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CANTO XXIV PURGATORIO

Germano Morisco

Created on November 7, 2023

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Transcript

PURGATORIO

canto 24

CANTO XXIV

FRANCESCO BRUNETTI GERMANO MORISCO

INDICE

8. personaggi 1

1. introduzione

9. personaggi 2

2. lettura del brano

indice

10. personaggi 3

3. sequenze narrative 1

11. Personaggi golosi

4. sequenze narrative 2

12. lo stilnovo

5. sequenze narrative 3

13. morte corso donati

6. figure retoriche 1

14. sitografia

7. figure retoriche 2

Siamo nella sesta cornice, addentrandoci nella settima. Sono le prime due ore pomeridiane del 12 aprile, o del 29 marzo, del 1300. I golosi come pena percorrono velocemente la cornice, soffrendo la fame e la sete, che li rendono orribilmente magri. Dante e Forese Donati continuano a parlare e a camminare lungo la VI Cornice, senza rallentare, mentre le altre anime dei golosi osservano Dante stupite del fatto che sia vivo. Il poeta chiede poi all'amico se sa qual è il destino ultraterreno della sorella Piccarda e se fra i compagni di pena vi sono personaggi degni di nota. Forese risponde che la sorella, bella e buona quand'era in vita, ora è fra i beati in Paradiso, quindi afferma che è necessario nominare le anime rese irriconoscibili dalla magrezza. Forese mostra col dito l'anima di Bonagiunta da Lucca e, accanto a lui, quella di papa Martino IV di Tours, che sconta il suo amore per le anguille e la vernaccia. Nomina altre anime di golosi, tutti contenti di essere indicati: fra di essi ci sono Ubaldino della Pila, Bonifacio Fieschi, Marchese degli Argugliosi che quando era vivo a Forlì bevve in modo smodato.

introduzione

lettura del canto

vv. 1-33, Prima sequenza

Dante prosegue il suo cammino insieme a Forese Donati, a passo svelto. L’amico di Dante racconta che sua sorella Piccarda già è beata nel Cielo (sarà infatti la prima anima incontrata da Dante in Paradiso). Poi, avendo precisato che non c’è alcun divieto nell’indicare le anime penitenti, indica a Dante Bonagiunta da Lucca e papa Martino IV. Forese indica molte anime, ma Dante annota solo Ubaldino della Pila, Bonifazio Fieschi e Marchese degli Argugliosi.

sequenze narrative

vv. 34-63, Seconda sequenza
Dante nota che Bonagiunta si mostra assai desideroso di parlargli e mormora intanto la parola «Gentucca». Dante ne chiede il motivo e Bonagiunta risponde che un giorno una giovane donna gli farà piacere Lucca, nonostante della città si dica un gran male. Nasce poi un acceso discorso sulla poesia e Dante definisce il suo modo di poetare: il poeta lucchese afferma che adesso comprende alla perfezione la differenza tra i nuovi e i vecchi poeti. Detto ciò, si tace.
vv. 64-93, Terza sequenza
Bonagiunta e gli altri spiriti rimasti attorno a Dante riprendono velocemente il cammino. Forese rimane con Dante e gli chiede quando lo rivedrà. Il poeta non conosce la risposta ma ammette che lascerà volentieri e presto Firenze perché non sopporta più il clima di corruzione che lì si respira. Segue la profezia della drammatica fine del fratello di Forese, Corso Donati, capo della fazione dei Guelfi neri.

sequenze narrative

vv. 94-120, Quarta sequenza
Terminato il suo discorso, Forese si ricongiunge velocemente ai suoi compagni. I tre poeti (Dante, Virgilio e Stazio) proseguono il loro cammino e giungono a un altro albero, sotto il quale una turba di spiriti tende inutilmente le mani cercando di cogliere i profumati frutti che pendono dai rami. Delusi se ne vanno. Una voce esce dalle fronde. Quell’albero è nato da quello del paradiso: è il famoso albero violato da Eva, poiché osò mangiarne il frutto.
vv. 121-129, Quinta sequenza
La voce che ha ammonito i tre poeti prosegue il suo discorso e ricorda due esempi di golosità punita: il primo è quello dei centauri ubriachi alle nozze di Piritoo, il secondo esempio è invece quello degli ebrei che non seppero resistere alla sete e furono esclusi dalla gloria di aver vinto i nemici.

sequenze narrative

vv. 130-154, Sesta sequenza
I tre poeti riprendono il cammino e, superati i mille passi, giungono dove sta l’angelo della temperanza. L’angelo li invita a salire e il suo volto è abbagliante, al punto che Dante non può sostenerne la luce. Cantando una delle beatitudini, l’angelo cancella una delle sette “P” dalla fronte di Dante.
Anafora: dimmi … dimmi (10-11).Epanalessi: Bonagiunta, / Bonagiunta da Lucca (19-20).Chiasmo: Né ’l dirl’andar, né l’andarlui (1). Poliptoto: che pregano, e ’l pregato non risponde (109); mi senti’ … ben senti’ … fe’ sentir … senti’ (148-151). Metafora: nell’alto Olimpo ‘in paradiso’ (15).Metonimia: il cibo per il peccato della gola – l’anguille di Bolsena e la vernaccia (24).Personificazione: ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia, detto del pontefice(22); Amor che detta al poeta (52-54).

figure retoriche

Similitudine: Come gli augei … leggera (64-69), le gru e i golosi penitenti; E come l’uom … Forese (70-74), chi smette di correre per troppa stanchezza e Forese, che si ferma per parlare con Dante; Qual esce … con maggior’ valchi (94-97), il cavaliere in guerra e Forese che si allontana; Vidi gente … quasi bramosi fantolini e vani … nasconde (106-111), i golosi penitenti e i bimbi che pregano l’adulto; ond’io mi scossi / come fan bestie spaventate e poltre (134-135), Dante e gli animali; e giamai … com’io vidi un (137-139), il vetro o il metallo fuso e l’angelo della temperanza; E quale … ’n l’orezza (145-150), l’aria di maggio e il movimento dell’ala dell’angelo.Perifrasi: là ov’elsentia la piaga, la bocca(38); la valle ove mai non si scolpa, l’inferno (84).

figure retoriche

Bonaggiunta Orbicciani

E’ stato un rimatore lucchese al modo dei siciliani. Svolse la professione di giudice e notaro (notaio) dal 1242 al 1257. Difficile dire quando sia nato, visto che riconosce Dante a prima vista Ebbe un ruolo importante nel trapianto degli stilemi della poetica siciliana in Toscana. Infatti fiorì intorno a lui una piccola scuola poetica strettamente legata ai Siciliani e provò anche ad imitare il nuovo stile che allora veniva elaborato da Dante e compagni. Dante lo giudicò severamente nel De vulgari eloquentia , per via della sua lingua municipale e lo introduce nel canto XXIV del Purgatorio come rappresentante della generazione di poeti anteriore alla sua, e fa che egli riconosca la novità e la superiorità dello stil novo rispetto alla poesia dei Siciliani, di Guittone e sua.

personaggi

Forese Donati

Forese Donati, soprannominato Bicci novello, era figlio di Simone di Forese e di Contessa, detta "Tessa", di cui si ignora la provenienza familiare. Ebbe come fratelli Corso Donati, capo dei guelfi neri a Firenze, Piccarda, che Dante Alighieri collocò nel Cielo della Luna. Era inoltre imparentato con Dante Alighieri, in quanto cugino di terzo grado di Gemma Donati, moglie di Dante. Celebre è la tenzone poetica in stile comico tra Dante e Forese che è tuttora croce e delizia della filologia dantesca.

personaggi

Corso Donati

Corso era fratello di Forese e di Piccarda Donati, capo della parte nera e per Dante maggior responsabile delle discordie interne di Firenze. Era nato intorno al 1250 ed ebbe una carriera politica segnata dall’aggressività e dalla turbolenza. Fu uno dei condottieri i Campaldino e attaccò gli aretini senza aver ricevuto ordine. Guido Cavalcanti tentò di ucciderlo sulla pubblica piazza nel 1296 e neanche a seguito di altri incarichi si staccò del tutto dalla politica fiorentina. Finché nel 1301 fece il suo ritorno a Firenze grazie a Carlo di Valois. Corso si vendicò di tutti i suoi nemici politici e divenne il padrone effettivo della città. Fu accusato di tradimento e tentò la fuga per evitare il patibolo; fu però raggiunto dai sicari e, pare, si lasciò cadere da cavallo per trovare una morte rapida. Oppure, nella fuga, cadendo da cavallo, rimase impigliato al cavallo e fu trascinato per un bel pezzo. Tuttavia è evidente il ruolo della cavalcatura e della morte vicino alle mura. Dunque è molto probabile, che si sia trattata di una vera e propria esecuzione e non di un incidente.

personaggi

Papa Martino IV Simone de Brie fu papa dal 1281 al 1285 con il nome di Martino IV, successore di Niccolò III. Anche se nato a Montpincé (nella regione francese della Brie) fu nominato da Tours (dal Torso, nel testo) perché svolse lì il ruolo di tesoriere. Fu giudicato un buon papa nella cronache del Villani e molto celebre fu la sua golosità che generò una vasta aneddotica e molte facezie. Pare fosse goloso delle anguille. Ubaldino da la PilaUbaldino da la Pila o Ubaldino degli Ubaldini apparteneva a una famiglia molto potente che riceveva il nome dal castello della Pila al Mugello (in Toscana). Era fratello del cardinale Ottaviano e di Ugolino d’Azzo. Ma soprattutto vale la pena precisare che è il padre del famoso Arcivescovo Ruggieri, traditore del Conte Ugolino. Bonifazio FieschiBonifazio Fieschi dei conti di Lavagna fu arcivescovo di Ravenna dal 1274 al 1295. Dall’aneddotica su di lui si ricava l’immagine di una persona gaudente e liberale.Marchesino degli ArgugliosiMarchesino degli Argugliosi di Forlì, di famiglia importante, fu podestà di Faenza nel 1296. Pare fosse un grande bevitore e per questo si trova qui tra i golosi.

personaggi "golosi"

Nel colloquio con Bonagiunta da Lucca, Dante introduce l’espressione “dolce stil novo” che definirà la poesia dei fedeli d’Amore: gruppo in cui si riconoscevano il poeta e i rimatori a lui legati, che consideravano loro punto di riferimento il bolognese Guido Guinizzelli. Bonagiunta afferma l’importanza della nuova lirica in quanto poesia d’amore originale, per contenuto e stile, rispetto alle precedenti esperienze in volgare. Dante rivendica anche il proprio ruolo nell’aver dato vita a una seconda fase stilnovistica, che determina l’identificazione dell’amore con il divino Amor che "move il sole e l’altre stelle".Fondamentale è il riferimento, che l’autore attribuisce a Bonagiunta, alla canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore”, inclusa nel capitolo XIX della Vita nuova e a cui si usa far risalire l’inizio delle cosiddette “rime della lode” di Beatrice. La nascita della poesia d’amore religiosa stilnovista e della Beatrice della Commedia affonda le proprie radici nella canzone della Vita nuova citata da Bonagiunta.

lo Stil Novo

Forese profetizza la fine drammatica di suo fratello Corso, legato alla coda di un cavallo e così trascinato all’inferno (vv. 82-87). È un’immagine atroce che ben giustifica l’odio di Dante verso Corso, ritenuto dal poeta il responsabile principale della corruzione morale e politica di Firenze, ma anche, e soprattutto, del suo esilio in quanto Corso era capo della fazione dei Guelfi Neri. Dante non dà quindi al suo nemico politico una morte qualsiasi, ma quella che, secondo gli statuti dell’epoca, era destinata ai traditori e agli omicidi. Il corpo di Corso viene sfigurato, disfatto, dileggiato perché è traditore della sua città e non merita infatti di essere nominato perché egli è soltanto il maggior colpevole e la sua memoria dovrà sparire.

profezia della morte di Corso Donati

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sitografia

GRAZIE PER L'ASCOLTO

fine

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