CANTO XVI - PURGATORIO
Creato da Claudio Vischio e Fabio Valerio
Indice
1.
Introduzione e Contesto
2.
Lettura del Canto
3.
Sequenze Narrative
4.
Personaggi e Temi
5.
Figure Retoriche
6.
Bibliografia e Sitografia
1. Introduzione e Contesto
Introduzione e Contesto
Dante e Virgilio, circa verso le 18 dell'11 aprile 1300, ossia il lunedì di Pasqua, si trovano nella 3ª cornice del Purgatorio, dove sono situati gli iracondi. Secondo la legge del contrappasso: chi in vita è stato accecato dall'ira, ora è soffocato e accecato da un fumo pungente e acre, che rappresenta l’oscuramento della mente.
LETTURA DEL CANTO
Incontro con Marco Lombardo (vv. 25-51)
Sequenze
Uno dei penitenti si rivolge a Dante, chiedendogli chi sia, sorpreso da come egli stia attraversando il fumo e stia parlando come se sia ancora vivo. Virgilio esorta il poeta a rispondere e a chiedere se stiano seguendo la direzione giusta per salire. Dante offre allo spirito l'udire di qualcosa che lo stupirà molto, solo se l'avesse seguito. Il penitente accetta di seguirlo fin tanto che potrà e se anche il fumo non gli permetterà di vederlo, il suono della voce li terrà uniti. Dante a questo punto rivela allo spirito di essere giunto in Purgatorio col proprio corpo mortale dopo aver attraversato l'Inferno, grazie a una speciale grazia di Dio. Successivamente prega il penitente di rivelare il proprio nome e di confermare se stiano seguendo la giusta direzione per l'accesso alla Cornice seguente. Lo spirito dichiara di chiamarsi Marco Lombardo, che in vita fu uomo di mondo e conobbe quella virtù cortese che ormai tutti hanno abbandonato. Poi gli conferma che si trova sulla giusta strada e gli chiede di pregare per lui, una volta che sarà giunto in Paradiso.
Narrative
Preghiera degli iracondi (vv. 1-24)
Dante e Virgilio avanzano attraverso il fumo acre e soffocante della III Cornice che irrita fortemente gli occhi del poeta, quindi costretto a chiuderli e ad appoggiarsi al maestro. Dante cammina come un cieco, seguendo Virgilio, che gli raccomanda di non separarsi da lui. Intanto sente delle voci intonare le proprie preghiere, iniziando sempre con "Agnus Dei" in un'assoluta armonia, per invocare pace e misericordia. Dante chiede a Virgilio se a parlare sono dei penitenti e il maestro gli rivela che si tratta degli iracondi.
Causa politica della corruzione umana (vv. 82-114)
Marco continua il suo discorso affermando che se il mondo attuale è degenere, la causa è dunque tutta degli uomini. L'anima, una volta creata, è come una fanciulla inconsapevole, che è mossa dalla bontà di Dio e si indirizza verso ciò che le dà piacere. Se non viene frenata e guidata opportunamente, essa può rivolgere il proprio amore anche a beni materiali e sbagliati: per questo esistono le leggi ed è necessario che un sovrano le applichi con rigore. Le leggi nel mondo esistono, ma nessuno le fa rispettare, dal momento che il papa guida i fedeli come un gregge, confondendo però il potere spirituale con quello temporale. Il popolo vede che il pontefice corre dietro ai beni terreni, quindi fa altrettanto e non chiede altro; dunque la causa del male del mondo è la cattiva condotta degli uomini e non la cattiva influenza dei cieli. Roma aveva due soli (l'imperatore e il papa) che illuminavano due diverse strade, quella del mondo e quella di Dio: essi si sono spenti a vicenda, poiché si sono uniti, invece di temersi l'un l'altro.
Spiegazione sul libero arbitrio (52-81)
Spiegazione sul libero arbitrio (vv. 52-81)
Dante promette di fare quel che lo spirito gli chiede, ma lo prega a sua volta di sciogliere un dubbio che lo assale e che è raddoppiato a causa delle sue parole. Il poeta vorrebbe sapere la ragione per cui il mondo è privo di ogni virtù cavalleresca, come Marco ha dichiarato, poiché alcuni la attribuiscono alle influenze celesti e altri alla condotta degli uomini. Marco emette un forte sospiro e un verso di disappunto, quindi afferma che il mondo è cieco. Gli uomini, riconducono la causa di tutto al cielo, come se esso determinasse necessariamente gli eventi: ma se così fosse il libero arbitrio sarebbe nullo, e non sarebbe giusto essere premiati per la virtù e puniti per la colpa. Il cielo dà inizio solo ad alcune azioni umane, ma in ogni caso l'uomo può scegliere tra bene e male, e la volontà è in grado di vincere ogni disposizione celeste. Gli uomini sono dunque guidati dal proprio intelletto, che è una forza ben maggiore di quella delle influenze astrali.
Dante promette di fare quel che lo spirito gli chiede, ma lo prega a sua volta di sciogliere un dubbio che lo assale e che è raddoppiato a causa delle sue parole. Il poeta vorrebbe sapere la ragione per cui il mondo è privo di ogni virtù cavalleresca, come Marco ha dichiarato, poiché alcuni la attribuiscono alle influenze celesti e altri alla condotta degli uomini. Marco emette un forte sospiro e un verso di disappunto, quindi afferma che il mondo è cieco e Dante sembra proprio venire da lì. Gli uomini, infatti, riconducono la causa di tutto al cielo, come se esso determinasse necessariamente gli eventi: ma se così fosse il libero arbitrio sarebbe nullo, e non sarebbe giusto essere premiati per la virtù e puniti per la colpa. Il cielo dà inizio solo ad alcune azioni umane, ma in ogni caso l'uomo può scegliere tra bene e male, e la volontà è in grado di vincere ogni disposizione celeste. Gli uomini sono dunque guidati dal proprio intelletto, che è una forza ben maggiore di quella delle influenze astrali.
I tre vecchi (vv. 115-145)
Per confermare quanto ha detto, Marco aggiunge che in Lombardia regnavano valore e cortesia, prima che Federico II fosse ostacolato dalla Chiesa. Ora invece qualunque uomo malvagio può entrarci, sicuro di non incontrare alcun uomo virtuoso. Ci sono ancora tre vecchi, che sono simboli dell'antica virtù: Corrado da Palazzo, il buon Gherardo e Guido da Castello. Si può concludere che la Chiesa cade nel peccato, volendo confondere in sé i due poteri. Dante approva il ragionamento, tuttavia chiede chi sia il Gherardo che, secondo il penitente, rimprovera al presente la sua mancanza di virtù. Marco non capisce bene le parole del poeta, a causa dell'accento toscano, e pensa che lo stia stuzzicando per fargli dire altro riguardo quest'uomo, anche se in realtà non sa nulla oltre che ha una figlia, Gaia. A questo punto Marco si congeda dai due poeti, in quanto vede attraverso il fumo la luce del sole e deve allontanarsi prima che l'angelo gli appaia davanti e se ne va senza ascoltare altro.
4. Personaggi e Temi
Temi Principali
Il rapporto tra morale e politica
La critica alla corruzione e all'ingiustizia
Marco Lombardo
Marco Lombardo, l'anima con cui Dante interagisce in questo canto, critica aspramente la corruzione della Chiesa e dei governanti dell'epoca. Egli sottolinea l'importanza della giustizia e della rettitudine come fondamentali per una società ben ordinata.
Marco Lombardo sottolinea come la corruzione morale della società abbia un impatto diretto sulla sua situazione politica e sociale. Dante, attraverso questo personaggio, evidenzia la connessione tra la virtù e il benessere della comunità.
L'identificazione del personaggio è piuttosto incerta. Non si sa se il termine "Lombardo" sia da intendere come cognome o indicativo del luogo di origine. Visse nella seconda metà del Duecento e fu un uomo di corte, del quale testimonianze lo riconoscono come un uomo di doti morali e intelletuali. Altre fonti lo descrivono come uomo sapiente e virtuoso, sottolineandone le qualità politiche. Per questi motivi Dante ne fa quasi un alter ego, in qualità di espositore della sua dottrina politica e morale.
5. Figure Retoriche
Figure Retoriche
- Del moderno uso = anastrofe (v. 42). Cioè: "dell'uso moderno".
- Tue parole fier le nostre scorte = metafora (v. 45).
Cioè: "le tue parole saranno le nostre guide, nel senso che accompagneranno il loro cammino".
- Del mondo seppi = anastrofe (v. 47). Cioè: "sapiente/esperto del mondo".
- Ciascun disteso l’arco = metafora (v. 48). Cioè: "ognuno ha abbandonato".
- Per me / prieghi = anastrofe (v. 51). Cioè: "preghi per me".
- Sentenza tua = anastrofe (v. 56). Cioè: "tua sentenza".
- Gravido e coverto = endiadi (v. 60). Cioè: "ripieno e coperto".
- Lo mondo è cieco = metafora (v. 66).
- A maggior forza e a miglior natura = perifrasi (v. 79). Per indicare Dio.
- A guisa di fanciulla che piangendo e ridendo pargoleggia, l’anima semplicetta che sa nulla =
similitudine (vv. 86-88). Cioè: "come una fanciulla, che piange e ride senza saperne il motivo".
- Volontier torna = anastrofe (v. 90). Cioè: "torna volentieri".
- Per fren porre = anastrofe (v. 94). Cioè: "per porre freno".
- ’l pastor = perifrasi (v. 98). Per indicare il papa.
- La spada / col pasturale = enjambement (vv. 109-110).
- In sul paese ch’Adice e Po riga = perifrasi (v. 115). Per indicare la Lombardia.
- Secol selvaggio = metonimia (v. 135). L'effetto per la causa, selvaggio invece di corrotto/corruzione.
- Non fece al viso mio sì grosso velo come quel fummo ch’ivi ci coperse = similitudine (vv. 4-5).
Cioè: "non stese mai sulla mia vista un così fitto velo, come quella nebbia che lì ci avvolse".
- Né a sentir di così aspro pelo = metafora (v. 6). Cioè: "né così pungente al contatto".
- Saputa e fida = endiadi (v. 8).
- L’omero = sineddoche (v. 9). La parte per il tutto, l'omero invece che il braccio.
- L’omero m’offerse = anastrofe (v. 9). Cioè: "e mi offri il suo appoggio".
- Sì come cieco va dietro a sua guida per non smarrirsi e per non dar di cozzo in cosa che ‘l molesti, o forse ancida, m’andava io per l’aere amaro e sozzo, ascoltando il mio duca = similitudine (vv.10-14). Cioè: "come il cieco segue la sua guida per non perdersi e non urtare qualcosa che possa ferirlo o forse ucciderlo, così io procedevo in quell'aria amara e oscura, ascoltando il mio maestro".
- Amaro e nero = endiadi (v. 13). Cioè: "acre e acida". In riferimento al fumo.
- Pareva / pregar = enjambement (vv. 16-17).
- Che le peccata leva = anastrofe (v. 18). Cioè: "che toglie i peccati del mondo".
- Una parola in tutte era e un modo, sì che parea tra esse ogne concordia = similitudine
(vv. 20-21). Cioè: "tutti dicevano la stessa cosa e in modo tale che sembrava esserci una totale concordia".
- Tu vero apprendi = anastrofe (v. 21). Cioè: "tu hai appreso il vero".
- Detto fue = anastrofe (v. 28). Cioè: "fu detto".
- Maestro mio = anastrofe (v. 29). Cioè: "mio maestro".
- E se Dio m’ha in sua grazia rinchiuso = iperbato (v. 40). Cioè: "E se Dio mi ha accolto.. in sua grazia".
6. Bibliografia e Sitografia
- Per l'alto mare aperto
- weebly.com- scuolissima.com
Grazie per l'attenzione!
Canto XVI Purgatorio
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CANTO XVI - PURGATORIO
Creato da Claudio Vischio e Fabio Valerio
Indice
1.
Introduzione e Contesto
2.
Lettura del Canto
3.
Sequenze Narrative
4.
Personaggi e Temi
5.
Figure Retoriche
6.
Bibliografia e Sitografia
1. Introduzione e Contesto
Introduzione e Contesto
Dante e Virgilio, circa verso le 18 dell'11 aprile 1300, ossia il lunedì di Pasqua, si trovano nella 3ª cornice del Purgatorio, dove sono situati gli iracondi. Secondo la legge del contrappasso: chi in vita è stato accecato dall'ira, ora è soffocato e accecato da un fumo pungente e acre, che rappresenta l’oscuramento della mente.
LETTURA DEL CANTO
Incontro con Marco Lombardo (vv. 25-51)
Sequenze
Uno dei penitenti si rivolge a Dante, chiedendogli chi sia, sorpreso da come egli stia attraversando il fumo e stia parlando come se sia ancora vivo. Virgilio esorta il poeta a rispondere e a chiedere se stiano seguendo la direzione giusta per salire. Dante offre allo spirito l'udire di qualcosa che lo stupirà molto, solo se l'avesse seguito. Il penitente accetta di seguirlo fin tanto che potrà e se anche il fumo non gli permetterà di vederlo, il suono della voce li terrà uniti. Dante a questo punto rivela allo spirito di essere giunto in Purgatorio col proprio corpo mortale dopo aver attraversato l'Inferno, grazie a una speciale grazia di Dio. Successivamente prega il penitente di rivelare il proprio nome e di confermare se stiano seguendo la giusta direzione per l'accesso alla Cornice seguente. Lo spirito dichiara di chiamarsi Marco Lombardo, che in vita fu uomo di mondo e conobbe quella virtù cortese che ormai tutti hanno abbandonato. Poi gli conferma che si trova sulla giusta strada e gli chiede di pregare per lui, una volta che sarà giunto in Paradiso.
Narrative
Preghiera degli iracondi (vv. 1-24)
Dante e Virgilio avanzano attraverso il fumo acre e soffocante della III Cornice che irrita fortemente gli occhi del poeta, quindi costretto a chiuderli e ad appoggiarsi al maestro. Dante cammina come un cieco, seguendo Virgilio, che gli raccomanda di non separarsi da lui. Intanto sente delle voci intonare le proprie preghiere, iniziando sempre con "Agnus Dei" in un'assoluta armonia, per invocare pace e misericordia. Dante chiede a Virgilio se a parlare sono dei penitenti e il maestro gli rivela che si tratta degli iracondi.
Causa politica della corruzione umana (vv. 82-114)
Marco continua il suo discorso affermando che se il mondo attuale è degenere, la causa è dunque tutta degli uomini. L'anima, una volta creata, è come una fanciulla inconsapevole, che è mossa dalla bontà di Dio e si indirizza verso ciò che le dà piacere. Se non viene frenata e guidata opportunamente, essa può rivolgere il proprio amore anche a beni materiali e sbagliati: per questo esistono le leggi ed è necessario che un sovrano le applichi con rigore. Le leggi nel mondo esistono, ma nessuno le fa rispettare, dal momento che il papa guida i fedeli come un gregge, confondendo però il potere spirituale con quello temporale. Il popolo vede che il pontefice corre dietro ai beni terreni, quindi fa altrettanto e non chiede altro; dunque la causa del male del mondo è la cattiva condotta degli uomini e non la cattiva influenza dei cieli. Roma aveva due soli (l'imperatore e il papa) che illuminavano due diverse strade, quella del mondo e quella di Dio: essi si sono spenti a vicenda, poiché si sono uniti, invece di temersi l'un l'altro.
Spiegazione sul libero arbitrio (52-81)
Spiegazione sul libero arbitrio (vv. 52-81)
Dante promette di fare quel che lo spirito gli chiede, ma lo prega a sua volta di sciogliere un dubbio che lo assale e che è raddoppiato a causa delle sue parole. Il poeta vorrebbe sapere la ragione per cui il mondo è privo di ogni virtù cavalleresca, come Marco ha dichiarato, poiché alcuni la attribuiscono alle influenze celesti e altri alla condotta degli uomini. Marco emette un forte sospiro e un verso di disappunto, quindi afferma che il mondo è cieco. Gli uomini, riconducono la causa di tutto al cielo, come se esso determinasse necessariamente gli eventi: ma se così fosse il libero arbitrio sarebbe nullo, e non sarebbe giusto essere premiati per la virtù e puniti per la colpa. Il cielo dà inizio solo ad alcune azioni umane, ma in ogni caso l'uomo può scegliere tra bene e male, e la volontà è in grado di vincere ogni disposizione celeste. Gli uomini sono dunque guidati dal proprio intelletto, che è una forza ben maggiore di quella delle influenze astrali.
Dante promette di fare quel che lo spirito gli chiede, ma lo prega a sua volta di sciogliere un dubbio che lo assale e che è raddoppiato a causa delle sue parole. Il poeta vorrebbe sapere la ragione per cui il mondo è privo di ogni virtù cavalleresca, come Marco ha dichiarato, poiché alcuni la attribuiscono alle influenze celesti e altri alla condotta degli uomini. Marco emette un forte sospiro e un verso di disappunto, quindi afferma che il mondo è cieco e Dante sembra proprio venire da lì. Gli uomini, infatti, riconducono la causa di tutto al cielo, come se esso determinasse necessariamente gli eventi: ma se così fosse il libero arbitrio sarebbe nullo, e non sarebbe giusto essere premiati per la virtù e puniti per la colpa. Il cielo dà inizio solo ad alcune azioni umane, ma in ogni caso l'uomo può scegliere tra bene e male, e la volontà è in grado di vincere ogni disposizione celeste. Gli uomini sono dunque guidati dal proprio intelletto, che è una forza ben maggiore di quella delle influenze astrali.
I tre vecchi (vv. 115-145)
Per confermare quanto ha detto, Marco aggiunge che in Lombardia regnavano valore e cortesia, prima che Federico II fosse ostacolato dalla Chiesa. Ora invece qualunque uomo malvagio può entrarci, sicuro di non incontrare alcun uomo virtuoso. Ci sono ancora tre vecchi, che sono simboli dell'antica virtù: Corrado da Palazzo, il buon Gherardo e Guido da Castello. Si può concludere che la Chiesa cade nel peccato, volendo confondere in sé i due poteri. Dante approva il ragionamento, tuttavia chiede chi sia il Gherardo che, secondo il penitente, rimprovera al presente la sua mancanza di virtù. Marco non capisce bene le parole del poeta, a causa dell'accento toscano, e pensa che lo stia stuzzicando per fargli dire altro riguardo quest'uomo, anche se in realtà non sa nulla oltre che ha una figlia, Gaia. A questo punto Marco si congeda dai due poeti, in quanto vede attraverso il fumo la luce del sole e deve allontanarsi prima che l'angelo gli appaia davanti e se ne va senza ascoltare altro.
4. Personaggi e Temi
Temi Principali
Il rapporto tra morale e politica
La critica alla corruzione e all'ingiustizia
Marco Lombardo
Marco Lombardo, l'anima con cui Dante interagisce in questo canto, critica aspramente la corruzione della Chiesa e dei governanti dell'epoca. Egli sottolinea l'importanza della giustizia e della rettitudine come fondamentali per una società ben ordinata.
Marco Lombardo sottolinea come la corruzione morale della società abbia un impatto diretto sulla sua situazione politica e sociale. Dante, attraverso questo personaggio, evidenzia la connessione tra la virtù e il benessere della comunità.
L'identificazione del personaggio è piuttosto incerta. Non si sa se il termine "Lombardo" sia da intendere come cognome o indicativo del luogo di origine. Visse nella seconda metà del Duecento e fu un uomo di corte, del quale testimonianze lo riconoscono come un uomo di doti morali e intelletuali. Altre fonti lo descrivono come uomo sapiente e virtuoso, sottolineandone le qualità politiche. Per questi motivi Dante ne fa quasi un alter ego, in qualità di espositore della sua dottrina politica e morale.
5. Figure Retoriche
Figure Retoriche
- Del moderno uso = anastrofe (v. 42). Cioè: "dell'uso moderno".
- Tue parole fier le nostre scorte = metafora (v. 45).
Cioè: "le tue parole saranno le nostre guide, nel senso che accompagneranno il loro cammino".- Del mondo seppi = anastrofe (v. 47). Cioè: "sapiente/esperto del mondo".
- Ciascun disteso l’arco = metafora (v. 48). Cioè: "ognuno ha abbandonato".
- Per me / prieghi = anastrofe (v. 51). Cioè: "preghi per me".
- Sentenza tua = anastrofe (v. 56). Cioè: "tua sentenza".
- Gravido e coverto = endiadi (v. 60). Cioè: "ripieno e coperto".
- Lo mondo è cieco = metafora (v. 66).
- A maggior forza e a miglior natura = perifrasi (v. 79). Per indicare Dio.
- A guisa di fanciulla che piangendo e ridendo pargoleggia, l’anima semplicetta che sa nulla =
similitudine (vv. 86-88). Cioè: "come una fanciulla, che piange e ride senza saperne il motivo".- Non fece al viso mio sì grosso velo come quel fummo ch’ivi ci coperse = similitudine (vv. 4-5).
Cioè: "non stese mai sulla mia vista un così fitto velo, come quella nebbia che lì ci avvolse".- Amaro e nero = endiadi (v. 13). Cioè: "acre e acida". In riferimento al fumo.
- Pareva / pregar = enjambement (vv. 16-17).
- Che le peccata leva = anastrofe (v. 18). Cioè: "che toglie i peccati del mondo".
- Una parola in tutte era e un modo, sì che parea tra esse ogne concordia = similitudine
(vv. 20-21). Cioè: "tutti dicevano la stessa cosa e in modo tale che sembrava esserci una totale concordia".6. Bibliografia e Sitografia
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