Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

Gian Battista Marino

Alyssa B

Created on November 5, 2023

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Math Lesson Plan

Primary Unit Plan 2

Animated Chalkboard Learning Unit

Business Learning Unit

Corporate Signature Learning Unit

Code Training Unit

History Unit plan

Transcript

Gian Battista Marino

Indice

L'ADONE

Introduzione

Pag. XVIII-XXVI

Pag. III-VI

ALTRE OPERE

vita

Pag. XXVII-XXVIII

Pag. VII-XI

RIFLESSIONEFINALE

LINEA TEMPORALE

Pag. XXIX

Pag. XII

BIBLIOGRAFIA / SITOGRAFIA

OPERE

Pag. XXX

Pag. XIII-XVII

Introduzione

Nei primi decenni del ‘600 la lunga e gloriosa narrativa cavalleresca volge al termine. I libri che trattano questa materia non scompaiono ma vengono considerati letture di intrattenimento o utilizzati come spunto per parodie epoemi comici. Negli stessi anni anche la tradizione del poema epico si esaurisce.

Gian Battista Marino è considerato un caposcuola di questo periodo, nel senso che in campo lirico propone un nuovo modello di poesia capace di soddisfare il pubblico e che diventa un punto di riferimento per molti altri autori, dando vita ad una corrente letteraria chiamata “MARINISMO”.Tutta la poesia barocca del ‘600 è influenzata dallo stile di questo poeta, che si allontana dai caratteri epici ed eroici del secolo precedente e quindi dalle “regole” e dalla “verosomiglianza”. In una lettera del 1624 a Preti, lui scrive “la vera regola, cor mio bello, è saper rompere le regole a tempo e luogo...”.

I Simboli

La morte diventa un’idea ossessiva insieme alla fugacità del tempo che scorre inesorabile e che porta con sé invecchiamento e distruzione della bellezza. Tutto, quindi, è solo illusione e apparenza. Alcuni simboli ricorrenti sono: l’acqua, il mare, la nube, il vento e molti altri (che esprimono il movimento). Uno dei motivi più diffusi è la metamorfosi ripresa dall’opera del poeta latino Ovidio.

Con la teoria eliocentrica la Terra, e quindi l’essere umano, non sono più al centro dell’universo.L’uomo del ‘600 ha perduto la fiducia umanistica nel mondo ma anche in sé stesso. Da questo derivano i temicaratteristici della cultura barocca: incertezza, instabilità, precarietà.

Il marinismo è caratterizzato da uno stile elaborato (grande ricercatezza formale) e dell’uso di “arguzie” ossia immagini ardite descritte attraverso giochi di parole, metafore e antitesi per esprimere come la realtà sia mutevole.

Vita

DA NAPOLI A ROMA: GLI ANNI DELL'ASCESA SOCIALE

Gian Battista Marino nasce a Napoli nel 1569. Figlio di un giuriconsulto, Giovan Battista, viene avviato agli studi giuridici del padre, ma non vi si dedica in quanto, fin dalla giovinezza, l’amore e la poesia costituiscono le sue autentiche passioni. Ne derivano contrasti con il padre che culminano nella sua cacciata da casa. L’ambiente napoletano della fine ‘500 è fortemene influenzato dalla figura di Tasso che aveva soggiornato spesso nella città nei suoi ultimi anni di vita. Nel 1588, Marino entra a far parte dell’accademia degli “Svegliati” (dedita alla ricerca del nuovo) frequentata da Tasso stesso e da filosofi come Tommaso Campanella.

Gian Battista Marino è dunque un giovane ribelle in cerca di successo e affermazione; in questi anni inizia a farsi apprezzare come poeta e nel 1596 diventa segretario del Principe Matteo di Capua e, nella biblioteca di palazzo, può approfondire i suoi studi. E’ durante questo periodo che nasce in lui l’idea dell’Adone ed intanto inizia a scrivere alcune poesie delle “Rime”. Tenta anche il genere epico di Tasso ma abbandona il progetto.

DA NAPOLI A ROMA: GLI ANNI DELL'ASCESA SOCIALE

A Napoli viene arrestato due volte, segnale della sua vita inquieta e avventurosa; al secondo arresto riesce a fuggire e a raggiungere Roma, dove è ospite presso il mecenate Melchiorre Crescenzi. Qui frequenta l’accademia degli “umoristi” insieme ai più noti letterati italiani del momento come Preti, Guarini e Chiabrera e continua a scrivere poesie, riuscendo a pubblicare nel 1602 la prima raccolta delle “Rime” (che dedica a Crescenzi). Ottiene un grande successo che decreta la sua rapida ascesa sociale e che gli permette di assumere un ruolo di prestigio a servizio del cardinal Pietro Aldobrandini.

DA RAVENNA A TORINO: GLI ANNI DELLA MATURITA’

Marino segue il cardinale nei suoi spostamenti e nella sua sede di Ravenna. In questo periodo l’autore ha contatti con i centri culturali della città e delle vicine Parma e Bologna. In particolare frequenta l’accademia “dei Gelati” (dedita alla poesia amorosa). Nel 1608 pubblica la seconda edizione delle rime e successivamente si sposta a Torino dove tenta di entrare alla corte del duca Carlo Emanuele di Savoia, componendo per lui un panegirico.

Ma si accende una contesa con Gaspare Murtola, poeta di corte, che teme di essere messo in secondo piano da Marino. I due inizialmente si scambiano solo sonetti satirici (Murtoleide di Marino e Marineide di Murtola). Poi la questione degenera; Murtola, esasperato, spara a Marino che ne esce indenne e più famoso di prima. Viene però nuovamente arrestato per maldicenza e l’inquisizione confisca gli scritti. Intensa è l’attività negli anni torinesi quando pubblica la terza edizione delle “Rime” intitolandola “la Lira”.

DA PARIGI A NAPOLI: GLI ANNI DEL SUCCESSO E DELLA CONDANNA

Marino lascia Torino con l’intento di fuggire in Inghilterra ma entra nelle grazie del cardinal Concini e di Maria de Medici, regina madre di Francia (a cui dedica il panegirico “Il Tempio”) che lo invita a fermarsi a Parigi. Qui rimane dal 1615 al 1623 trovando approvazione nei circoli mondani e letterari (salons des precieuses) che sicuramente influenzano i suoi scritti. In questo periodo pubblica varie opere come “La Galeria” (1619) e “La Sampogna” (1620).

DA PARIGI A NAPOLI: GLI ANNI DEL SUCCESSO E DELLA CONDANNA

Lo stesso anno il suo libro viene iscritto nell’indice dei libri proibiti.Nel 1632 esce postumo il suo poema sacro “La strage degli innocenti” (scritto probabilmente per riappacificarsi con la Chiesa) avente per soggetto la famosa strage ordinata da Erode.

Intanto completa “L’Adone” che pubblica nel 1623, dedicandolo a Luigi XIII, che lo ospitava a corte ormai da diversi anni. Tornato a Roma viene accolto con grandi onori ma, nello stesso anno, viene eletto Papa Urbano VIII che condanna pesantemente l’Adone. Marino subisce un processo dal tribunale dell’inquisizione che lo condanna a correggere i contenuti; cosa che non riesce a fare poichè muore nel 1625 a Napoli dove, nel frattempo, era tornato.

Linea Temporale

1596

1632

Segretario del principe Matteo di Capua.- Idea Adone e poesie Rime

1623

1569

1608

1619

Pubblicazione postuma de La Strage degli Innocenti

Pubblicazione La Galeria

Pubblicazione dell'Adone

Nasce a Napoli

Seconda edizione delle Rime

1588

1602

1615-1623

1620

1625

Prima raccolta delle Rime

Accademia degli "Svegliati"

Pubblicazione La Sampogna

Si ferma a Parigi

Muore a Napoli

LE RIME

Opere

Nel 1602, a Venezia, Marino pubblica la prima raccolta di poesie intitolata “Le rime”, che divide in due parti: - la prima contiene 454 sonetti, - la seconda 205 madrigali e 18 tra canzoni e canzonette. Le liriche sono raggruppate per tematiche: rime amorose, marittime, boscherecce, eroiche, lugubri, morali, sacre e corrispondenza. In questo l'autore si distacca dal canone petrarchesco del canzoniere: i componimenti non sono in relazione tra loro e non vi è alcuna ricerca introspettiva. Il suo intento è quello di rinnovare il genere lirico.

Da Rime amorose“Altri canti di Marte e di sua schiera” - Proemio

Altri canti di Marte e di sua schiera gli arditi assalti e l’onorate imprese, le sanguigne vittorie e le contese, i trionfi di Morte orrida e fera. l’ canto, Amor, da questa tua guerrera quant’ebbi a sostener mortali offese, come un guardo mi vinse, un crin mi prese: istoria miserabile ma vera. Duo begli occhi fur l’armi onde traffitta giacque, e di sangue in vece amaro pianto sparse lunga stagion l’anima afflitta. Tu, per lo cui valor la palma e ‘l vanto ebbe di me la mia nemica invitta, se desti morte al cor, dà vita al canto

+info

LA LIRA

Nel 1614 Marino ripubblica l’opera con il titolo “La lira” (strumento a corde) per sottolineare il legame tra musica e poesia e allude alla varietà di toni e stili della raccolta. Rispetto alla prima edizione del 1602 aggiunge una terza parte di 408 componimenti tra sonetti e madrigali. Vengono raggruppati anche loro per temi: amori, lodi, lacrime, devozioni, capricci. La Lira ha, quindi, carattere enciclopedico e contiene 1087 componimenti. I temi centrali restano quello amoroso, che viene ampliato in perfetto stile barocco, e quello del bacio in tutte le sue possibilità (chiesto, rubato, dubbioso, appassionato, ecc.) con una forte inclinazione alla sensualità. Inoltre si descrivono in modo attento e dettagliato diversi atteggiamenti domestici della donna (mentre cuce, fila, innaffia, si specchia, ecc.), vengono descritti nuovi particolari del suo corpo e del suo abbigliamento.

“Donna che si pettina”

Onde dorate, e l’onde eran capelli, navicella d’avorio un dì fendea; una man pur d’avorio la reggea per questi errori prezïosi e quelli; e, mentre i flutti tremolanti e belli con drittissimo solco dividea, l’òr de le rotte fila Amor cogliea, per formarne catene a’suoi rubelli. Per l’aureo mar, che rincrespando apria il procelloso suo biondo tesoro, agitato il mio core a morte gìa. Ricco naufragio, in cui sommerso io moro, poi ch’almen fûr, ne la tempesta mia, di diamante lo scoglio e ’l golfo d’oro.

+info

LA METAFORA

La metafora costituisce lo strumento espressivo più caratteristico di tutta la poesia barocca.La metafora barocca accosta termini del tutto inusuali, come qui, dove i capelli della donna diventano onde d’oro solcate da una navicella, che altro non è se non il pettine. La caratteristica, poi, della poesia del Marino è che, una volta instaurata una metafora, il poeta continua a trattarla come se fosse una cosa reale, collegando alla prima una serie di altre metafore. Non c’è, in questo sonetto, alcun interesse per il mondo interiore. I versi di Marino rappresentano la ricerca di novità, che caratterizza tutto il Barocco, e la meraviglia provocata dalla stessa novità. È sua l’espressione «è del poeta il fin la meraviglia: chi non sa far stupir vada alla striglia»

L'Adone

E’ considerato il capolavoro barocco della carriera poetica di Marino per diversi motivi:

per la dimensione (20 canti che contengono più di 5000 ottave);

per il tempo impiegato a comporlo (inizia quando è ancora a Napoli e lo termina a Parigi);

per l’originalità del poema, fuori dai generi tradizionali conosciuti;

per il successo che ottiene che lo consacra a “Cavalier” della poesia almeno fino alla censura dell’Inquisizione.

Il personaggio principale, Adone, è un anti-eroe anche nel suo ruolo amoroso. Non è virile ma diventa l’oggetto del desiderio di Venere, sedotto dalle streghe che incontra quando è costretto ad allontanarsi dalla dea, desiderato dagli uomini quando si traveste da donna ed infine, a causa della freccia di cupido, anche il cinghiale si innamora di lui e tenta di “abbracciarlo” causandone involontariamente la morte. Per via delle numerose disgressioni e allontanamenti dalla trama principale possiamo definirlo un poema multiforme e policentrico, ricco di metafore e allegorie con cui il poeta tratta l’ambiguità e quindi il grande tema dell’epoca, ossia la crisi di identità, senza però farsi coinvolgere direttamente. Infatti Marino “prende le distanze” da ciò che scrive attraverso l’uso dell’ironia e l’alternanza di toni che impediscono al lettore di immedesimarsi completamente con i personaggi.

Per Marino la mole del suo iper-poema è sinonimo di meraviglia che sappiamo essere alla base del suo pensiero poetico insieme alle novità. Marino infatti compone un poema che di fatto è un anti-romanzo in quanto numerose digressioni. divagazioni e inserimenti vari (gare, tornei, inserti comici, scientifici, filosofici, altri miti.....) frammentano la narrazione e l’allungano a tal punto da far perdere il senso della storia raccontata. E’ quindi un anti-poema molto diverso dal modello entralacè di Ariosto o da quello storico e verosimile di Tasso. Ma si tratta anche di un poema anti-eroico e anti-epico. Innanzitutto si tratta di un poema di pace e non di guerra e per questo segna la fine dei poemi epici.

L’opera si ispira alla breve favola contenuta nella Metamorfosi di Ovidio. In essa però confluiscono molti tipi di scrittura. Anche in questo caso, come nella Lira, potrebbe essere paragonata ad una grande enciclopedia della letteratura dal momento che, tutte le situazioni citate, traggono spunto da un testo di appoggio, pur venendo completamente stravolte. A tal proposito Marino afferma che esistono tre modi di avvicinarsi ai classici: - tradurre; - imitare; - rubare. Egli afferma che la sua poetica appartiene al terzo tipo. Significa, cioè, prendere il buono dagli altri autori e rielaborarlo per creare il proprio capolavoro.

TRAMA ADONE

CANTI I – V

CANTI XVII – XX

CANTI XII – XVI

Adone giunge a Cipro dove, per effetto di una vendetta di Amore, si innamora della dea Venere e lei di lui.

Venere deve allontanarsi da Cipro: Marte e Falsirena approfittano della sua assenza per aizzare contro il giovane un cinghiale duranteuna battuta di caccia; Adone rimane ucciso. Dopo la sua morte, Venere trasforma il suo cuore in Anemone e indice tre giorni di giochi funebri: al termine celebra il matrimonio tra Austma e Fiammadoro, simboli di Spagna e Francia.

Marte scopre il tradimento di Venere e costringe alla fuga Adone; questi, imprigionato da Falsirena, viene trasformato in pappagallo e, riacquistata la forma umana, è coinvolto nella lotta tra 2 bande briganti. Scampato fortunosamente, si riunisce a Venere. Per due volte ottiene il regno di Cipro, vincendo al gioco degli scacchi e in una gara di bellezza.

CANTI VI – XI

Guidati da Mercurio, che celebra le loro nozze, Adone e Venere visitano i giardini dei sensi, l’isola della poesia e i nove cieli.

CANTO III - L'ADONE

Mentre cammina tra i boschi,Venere,si punge il piede con la spina di una rosa bianca che spruzzata dal suo sangue diventa per sempre di colore rosso. Venere si avvicina ad una fonte per pulirsi la ferita e vede il bellissimo Adone addormentato, e se ne innamora.Al risveglio il giovane vorrebbe fuggire, ma Venere lo prega di curarle il piede ferito. Adone medica la ferita e da questo contatto nasce anche in lui l’amore. Venere, nelle sei ottave (qui ne vediamo tre),si rivolge alla rosa elogiandola in quanto, anche se indirettamente, è stata la causa del suo innamoramento e la proclama regina dei fiori. La rosa, nella tradizione lirica, è sempre simbolo della persona amata e qui, dunque, di Adone stesso.

“Elogio alla rosa”

156 Rosa, riso d'Amor, del Ciel fattura, rosa del sangue mio fatta vermiglia, pregio del mondo e fregio di natura, della Terra e del Sol vergine figlia, d'ogni ninfa e pastor delizia e cura, onor dell'odorifera famiglia; tu tien d'ogni beltà le palme prime, sopra il vulgo de' fior donna sublime 157 Quasi in bel trono imperatrice altera siedi colà su la nativa sponda; Turba d'aure vezzosa e lusinghiera ti corteggia d'intorno e ti seconda; e di guardie pungenti armata schiera ti difende per tutto e ti circonda. E tu fastosa del tuo regio vanto, porti d'or la corona e d'ostro il manto.

161 E perch’a me d’un tal servigio ancora qualche grata mercé render s’aspetta, tu sarai sol tra quanti fiori ha Flora la favorita mia, la mia diletta. E qual donna più bella il mondo onora io vo’ che tanto sol bella sia detta, quant’ornerà del tuo color vivace e le gote e le labra. – E qui si tace.

+info

CANTO XVIII - L'ADONE

Si svolge in queste ottave (qui parliamo della 94 e della 95) l’evento nodale della vicenda, ossia la morte di Adone, causata dalla gelosia di Marte, che con l’aiuto di Diana gli aizza contro un cinghiale. Adone colpito dall’animale che si è invaghito di lui (in quanto colpito da una freccia di Cupido) muore.

“La Morte di Adone”

94Fugge, ma ’l mostro innamorato ancora per l’istesso sentier dietro gli tiene, ed intento a seguir chi l’innamora per abbracciarlo impetuoso viene. Ed ecco un vento a l’improviso allora se Marte o Cinthia fu, non so dir bene che per recargli alfin l’ultima angoscia gli alzò la vesta, e gli scoprí la coscia. 95 Tutta calda d'Amor la Bestia follesenza punto saper ciò che facessecol mostaccio crudel baciar gli volleil fianco, che vincea le nevi istesse,e credendo lambir l'avorio molle, del fier dente la stampa entro v'impresse.Vezzi fur gli urti; atti amorosi e gestinon le 'nsegnò Natura altri che questi.

+info

CANTO XIX - L'ADONE

“Il cuore di Adone viene trasformato in fiore”

416 Farò dunque al mio ben l’istesso onore che fece Apollo al suo fanciullo ucciso, che non fu certo il mio gentile ardore di Giacinto men bel né di Narciso. E poich’ei fu d’ogni bellezza il fiore, e di fiori ebbe adorno il seno e ’l viso, e mi fu tolto in su l’età fiorita, vo’ che, cangiato in fior, ritorni in vita. 417 Tra i fiori, o fiore, il primo pregio avrai, torrai lo scettro a la mia rosa ancora; vinti saran da te quanti giamai Clori in terra ne sparse, in ciel l’Aurora; ornamento immortal de’ miei rosai, perpetuo onor de la vezzosa Flora, nova pompa del prato e del terreno, novo fregio al mio crine et al mio seno».

420Poi che così parlò, di nettar fino pien di tanta virtù quel core asperse, che tosto, per miracolo divino forma cangiando, in un bel fior s'aperse, e nel centro il piantò del suo giardino tra mille d'altri fior schiere diverse. Purpureo è il fiore et anemone è detto, breve come fu breve il suo diletto.

+info

Altre Opere

LA GALERIA (1619)

...è una raccolta di sonetti, madrigali e metri vari. Il suo intento era quello di creare un libro in cui i componimenti (definiti capricci e scherzi) commentassero le opere di illustri pittori e scultori del suo tempo, ma il progetto non trova riscontro e lui pubblica solo una raccolta di rime. Ottiene comunque un buon successo per l’attenzione che Marino mostra alle arti dell'epoca.

Il componimento è breve per cui vengono utilizzate molte metafore, arguzie e concetti, motti finali (omaggio scherzoso e sottile).

LA GALERIA (1619)

PITTURE

SCULTURE

CAPRICCI

RILIEVI

CAPRICCI

FAVOLE

MODELLI e MEDAGLIE

STATUE

HISTORIE

LA SAMPOGNA (Parigi 1620)...

...è formata da 12 componimenti polimetrici e idilii (I primi otto mitologico-favolosi, gli altri quattro di genere pastorale). Le 5 lettere che precedono le rime fanno parte integrante del testo che diventa così un prosimetro (prosa + versi). Come "La Lira" richiama ad uno strumento musicale e questo (la zampogna), in particolare, richiama la poesia pastorale.

Riflessione Finale

Dovendo riassumere la poetica marinista con due parole-chiave possiamo dire che queste sono:

MERAVIGLIA

NOVITÀ

La vera regola, cor mio bello, è saper rompere le regole a tempo e luogo, accomodandosi al costume corrente ed al gusto del secolo"

E’ del poeta il fin la meraviglia, parlo dell’eccellenza e non del goffo; chi non sa far stupir vada a la striglia"

G.B. Marino 1619 - Murtoleide

Chi non prova più nè stupore nè sorpresa è come morto, una candela spenta"

Albert Einstein, 1930

Tra questi due grandi personaggi passano più di tre secoli di storia eppure il concetto che esprimono resta sostanzialmente lo stesso.La letteratura è solo un riflesso della vita reale ma, quando si perde la capacità di meravigliarsi vuol dire che gli occhi, che sono lo specchio dell’anima, si sono spenti prima del tempo. E’ perciò fondamentale tenere vivi lo stupore e la voglia di conoscere... E’ un po’ come diventare adulti e poi anziani riuscendo sempre a guardare il mondo con gli occhi di un bambino.

Bibliografia / Sitografia

La letteratura nei secoli della tradizione. Dalla «Chanson de Roland» a Foscolo di Marco Santagata (z-lib.org)

Manuale di letteratura italiana medievale e moderna di Marco Santagata, Alberto Casadei - (2007, Laterza) - libgen.lc

Libro di testo Letteratura visione del mondo di Corrado Bologna, Paola Rocchi, Giuliano Rossi

https://www.treccani.it/enciclopedia/giovan-battista-marino_%28Dizionario-Biografico%29/

https://www.atuttarte.it/autore/marino-giambattista.html

https://marino.letteraturaoperaomnia.org/marino_adone_canto_XIX.html

Grazie per l'attenzione!

Bacchi ARIANNA , EREMITA Alice, Federico NICCOLò, RIZZO Cheyenne

Sonetto in endecasillabi

ABBA / ABBA / CDC / DCD

Una donna bionda, come le donne della tradizione lirica (stilnovismo e petrarchismo), si pettina. Il gesto, comunissimo e quotidiano, è però inconsueto nella lirica, dove le donne erano viste in atteggiamenti idealizzati, che non avevano a che vedere con la realtà di tutti i giorni.Marino, osservando la chioma della sua donna, stabilisce subito una metafora tra le onde dorate deicapelli e il pettine d’avorio che sembra solcare questo mare d’oro. Da questa metafora trae tutte le possibili conseguenze: la piccola nave erra qua e là, condotta dalla mano, anch’essa d’avorio, della donna, e i capelli che si staccano sembrano fili d’oro con cui Amore intreccia catene per legare chi si ribella a lui.

Il sonetto si conclude con un susseguirsi di metafore che si sovrappongono l’una all’altra nella ricerca esasperata di meraviglia.Metafore, ossimori, chiasmi, polisemie sono gli espedienti retorici di cui l’autore si serve per rendere più stupefacente la sua lirica.

Sonetto

ABBA / ABBA / CDC / ECE

In questo sonetto, che funge da proemio, è trattato l’argomento amoroso che il poeta afferma di voler utilizzare per la sua poesia. A lui non interessa la gloria del guerriero. Se proprio deve parlare di guerra allora sarà la guerra in campo amoroso. Questo rappresenta la novità. Anche qui ritroviamo l’uso di metafore (occhi=armi, palma=vittoria), antitesi (morte/vita), consonanza(Marte/Morte che aprono e chiudono il sonetto) tipici della poesia di Marino.

Ottave di Endecasillabi

Schema: ABABABCC

canto XVIII - Planctus Mariae (compianto di Maria) Venere accorre da Adone ferito a morte e lo piange come la Madonna piange Gesù in fin di vita. Tema trattato da altri autori, come Tasso nelle “rime sacre”, per descrivere l’angoscia della condizione umana di fronte alla precarietà della vita. Al tempo stesso dona alla morte di Adone un aspetto sacro. canto XIX - Adone come CristoNell’ottava 155 la ferita di Adone viene definita “piaga del costato” che, nell’ottava 178 ,“Amor fascia con la propria benda” (Sacra Sindone) La metamorfosi del cuore di Adone che per “miracol divino” viene trasformata in fiore è ALLEGORIA della resurrezione di Gesù.