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CACCIA ALLE STREGHE
martina foresti
Created on November 7, 2023
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Transcript
CACCIA ALLE STREGHE
Martina Foresti
La caccia alle streghe è una tragedia che ha mietuto migliaia di persone.Le vittime sono per lo più donne, considerate moralmente più deboli dell’uomo e quindi anello di congiunzione tra l’umanità e il demonio.Le streghe diventano colpevoli di aver stretto un patto con Satana; e se l'uomo non ha la capacità di distruggere il demonio, può tuttavia distruggere e purificare chiunque scenda a patti con lui. La stregoneria era assimilabile all'eresia e, poiché questa era considerata anche un reato civile, portava alla condanna capitale.
Le torture
privazione del sonno
Durante i secoli della caccia alle streghe, per procedere all’uccisione degli accusati era necessario che ci fosse la prova evidente dell’essere “strega” o “stregone”, ma le confessioni venivano estorte con la tortura.
ordalia dell'acqua
pungolamento e raschiamento
Schiacciamento progressivo
bruciate al rogo
La privazione del sonno
Uno dei primi metodi di accertamento del legame con il maligno era la privazione del sonno, con interrogatori serrati che potevano durare circa 40 ore. Dopo tale periodo di tempo, la persona era in uno stato talmente confusionario che, solitamente, ammetteva il proprio “legame con Satana”. La privazione del sonno fu comunemente impiegata in Italia e Inghilterra, ma venne spesso indicata come inaffidabile perché quasi tutte le persone, dopo alcune ore, giungevano a delirare, confessando qualsiasi cosa.
Ordalia dell'acqua
L’ordalia è una forma di giudizio che si basa sul superamento da parte dell’accusato di una prova fisica. Nel caso della caccia alle streghe divenne comune immergere l’accusato in un fiume, legandolo a una sedia, osservando se riuscisse a resistere non annegando. Il risultato, però, veniva interpretato diversamente in base al periodo storico. Durante l’Alto Medioevo, nel caso in cui l’accusato fosse rimasto vivo e a galla questa sarebbe stata la prova della sua innocenza, mentre nel diciassettesimo secolo avrebbe certificato la sua colpevolezza. In ogni caso,questo fu un metodo di esecuzione, meno cruento del rogo, che portò alla morte moltissime persone per annegamento.
Pungolamento e raschiamento
La pratica del pungere la pelle degli accusati derivava dalla convinzione che ogni strega avesse un segno del proprio “patto col diavolo”. Questo segno, anche se invisibile, poteva essere identificato come un’area che non avrebbe reagito alle punture svolte dai professionisti della caccia alle streghe. I pungolatori utilizzavano degli strumenti particolari per dimostrare la colpevolezza dell’accusato, come dei punteruoli con punte retrattili, che davano l’impressione della puntura ma che, non causavano alcun effetto sulla pelle del malcapitato. Oltre agli aghi, si diffuse una pratica più semplice, che vedeva la presunta vittima della stregoneria graffiare l’accusato sino a farlo sanguinare. Se la fuoriuscita di sangue terminava immediatamente, l’accusato era colpevole.
Schiacciamento progressivo
Il metodo dello schiacciamento ha una storia lunga e inizialmente non legata alla stregoneria. Uno dei casi più famosi riguarda il processo alle streghe di Salem, svoltosi durante il 1692 nel villaggio del Massachusetts. La vittima fu Giles Corey, accusato di essere uno stregone insieme alla moglie Martha. Per oltre due giorni l’uomo fu coperto da pietre sempre più pesanti, nel tentativo di strappargli una confessione, sino a pochi minuti prima della morte, avvenuta per schiacciamento. Questa forma di tortura veniva utilizzata in Europa già da secoli, in particolar modo quando l’accusato rifiutava non solo la confessione ma anche l’autorità del tribunale.
Il rogo
Nonostante oggi ci sembri ovvio considerare il “rogo” come una forma di esecuzione, anticamente veniva pensata come una sorta di giudizio divino che avrebbe risparmiato le persone innocenti. La punizione del rogo veniva in particolare usata su traditori, ribelli ed eretici. La punizione del rogo divenne il metodo di esecuzione privilegiato in tutta Europa. Nonostante non si abbiano notizie di persone salvate dal rogo da una forza “divina”, la Chiesa lasciava a Dio l’ultimo giudizio, dichiarando ufficialmente che una strega si consumava velocemente fra le fiamme, mentre al contrario un innocente sarebbe certamente sopravvissuto.
Ginevra Gamberini
Nel 1603 Ginevra Gamberini viene accusata di aver creato un sortilegio amoroso. La sua storia ha inizio con una denuncia presentata al vicario di San Giovanni in Persiceto , la denuncia è presentata da Benedetto Gamberini, fratello di Orlando Gamberini ovvero il marito di Ginevra. Benedetto racconta al vicario di essersi recato a casa di Orlando in seguito alla sua morte violenta, di aver sgomberato l’appartamento e di aver trovato sotto il letto delle scritture cioè delle diavolerie. Ginevra Gamberini viene considerata una meretrice e l'8 novembre 1603 viene arrestata. Il 22 novembre subisce il suo primo interrogatorio dove nega tutto. Nei giorni successivi si svolgono nuovi interrogatori ma Ginevra continua a ripetere di non saper fare alcun esperimento. Ginevra viene condannata a delle pene salutari, un periodo di alimentazione a base di pane e acqua, la recita quotidiana della corona della beata vergine per tre mesi e la recita di cinque Pater Noster e cinque Ave Maria in ginocchio davanti a un immagine sacra. Ginevra riceve la condanna nonostante non abbia mai confessato. Alla fine della sentenza c’è la firma di Ginevra Gamberini, la sua firma però è una croce perché Ginevra non sapeva né leggere né scrivere.
Grazie per l'attenzione