diversi metodi per coltivare la frutta. I frutteti erano spesso piantati in terrazze, per favorire il drenaggio e la fertilità del terreno. I frutti venivano potati regolarmente per favorire la crescita e la produzione.
La Frutta nella Cultura Romana
La frutta era anche un simbolo importante nella cultura romana e Era associata alla fertilità, alla ricchezza, e alla prosperità. Ad esempio, il fico era considerato un simbolo di fertilità, perché i suoi frutti crescono in grappoli. L'uva era associata alla ricchezza, perché era il frutto principale della viticoltura, un'attività molto redditizia. La melagrana era un simbolo di prosperità, perché i suoi semi rappresentano l'abbondanza.
I DOLCI
- Dactyli farsiles/Palmulae farti datteri farciti di pinoli e noci triturati e pepe e Il tutto fritto nel miele. - Dulcia simulae, un impasto di semolino, latte, miele, pinoli, uova, pepe. - Crustula, biscotti di acqua farina, uova, sciroppo di barbabietola, sale e pepe. - Buccellae silinginae, un composto di segale, farina, uovo, miele, uva essiccata, noci tritate e pezzetti di datteri. Il tutto cotto al forno. - Mustacei, corrispondenti ai mustaccioli calabresi. -Patina de piris, Torta di pere al cumino. - Frittelle con miele e papavero. - Libum primum, un pane dolcissimo edulcorato con miele e uvetta. - Globus, corrispondente alle nostre bombe fritte - Crocchette a formaggio e miele, si cucinano unendo latte cagliato, miele e sale e aggiungendo un po' di farina di grano fino ad ottenere un impasto. Si formano piccole porzioni e si friggono poi nello strutto. In fine si aggiunge altro miele.
- Dulcia domestica (di Apicio) Si farciscono I datteri con un composto di noci, pinoli e pepe tritati, Si sala il tutto e si scalda nel miele cotto.- Paste di formaggio con frutti e miele. - Fichi secchi, fichi secchi farciti con pinoli e zucchero d'uva. -Encytus a forma di spirale, pasta fritta e lievitata, per azione del formaggio contenuto, spalmato con abbondante miele e spruzzato con semi di papavero.
-Torta cartaginensis (ricetta di Catone), Questa torta era creata con un impasto di farina e latte, formaggio, miele fluido e le uova. Il tutto veniva cotto in una marmitta di terra finchè non risultava un pò untuoso
I Globus e I Luncunculus Pane Libum
I RECETTE ROMANE
Alcune botteghe di fornai, sfornavano solo biscotti di vario genere e grandezza e gli ingredienti che usavno spesso sono I fichi, freschi o datteri e miele comeil dolci principe.I datteri farciti con le noci erano ricercatissimi e molto prelibati e era una specialità e nei Gioni di feste non mancava mai il libum, ovvero un tipo di pane molto dolce, impastato con latte e miele.
Questa Ricetta prevede di friggere le frittelle nello strutto/padella caldo, girarle con due palette e una volta dorate e ricoprirle con miele e semi di papavero. Si possono servire sia calde o fredde e sono ideali come antipasto. Per chi è interessato a preparare il “libum”, il pane dolce e delizioso ecco la ricetta;
Serverete un 100 gr. di farina di semola, o meglio di farro e 400 gr. di ricotta (meglio alla pecora) un po’ di sale e un Uovo e Servirà un po’ di alloro, ma molto profumato. Procederemo sciogliendo il formaggio in un Mortaio e pestandolo per bene. Poi, quando diventerà una crema, si aggiunge la farina e Aggiungeremo un uovo e continuando ad impastare. Formeremo una pagnottina da porre su un letto di foglie d’alloro. Dovrà cuocere lentamente in un forno.
Sempre durante le festività come il fine anno, non mancavano i “luncunculus”, che erano una sorta di bignè, poi c'era anche “globus”, che è molto simile al nostro moderno bombolone, che E’ stato possibile estrapolare la ricetta risalente al III sec. a. C. I “globus”, in cui s’impastano pressappoco mescolando circa 100 gr. di formaggio tipo ricotta o robiola; con circa 100 gr. di farina bianca. Poi si modellano come delle frittelle di grandezza a piacere.
Savillum o Cheescake di Catone
Un’altra dolce che è il Savillum, la ‘cheescake’ di Catone.si tratta di un tipo di pane che i romani consumavano per le feste di fine anno. Per il Savillum si procede Mescolando come per il “libum” 500 gr. di farina, 250 gr. di formaggio e circa 50 gr. di miele e un uovo.
Agungeremo un olio, una terrina di terracotta o di ceramica e Mescoleremo tutti gli ingredienti a dovere, poi copriremo con un piatto o un coperchio e Metteremo in forno.
Quando il composto è cotto, toglietelo dalla pentolae Ungetelo con miele, cospargendo con semi di papavero e Rimetteremo per breve tempo sotto il coperchio caldo.
FINE & GRZIE!
Paul - Emma M. - Anna - Flavio 2AL