LA LUNA E I FALO'
Cesare Pavese
Si tratta di un romanzo di Cesare Pavese scritto nel 1949 e pubblicato nel 1950, pochi mesi prima del suo suicidio.
Il libro è considerato l’approdo definitivo della poetica di Pavese, lungo una linea che unisce le sue opere precedenti (come Il carcere, La bella estate, e La casa in collina) e ne traspone i temi in una prospettiva simbolica che unisce i ricordi d’infanzia a Santo Stefano Belbo, le ragioni dell’antifascismo e la sua poetica in un lascito che incarna il suo sentimento poco prima di morire.
Il romanzo è ambientato al termine del secondo conflitto mondiale e narra la storia di Anguilla, un ragazzo adottato che torna dall’America al suo paese d’origine per ritrovare i luoghi della sua infanzia e sconfiggere la solitudine interiore, elementi comuni all stesso Pavese. L’opera è divisa in 32 capitoli, nei quali il protagonista dialoga con alcuni personaggi del paese
''Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire “Ecco cos’ero prima di nascere” [...] chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione.'
DI COSA TRATTA?
La vicenda è ambientata subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Il quarantenne Anguilla torna nelle Langhe, sua terra d’origine, dopo essere emigrato in America da molti anni. A tredici anni stringe amicizia con Silvia, Irene e Santina, figlie del padrone della cascina presso cui lavora. Il protagonista entra poi in contatto con ambienti antifascisti a Genova, in occasione del servizio militare e, per sfuggire al regime, emigra negli Stati Uniti, dove accumula una piccola fortuna. La nostalgia della terra dell’infanzia e il ricordo del mondo delle campagne lo spingono però a tornare a Santo Stefano Belbo.
«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti»
Il ritorno è però amaro: Anguilla scopre che il mondo della sua memoria non esiste più. Alla Gaminella, il podere dove è cresciuto, ora vive la famiglia di Valino, un mezzadro violento che sfoga sulla famiglia le sofferenze per una vita di povertà e sofferenze.
Qui Anguilla stringe amicizia con Cinto, il figlio zoppo di Valino, con cui il protagonista, desiderando essere una sorta di padre per lui, trascorre molto tempo nelle campagne delle Langhe, rievocando e rivivendo gli anni della propria infanzia ed adolescenza.
Il processo del ricordo è attivato anche da Nuto, un falegname che al tempo è stato la figura paterna di riferimento per Anguilla; Nuto, ex partigiano, racconta ad Anguilla tutti gli orrori della guerra civile contro i nazifascisti, un evento che ha cambiato radicalmente l’esistenza di tutti.
La parte finale del romanzo si conclude con due incendi, dai quali deriva parte del titolo: il padre di Cinto che decide di bruciare la casa e sterminare la famiglia, e il falò del cadavere di Santa. Anguilla si rende conto che ormai questi falò non hanno nulla a che vedere con quelli mitici dell’infanzia, dove bruciava la legna secca e che venivano accesi per propiziare il raccolto.
FINALE
LA GUERRA PARTIGIANA ne "La luna i falò"
Questi falò rappresentano l’orrore della storia, degli eventi della Seconda Guerra Mondiale e l’impossibilità di tornare indietro all’età dell’infanzia.
La presenza di questo argomento portò i primi critici a considerare Pavese uno scrittore neorealista.
Questo non è vero, perché la descrizione della guerra ha in Pavese non uno scopo documentario, di raccontare quello che è stato, ma si ricollega sempre alla volontà di esprimere la sua visione tragica della vita, si carica di simboli e di riflessioni personali, che lo avvicinano a una dimensione lirica.
Che cos'è questa valle per una famiglia che viene dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne.
Cesare Pavese
La vita
- Pavese nacque nel 1908 a Santo Stefano Belbo, nelle Langhe. - Grazie all’incontro con un importante intellettuale, Augusto Conti, si avvicinò alla letteratura e si laureò in Lettere a Torino. -All’inizio della sua carriera si dedicò alle traduzioni di narratori americani e collaborò con la casa editrice Einaudi. -Nel 1935 venne incarcerato per opposizione al regime fascista.
-Nel 1950 ottenne l’assegnazione del Premio Strega -Nonostante questo, a causa di delusioni e inquietudini personali, scelse di suicidarsi il 26 agosto 1950.
In essi l'autore si perde nei ricordi, spesso tristi, che Anguilla rivive con l'amico Nuto e capisce quanto sia importante per ognuno avere un paese, una famiglia, un punto di riferimento che leghi alla vita; di questo Anguilla si rende conto quando, lontano dalla sua valle, viene richiamato alla sua patria non da un amico o dalla patria stessa, bensì da quel senso di appartenenza al suo paese che si porta dentro insieme alla nostalgia.
La tragedia incombe: quando la situazione economica del podere precipita, Valino impazzisce e in un raptus di follia massacra tutta la famiglia, incendia la Gaminella e si impicca. - Si salva solo Cinto, che riesce a fuggire e a ripararsi da Anguilla. - Anguilla scopre anche un’altra atroce verità sulle tre sorelle della Mora: Irene ha sposato un uomo violento e Silvia è morta di parto dopo una relazione adulterina. - Santina, la ragazza di cui Anguilla è stato segretamente innamorato in gioventù ma che non ha mai potuto avvicinare a causa della sua inferiorità sociale, è morta anch’essa: dopo essere stata amante di molti fascisti, si è infiltrata tra le fila dei partigiani come spia. Scoperta, Santina è stata giustiziata e il suo corpo dato alle fiamme.- Prima di abbandonare definitivamente Santo Stefano Belbo, Anguilla affida Cinto a Nuto.
LA LUNA E I FALÒ
ciprianitiziana.2004
Created on November 8, 2023
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Smart Presentation
View
Practical Presentation
View
Essential Presentation
View
Akihabara Presentation
View
Pastel Color Presentation
View
Winter Presentation
View
Hanukkah Presentation
Explore all templates
Transcript
LA LUNA E I FALO'
Cesare Pavese
Si tratta di un romanzo di Cesare Pavese scritto nel 1949 e pubblicato nel 1950, pochi mesi prima del suo suicidio.
Il libro è considerato l’approdo definitivo della poetica di Pavese, lungo una linea che unisce le sue opere precedenti (come Il carcere, La bella estate, e La casa in collina) e ne traspone i temi in una prospettiva simbolica che unisce i ricordi d’infanzia a Santo Stefano Belbo, le ragioni dell’antifascismo e la sua poetica in un lascito che incarna il suo sentimento poco prima di morire.
Il romanzo è ambientato al termine del secondo conflitto mondiale e narra la storia di Anguilla, un ragazzo adottato che torna dall’America al suo paese d’origine per ritrovare i luoghi della sua infanzia e sconfiggere la solitudine interiore, elementi comuni all stesso Pavese. L’opera è divisa in 32 capitoli, nei quali il protagonista dialoga con alcuni personaggi del paese
''Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire “Ecco cos’ero prima di nascere” [...] chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione.'
DI COSA TRATTA?
La vicenda è ambientata subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Il quarantenne Anguilla torna nelle Langhe, sua terra d’origine, dopo essere emigrato in America da molti anni. A tredici anni stringe amicizia con Silvia, Irene e Santina, figlie del padrone della cascina presso cui lavora. Il protagonista entra poi in contatto con ambienti antifascisti a Genova, in occasione del servizio militare e, per sfuggire al regime, emigra negli Stati Uniti, dove accumula una piccola fortuna. La nostalgia della terra dell’infanzia e il ricordo del mondo delle campagne lo spingono però a tornare a Santo Stefano Belbo.
«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti»
Il ritorno è però amaro: Anguilla scopre che il mondo della sua memoria non esiste più. Alla Gaminella, il podere dove è cresciuto, ora vive la famiglia di Valino, un mezzadro violento che sfoga sulla famiglia le sofferenze per una vita di povertà e sofferenze.
Qui Anguilla stringe amicizia con Cinto, il figlio zoppo di Valino, con cui il protagonista, desiderando essere una sorta di padre per lui, trascorre molto tempo nelle campagne delle Langhe, rievocando e rivivendo gli anni della propria infanzia ed adolescenza.
Il processo del ricordo è attivato anche da Nuto, un falegname che al tempo è stato la figura paterna di riferimento per Anguilla; Nuto, ex partigiano, racconta ad Anguilla tutti gli orrori della guerra civile contro i nazifascisti, un evento che ha cambiato radicalmente l’esistenza di tutti.
La parte finale del romanzo si conclude con due incendi, dai quali deriva parte del titolo: il padre di Cinto che decide di bruciare la casa e sterminare la famiglia, e il falò del cadavere di Santa. Anguilla si rende conto che ormai questi falò non hanno nulla a che vedere con quelli mitici dell’infanzia, dove bruciava la legna secca e che venivano accesi per propiziare il raccolto.
FINALE
LA GUERRA PARTIGIANA ne "La luna i falò"
Questi falò rappresentano l’orrore della storia, degli eventi della Seconda Guerra Mondiale e l’impossibilità di tornare indietro all’età dell’infanzia.
La presenza di questo argomento portò i primi critici a considerare Pavese uno scrittore neorealista.
Questo non è vero, perché la descrizione della guerra ha in Pavese non uno scopo documentario, di raccontare quello che è stato, ma si ricollega sempre alla volontà di esprimere la sua visione tragica della vita, si carica di simboli e di riflessioni personali, che lo avvicinano a una dimensione lirica.
Che cos'è questa valle per una famiglia che viene dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne.
Cesare Pavese
La vita
- Pavese nacque nel 1908 a Santo Stefano Belbo, nelle Langhe. - Grazie all’incontro con un importante intellettuale, Augusto Conti, si avvicinò alla letteratura e si laureò in Lettere a Torino. -All’inizio della sua carriera si dedicò alle traduzioni di narratori americani e collaborò con la casa editrice Einaudi. -Nel 1935 venne incarcerato per opposizione al regime fascista.
-Nel 1950 ottenne l’assegnazione del Premio Strega -Nonostante questo, a causa di delusioni e inquietudini personali, scelse di suicidarsi il 26 agosto 1950.
In essi l'autore si perde nei ricordi, spesso tristi, che Anguilla rivive con l'amico Nuto e capisce quanto sia importante per ognuno avere un paese, una famiglia, un punto di riferimento che leghi alla vita; di questo Anguilla si rende conto quando, lontano dalla sua valle, viene richiamato alla sua patria non da un amico o dalla patria stessa, bensì da quel senso di appartenenza al suo paese che si porta dentro insieme alla nostalgia.
La tragedia incombe: quando la situazione economica del podere precipita, Valino impazzisce e in un raptus di follia massacra tutta la famiglia, incendia la Gaminella e si impicca. - Si salva solo Cinto, che riesce a fuggire e a ripararsi da Anguilla. - Anguilla scopre anche un’altra atroce verità sulle tre sorelle della Mora: Irene ha sposato un uomo violento e Silvia è morta di parto dopo una relazione adulterina. - Santina, la ragazza di cui Anguilla è stato segretamente innamorato in gioventù ma che non ha mai potuto avvicinare a causa della sua inferiorità sociale, è morta anch’essa: dopo essere stata amante di molti fascisti, si è infiltrata tra le fila dei partigiani come spia. Scoperta, Santina è stata giustiziata e il suo corpo dato alle fiamme.- Prima di abbandonare definitivamente Santo Stefano Belbo, Anguilla affida Cinto a Nuto.