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I Promessi sposi creato da Emanuele

Giuseppina Grillo

Created on November 6, 2023

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i pRomessi sposi

di Alessandro Manzoni

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Libro digitale di Emanuele

Alessandro manzoni

Alessandro Manzoni (1785, Milano – 1873, Milano) è considerato uno dei più grandi scrittori italiani. Esponente di spicco del Romanticismo, la sua carriera è ricordata soprattutto per il capolavoro I promessi sposi, probabilmente il romanzo più famoso della letteratura italiana.

Trama

Il romanzo è ambientato tra 1628 e il 1630 in Lombardia durante il dominio spagnolo e narra delle vicende dei giovani Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, i “promessi sposi”, il cui matrimonio è ostacolato dal signorotto locale, don Rodrigo, per via di una scommessa fatta col cugino Attilio.

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Personaggi principali

Don Rodrigo

Perpetua

Lucia

Don Abbondio

Monaca di Monza

Renzo

Fra Cristoforo

Innominato

Agnese

Azzecca-garbugli

Conte Federico Borromeo

Griso

Donna Prassede

Don Ferrante

Conte zio

CAPITOLO I

Il primo capitolo del romanzo inizia con la celebre frase “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”, che descrive il paesaggio orientale della costa di Lecco, dove per la prima volta si incontra il personaggio di Don Abbondio nella giornata di martedì 7 novembre 1628. La passeggiata di Don Abbondio viene interrotta dall’arrivo dei Bravi, al servizio di don Rodrigo, che gli ordinano di non celebrare il matrimonio tra Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, sotto la celebre frase “Questo matrimonio non s’ha da fare”. Don Abbondio , impaurito, acconsente alla richiesta dei Bravi e poi torna a casa e racconta tutto alla Perpetua , sua serva fedele.

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CAPITOLO II

Don Abbondio trascorre la notte insonne cercando di non ivventare qualcosa per rimandare il matrimonio. Il giorno dopo Renzo si reca da don Abbondio che gli dice che il matriomino deve essere rimandato di una settimana perchè non sono state completate delle formalità. Renzo esce amareggiato dalla dimora di don Abbondioe, incontra la Perpetua e riesce a farsi raccontare una parte della storia- Poi rientra in casa e riesce a convincere Don Abbondio a rivelargli il nome di chi vuole ostacolare il matrimonio, ossia Don Rodrigo. Renzo ritorna così verso la sua amata Lucia, rancoroso e desideroso di vendetta, calmandosi in seguito grazie all’intervento di Lucia. Alle donne presenti in casa viene annunciato il posticipo del matrimonio a causa della cagionevole salute di Don Abbondio, mentre nessuna di loro riesce a credere a tale versione proposta.

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CAPITOLO III

Lucia racconta a Renzo e a sua madre Agnese di aver incontrato Don Rodrigo e il conte Attilio, che l'avevano infastidita e avevano fatto una scommessa su di lei. Agnese suggerisce a Renzo di rivolgesi all'avvocato Azzeccagarbugli, così il giovane vi si reca portando in omaggio quattro capponi. L'avvocato lo scambia per un bravo e si rende disponibile per difenderlo. Renzo tenta di spiegare che lui non è un bravo, così è scacciato da Azzeccagarbugli. Nel frattempo a casa di Agnese e Lucia arriva Fra Galdino che racconta la storia del miracolo delle noci di padre Macario. Il racconto del miracolo delle noci è lo strumento che Fra Galdino utilizza per ridare loro la speranza. Subito dopo Lucia lo incarica di dire a fra Cristoforo che loro hanno bisogno del suo aiuto e lo attendono a casa il giorno seguente. Nel frattempo torna Renzo che esasperato racconta l'episodio con l'Azzeccagarbugli e va via .

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CAPITOLO IV

Fra Cristoforo cammina dal convento del paese verso casa di Lucia. Fra Cristoforo è un uomo sui 60 anni e prima di prendere i voti si chiamava Lodovico. Era figlio di un ricco mercante e il padre aveva ambizioni da nobile e viene educato alla maniera aristocratica. Lodovico non viene accettato nella cerchia dei nobili e così inizia a difendere gli umili contro la prepotenza dei signorotti locali, dovendo a sua volta circondarsi da bravi. Un giorno tra Ludovico ed un nobile prepotente scoppia un litigio in strada dove il suo affezionato servo Cristoforo che, venutogli in soccorso, lo difende facendogli scudo con il suo corpo e perde la vita. Ludovico uccide, a sua volta, il nobile prepotente. La folla viene in soccorso di Lodovico e condotto nel convento dei frati cappuccini affinchè venisse curato e nascosto ed è proprio qui che inizia a sentire il desiderio di farsi frate, desiderio che aveva già provato in passato. Lodovico decide quindi di cambiare vita, dona tutti i suoi beni alla famiglia dell'amico ucciso e, a trent'anni, prende i voti assumendo il nome di fra Cristoforo. Prima di partire per il noviziato, fra Cristofoto domanda e ottiene di chiedere perdono alla famiglia dell'ucciso. Fra Cristoforo si dimostra realmente pentito e utilizza parole che colpiscono il fratello della vittima che lo perdona .

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CAPITOLO V

Fra Cristoforo arriva a casa di Lucia e Agnese, fa promettere a Renzo di non farsi giustizia da solo e decide di andare lui da Don Rodrigo per cercare di dissuaderlo dal suo intento. Fra Cristoforo, giunto al castello di Don Rodrigo, viene accolto con ironia da quest'ultimo, dal conte Attilio, dall'avvocato Azzeccagarbugli e dal potestà. Viene invitato a prendre parte al banchetto e in seguito Don Rodrigo lo invita a seguirlo in un'altra stanza per parlare.

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CAPITOLO VI

Don Rodrigo dice che la situazione si potrebbe risolverebbe se Lucia accettasse di mettersi sotto la sua protezione. A questo punto Fra Cristoforo perde la pazienza e intimorisce il signorotto parlandogli della giustizia divina, alla quale tutti si dovranno sottoporre una volta conclusa la vita terrena. Don Rodrigo lo zittisce e lo caccia di casa. Un servitore che lo accompagna all’uscita si offre di aiutarlo poiché, origliando, poteva sentire i piani di Don Rodrigo. Intanto Agnese propone ai due promessi lo stratagemma del "matrimonio a sorpresa". Lucia è titubante, ma Renzo accetta e va a casa di Tonio per invitarlo all'osteria e chiedergli aiuto. Quando torna a casa, arriva padre Cristoforo.

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CAPITOLO VII

Fra Cristoforo arriva a casa di Agnese e comunica che il suo tentativo di far cambiare idea Don Rodrigo è fallito, ma che c’è qualcuno che può aiutarlo. Renzo perde il controllo e giura di vendicarsi di Don Rodrigo e Lucia spaventata pur di riuscire a fare tornare tranquillo l’amato, promette di presentarsi dal curato per mettere in opera il piano del matrimonio a sorpresa. Il giorno dopo Agnese e Renzo si ritrovano per definire gli ultimi dettagli del piano; nel frattempo dei loschi figuri travestiti da viandanti e da pellegrini si aggirano nelle vicinanze della casa di Lucia ed Agnese. Don Rodrigo passa una notte insonne pensando alle parole di Fra Cristoforo e il giorno dopo viene anche deriso dal conte Attilio; così decide di raddoppiare la scommessa ed organizza con il capo dei bravi, il Griso, il rapimento di Lucia. Il servitore ascolta tutto e corre ad avvisare Fra Cristoforo. Renzo, insieme a Tonio e a Gervaso, si recano all’osteria e incontrano tre individui, chiede informazioni all’oste che finge di non conoscerli; invece sta mentendo perché sa che sono i bravi e fornisce loro notizie su Renzo. Usciti, Renzo, Tonio e Gervaso, vanno a casa di Agnese e Lucia per mettere in atto il piano, ma vengono seguiti da due bravi, che desistono vedendo arrivare altra gente. Insieme si dirigono verso casa di Don Abbondio e Tonio bussa alla porta dicendo a Perpetua di voler saldare un debito.

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CAPITOLO VIII

Perpetua informa don Abbondio dell'arrivo di Tonio e Gervaso e le dice di farli entrare. Perpetua trova anche Agnese che la distrae per far entrare anche Renzo e Lucia. Così Tonio, Gervaso, Renzo e Lucia si dirigono verso la camera dove si trova Don Abbondio, ma i due fidanzati inizialmente si nascondono, poi compaiono e iniziano a pronunciare la formula del “matrimonio a sorpresa”, ma Lucia non fa in tempo perché il curato lascia cadere un lume a terra e preme con le mani il tappeto su di lei, per impedirle di parlare. Poi, mentre chiama Perpetua in soccorso, da una finestra grida aiuto facendosi udire dal sagrestano Ambrogio che corre al campanile e inizia a suonare le campane, per richiamare quanta più gente possibile che, con forconi e schioppi, si precipitano verso la chiesa. I bravi, guidati dal Griso, si erano nel frattempo intrufolati a casa di Agnese per rapire Lucia, ma sentendo le campane pensano di essere stati scoperti e fuggono. Perpetua corre a vedere cosa fosse successo, mentre Agnese ,che era stata raggiunta da Menico, vanno da padre Cristoforo che aveva preparato per loro un piano di fuga: Lucia e Agnese sarebbero andate con una lettera nel convento sorvegliato da un frate a lui caro, mentre Renzo avrebbe dovuto portare una lettera all’amico padre Bonaventura di Milano attraverso un viaggio tutto programmato. Tutto è pronto e salgono su una barca e poi su di un carro che li avrebbe portati a destinazione.

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CAPITOLO IX

Renzo, Lucia ed Agnese raggiungono la sponda opposta del lago, salutano il barcaiolo e riprendono il viaggio su di un carro. Arrivati a Monza si salutano e si separano dolorosamente: Renzo si dirige verso Milano mentre le due donne vengono condotte al convento di Monza. Il padre guardiano del convento le conduce da Geltrude, una monaca di nobile e potente che vuole conoscere la loro storia e loro le chiedono protezione . La monaca ha venticinque anni ed era figlia del principe feudatario di Monza che per conservare unito il proprio patrimonio fece prendere i voti a tutti i suoi figli, tranne al primogenito che voleva fosse l’unico erede. Fin dalla sua infanzia, genitori e parenti avevano cercato in ogni modo di inculcarle nel cervello l’idea della vita consacrata, ad esempio riceveva in regalo solo bambole vestite da monache e santini. Gertrude mostrò i primi segni di rifiuto della vita religiosa e prima di vestire l’abito monacale, a Gertrude venne fatto trascorrere un mese nella casa paterna. Qui visse un periodo di clausura dove nessuno le riservava attenzione, solamente un paggio di corte le riversava affetto e lei se ne invaghì. Il padre intercettò una lettera tra i due che la rinchiuse in una stanza e fu costretta a subire maltrattamenti psicologici tanto che la spinsero a scegliere la vita consacrata pur di ottenere il perdono del padre

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CAPITOLO X

Geltrude decide di diventare monaca e da allora viene riempita di affetto e congratulazioni e vengono organizzati pranzi, ricevimenti e passeggiate. Gli ultimi giorni si trasformarono in uno strazio e la giovane chiese di entrare il prima possibile nel convento. In convento riversava odio nei confronti delle altre suore e si invaghì di un signorotto, Egidio, ma fu scoperta da una serva personale. La serva iniziò a minacciarla, ma la monaca la uccise nascondendo il suo corpo nel cortile. Le domande che la monaca di Monza fa a Lucia continuano e a volte sono molto invadenti e fanno arrossire quest’ultima.

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CAPITOLO XI

Don Rodrigo vede arrivare il Griso nel suo castello senza Lucia e lo rimprovera per aver fallito nel tentativo di rapire la donna. Lo perdona, ma lo manda a cercare informazioni su dove si trovano e scopre che Lucia è al monastero di Monza, mentre Renzo è a Milano. Don Rodrigo gli ordina di andare a Monza, al monastero, però il Griso si rifiuta di andarci, perché in quella città c’erano molte taglie sulla sua testa. Alla fine, suo malgrado, viene convinto e si reca nella città con altri due bravi. Intanto Renzo giunge a Milano per andare al convento del padre Bonaventura, con la lettera di padre Cristoforo, ma vede con meraviglia della farina e del pane gettati a terra, poi incontra una folla che trasporta affannosamente pane e farina,. In particolare viene colpito dalla vista di una famiglia che cerca con egoismo di portare via più pane possibile; così capisce che è in atto una rivolta e che la gente sta dando l'assalto ai forni. Renzo prosegue verso il convento, ma il frate portinaio gli nega l'ingresso, così va così a curiosare tra la folla lasciandosi attrarre dal tumulto.

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CAPITOLO XII

Milano era effettivamente una città in rivolta, infatti tutto il territorio lombardo soggetto agli Spagnoli stava a soffrire la fame e ad essere investito dalla carestia. La mattina in cui Renzo giunge a Milano era stato ordinato l'aumento del prezzo del pane, così una folla si raccolse prima in piazza Duomo e quando videro un ragazzo di fornaio che portava il pane in casa dei signori fecero il primo assalto. Di qui si passò al vicino forno delle grucce. A questo punto intervenne la polizia: il capitano di giustizia, affacciatosi ad una finestra per invitare la folla a tornare alla calma e a casa, viene raggiunto da un sasso alla fronte che lo costringe ad una rapida ritirata. Il forno è assaltato e saccheggiato. Renzo, dalle parole che sente, capisce che il responsabile della mancanza di pane è il vicario di provvisione, addetto agli approvvigionamenti della città. Renzo è ormai uno della folla e dalla stessa è trascinato fin in piazza del duomo. La folla si reca verso la casa del vicario e Renzo si trovò in mezzo.

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CAPITOLO XIII

La folla inferocita si dirige verso il palazzo del vicario che, grazie all'aiuto dei suoi servi, riesce a barricarsi in casa e a nascondersi. Renzo si dimostra contrario a quell'accanimento e rischia di essere linciato. Intanto arriva il gran cancelliere Antonio Ferrer, il quale, forte del sostegno popolare, interviene per salvare il vicario. Ferrer promette alla folla di arrestare il vicario e di abbassare nuovamente il prezzo del pane, ma molti sanno che ciò non avverrà. Intanto riesce ad entrare nel palazzo del vicario e a salvarlo, per poi andarsene continuando a calmare la folla.

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CAPITOLO XIV

Il cancelliere Ferrier se ne va portando con se il vicario. Molti si ritirano a casa mentre un gruppo dei più violenti, non contenti di non aver potuto farsi giustizia da soli, continua a sostare davanti alla casa del vicario in attesa che succeda qualcos’altro. Renzo si avvicina ad un gruppetto ed esprime il suo oensiero circa la giustizia sociale e racconta alcune avvenimenti riguardanti i suoi fatti personali. In seguito Renzo vuole recarsi presso un'osteria e uno sconosciuto si offre di accompagnarlo: in realtà quell'uomo è una spia. Arrivati all'osteria della luna piena, si ubriaca e non vuole dare le sue generalità all'oste, ma la spia della polizia riesce comunque a farsi dire il suo vero nome. Infine stremato e ubriaco, Renzo si addoemnta.

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CAPITOLO XV

Renzo, essendo ubriaco, con l’aiuto dell’oste raggiunge la sua camera. L’oste tenta nuovamente di farsi dare da Renzo le proprie generalità, ma alle nuove proteste rinuncia. L’oste decide così di andare al palazzo di giustizia per denunciarlo al notaio criminale. Il funzionario, che conosce già il nome di Renzo ed insieme a due sbirri entra nella camera di Renzo dicendogli di seguirlo. Intimorito dal rumore che viene dalla strada e che sembra annunciare nuovi tumulti, il funzionario si mostra eccessivamente gentile ed afferma che si tratta di una pura formalità, ma il giovane non gli crede e comincia ad elaborare un piano per essere liberato dalla folla. Il giovane chiede aiuto e per sfuggire al linciaggio, i birri e il notaio, abbandonano il prigioniero e si confondono tra la folla.

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CAPITOLO XVI

Renzo riesce miracolosamente a fuggire da Milano e decide di incamminarsi per la strada di Bergamo dove spera di trovare aiuto dal cugino Bortolo fuori dei confini dello Stato. Durante il tragitto, a Gorgonzola, si ferma a mangiare un boccone in una osteria e qui apprende che quel giorno la giustizia milanese s’è lasciata sfuggire dalle mani uno dei responsabili della rivolta; capisce che quel tale è lui. Riprende al più presto la strada, sempre più atterrito per il rischio gravissimo che ha corso.

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CAPITOLO XVII

Renzo lascia Gorgonzola per dirigersi a piedi verso l'Adda in modo frettoloso perchè sa che ormai a Milano è ricercato. Durante il tragitto ha modo di pensare a tutto quello che era successo e si arrabbia pensando che in realtà era stato lui ad aiutare Ferrer.Finalmente arriva alla riva del fiume, ma non c'è tuttavia nessuna imbarcazione in vista e decide quindi di fermarsi in un capanno visto poco prima.Alle 5 appare un pescatore che accetta di portarlo con la sua barchetta all'altra sponda del fiume. Dirigendosi verso casa del cugino Bartolo vede i segni della carestia e, in un'osteria dove si ferma a mangiare, dona i suoi ultimi averi. Infine arriva a casa del cugino che lo accoglie calorosamente; in seguito gli presenta il padrone che lo sistema calorosamente.

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CAPITOLO XVIII

Alcuni uomini della polizia modenese compiono una perquisizione in casa di Renzo e interrogano anche alcuni suoi compaesani. Don Rodrigo intanto è compiaciuto dei provvedimenti contro Renzo, ma è turbato dalle notizie che il grido gli da su Lucia che si trova nel monastero, sotto la protezione della monaca di Monza. Così decide di farla rapire e si rivolge all'Innominato, un nobile tristemente noto per le sue imprese criminali. Agnese e Lucia vengono a sapere che Renzo è ricercato per i fatti del tumulto, ma allo stesso tempo sono confortate dai messaggi di Fra Cristoforo dove rassicura le donne che Renzo ha trovato riparo nel Bergamasco. Dopo un po' Agnese non riceve più notizie da fra Cristoforo e decide così di abbandonare il convento per tornare a casa. Prima passa da Pescarenico dove apprende da fra Galdino che fra Cristoforo è stato trasferito a Rimini. Il trasferimento era avvebuto perchè il conte Attilio si era rivolto ad uno zio, membro del Consiglio segreto, e aveva raccontato a quest'ultimo delle menzogne.

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CAPITOLO XIX

Il conte zio organizza un banchetto dove cerca di convincere il padre provinciale che fra Cristoforo abbia appoggiato Renzo nell'azione rivoltosa del tumulto di Milano. In seguito gli parla anche del contrasto tra il frate e don Rodrigo e infine il padre provinciale si fa convincere e decide di accordare il trasferimento di fra Cristoforo.

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CAPITOLO XX

Il castello dell’Innominato sorgeva in cima ad un poggio, tra una catena di alti monti e da qui controllava lo spazio sottostante e anche l’unica strada che saliva al castello. Da quell’altezza e con quella vista l’Innominato, con l’aiuto dei suoi bravi, poteva facilmente difendersi da ogni pericolo. Don Rodrigo, arrivato al castello, convince all’impresa l’Innominato che manda il capo dei suoi bravi, il Nibbio, da quell’Egidio, che ha una relazione con la monaca di Monza. Gertrude, sollecitata dall’amante, fa uscire con una scusa Lucia dal convento, sicché i bravi, guidati dal Nibbio, possono rapirla e portarla al castello del loro signore. La giovane è presa con l’inganno, introdotta a forza in una carrozza e condotta al castello dove una vecchia serva è stata chiamata a ricevere e far coraggio alla rapita.

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CAPITOLO XXI

Lucia arriva quindi al castello, mentre il Nibbio si dirige dall’Innominato e gli riferisce che la ragazza è molto triste e prova un senso di compassione nei suoi confronti. Le parole di Nibbio suscitano nell’Innominato il desiderio e la curiosità di conoscere Lucia e si dirige nella stanza della vecchia portantina dove giace sul pavimento. Lucia lo supplica di lasciarla tornare dalla madre, cercandolo di convincerlo parlandogli del perdono divino, infatti gli dice che Dio perdona tante cose per un atto di misericordia. Lucia rifiuta di mangiare, rimanendo successivamente distesa sul pavimento, riuscendo a riposare soltanto dopo aver fato voto di castità alla Madonna promettendo di rinunciare a Renzo. Intanto l'Innominato trascorre una notte insonne in cui ripercorre tutta la sua esistenza e le parole di Lucia lo tormentano. La mattina seguente si sente il suono delle campane a festa e l’invio di uno dei Bravi a conoscerne il motivo.

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CAPITOLO XXII

Il bravo riferisce all'Innominato che il paese risulta in festa per l’arrivo del cardinale Federigo Borromeo, arcivescovo di Milano, e decide di recarsi da lui alla ricerca di conforto. Trovando Lucia addormentata ancora a terra, l’Innominato rimprovera l’anziana signora. Il cardinale è uomo di fede che si è dedicato all’insegnamento religioso, nominato arcivescovo di Milano da Papa Clemente VII nel 1959 senza mai cedere alle lusinghe dell’ambizione. Federigo Borromeo aveva fondato la biblioteca Ambrosiana e diverse altre fondazioni culturali, scrivendo circa 600 opere andate perdute nel corso della storia.

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CAPITOLO XXIII

Il cardinale Borromeo, richiama Don Abbondio per organizzare la liberazione di Lucia e poi invia una donna per assistere quest’ultima prima di essere liberata. L’Innominato si prepara così al viaggio insieme al lettighiero del cardinale e alla donna, attraversando la folla che è in piazza. Intanto don Abbondio cerca di verificare se realmente l’Innominato si è pentito perché è stranito della sua conversione. Arrivati al castello la donna va subito da Lucia.

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CAPITOLO XXIV

Al suo risveglio Lucia trova nella sua stanza Don Abbondio e la donna che la rassicurano. Anche l’Innominato entra e le chiede perdono risvegliando in lei un sentimento di pietà misto a riconoscenza e speranza. I quattro ripartono quindi alla volta del paese. Don Abbondio è costretto a viaggiare sulla mula, pensieroso perché teme una rivalsa dei bravi e di Don Rodrigo e pensa a quale spiegazione potrà dare al cardinale per tutto l’accaduto. Fortunatamente per lui, però, all’arrivo del gruppetto le funzioni sono ancora in corso e questo gli dà la possibilità di tornare alla sua parrocchia sottraendosi al confronto. Lucia viene invece ospitata dalla moglie del sarto e pranza con la sua famiglia. Intanto Agnese lungo la strada incontra il prelato fuggiasco che le raccomanda di non far parola del matrimonio da lui non celebrato. Finalmente madre e figlia riescono poi a riabbracciarsi ma quest’ultima tace sul voto di castità. Nel frattempo l’Innominato, giunto a palazzo, comunica ai bravi la sua conversione invitando chi vuole a restare comunque al suo fianco. Rimasto solo prega e poi si addormenta.

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CAPITOLO XXV

Don Rodrigo, scioccato per la conversione dell’Innominato, e temendo la visita del cardinale Borromeo in paese, decide di partire un po’ per Milano. Intanto nel paese Di Renzo e Lucia giunge la notizia del rapimento e della successiva liberazione della promessa sposa da parte dell'Innominato e la gente trova il coraggio per manifestare il suo odio verso don Rodrigo, il podestà, Azzeccagarbugli e tutti gli altri amici del signorotto. Gli abitanti del villaggio di Renzo e Lucia, accolgono festosamente il vescovo; solo don Abbondio è infastidito e preoccupato per i possibili rimproveri di Federigo. Agnese e Lucia ricevono l' invito a recarsi da donna Prassede, una gentildonna milanese sempre disposta a fare del bene, e vuole convincere quest’ultima a dimenticare Renzo perché, secondo il suo parere, è un poco di buono. Intanto Don Abbondio viene convocato dal cardinale che gli chiede spiegazioni circa la mancata celebrazione delle nozze di Renzo e Lucia. Inizialmente, il curato tenta invano di discolparsi, ma poi crolla e racconta delle minacce di morte subite, ma il cardinale gli ricorda il primo compito di un sacerdote, ossia proteggere i suoi fedeli; così Don Abbondio a testa bassa tace mortificato.

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CAPITOLO XXVI

Il cardinale rimprovera Don Abbondio severamente per aver rinviato le nozze, per aver avuto paura dei nemici e soprattutto per non aver informato i suoi superiori dell'accaduto, ma capendo di quale stoffa sia il curato e pur non perdonandolo, lo conforta a sperare e lo esorta alla resistenza in nome dei grandi valori della religione. La mattina seguente il cardinale affida Lucia a donna Prassede che è venuta a prenderla. Cento scudi d' oro per la dote di Lucia sono inviati dall' Innominato ad Agnese che va da Lucia e le dice che con quei soldi potranno raggiungere Renzo non appena si avranno sue notizie. A quel punto Lucia informa la madre del voto di castità e la prega di mandare metà della somma al povero Renzo. Di Renzo , però, non giunge nessuna notizia e nemmeno il cardinale riesce a sapere qualcosa. Questo perché Renzo aveva, su suggerimento del cugino, cambiato nome in Antonio Rivolta, pertanto quando gli inviati del cardinale giungono a cercarlo, Bortolo, non sapendo di chi si tratta nega sempre di sapere dove si trovi Renzo.

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CAPITOLO XXVII

Intanto prosegue la guerra per la successione al ducato di Mantova e del Monferrato. Nel frattempo Renzo vuol far avere sue notizie alle due donne ma, non sapendo scrivere, deve ricorrere a chi lo sa fare e renderlo partecipe dei suoi segreti Il giovane in ogni modo riceve da Agnese i cinquanta scudi dono dell’ Innominato, indecifrabili notizie attorno al voto di Lucia e il consiglio di mettersi il cuore in pace, ma egli rifiuta il suggerimento. Lucia viene a sapere che Renzo sta bene e prova un gran sollievo, ma fa di tutto per dimenticarlo anche se donna Prassede, cerca ogni occasione per parlare male del ragazzo. La giovane si sente continuamente costretta a difendere il suo promesso e si trova dunque in un gran turbamento. Per fortuna Lucia non è l’unica persona che donna Prassede si propone di guidare. Dispone infatti di numerose figlie e di un marito, don Ferrante, uomo di studio cui non piace né comandare, né ubbidire: lascia dunque alla moglie il governo della casa, ma è geloso della propria indipendenza e il suo regno è la biblioteca.

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CAPITOLO XXVIII

La città di Milano deve affrontare un momento particolare a causa delle rivolte per il rincaro del prezzo del pane e la rivolta di San Martino. La maggior parte degli esercizi pubblici e delle fabbriche viene costretta alla chiusura, mentre anche il numero dei morti risulta in continuo incremento, mentre il Cardinale Federigo cerca di ristabilire pace e ordine al fine di compensare i mancati interventi dello Stato. Viene così aperto un lazzaretto, nonostante il forte parere contrario del Tribunale della Sanità, chiuso subito dopo a causa del gran numero di contagi registrato. Gli spagnoli falliscono a Gorgonzola, inviando i lanzichenecchi in rinforzo al conflitto, responsabili dell’arrivo in città del flagello della peste. Infine c’è l’abbandono della città di Milano da parte di don Gonzalo, sostituito da Ambrogio Spinola.

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CAPITOLO XXIX

Don Abbondio, ricevuta notizia dell'arrivo dei lanzichenecchi e delle conseguenze del loro passaggio, è spaventatissimo e cerca un rifugio. Poi l'uomo segue per casa Perpetua cercando consiglio, ma la donna, anch'essa preoccupata, è troppo impegnata a mettere in salvo gli averi; infine si affaccia anche alla finestra per chiedere aiuto alla gente in fuga, ma nessuno gli presta attenzione. Agnese decide di trovare rifugio nel castello dell'Innominato e chiede a Don Abbondio di farle da guida e la sua proposta viene subito accettata da Perpetua, ed i tre si mettono subito in viaggio. Giunti nel paese del sarto, i tre si fermano a pranzare nella casa dell'uomo che tenta di rassicurarli. Intanto l'Innominato, ricevute le prime richieste di protezione e provando gioia, fa spargere la voce della sua disponibilità ad accogliere gente.

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CAPITOLO XXX

Riprendendo il viaggio verso il castello dell'Innominato, Agnese, Perpetua e Don Abbondio incontrano altre persone che si dirigono verso la loro stessa destinazione. Arrivati l'Innominato riconosce Don Abbondio e viene loro incontro, accogliendo la madre di Lucia calorosamente e si propone quindi di accompagnarli per il resto della salita, facendoli accomodare nel suo castello. Quando arriva la notizia che l'ultima ondata di armati se ne è andata, tutti gli ospiti dell'Innominato fanno ritorno alle proprie case. Agnese, Perpetua e Don Abbondio sono gli ultimi ad andarsene e l'Innominato fa trovare loro pronta una carrozza e dona ad Agnese un'altra somma di denaro. Durante il viaggio di ritorno al paesello, i tre personaggi fanno un'altra tappa alla casa del sarto che gli dà informazioni sulle conseguenze del passaggio dei Lanzichenecchi, ad esempio gli riferisce che il loro è stata saccheggiata e anche il tesoro che Perpetua aveva nascosto in giardino è stato rubato. Don Abbondio per questo l’accusa di non aver pestato bene la terra dopo averlo sotterrato e Perpetua allora si arrabbia. La gente ha rubato anche tovaglie pregiate e altre cose di Don Abbondio che per paura non va a riprendersele, e per questo Perpetua gli dà del vigliacco. Intanto peste, morte e carestia, stanno devastando la popolazione, ma il governo tenta di tacitare sulla peste e i suoi effetti e purtroppo avanza sempre più provocando continue morti, tra cui Don Ferrante, il marito di Donna Prassede.

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CAPITOLO XXXI

La popolazione è spaventata a causa della carestia e dell'aumentare della mortalità causata dalla peste. Verso la fine del mese di marzo le morti iniziavano a diventare frequenti e non si riusciva più a nascondere la verità, anche se inizialmente non si parlò ancora di peste, ma di febbre pestilenziale. I magistrati iniziarono comunque a dare maggior ascolto alle richieste della sanità e anche il popolo voleva negare l'esistenza della peste affermando che all'origine del male c’erano veleni contagiosi, operazioni diaboliche e malefici. Per convincere il popolo, spaventarlo e farsi dare ascolto, il tribunale della sanità approfittò di una festa religiosa per trasportare in mezzo alla folla, in bella mostra, i corpi di un'intera famiglia appena morta, con segni evidenti della malattia. Si trattava finalmente per tutti di peste si capì che l'origine delle morti provenivano proprio da questa malattia.

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CAPITOLO XXXII

A causa della carestia, della guerra e della peste, la spesa pubblica diventa insostenibile tanto da dover chiedere l'intervento del governatore Spinola, ma costui, impegnato nella guerra di successione al ducato di Mantova e del Monferrato, trasferisce la propria autorità al cancelliere Ferrer, lavandosene quindi di fatto le mani. Al Lazzaretto si contano miglia di ospiti, la mortalità aumenta tanto da non esserci sepolture per tutti. Così viene chiesto l'aiuto dei frati cappuccini che permettono la realizzazione di altre tre fosse comuni. La disperazione fu tale che molti iniziano a pensare che la colpa della peste è degli untori, mossi dalla mano del diavolo; la follia è tale che molti iniziano a dubitare dei loro stessi parenti. Lo stesso cardinale Federigo Borromeo credeva nell'esistenza di untori e di ungenti velenosi. I pochi che riescono in questo periodo a mantenersi lucidi ed a ragionare, non si vogliono però esporsi per prudenza. I magistrati, confusi, iniziano a dedicarsi quasi solo alla ricerca degli untori e numerosi sono i processi contro di loro.

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CAPITOLO XXXIII

Verso la fine d’agosto, Don Rodrigo scopre di essere malato di peste e terrorizzato chiama il Griso ordinandogli di andare a chiedere soccorso ad un chirurgo per essere curato in quanto non vuole andare a finire nel Lazzaretto. Il Griso tradisce però il padrone, liberando la casa dagli altri servitori e rubare il tesoro di Don Rodrigo, ma toccando i suoi vestiti infetti, si ammala e morirà il giorno dopo. Nel frattempo Renzo si era anche lui ammalato ma era infine riuscito a guarire e decide di tornare al suo paese per convincere Lucia ad abbandonare il voto ma non la riesce a trovare. Per strada incontra Don Abbondio, anche lui guarito dalla peste, che lo informa del fatto che Agnese si trova a Pasturo in Valsassina da suoi parenti, che Lucia si trova ancora a Milano, che anche Don Rodrigo si trova a Milano, che Perpetua è morta e che padre Cristoforo non ha fatto ancora ritorno. Il religioso tenta inutilmente di convincerlo a fare ritorno nel territorio di Bergamo, per evitare che vada a cacciarsi nei guai e soprattutto, con il solito egoismo, per evitare che ne crei a lui stesso. Si reca infine alla casa di un suo vecchio amico che lo informa del casato di Don Ferrante e viene anche a sapere che il podestà e buona parte degli sbirri sono morti: si convince così di andare direttamente a Milano e il giorno dopo riprende il suo viaggio.

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CAPITOLO XXXIV

Renzo entra nella città di Milano attraverso Porta Nuova, corrompendo con una moneta, la guardia che avrebbe dovuto vietare l'ingresso a chiunque non avesse mostrato un certificato di buona salute. Il giovane chiede poi indicazioni ad un passante per raggiungere l'abitazione di Don Ferrante, ma l'uomo, che pensa sia un untore, lo tiene lontano con il bastone. Proseguendo il suo cammino, Renzo viene richiamato da una donna che gli chiede di avvertire il commissario che, essendo morto di peste suo marito, la loro porta di casa è stata chiodata, nessuno passa però a portarle da mangiare ed adesso rischia di morire di fame insieme ai figli. Renzo le dona i due pani acquistati a Monza e promette di fare il possibile per aiutarla. Prosegue il suo cammino incontrando terrore e disperazione, ma la scena più toccante è quella di una giovane donna che porta la sua figlia morta sul carro dei monatti per poi fare ritorno a casa ed aspettare la morte insieme alla sua altra figlia. Renzo raggiunge infine l'abitazione di donna Prassede e don Ferrante, ed una donna da dentro casa lo informa che Lucia si trova anch'essa al Lazzaretto. Il giovane, arrabbiato, ha uno strano comportamento che lo fa credere un untore da una donna poco distante da lui che urla: così accorre una piccola folla. Il giovane è costretto a scappare per salvarsi e salta su un carro carico di cadaveri, condotti verso il luogo di sepoltura. Il protagonista viene accolto festosamente dai monatti, che lo ringraziano per la sua attività di untore e lo aiutano anche a mettere in fuga la folla, brindando infine alle numerosi morti. Giunto al corso di porta orientale, Renzo salta giù dal carro e si dirige verso il Lazzaretto.

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CAPITOLO XXXV

Nel lazzaretto ci sono circa 16 mila malati affetti da peste e tra di essi Renzo inizia le ricerche di Lucia. Renzo scorge Fra Cristoforo con in mano uno scodella diretto verso la campana: il frate si era infatti fatto trasferire a Milano in seguito allo scoppio della peste. Fra Cristoforo accoglie Renzo con gioia ascoltando la sua storia, indicandogli il reparto delle donne dove Padre Felice sta radunando le persone guarite dalla peste. Non trovando Lucia il giovane, sopraffatto dall’ira, promette di vendicarsi su Don Rodrigo, ma il frate riesce a calmarlo e a condurlo verso una capanna dove giace l’uomo colpito dalla peste.

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CAPITOLO XXXVI

Renzo, dopo non aver trovato Lucia, si dirige verso il reparto femminile. Lì, sente la voceLucia provenire da una capanna e, entrando, la trova mentre si prende cura di una vedova che è diventata sua amica. Questo momento è emozionante e molto atteso per Renzo, che desidera che la loro vita possa tornare come prima. Tuttavia, Lucia gli riferisce che non si sposeranno per via del voto che ha fatto,; così Renzo decide di consultare fra Cristoforo per cercare consiglio. Fra Cristoforo accetta di incontrare Lucia e le spiega che non è lecito offrire in voto la volontà di un’altra persona e, pertanto, la scioglie dalla sua promessa e poi le consegna il “pane del perdono”, un gesto simbolico che segna la risoluzione del conflitto interiore di Lucia e la sua liberazione dal voto fatto. Infine, fra Cristoforo si congeda da Lucia, e insieme a Renzo si allontanano dalla capanna prendendo poi strade diverse.

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CAPITOLO XXXVII

Renzo esce dal lazzaretto e inizia a piovere: la pioggia porterà via il contagio. In seguito si mette alla ricerca di Agnese e quando la trova le racconta tutto e le dice che dopo le nozze si trasferirà con Lucia nel bergamasco. Intanto Lucia, guarita, esce dal lazzaretto e scopre che la Monaca di Monza è stata fatta imprigionare dal cardinale Federigo in un monastero di Milano. Lucia viene poi anche a conoscenza della morte di padre Cristoforo ed anche di donna Prassede e Don Ferrante.

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CAPITOLO XXXVIII

Lucia torna a casa insieme alla mercantessa con cui aveva stretto amicizia, facendo simpatia ad Agnese. Renzo invece si reca da don Abbondio per confermare il matrimonio, ma il curato rimane diffidente perché ha ancora paura. Ma quando Renzo annuncia che è arrivato un nuovo marchese per sostituire il defunto don Rodrigo, don Abbondio accetta volentieri di condurre la cerimonia. Finalmente i due giovani si sposano, vicino a Bergamo, dove diventa imprenditore e padre della piccola Maria. In seguito nascono altri bambini che diventano la dolce disgrazia d Agnese che con lei diventano monelli.

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Chi sono i protagonisti della storia:

Renzo e Lucia

Don Rodrigo e i bravi

Don Abbondio e Agnese

25 punti

ESATTO

Andiamo avanti

25 punti

Per 100 punti

Chi minaccia Don Abbondio:

Renzo

Agnese

I bravi

125 Punti

Esatto

125 Punti

Per 75 punti

Quale celebre frase pronunciano i bravi?

Quando si celebrerà la messa?

Ci può benedire

Questo matrimonio non s'ha da fare

200 Punti

Esatto

Andiamo avanti

200 punti

Per 250 punti

Qual è il vero nome di Fra Cristoforo

Attilio

Lodovico

Renzo

450 punti

ESATTO

Andiamo avanti!

450 punti

per 50 punti

A chi si rivolge don Rodrigo per rapire Lucia dal Convento?

all'Innominato

al conte-zio

alla monaca di Monza

500 Punti

Per 500 punti

Cosa succede alla fine del racconto?

Don abbondio riesce a rapire Lucia

Renzo e Lucia si sposano

Lucia e l'Innominato si sposano

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