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BAUDELAIRE. Poeta maledetto. Precursore del decadentismo.

Giuseppina Aquileio

Created on November 11, 2023

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Transcript

Baudelaire

Poeta maledetto precursore del decadentismo

INdice

1. Decadentismo francese

3. Charles Baudelaire

1.2 Origine del termine

3.1 Baudelaire e lo Spleen

2.. Chi sono i poeti maledetti?

4. L'albatros

2.1 La maledizione del poeta

2.2 Pillole di poeti maledetti francesi

1. Decadentismo francese

Il termine Decadentismo deriva da décadent, termine usato in Francia, nella seconda metà dell'800, con significato dispregiativo contro i poeti maledetti: Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, che con la novità della loro arte e la loro vita irregolare e disordinata apparivano alla gente come decadenti, cioè corrotti e immorali. Essi si impadronirono del termine usandolo nel titolo di una rivista “Le Décadent”, come simbolo di battaglia.

In senso ristretto identifica il movimento dei décadents nato a Parigi nella prima metà degli anni Ottanta del XIX secolo e diffusosi fino agli anni Novanta. In senso più ampio indica una intera corrente culturale di portata europea fra fine Ottocento e inizio Novecento; secondo alcuni critici tutto il Novecento sarebbe un secolo “decadente”.

1.1 Origine del termine

L’origine del termine È da attribuire ad un sonetto di Paul Verlaine dal titolo Languer (Languore) pubblicato sul periodico parigino “Le Chat noir”: «Sono l'Impero alla fine della decadenza», in cui affermava, quasi compiaciuto, di identificarsi con l'atmosfera di stanchezza e decadenza dell'Impero romano.Queste idee ostentavano atteggiamenti bohémiens e idee deliberatamente provocatorie, ispirandosi al modello "maledetto" di Baudelaire.

2. Chi sono i poeti maledetti?

Paul Verlaine (1844-1896) battezzò con i suoi amici e colleghi Tristan Corbière, Arthur Rimbaud e Stéphane Mallarmé il termine "poeti maledetti".

Nel 1884, pubblicò l’opera intitolata per l’appunto “I Poeti maledetti” – una raccolta comprendente alcune tra le migliori opere del gruppo.

L’espressione poeti maledetti deriva anche dal titolo di un’antologia che prendeva spunto da una poesia di Baudelaire, in cui la madre di un poeta maledice il momento in cui concepì il figlio. L’espressione fu usata dai decadenti come un atto di accusa contro la società, che odia e maledice il poeta, perché non sa comprenderlo, mentre è proprio il poeta che con la sua creatività fa progredire lo spirito umano.

2.1 La maledizione del poeta

Il poeta è maledetto 3 volte:1. dalla società, poiché il poeta è prima di tutto un emarginato a causa della sua vita dissipata, dell’indigenza, della follia e – non ultimo – del suo aspetto “poco attraente”; 2. da Dio, in quanto il poeta è attratto disperatamente dal male, lo indaga, lo sperimenta e questo genera in lui un terribile senso di colpa; 3. da se stesso, il poeta stesso è il suo peggior nemico, si detesta e pensa ogni giorno che essere se stesso sia la peggior cosa che potesse capitargli.

2.2. Pillole di poeti maledetti francesi

Paul Verlaine

Gerard de Nerval

(1808-1855)
(1844-1896)

Dopo 47 anni di allucinazioni, tormenti, “voci” e ossessioni, pose fine alla propria vita impiccandosi a una grata di un vicolo nel pieno centro di Parigi – “Il luogo più squallido che potesse trovare”, commentò Baudelaire.

Deceduto a 52 anni, uno dei poeti maledetti più longevi, nonostante la sua tormentata, e promiscua esistenza.

Stéphane Mallarmé

Arthur Rimbaud

(1842-1898)
(1854-1891)

Alla costante e ossessiva ricerca di una nuova poetica e di un nuovo ruolo del poeta nella società industriale.

Deceduto a soli 36 anni a causa degli eccessi della sua esistenza.Fu amante di Verlaine negli anni ’70 del 1800.

Tristan Corbière

Charles Baudelaire

(1821-1867)
(1845-1875)

Deceduto a causa della tubercolosi all’età di 29 anni, passò inosservato dai suoi contemporanei.Fu Paul Verlaine a riconoscerne il valore e a diffonderne l’opera.

Deceduto a 46 anni dopo aver assistito con orrore al sorgere implacabile dell’era industriale e al culto del profitto.

3.1 Baudelaire e lo Spleen

Baudelaire ha fatto entrare nella lingua francese la parola inglese “spleen”, che appartiene al lessico medico e significa “umore nero”. La parola descrive lo stato d’animo che deriva dall'umore nero: noia, angoscia dell’esistenza, disgusto di tutto, scoraggiamento che provoca crisi accompagnate da allucinazioni, malinconia esasperata, che accentua l’angoscia del Tempo.

4. L'albatros

L'albatro

Spesso per divertirsi, i marinai prendono degli albatri, grandi uccelli di mare, Che seguono - indolenti compagni di viaggio - le navi in volo sugli abissi amari. Non appena poggiati sul ponte della nave Questi re dell’azzurro goffi e vergognosi Ripiegano pietosamente sui fianchi le ali bianche, come remi inerti. Com’è goffo e impacciato, l’alato viaggiatore Lui, tanto splendente, adesso è brutto e storpio: Un marinaio gli stuzzica il becco con la pipa, Un altro gli fa il verso zoppicando Il poeta è come lui principe dei cieli Che, avvezzo alla tempesta, ride dell’arciere; Ma costretto a terra in mezzo agli schiamazzi Con le ali da gigante, non riesce più a camminare

Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipagePrennent des albatros, vastes oiseaux des mers, Qui suivent, indolents compagnons de voyage, Le navire glissant sur les gouffres amers. A peine les ont-ils déposés sur les planches, Que ces rois de l'azur, maladroits et honteux, Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches Comme des avirons traîner à côté d'eux. Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule ! Lui, naguère si beau, qu'il est comique et laid ! L'un agace son bec avec un brûle-gueule, L'autre mime, en boitant, l'infirme qui volait ! Le Poète est semblable au prince des nuées Qui hante la tempête et se rit de l'archer ; Exilé sur le sol au milieu des huées, Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.

proprio come fanno gli artisti, cerca la libertà nonostante le difficoltà.

L'Albatros è una poesia di Charles Baudelaire, pubblicata all'interno della raccolta di poesie I fiori del male. La poesia, che prende come metafora quella di un albatro intrappolato, parla in realtà della vita degli artisti, costretti a vivere in un ambiente che non riconoscono come proprio. Allo stesso tempo, però, la poesia esprime anche un senso di ammirazione per la bellezza e la libertà dell'albatro che,

L’albatro è allegoria del poeta: quest’ultimo è principe delle nubi, cioè parte privilegiata di un mondo più elevato, distante da tutto ciò che avviene sulla terra, dove egli è incompreso, deriso, tormentato. Quando entrambi si allontanano dallo spazio celeste (che per l’albatro è l’habitat ideale, infatti Baudelaire lo definisce re dell’azzurro.

Il testo è costituito da quattro quartine di versi alessandrini in rima alternata.

Per il poeta rappresenta il mondo dell’immaginazione e dell’ispirazione. Sono costretti a fare i conti con la limitatezza di ciò che “sta in basso”: l’albatro diventa maldestro e impacciato, sinistro e fiacco, comico e brutto, tanto che i marinai lo imitano come se fosse uno storpio allo stesso modo, il poeta è solo, schernito e le sue capacità sulla terra, diventano inutili.

La riflessione di Baudelaire nasce dal confronto con la società borghese a lui contemporanea, in cui l'arte diventa merce e il poeta è parte della massa anonima, ha perduto la sua sacralità. I marinai maltrattano l’uccello marino per divertimento, ma questo non fa che sottolineare ancora di più la distanza tra la bellezza e superiorità dell’albatro e la pochezza di chi lo deride che, comunque, naviga su, abissi amari poiché la vita è costantemente attraversata dal pericolo e dalla morte.

Merci!