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arte cretese e micenea

Chiara Senatore

Created on November 7, 2023

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LE ORIGINI DELL'ARTE GRECA

BARTIROMO ROSARIA D'ONOFRIO MARIO FERRARA FEDERICA SENATORE CHIARA

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La civiltà cretese o minoica e quella micenea prendono il nome dai principali centri di sviluppo: l’isola di Creta e la città di Micene.

ARTE MINOICA

Il palazzo non era difeso da mura ed era realizzato con grandi blocchi di pietra.

Agli inizi del II millennio l’isola di Creta si impone in tutta l’area mediterranea circostante dando vita alla civiltà minoica. Intorno al 2000-1900 a.C. sorsero, sull’isola di Creta, tre palazzi: a Cnosso, a Festo e a Mallia. I palazzi dell’isola sono la testimonianza più significativa dell’architettura minoica. Si tratta di residenze molto complesse, quasi delle città, distrutte da un terremoto nel 1700 a.C. e ricostruite in dimensioni ancora maggiori durantte il periodo neopalaziale. La sua planimetria era molto articolata e, forse, da questo è nata la leggenda del labirinto costruito da Dedalo per volontà del re Minosse.

Gli ambienti si articolano intorno ad un grande cortile centrale senza rispettare assialità o simmetrie.

Frequenti erano i portici con colonne colorate rastremate verso il basso.

Nel blocco degli appartamenti di stato è stata individuata la sala del trono.

Esternamente al palazzo sorgeva il cosiddetto “teatro”.

La Taurocatapsia è un pittura parietale che rappresenta il salto del toro. Si trovava presso il “corridoio delle processioni” del palazzo di Cnosso e mostra con grande eleganza e dinamismo le tre fasi dell’azione.

Le pareti del palazzo erano decorate con pitture dai colori vivaci, bidimensionali, con una netta linea di contorno. Le figure umane presentano volto e gambe di profilo mentre occhio e spalle sono frontali. Sono frequenti anche soggetti naturali, dipinti con dinamismo ed eleganza cogliendo le caratteristiche essenziali del soggetto.

Dell’arte minoica sono state ritrovatealcune statuette votive dallo spiccato realismo espressivo, che testimoniano il tentativo di associare il sentimento religioso a un vivo senso del vissuto quotidiano. La più nota fra le statuette votive è la cosiddetta Dea dei serpenti.

Per quanto riguarda, invece, la ceramica cretese, sono stati individuati due stili principali di pittura vascolare: il primo, fortemente geometrico, è quello che caratterizza i cosiddetti vasi di Kamares, il secondo stile, detto di Gurnià, l’artista si dimostra in genere più libero nei confronti della forma del vaso, utilizzando uno stile naturalistico. Un esempio è la famosa brocchetta di Gurnià.

BROCCHETTA DI GURNIA

VASO DI KAMARES

Un manufatto ancora misterioso è il cosiddetto Disco di Festo, un piccolo tondo di terracotta incisa, di 2 cm di spessore e 16 di diametro. Su entrambi i lati sono impressi 45 simboli diversi ripetuti 242 volte all’interno di un disegno a spirale. Lungo la spirale alcune linee verticali dividono i segni in gruppi che vanno da 2 a 7 simboli.

ARTE MICENEA

Questa civiltà è detta micenea perché ha come centro principale la città di Micene. Nonostante alcune piccole differenze, l’arte minoica e quella micenea sono molto simili perché fra Creta e le città micenee vengono stretti solidi legami commerciali. Le città erano potentemente fortificate e, secondo la leggenda, erano state edificate dai ciclopi.

L'arte micenea era conosciuta per la sua maestosità e la sua eleganza.

Ma la caratteristica più distintiva era l'uso del bronzo, utilizzato per creare statue, armi e oggetti di uso quotidiano.

Per comprenderla è necessario contestualizzare la produzione di questa civiltà nel contesto della guerra.

Diversamente dai palazzi cretesi, qui abbiamo il palazzo-fortezza, un complesso più piccolo con un ambiente tipico chiamato mégaron. Micene era cinta da poderose mura capaci di esprimere un senso di forza e di maestosità. Lungo le mura si apre la cosiddetta Porta dei Leoni: un massiccio trilite sormontato da un monolite triangolare decorato con il bassorilievo di due leoni rampanti affrontati davanti ad una colonna rastremata verso il basso

La stessa drammaticità e austerità, espressione di una società guerriera, si ritrova in alcune maschere funerarie d’oro. La più nota proviene da una tomba di Micene, dove copriva il volto di un personaggio che l’archeologo tedesco Heinrich Schliemann credette essere Agamennone.

Micene è importante anche per le sue tombe ipogee tra le quali quella chiamata Tesoro di Atreo che risale al 1250 a.C. L’ingresso presenta un’apertura a forma triangolare tale da scaricare l’architrave dai pesi della muratura. La vera camera funeraria è una piccola stanza adiacente alla tholos.

Lo stesso stile rigido e schematico degli oggetti d’oro si ritrova anche nella pittura vascolare.

Grazie per l'attenzione!