Il linguaggio verbale e non verbale nello sport
La comunicazione, in ambito sportivo e non, permette alle persone di trasmettere informazioni. Secondo Albert Mehrabian, che nel 1972 ha condotto una ricerca su questo argomento, essa si articola su tre diversi livelli: – Verbale (essa costituisce il 7% della comunicazione) – Paraverbale (essa costituisce il 38% della comunicazione) – Non verbale (essa costituisce il 55% della comunicazione)
Questa ricerca ha messo in evidenza l’importanza della comunicazione non verbale
Il professore di psicologia ha conseguentemente evidenziato che il 93% di questo processo comunicativo non riguarda il contenuto del messaggio, bensì il modo in cui esso viene trasmesso.
Comunicare cioè condividere i significati delle espressioni verbali, non verbali e para verbali, significa:
Comprendere i linguaggi dell'interlocutore
Riconoscere i linguaggi corporei
Interpretare i segnali comunicativi
Saper utilizzare i propri canali comunicativi
Conoscere i significati dei segnali codificati
"linguaggio della squadra”
codici comunicativi condivisi non decifrabili dagli avversari ma chiari a ogni compagno di gioco
I messaggi possono solamente essere utilizzati nel contesto sportivo, e, da notare, sono senz’altro accompagnabili da percezioni visive, tattili o uditive.
comunicazione specifica tra arbitri, giocatori, allenatori, giudici e spettatori
non è possibile comunicare in assenza di un emittente o di un ricevente
il messaggio, ovvero lo scambio di contenuto che avviene durante l’interazione tra emittente e ricevente
Uno strumento chiave per l’allenatore è quello del feedback.
Il feedback positivo, detto anche di rinforzo
il feedback negativo, definito anche come orientato al cambiamento
La comunicazione non verbale
La ricerca
Philip Furley e Geoffrey Schweizer hanno condotto uno studio in cui ai partecipanti, bambini (4-8 anni), pre-adolescenti (9-12 anni) e adulti, sono stati mostrati dei video relativi a competizioni sportive di tennis da tavolo. Questi ultimi erano muti e il risultato delle gare era oscurato. Il compito dei partecipanti alla ricerca era quello di indicare chi, secondo loro, era in svantaggio e di quanto (molto o poco). I risultati della ricerca mostrarono alti livelli di precisione sia nei bambini che nei pre-adolescenti. I giudizi erano ancora più accurati negli adulti. Tale risultato è comprensibile alla luce di una maggiore maturazione che avviene in adolescenza.
Successivamente, nelle stesse condizioni dello studio precedente, i ricercatori hanno mostrato ai partecipanti alcuni video relativi a competizioni di pallamano. Questi ultimi hanno confrontato i giudizi di due diversi gruppi: esperti di pallamano, e non esperti. I ricercatori hanno rilevato che entrambi i gruppi mostravano un alto grado di accuratezza, riuscendo a precisare quale squadra fosse in svantaggio e di quanto, a prescindere dalle conoscenze possedute su tale sport.
Dato che il nostro comportamento veicola molte informazioni sullo stato emotivo personale, e che esse vengono facilmente comprese dagli altri, è fondamentale, nel contesto sportivo, trarne un vantaggio competitivo. A tal proposito, comportamenti non verbali sottomessi risultano essere molto disfunzionali, poichè possono favorire un incremento della fiducia nell’avversario, con un conseguente aumento della pressione agonistica da parte di quest’ultimo.
Il linguaggio del corpo che comunica le emozioni
Ulteriori ricerche hanno dimostrato come vi sia un’influenza bidirezionale tra corpo e mente. In particolare, l’assunzione di determinate posture, espressioni, è in grado di modificare l’umore, rendendolo più positivo o più negativo.
Quando le persone sono tristi, o più generalmente hanno un umore negativo, tendono ad assumere posture caratterizzate da spalle curve e chiuse, testa e sguardo verso il basso ed espressioni facciali sottomess. Al contrario, persone con un umore più positivo tendono ad assumere posture caratterizzate da spalle alte e aperte, testa e sguardo verso l’alto ed espressioni facciali di sicurezza e determinazione.
Un importante studio sulle espressioni facciali è stato svolto da Strack, Martin e Stepper. In questa ricerca il compito dei partecipanti era quello di esprimere il loro parere sull’umorismo di una serie di vignette. Mentre a un gruppo di partecipanti è stato chiesto di svolgere il compito con una penna tra i denti, all’altro gruppo è stato chiesto di svolgerlo con una penna tra le labbra. I ricercatori hanno riportato che i partecipanti che tenevano la penna tra i denti giudicavano le vignette come più divertenti rispetto ai partecipanti che tenevano la penna tra le labbra. Questi risultati portavano i ricercatori a sviluppare l’ipotesi del feedback facciale. In questo caso, le persone con la penna tra i denti sembravano sorridere; al contrario, i partecipanti con la penna tra le labbra sembravano accigliati.
I risultati di questo studio dimostrano, quindi, come non siano solo le emozioni a determinare il linguaggio non verbale, ma quest’ ultimo, a sua volta, sia in grado di influenzare positivamente o negativamente le emozioni della persona.
Suggerimenti:
1. Se durante una gara il risultato non è a vostro favore, è importante riuscire a mascherare il linguaggio del corpo sottomesso, affinché non sia percepibile all’avversario.
2. Non solo durante, ma anche prima della partita è importante assumere una postura di dominanza. Quest’ultima avrà un effetto positivo, non solo a livello mentale, ma avrà anche un importante effetto sull’avversario.
Il linguaggio verbale enon verbale nello sport
Eleonora Golin
Created on November 1, 2023
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Il linguaggio verbale e non verbale nello sport
La comunicazione, in ambito sportivo e non, permette alle persone di trasmettere informazioni. Secondo Albert Mehrabian, che nel 1972 ha condotto una ricerca su questo argomento, essa si articola su tre diversi livelli: – Verbale (essa costituisce il 7% della comunicazione) – Paraverbale (essa costituisce il 38% della comunicazione) – Non verbale (essa costituisce il 55% della comunicazione) Questa ricerca ha messo in evidenza l’importanza della comunicazione non verbale
Il professore di psicologia ha conseguentemente evidenziato che il 93% di questo processo comunicativo non riguarda il contenuto del messaggio, bensì il modo in cui esso viene trasmesso. Comunicare cioè condividere i significati delle espressioni verbali, non verbali e para verbali, significa: Comprendere i linguaggi dell'interlocutore Riconoscere i linguaggi corporei Interpretare i segnali comunicativi Saper utilizzare i propri canali comunicativi Conoscere i significati dei segnali codificati
"linguaggio della squadra” codici comunicativi condivisi non decifrabili dagli avversari ma chiari a ogni compagno di gioco I messaggi possono solamente essere utilizzati nel contesto sportivo, e, da notare, sono senz’altro accompagnabili da percezioni visive, tattili o uditive. comunicazione specifica tra arbitri, giocatori, allenatori, giudici e spettatori non è possibile comunicare in assenza di un emittente o di un ricevente il messaggio, ovvero lo scambio di contenuto che avviene durante l’interazione tra emittente e ricevente Uno strumento chiave per l’allenatore è quello del feedback. Il feedback positivo, detto anche di rinforzo il feedback negativo, definito anche come orientato al cambiamento
La comunicazione non verbale
La ricerca
Philip Furley e Geoffrey Schweizer hanno condotto uno studio in cui ai partecipanti, bambini (4-8 anni), pre-adolescenti (9-12 anni) e adulti, sono stati mostrati dei video relativi a competizioni sportive di tennis da tavolo. Questi ultimi erano muti e il risultato delle gare era oscurato. Il compito dei partecipanti alla ricerca era quello di indicare chi, secondo loro, era in svantaggio e di quanto (molto o poco). I risultati della ricerca mostrarono alti livelli di precisione sia nei bambini che nei pre-adolescenti. I giudizi erano ancora più accurati negli adulti. Tale risultato è comprensibile alla luce di una maggiore maturazione che avviene in adolescenza. Successivamente, nelle stesse condizioni dello studio precedente, i ricercatori hanno mostrato ai partecipanti alcuni video relativi a competizioni di pallamano. Questi ultimi hanno confrontato i giudizi di due diversi gruppi: esperti di pallamano, e non esperti. I ricercatori hanno rilevato che entrambi i gruppi mostravano un alto grado di accuratezza, riuscendo a precisare quale squadra fosse in svantaggio e di quanto, a prescindere dalle conoscenze possedute su tale sport. Dato che il nostro comportamento veicola molte informazioni sullo stato emotivo personale, e che esse vengono facilmente comprese dagli altri, è fondamentale, nel contesto sportivo, trarne un vantaggio competitivo. A tal proposito, comportamenti non verbali sottomessi risultano essere molto disfunzionali, poichè possono favorire un incremento della fiducia nell’avversario, con un conseguente aumento della pressione agonistica da parte di quest’ultimo.
Il linguaggio del corpo che comunica le emozioni
Ulteriori ricerche hanno dimostrato come vi sia un’influenza bidirezionale tra corpo e mente. In particolare, l’assunzione di determinate posture, espressioni, è in grado di modificare l’umore, rendendolo più positivo o più negativo. Quando le persone sono tristi, o più generalmente hanno un umore negativo, tendono ad assumere posture caratterizzate da spalle curve e chiuse, testa e sguardo verso il basso ed espressioni facciali sottomess. Al contrario, persone con un umore più positivo tendono ad assumere posture caratterizzate da spalle alte e aperte, testa e sguardo verso l’alto ed espressioni facciali di sicurezza e determinazione. Un importante studio sulle espressioni facciali è stato svolto da Strack, Martin e Stepper. In questa ricerca il compito dei partecipanti era quello di esprimere il loro parere sull’umorismo di una serie di vignette. Mentre a un gruppo di partecipanti è stato chiesto di svolgere il compito con una penna tra i denti, all’altro gruppo è stato chiesto di svolgerlo con una penna tra le labbra. I ricercatori hanno riportato che i partecipanti che tenevano la penna tra i denti giudicavano le vignette come più divertenti rispetto ai partecipanti che tenevano la penna tra le labbra. Questi risultati portavano i ricercatori a sviluppare l’ipotesi del feedback facciale. In questo caso, le persone con la penna tra i denti sembravano sorridere; al contrario, i partecipanti con la penna tra le labbra sembravano accigliati. I risultati di questo studio dimostrano, quindi, come non siano solo le emozioni a determinare il linguaggio non verbale, ma quest’ ultimo, a sua volta, sia in grado di influenzare positivamente o negativamente le emozioni della persona. Suggerimenti: 1. Se durante una gara il risultato non è a vostro favore, è importante riuscire a mascherare il linguaggio del corpo sottomesso, affinché non sia percepibile all’avversario. 2. Non solo durante, ma anche prima della partita è importante assumere una postura di dominanza. Quest’ultima avrà un effetto positivo, non solo a livello mentale, ma avrà anche un importante effetto sull’avversario.