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A che servono i Greci e i Romani? - Margherita Miani
MARGHERITA MIANI
Created on November 5, 2023
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Transcript
Analisi del libro
A che servono i Greci e i Romani?
START
L'autore
- Nato a Bressanone, Bolzano nel 1947
- Dopo la laurea in Lettere classiche all’Università di Pisa (1970), ha dato inizio a una carriera accademica in continua ascesa e improntata allo studio della cultura greca e di quella latina
- Insegnante di Filologia classica, è direttore del centro interdipartimentale di studi “Antropologia del mondo antico”
- Curatore della collana Mythologica di Einaudi, Bettini è autore di romanzi e saggi tra cui nel 2017, A che servono i Greci e i Romani?, nel 2019 Homo sum. Essere «umani» nel mondo antico
A che servono i Greci e i Romani?
il titolo
"A cosa ti serve studiare il greco e il latino?""A niente, non sono serve di nessuno"
- La lingua originale dell'opera è l'italiano, il titolo è scritto in italiano
- Il titolo è adatto a quello che si legge nel libro
- É efficace come titolo perchè è la domanda provocatoria che viene spesso posta a chi ha scelto come oggetto di studio i Greci e i Romani, e nel libro viene sviscerata la questione
Lessico
Nomi
- specimen: s. neutro, lat. [der. di specĕre «guardare»], usato in ital. come s. m. (pl. invar. o, raro, specimina specìmina). – 1. a. Saggio, campione, modello
- flânerie: l’arte di perdersi e vagabondare senza meta per aprirsi alla sorpresa e alla meraviglia dell’incontro con il mondo esterno. E’ un atto inutile, non necessario e senza scopo
Aggettivi
- toponomastico: toponomàstico agg. [tratto da toponomastica] (pl. m. -ci). – Relativo ai toponimi, alla toponomastica
- fortunoso: agg. [der. di fortuna]. – 1. Soggetto alle variazioni e ai capricci della fortuna, soprattutto se avversa
- connivente: agg. [dal lat. con(n)ivens -entis, part. pres. di con(n)ivere, propr. «chiudere gli occhi», quindi «fingere di non vedere»]. – 1. Che tacitamente consente a un’azione non buona, pur avendo la possibilità, e in genere anche l’obbligo (per la funzione esercitata), di impedirla
pagg. 73 - 80
Un capitolo che colpisce
- Ho apprezzato il capitolo "Verso il mondo classico. Altre vie". Molto interessanti sono le proposte per far avvicinare i ragazzi all'antichità, perchè come spiegato nel capitolo precendente, il paradigma "conoscenza della lingua e studio della letteratura" non è più così efficace. Mi è piaciuta in particolare la proposta dello studio del testo originale, seguito dalla traduzione e la successiva rappresentazione teatrale, fruibile anche dai genitori e dalla città.
A tutti, a chi studia queste materie, a chi non le incontrate nel suo percorso di studi, a chi pone la domanda provocatoria del titolo, a chi ha già consapevolezza sull'importanza di questo tema
A chi proporresti questo libro?
Lo proporrei per un adattamento teatrale, in particolare una lettura, oppure per un audiolibro
Per cosa lo proporresti?
Quarta di copertina
A che serve studiare discipline classiche? È la domanda che viene posta sempre più spesso. L'urgenza della risposta e della diffusione di consapevolezza sull'importanza della classicità viene spiegata e analizzata da Bettini, perdere contatto con ciò che è stato prima causerà la perdita anche di ciò che ha condotto al nostro presente. Le stesse opere che studiano oggi gli studenti sono state studiate dai padri della lingua e della letteratura italiana, perderle singifica andare incontro a un cambiamento radicale. Il saggio propone spunti di miglioramento per la scuola, ente deputato a preservare e tramandare la classicità.
Sitografia
https://www.treccani.it/enciclopedia/maurizio-bettini/