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CLOROFORMIO

Nadia Alcarraz

Created on November 5, 2023

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CLOROFORMIO

CLOROFORMIO

FORMULA

La formula molecolare di questo composto è CHCl3. La nomenclatura IUPAC corrispondente dunque è triclorometano; partendo dal metano (CH4) tre idrogeni cedono posto ad altrettanti atomi di cloro (Cl-). Appartiene agli alogenuri alchilici, che derivano infatti dalla sostituzione degli idrogeni di idrocarburi alifatici con alogeni. Gli alogeni sono il cloro (come in questo caso), il fluoro (F), il bromo (Br) e lo iodio (I). Il cloroformio presenta una struttura tetraedrica, con il carbonio centrale. Quello utilizzato a livello industriale si presenta in forma liquida ma forma vapori inalabili e ha un odore caratteristico.

COS'È?

Il cloroformio conosciuto COME COMPOSTO CHIMICO triclorometano è una molecola utilizzata in passato come anestetico generale inalatorio, però VENNE abbandonato a causa della sua tossicità

A COSA SERVE?

Le caratteristiche della forma liquida sono trasparenza (incolore), volatilità, resistenza alla combustione e stabilità in ambiente secco e protetto dalla luce. Nelle industrie si usa principalmente per produrre il clorodifluorometano, uno dei precursori del teflon. Questo prodotto è sfruttato per i rivestimenti antiaderenti delle pentole, soprattutto padelle e tegami.La sintesi del cloroformio avviene partendo da metano e cloro e richiede una temperatura di range 400-500°C. La reazione si compie per via radicalica: CH4 + Cl2 → CH3Cl + HCl. Per esteso, cloro molecolare e metano formano clorometano e acido cloridrico. Servono altri due passaggi, poiché ogni reazione toglie un atomo di idrogeno sostituendolo con un cloro. Quindi avremo CH3Cl + Cl2 → CH2Cl2 + HCl da cui otterremo diclorometano e acido cloridrico. Infine CH2Cl2 + Cl2 → CHCl3 + HCl, con prodotti cloroformio e acido cloridrico. Con una clorurazione ulteriore si può ricavare il tetraclorometano.

CLOROFORMIO

La scoperta di questo composto avvenne nel 1831 grazie al chimico Guthrie Harbor. L’uso si diffuse nella medicina dell’epoca per l’effetto che i vapori della sostanza ottenevano sulle persone. All’epoca per l’anestesia era usato l’etere che però comportava effetti indesiderati (nausea, vomito).

INIZIO

Il cloroformio esercita un effetto deprimente a livello del sistema nervoso centrale. A piccole dosi la sensibilità al dolore si riduce molto, se inalato a concentrazioni più elevate subentrano narcosi e incoscienza. Il primo ad utilizzarlo fu un dentista scozzese, poi fu il turno di un ostetrico per alleviare il dolore del parto.

INTRODUZIONE

Al giorno d’oggi l’uso come anestetico è cessato a causa della tossicità evidenziata da parte del composto. Il cloroformio può provocare anche la morte se somministrato in dosi eccessive. Questo è legato all’ipotensione che ne consegue, che può degenerare in un arresto cardiaco. Gli vengono attribuite anche aritmie cardiache in seguito all’inalazione e danni al fegato.

STORIA

FINE

EFFETTI COLLATERALI SULLA GRAVIDANZA

Il cloroformio può causare effetti collaterali anche a livello della pelle, che si possono manifestare sotto forma di irritazioni cutanee. Inoltre, può provocare l'insorgenza di gravi reazioni allergiche associate a iperpiressia negli individui sensibili.
 Al cloroformio sono anche attribuite attività cancerogene; in particolare, sembra possa essere responsabile dell'insorgenza di carcinomi epatocellulari. Emerso che l'esposizione a questa molecola può causare l'aborto e malformazioni al feto; oltre a provocare alterazioni dello sperma.
Benché non vi siano dati circa gli effetti da esso esercitati sulla fertilità e sulla riproduzione umana, il cloroformio non dev'essere assolutamente maneggiato e utilizzato da donne in gravidanza e da madri che stanno allattando al seno.

CLOROFORMIO

CLOROFORMIO

EFFETTI COLLATERALI

I principali effetti collaterali del cloroformio si esplicano a livello cardiovascolare. Infatti, questa molecola è in grado di provocare gravi aritmie cardiache e grave ipertensione che possono portare anche alla morte, ma non solo.
Il cloroformio possiede anche una spiccata epatotossicità e un'altrettanto significativa nefrotossicità, che si manifestano soprattutto in seguito a un'esposizione prolungata al composto.

Fonti:

-zanichelli--industriale web -UniD Formazione

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