Giacomo Leopardi
Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
Il "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere", composto nel 1832 e pubblicato nell’edizione del 1834, fa parte delle "Operette morali", una raccolta di ventiquattro componimenti in prosa, divise tra dialoghi e novelle scritte tra il 1824 ed il 1832 dal poeta e letterato Giacomo Leopardi.
Le Operette rappresentano il capolavoro della prosa leopardiana, un capolavoro di ironia, di filosofia, di riflessione.
Il “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”, in particolare, è una delle operette più belle e significative. E’ un dialogo serrato che vede contrapposti un colto passante, certo dell’infelicità della vita, e un venditore di almanacchi che, al contrario, spera nella felicità portata dal futuro. Gli interventi del venditore e del passeggere si alternano di continuo attraverso frasi molto brevi con lessico umile e colloquiale. La scena che ne deriva è vivace, rapida e realistica.
Il dialogo è ambientato per strada, in una città di cui non viene indicato il nome. Neppure l'anno nuovo di cui si parla è individuato, ciò rende il testo universale, collocabile in qualsiasi epoca, in qualsiasi luogo, in qualsiasi contesto. Vediamolo insieme.
Dialogo di un venditore di alamanacchi e di un passeggere
- Venditore: “Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?”
- Passeggere: “Almanacchi per l'anno nuovo?”
- Venditore: “Si signore.”
- Passeggere: “Credete che sarà felice quest'anno nuovo?”
- Venditore: “Oh illustrissimo si, certo.”
Abbiamo quindi un venditore, un uomo semplice che vive del suo lavoro, che cerca di vendere almanacchi e lunari, ovvero pubblicazioni contenenti dati astronomici e metereologici dei vari giorni dell'anno.
Il venditore di almanacchi incontra un passeggere, un viandante, un uomo colto (l’alter ego di Leopardi) che, riflettendo sul destino dell’uomo e sul senso della vita, pone degli interrogativi.
Alla prima domanda del passeggere, il venditore si dice certo che l’anno nuovo sarà felice.
Il dialogo, poi, prosegue...
- Passeggere: “Come quest'anno passato?”
- Venditore: “Più più assai.”
- Passeggere: “Come quello di là?”
- Venditore: “Più più, illustrissimo.”
- Passeggere: “Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?”
- Venditore: “Signor no, non mi piacerebbe.”
- Passeggere: “Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?”
- Venditore: “Saranno vent'anni, illustrissimo.”
- Passeggere: “A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?”
- Venditore: “Io? non saprei.”
- Passeggere: “Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?”
- Venditore: “No in verità, illustrissimo.”
Il venditore, quindi, pensa che il nuovo anno sarà più felice di quelli passati.Si aspetta tanto dal futuro, eppure ha sperimentato anche lui che la vita è amara, tant’è vero che non riesce ad individuare neppure un anno passato a cui vorrebbe che quello venturo assomigliasse. Il passeggere allora lo incalza con una domanda in cui c’è tutta l’ironia leopardiana...
- Passeggere: “E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?”
- Venditore: “Cotesto si sa”
Ecco, quando il passeggere chiede: “...la vita è una cosa bella. Non è vero?” è evidente che in realtà pensa il contrario. Il venditore risponde dicendo: “Cotesto si sa” perché non ha capito l’ironia del suo interlocutore: aveva già ammesso infatti di non ricordare come felice alcun anno in particolare. La bellezza della vita è , quindi, un luogo comune che il passeggere (e con lui il Leopardi) cerca di erodere pian piano.Il dialogo continua.
- Passeggere: “Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?”
- Venditore: “Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.”
Il venditore, per un momento, pensa probabilmente che chiunque vorrebbe ritornare giovane, riconquistare venti anni di vita. Ma il passeggere continua ad incalzarlo...
- Passeggere: “Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?”
- Venditore: “Cotesto non vorrei.”
Il venditore, a questo punto, conferma al passeggere che non vorrebbe che nessuno degli anni già vissuti fosse simile a quello che sta per iniziare perchè evidentemente, più che felicità, ha ricevuto dispiaceri e dolori.
- Passeggere: “Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?”
- Venditore: “Lo credo cotesto”
- Passeggere: “Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?”
- Venditore: “Signor no davvero, non tornerei.”
In sostanza, chiunque - principe o uomo comune - non sarebbe disposto a rivivere gli anni già vissuti.
- Passeggere: “Oh che vita vorreste voi dunque?”
- Venditore: “Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.”
- Passeggere: “Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?”
- Venditore: “Appunto”.
- Passeggere: “Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”
- Venditore: “Speriamo.”
Il venditore ammette di desiderare una vita diversa, “una vita a caso”, come poi la definisce il passeggere, un’esistenza cioè di cui non conosce nulla per poter continuare a sperare e ad illudersi. Ecco il desiderio di novità, di nuovo: la felicità dipende dall’ignoranza del futuro su cui proiettiamo le nostre aspettative, sperando che la sorte possa essere benevola nonostante l’esperienza ci abbia dimostrato il contrario.
Qui sta il cuore del dialogo: in realtà, non c’è nulla di buono da aspettarsi dal nuovo anno; la vita di ogni individuo è dominata dall’irraggiungibilità e dall’inconsistenza del piacere: l’anno che verrà non potrà essere diverso da quelli che lo hanno preceduto ed il futuro, esattamente come il passato, ci deluderà.
- Passeggere: “Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.”
- Venditore: “Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.”
- Passeggere: “Ecco trenta soldi.”
- Venditore: “Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.”
Il passeggere (e con lui il Leopardi) non vuole infierire sul povero venditore; in modo compiacente, con garbo quasi affettuoso, dopo avergli concesso di immaginare vanamente che la vita, in futuro, possa portare felicità ("si precipiterà la vita felice"), si spinge a comprare l’almanacco più bello. La battuta finale dell’operetta, che ripete ciclicamente quella iniziale “Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi”, sta ad indicare che nulla è cambiato essenzialmente nella mente dei due dialoganti.
Il dialogo non porta però ad un cambiamento di prospettiva: i due interlocutori rimangono su due posizioni esistenziali estremamente diverse perchè il venditore arriva fin quasi alle soglie della coscienza, della consapevolezza, ma poi si ritrae. Neppure il passeggere rivede la propria visione amara della vita, ma per evitare che il dialogo vada avanti inutilmente, finge di stare al gioco del venditore e dice: “Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”. Questa domanda è contraria a tutto il ragionamento fatto in precedenza: si tratta di un’interrogativa retorica che sembra sottintendere una risposta positiva, ma è ironica e sottintende una risposta negativa. Qui c’è tutto il senso amaro della vita di Leopardi che, però, mai si arrende...
Il passeggere è cosciente della condizione umana, sa che accomuna tutti gli uomini e si sente, perciò, vicino ai suoi simili, anche al povero venditore. Di fronte alla Natura, gli esseri umani non possono che abbracciarsi fra loro, essere solidali gli uni con gli altri, anche alimentando, se necessario, immaginazioni che poi saranno disilluse. Il gesto del passeggere che, pur conoscendo bene la verità, compra l'almanacco del venditore, rimasto invece ingenuamente delle sue idee, è proprio una dimostrazione e un segno della solidarietà umana.
L'operetta è un capolavoro di sottile e bonaria arguzia. Lo stesso De Sanctis ha giudicato il Dialogo "il meglio ispirato dei dialoghi leopardiani". Con la sua logica stringente, il passeggere riesce a far riconoscere che le aspettative di un futuro migliore sono illusorie perchè il presente e il passato hanno, evidentemente, sempre lasciato tutti insoddisfatti, tanto da non far desiderare ad alcuno di rivivere gli anni trascorsi nello stesso modo in cui si sono svolti. Attraverso il dialogo ci vengono offerte due visioni della vita opposte, come radicalmente opposti sono i due personaggi che, tuttavia, alla fine si incontrano su un terreno comune: l'uomo semplice è costretto ad ammettere con riluttanza le scomode verità, l'uomo sapiente rinuncia a proclamarle con perentorietà.
Fine
Cosma Sofia
Cuna Andrea
De Matteis Simone
De Rinaldis Greta
Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
Sofia Cosma
Created on November 3, 2023
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Giacomo Leopardi
Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
Il "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere", composto nel 1832 e pubblicato nell’edizione del 1834, fa parte delle "Operette morali", una raccolta di ventiquattro componimenti in prosa, divise tra dialoghi e novelle scritte tra il 1824 ed il 1832 dal poeta e letterato Giacomo Leopardi.
Le Operette rappresentano il capolavoro della prosa leopardiana, un capolavoro di ironia, di filosofia, di riflessione.
Il “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”, in particolare, è una delle operette più belle e significative. E’ un dialogo serrato che vede contrapposti un colto passante, certo dell’infelicità della vita, e un venditore di almanacchi che, al contrario, spera nella felicità portata dal futuro. Gli interventi del venditore e del passeggere si alternano di continuo attraverso frasi molto brevi con lessico umile e colloquiale. La scena che ne deriva è vivace, rapida e realistica. Il dialogo è ambientato per strada, in una città di cui non viene indicato il nome. Neppure l'anno nuovo di cui si parla è individuato, ciò rende il testo universale, collocabile in qualsiasi epoca, in qualsiasi luogo, in qualsiasi contesto. Vediamolo insieme.
Dialogo di un venditore di alamanacchi e di un passeggere
Abbiamo quindi un venditore, un uomo semplice che vive del suo lavoro, che cerca di vendere almanacchi e lunari, ovvero pubblicazioni contenenti dati astronomici e metereologici dei vari giorni dell'anno. Il venditore di almanacchi incontra un passeggere, un viandante, un uomo colto (l’alter ego di Leopardi) che, riflettendo sul destino dell’uomo e sul senso della vita, pone degli interrogativi. Alla prima domanda del passeggere, il venditore si dice certo che l’anno nuovo sarà felice. Il dialogo, poi, prosegue...
Il venditore, quindi, pensa che il nuovo anno sarà più felice di quelli passati.Si aspetta tanto dal futuro, eppure ha sperimentato anche lui che la vita è amara, tant’è vero che non riesce ad individuare neppure un anno passato a cui vorrebbe che quello venturo assomigliasse. Il passeggere allora lo incalza con una domanda in cui c’è tutta l’ironia leopardiana...
Ecco, quando il passeggere chiede: “...la vita è una cosa bella. Non è vero?” è evidente che in realtà pensa il contrario. Il venditore risponde dicendo: “Cotesto si sa” perché non ha capito l’ironia del suo interlocutore: aveva già ammesso infatti di non ricordare come felice alcun anno in particolare. La bellezza della vita è , quindi, un luogo comune che il passeggere (e con lui il Leopardi) cerca di erodere pian piano.Il dialogo continua.
Il venditore, per un momento, pensa probabilmente che chiunque vorrebbe ritornare giovane, riconquistare venti anni di vita. Ma il passeggere continua ad incalzarlo...
Il venditore, a questo punto, conferma al passeggere che non vorrebbe che nessuno degli anni già vissuti fosse simile a quello che sta per iniziare perchè evidentemente, più che felicità, ha ricevuto dispiaceri e dolori.
- Passeggere: “Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?”
- Venditore: “Lo credo cotesto”
- Passeggere: “Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?”
- Venditore: “Signor no davvero, non tornerei.”
In sostanza, chiunque - principe o uomo comune - non sarebbe disposto a rivivere gli anni già vissuti.Il venditore ammette di desiderare una vita diversa, “una vita a caso”, come poi la definisce il passeggere, un’esistenza cioè di cui non conosce nulla per poter continuare a sperare e ad illudersi. Ecco il desiderio di novità, di nuovo: la felicità dipende dall’ignoranza del futuro su cui proiettiamo le nostre aspettative, sperando che la sorte possa essere benevola nonostante l’esperienza ci abbia dimostrato il contrario. Qui sta il cuore del dialogo: in realtà, non c’è nulla di buono da aspettarsi dal nuovo anno; la vita di ogni individuo è dominata dall’irraggiungibilità e dall’inconsistenza del piacere: l’anno che verrà non potrà essere diverso da quelli che lo hanno preceduto ed il futuro, esattamente come il passato, ci deluderà.
- Passeggere: “Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.”
- Venditore: “Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.”
- Passeggere: “Ecco trenta soldi.”
- Venditore: “Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.”
Il passeggere (e con lui il Leopardi) non vuole infierire sul povero venditore; in modo compiacente, con garbo quasi affettuoso, dopo avergli concesso di immaginare vanamente che la vita, in futuro, possa portare felicità ("si precipiterà la vita felice"), si spinge a comprare l’almanacco più bello. La battuta finale dell’operetta, che ripete ciclicamente quella iniziale “Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi”, sta ad indicare che nulla è cambiato essenzialmente nella mente dei due dialoganti.Il dialogo non porta però ad un cambiamento di prospettiva: i due interlocutori rimangono su due posizioni esistenziali estremamente diverse perchè il venditore arriva fin quasi alle soglie della coscienza, della consapevolezza, ma poi si ritrae. Neppure il passeggere rivede la propria visione amara della vita, ma per evitare che il dialogo vada avanti inutilmente, finge di stare al gioco del venditore e dice: “Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”. Questa domanda è contraria a tutto il ragionamento fatto in precedenza: si tratta di un’interrogativa retorica che sembra sottintendere una risposta positiva, ma è ironica e sottintende una risposta negativa. Qui c’è tutto il senso amaro della vita di Leopardi che, però, mai si arrende...
Il passeggere è cosciente della condizione umana, sa che accomuna tutti gli uomini e si sente, perciò, vicino ai suoi simili, anche al povero venditore. Di fronte alla Natura, gli esseri umani non possono che abbracciarsi fra loro, essere solidali gli uni con gli altri, anche alimentando, se necessario, immaginazioni che poi saranno disilluse. Il gesto del passeggere che, pur conoscendo bene la verità, compra l'almanacco del venditore, rimasto invece ingenuamente delle sue idee, è proprio una dimostrazione e un segno della solidarietà umana.
L'operetta è un capolavoro di sottile e bonaria arguzia. Lo stesso De Sanctis ha giudicato il Dialogo "il meglio ispirato dei dialoghi leopardiani". Con la sua logica stringente, il passeggere riesce a far riconoscere che le aspettative di un futuro migliore sono illusorie perchè il presente e il passato hanno, evidentemente, sempre lasciato tutti insoddisfatti, tanto da non far desiderare ad alcuno di rivivere gli anni trascorsi nello stesso modo in cui si sono svolti. Attraverso il dialogo ci vengono offerte due visioni della vita opposte, come radicalmente opposti sono i due personaggi che, tuttavia, alla fine si incontrano su un terreno comune: l'uomo semplice è costretto ad ammettere con riluttanza le scomode verità, l'uomo sapiente rinuncia a proclamarle con perentorietà.
Fine
Cosma Sofia
Cuna Andrea
De Matteis Simone
De Rinaldis Greta