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La poesia comico-realistica

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Created on November 5, 2023

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Transcript

La poesia comico-realistica

Filippone Marika, Illiano Miryam, Nannavecchia Claudia, Nunziata Mariarosaria, Parente Ilaria

Generalità

Questi poeti sfidavano le convenzioni sociali e letterarie dell'epoca e fornivano un'immagine vivida e spesso umoristica della realtà.

La poesia comico-realistica si caratterizzava per:

  • il suo linguaggio diretto;
  • l'uso dell'ironia e della satira;
  • la rappresentazione cruda della vita quotidiana.

Cecco Angiolieri, la vita

Cecco Angiolieri è il più celebre tra i poetici comico realistici, ed è nato a Siena nel 1260 da famiglia nobile.Sin dalla giovinezza ha avuto a che fare con la giustizia ed ebbe come ideale di vita tre cose:

  • la donna;
  • il gioco;
  • la taverna.
Angiolieri partecipò alla battaglia di Campaldino nel 1289. Si ritiene che abbia incontrato Dante in quell'occasione e gli ha dedicato tre sonetti. Inoltre un documento notarile del 1313 indica che i suoi cinque figli avrebbero rinunciato all'eredità paterna a causa dei debiti significativi: questo dato è coerente con l'immagine che emerge dalle sue poesie, un uomo dissoluto, pigro e ribelle.

Il poeta ribalta il modo di presentare l'amore, uno dei temi principali delle sue poesie, infatti, l’amata chiamata Becchina, è descritta come una donna avida e di facili costumi, figlia di un pellaio, un mestiere considerato degradante. La sua comicità deriva dalla rottura dei canoni stilnovisti: l'amore è fatto di tradimenti, litigi e rancori, e la donna incarna tutti i difetti misogini che la tradizione letteraria le attribuisce e sui fallimenti del suo alter ego poetico: la delusione per i rifiuti di Bettina, le lamentazioni per la mancanza di denaro e cibo, e così via. Questa insoddisfazione generale, che non ha nulla di drammatico ma serve a suscitare il riso, è definita "ricadia", ovvero un abbattimento. Questo antieroe buffonesco gioca con la distruzione di tutti i valori tradizionali, a partire dal rispetto per i genitori. Contro di loro, e soprattutto contro il padre, lancia maledizioni atroci e arriva persino a desiderare la loro morte piuttosto che vivere senza soldi.

S'i' fosse foco

Cecco Angiolieri

Temi

"S'i' fosse foco" è un sonetto di Cecco Angiolieri che si presenta come una strafottente e divertita bestemmia nei confronti di Dio e i suoi comandamenti in particolare il pronunciare il suo nome invano. Il protagonista si identifica con i ncendi devastanti, tempeste e maremoti, d’altro canto, da un tono apocalittico a questa fantasia come se volesse rilevare un desiderio impronunciabile ma condiviso da tutti.

Riassunto

Il sonetto è costituito da una struttura ricorsiva che presenta diverse ipotesi (alcune possibili,altre come quelle elencate nell’ultima terzina, impossibili) formulate da Cecco in un buf o delirio di onnipotenza:

  • Nella prima quartina il poeta immagina, attraverso la figura della personificazione di essere tra le forze naturali più distruttive (fuoco,acqua,aria) per riuscire ad arrivare alla forza divina nella quarta strofa, così da decidere le sorti del mondo.
  • Nella seconda si identifica in una delle due figure medievali principali: Papa o Imperatore per dominare su tutti gli uomini.
  • Nella prima terzina torna ad assumere il potere di dispensatore di vita o di morte, restringendo questo suo potere all’ambito familiare. In questi versi ( 9-11) vi è l'antitesi morte... andarei / vita... fuggirei in parallelismo, mentre i termini padre / madre (anch'essi in opposizione) sono entrambi in posizione di rima, all'inizio e alla fine della terzina.
  • Nell’ultima terzina,dopo aver formulato ipotesi manifestamente assurde, l'autore conclude dicendo di essere solamente Cecco e di voler ricercare i piaceri materiali della vita (prendere le donne belle e giovani), che è la sola cosa possibile quando ha (l'accenno alla morte dei genitori è una spia delle sue dif icoltà economiche, lamentate in altri sonetti a causa dell'avarizia del padre e della madre). Alla fine il poeta riporta il discorso sul piano banale della quotidianità e facendo in fondo dell'autoironia, in quanto dopo aver desiderato di bruciare il mondo deve accontentarsi di sedurre qualche giovane popolana, quando non è al verde. (riporta su un piano modesto il discorso dopo le immagini paradossali delle altre strofe).

Analisi

Il sonetto ha schema metrico: ABBA, ABBA, (rime incrociate), CDC, DCD (rime incrociate) e presenta una notevole elaborazione retorica: i primi quattro versi sono altrettanti periodi ipotetici, mentre nella seconda quartina i periodi si distendono per due versi; è presente l'anafora "S'i' fosse" ripetuta in tutta la prima quartina, ai vv. 5 e 7 della seconda, ai vv. 9-10 della prima terzina e nel primo verso dell’ultima terzina (ripetuta in tutto 9 volte e la struttura risulta perciò simmetrica).Questa anafora corrisponde ad una struttura elencatoria, che evoca, pur senza rientrarvi in pieno, generi della tradizione provenzale come il plazer ( elenco di situazioni piacevoli e desiderabili) e il suo opposto, l’enueg ( una serie di cose detestabili).

Lingua e stile

Il linguaggio utilizzato da Cecco Angiolieri nella sua poesia "S'i' fosse foco" è caratterizzato da diversi aspetti: -Arcaicità linguistica -Metafore e similitudini ardite (ex ardere il mondo, tempestare) -Semplicità grammaticale -Espressione dei sentimenti sincera In sintesi, il linguaggio di "S'i' fosse foco" è arcaico, con un ricorso a metafore ardite, ma è anche caratterizzato da una semplicità grammaticale che ne facilita la comprensione. Questo stile linguistico contribuisce all'unicità della poesia di Cecco Angiolieri e alla sua capacità di catturare le emozioni e i desideri umani in modo sincero e realistico.

Interpretazione

-Desideri contraddittori-Uso dell'ironia -Rappresentazione realistica -Realtà umana e limitazioni "S'i' fosse foco" di Cecco Angiolieri è una poesia che esplora i desideri umani contrastanti, utilizzando un linguaggio poetico e l'ironia per rappresentare le emozioni complesse e le ambivalenze dell'individuo. La poesia offre uno sguardo realistico sulla condizione umana e sull'inevitabilità delle sfide e delle contraddizioni che ogni persona affronta.

La poesia comico-realistica e lo stilnovo

S'i' fosse foco

Parafrasi

S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo; s’i’ fosse vento, lo tempesterei; s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei; s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo; s’i’ fosse papa, sare’ allor giocondo, ché tutti cristïani imbrigherei; s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei? A tutti mozzarei lo capo a tondo. S’i’ fosse morte, andarei da mio padre; s’i’ fosse vita, fuggirei da lui: similemente farìa da mi’ madre. S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre: e vecchie e laide lasserei altrui.

vv. 1-4 Se fossi il fuoco, brucerei il mondo; se fossi il vento, lo colpirei con tempeste; se io fossi l'acqua, lo annegherei; se io fossi Dio, lo farei sprofondare; vv.5-8 se fossi il papa, allora sarei contento, poiché imbroglierei tutti i cristiani; se io fossi l'imperatore, sai cosa farei? Taglierei a tutti la testa di netto. vv.9-11 Se fossi la morte, andrei da mio padre; se fossi la vita, fuggirei da lui: farei una cosa simile con mia madre. vv.12-14 Se fossi Cecco, come sono e sono sempre stato, prenderei le donne giovani e belle; lascerei agli altri quelle vecchie e brutte.