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Presentazione poesia comico realistica

Domitilla Cacciapuoti

Created on November 7, 2023

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Transcript

A cura di Domitilla Cacciapuoti, Alessia Arzano, Carlotta Gallo, Marinella di Natale e Fiona Sofia Careri

La poesia comico-Realistica

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Il contesto letterario

Il contesto letterario della poesia comico-realistica

I versi di queste poesie hanno rime difficili: ABBA-ABBA e CDC-DCD. Altri temi di questa corrente erano: la politica, il gioco d'azzardo, le varie situazioni legate alla vita quotidiana e alla comicità. La poesia comico-realistica era adatta ad un pubblico ampio e popolare e si usava un linguaggio volgare, fatto di parolacce, quindi più realistico. Questo tipo di poesia, era raccontata dai giullari, i quali si esibivano nelle piazze o alle fiere, perchè era un tipo di poesia destinata a un pubblico "poco colto". Infine la poesia comico-realistica, nacque in Toscana verso la fine del 1200, ed era in contrapposizione, con lo Stilnovo, più raffinato.

La corrente più importante della poesia Italiana del 200 era la lirica colta, dove prevaleva il soggetto amoroso, che vide il suo maggior successo con la "scuola siciliana". Poi accanto a questa linea, si svilupperà un altra serie di poesie di registro "basso", che per lo stile sembravano di produzione popolaresca. Nella corrente comico-realistica l'amore era visto come sensualità e la donna era seduttiva e ingannatrice e non spiritualizzata.

Articolo di Carlotta Gallo

Figure di maggiore spicco della poesia comico realistica:

Folgóre da San Gimignano

Rustico Filippi

Cecco Angiolieri

Meo dei Tolomei

Articolo di Domitilla Cacciapuoti

S’io fossi foco

Il sonetto più famoso di Cecco Angiolieri (è stato ripreso anche in una canzone di Fabrizio De Andrè) è S’io fossi foco, un sonetto che prende il nome dal primo emistichio del primo verso, come accade per tutte quelle poesie a cui l’autore non ha dato un titolo.Il filo conduttore del sonetto è il malessere e la rabbia del poeta verso il suo mondo contemporaneo, un mondo che l’io lirico del poeta vorrebbe distruggere.

"S’i’ fosse morte, andarei da mio padre; s’i’ fosse vita, fuggirei da lui"

C’è molto di più della rabbia in questi versi e l’analisi del sonetto ci farà comprendere anche la grandissima cultura di Cecco Angiolieri.Vediamo il testo e la parafrasi per continuare l’analisi del sonetto S'io fossi foco:

Articolo di Marinella di Natale

ParafrasiSe io fossi il fuoco, brucerei il mondo; se fossi il vento lo tempesterei; se fossi acqua lo annegherei, se fossi Dio farei sprofondare il mondo. Se fossi il papa ne sarei molto felice perché farei passare guai a tutti i cristiani, se fossi l’imperatore, sai cosa farei, taglierei a tutti la testa. Se fossi la morte andrei da mio padre e se fossi la vita fuggirei invece da lui, e farei lo stesso con mia madre. Se io fossi Cecco, come infatti sono ora e come sono stato, prenderei tutte le donne giovani e di bell’aspetto e lascerei invece le vecchie a qualcun altro. Il sonetto segue lo schema rimico ABBA ABBA CDC CDC e la prima figura retorica che balza all’occhio è certamente l’anafora, ossia la ripetizione della stessa parola (o parole) a inizio di ogni verso, in questo caso “s’i fossi”. Vi sono poi diverse personificazioni, in particolare con i tre elementi del fuoco, dell’aria (il vento) e dell’acqua, poi con la morte e con la vita. Quella con il papa e con l’imperatore non è una personificazione ma una identificazione, si tratta infatti di due figure umane con cui il poeta può paragonarsi.

TestoS’i’ fosse foco, arderei ’l mondo; s’i’ fosse vento, lo tempesterei; s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei; s’i’ fosse Dio, mandereil’ en profondo; s’i’ fosse papa, sare’ allor giocondo, ché tutti cristïani imbrigherei; s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei? A tutti mozzarei lo capo a tondo. S’i’ fosse morte, andarei da mio padre; s’i’ fosse vita, fuggirei da lui: similemente farìa da mi’ madre. S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre: e vecchie e laide lasserei altrui.

S'io fossi foco:

Articolo di Marinella di Natale

Analisi del sonetto

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Riguardo il testo...

Generi metrici propri della poesia provenzaleIl componimento è elaborato sul modello di un tipo di poesia provenzale denominata “plazer”. La poesia provenzale, quella dei trovatori, era un modello fondamentale per i poeti italiani e in particolare toscani, per tutto il Duecento. Anche Cecco Angiolieri, quindi, conosce la tradizione della poesia trobadorica ma in questo caso ne ribalta i canoni: il plazer consisteva in un elenco di attività o elementi piacevoli per il poeta, qui invece Cecco elenca tutto ciò che vorrebbe distruggere. Per farlo passa attraverso quelli che sono gli elementi più importanti non solo del suo tempo ma anche dell’intero cosmo: si identifica con massimi esponenti della politica medievale, come il papa e l’imperatore, potentissimi e in grado di influire negativamente su moltissime vite. Si identifica con gli elementi naturali del fuoco, dell’aria e dell’acqua, forze della natura incontrastate, e si identifica poi con la Morte e con la Vita, le potenze maggiori nell’intero universo. Tutto questo trova una brusca interruzione quando il poeta ammette di essere solamente Cecco e, come tale, si occuperà solo di trovarsi delle belle donne giovani.Vediamo che in questo componimento è presente uno dei temi caratteristici della poesia di Cecco Angiolieri, l’amore per le donne, e che lo stile è molto semplice, aspro e non ha nessun elemento di dolcezza.

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Articolo di Domitilla Cacciapuoti

Articolo di Marinella di Natale

Tabella di confronto:

Articolo di Alessia Arzano e Fiona Sofia Careri

Meo dei Tolomei

Meo dei Tolomei nasce attorno al 1252 in una famiglia importante e in cui riveste un ruolo di spicco ma, ad un certo punto, la sua fortuna cambia, probabilmente a causa di forti problemi finanziari di cui il poeta accusa la madre ed il fratello, e muore intorno al 1310.Le vicende personali hanno profondamente influenzato la sua produzione poetica; ha avuto modo di sfogare la sua rabbia contro quei familiari che ritieneva responsabili del suo tracollo economico. Oggi la critica gli attribuisce 18 sonetti che denunciano un solido legame con la poesia di stile provenzale e con la scuola siciliana.

Articolo di Domitilla Cacciapuoti

Folgore da San Gimignano

Le poche notizie biografiche su questo autore ne collocano la vita a cavallo tra il Duecento e il Trecento. Della sua opera ci sono arrivate due gruppi di sonetti, detti corone e succesivamente una terza, che però ci è giunta incompleta.Rifiuta l’aulicità e l’intellettualismo degli stilnovisti ma mostra legami più stretti con la tradizione cortese sul piano linguistico, prediligendo un registro medio. Anche sul piano tematico prediligeva le ambientazioni idealizzate e quasi irreali che sono prive di riferimenti autobiografici.

Articolo di Domitilla Cacciapuoti

Rustico Filippi

Fiorentino nato attorno al 1240 e morto prima del 1300, testimonia come il genere comico non fosse affatto scisso da quello più aulico, né fosse avvertito come inferiore. Di Filippi ci sono arrivati 58 sonetti, metà dei quali sono componimenti di gusto cortese, l'altra metà è invece di tipo comico.La sua produzione si caratterizza per le tematiche fortemente misogine e per i ritratti dei suoi concittadini dai toni offensivi e caricaturali. Esempi della sua produzione sono: - Oi dolce mio marito Aldobrandino - Una bestiola ho visto molto fera

Articolo di Domitilla Cacciapuoti

Cecco Angiolieri

Il più celebre tra i poeti comici, nato nel 1260 circa e morto nel 1313, era figlio di un ricco banchiere e appartenente alla nobile famiglia dei Salimbeni.La sua produzione rientra pienamente nei dettami stilistici della scuola poetica senese che si afferma come centro principale della corrente comico-realistica. Angiolieri si distingue per la qualità della sua opera che si presenta come fortemente sprovincializzata, capace di disancorarsi dai riferimenti strettamente municipali e di liberarsi delle note più marcatamente dialettali. Angiolieri mostra una grande sapienza nel provocare effetti comici con l’uso dei termini contrapposti e nell'uso di iperboli, anafore e antitesi nel trattare i temi tradizionali della poesia comica. Il segno che questo poeta lascia nella cultura è profondo e duraturo. Dimostrazione di ciò è che il suo sonetto "S’i fosse fuoco, arderei ’l mondo" viene messo in musica da Fabrizio de Andrè nel 1968.

Articolo di Domitilla Cacciapuoti