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ti presento giacomo leopardi
angela santonastasio
Created on November 1, 2023
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Transcript
Ti presento Giacomo Leopardi
Author: Angela Santonastasio
“La vita e l'assoluta mancanza d'illusione, e quindi di speranza, sono cose contraddittorie.”
Giacomo Leopardi
Chi è Giacomo Leopardi?
Giacomo Leopardi, nato nel 1798 a Recanati, è stato un famoso poeta, filosofo e scrittore italiano dell'era romantica. È noto per le sue opere poetiche nonché per i suoi saggi filosofici come lo "Zibaldone." Leopardi è spesso considerato uno dei più grandi poeti della letteratura italiana. La sua poesia esplora temi come la solitudine, la natura, la tristezza e la ricerca del significato nella vita. Muore a Napoli nel 1837.
okay ma...perché ci interessa ancora?
Seppur passati 200 anni, la visione di Leopardi è da ritenere ancora attuale. Una visione della vita che, a discapito di quanto si ritiene costantemente, non è affatto pessimista. Pessimismo storico e cosmico nascono dall'interpretazione del pensiero leopardiano da parte dei critici; Leopardi, in realtà, nei suoi scritti ci parla esclusivamente della teoria del piacere, della ricerca della felicità.
Info
Superiamo dunque questa visione...
Leopardi è in realtà il poeta della vita in quanto va costantemente alla ricerca della felicità, che poi arrivi a dire che è introvabile e che solo con l’immaginazione si può essere davvero felici è la verità che fa quindi di lui non un pessimista ma un realista.
Nella Ginestra, ad esempio, che lui scrive in punto di morte, ci parla proprio di questa pianta (simbolo della fragilità umana) che cresce sulle aride pendici del Vesuvio (‘’spazio simbolico’’ del destino fragile dell’umanità); non è da considerare un inno alla forza distruttrice della natura? Non cerca di combattere di fronte una realtà già segnata?
E’ vero che diceva che la natura fosse cattiva e maligna ma perché il poeta guarda la realtà per quello che appare, superando le visioni ottimistiche contemporanee e non scoraggiandosi ad essa: presenta sempre un atteggiamento titanico dinanzi le avversità.
ma nello specifico, cosa dice riguardo la teoria del piacere?
Teoria del piacere
Leopardi identifica il piacere con la felicità. Siccome la tendenza alla felicità è insita nella vita dell’uomo, allora ogni piacere è limitato; il desiderio del piacere è invece illimitato ma si spegne con la morte dell’uomo.
Essendo quindi ogni piacere limitato, l’uomo attraverso le illusioni, è capace di confondere l’indefinito con l’infinito tanto da provare piacere e appagare il costante desiderio di qualcosa di infinito.
Nello specifico, Leopardi identifica piacere nel:
Immaginazione
Futuro
Ricordo
La felicità sta quasi più nell’attesa del futuro che nell’avvenimento del futuro in sé. E’ il caso del Sabato del villaggio nel quale il poeta vede la felicità nell’arrivo del giorno successivo, ovvero la domenica, giorno di riposo dai continui affanni: questa felicità è però effimera nel momento in cui ci rendiamo conto che è destinata ad avere solo una brevissima durata.
01. Futuro
Altro caso è il Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere nel quale il poeta, sviluppando mediante un dialogo una riflessione di carattere filosofico-esistenziale, appura che il piacere può essere tratto solo dall’attesa di qualcosa che possa accadere e nelle aspettative che l’uomo si crea su qualcosa di nuovo per poi ripiombare nell’infelicità delle speranze illusorie. La vita futura è attraente, perché ce la fingiamo lieta con l’immaginazione, poniamo la speranza che l’anno che verrà sia differente da quello appena trascorso. Emerge così il desiderio di una vita migliore, che viene interamente riposto in un futuro sconosciuto, e di una felicità che non avrà mai posto nell’esistenza umana.
‘’...Io ho provato un piacere,ho avuto una buona ventura: questo non è piacevole se non perchè ci dà una buona idea del futuro; ci fa sperare qualche godimento più o meno grande; ci apre un nuovo campo di speranze; ci persuade di poter godere; ci fa conoscere la possibilità di arrivare a certi desideri; ci mette in migliori circostanze pel futuro, sia riguardo al fatto e alla realtà, sia riguardo all’opinione e persuasone nostra…’’
Giacomo Leopardi, Zibaldone
02. Ricordo
Anche il ricordo fa parte della continua ricerca della felicità. Colpito dalla caducità della vita, il poeta realizza, però, che rifugiarsi nel passato è impossibile, è una felicità illusoria.Le liriche che trattano il ricordo sono molteplici tra queste un esempio è Alla luna.
L’idillio Alla luna, in origine intitolato La ricordanza, fa parte della raccolta Canti e si sviluppa attorno ad uno dei temi principali della poetica leopardiana: il ricordo. Il poeta, infatti, nell’osservare la luna ricorda di essersi trovato in una situazione simile un anno prima. Allora come adesso l’angoscia e la tristezza lo opprimevano ma nel ricordare il passato, anche se doloroso, prova una leggera sensazione di malinconia ciò perché per il poeta il presente non è poetico, un luogo può diventare tale solo nel ricordo poiché perde i contorni e acquista caratteristiche indeterminate. In altre parole, per Leopardi la rievocazione del ricordo ha una funzione consolatrice: il ricordo dei tempi passati lascia un sapore di dolcezza.
Immaginazione
03.
E infine l'immaginazione che ha il compito di rendere la vita vivibile, di avvicinare l'uomo al suo gran desiderio di piacere infinito. E’ il caso dell’idillio L’infinito dove il poeta immaginando di naufragar nell’infinito trova la sua felicità. Leopardi sviluppa la sua poesia attorno la contemplazione dell’infinito percepito però attraverso i sensi, in particolare quello della vista e dell’udito. Secondo il pensiero filosofico del poeta l’infinito non è possibile da cercare nella realtà perché tutto ciò che ci circonda è finito pertanto è necessario cercarlo tramite l’uso dell’immaginazione: parte da spazi mondani per arrivare a spazi che scindono il tempo. Per Leopardi il perdersi nell’infinito della natura provoca una sensazione di dolcezza e di piacere in quanto sente un unione con la natura stessa. Anche se in un primo momento perdersi gli ha provocato una leggera sensazione di paura alla fine lo ritiene dolce e lo fa sentire appagato.
''Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare.''
Thanksfor your attention!
Funfactpoco fun...
Sapevate che ad uccidere Giacomo Leopardi furono proprio dei confetti? Tra le tante notizie riguardante la morte del giovane poeta, a quanto pare, è diffusa anche quella secondo la quale aveva divorato un chilo e mezzo di confetti cannellini comprati dalla sorella di Ranieri proprio per l’onomastico di quest’ultimo e, oltre ciò, a quanto riportato, aveva bevuto una cioccolata calda, poi una minestra calda e una limonata verso sera. Successivamente fu colpito da un malore che gli causò la morte. Per molti è diffusa quindi l’idea che il poeta fosse morto per coma diabetico anche se il reperto ufficiale riporta idropisia polmonare.
La Ginestra
La ginestra è il testo più lungo dei Canti, scritto nel 1836 mentre si trova a Torre del Greco. È il suo ultimo componimento considerato suo "testamento spirituale"; introduce una novità nella poesia di Leopardi: l'idea di dignità della sofferenza umana, che sfocia nella solidarietà fra gli uomini. La ginestra rappresenta la fatica dell'uomo nel superare la sofferenza: infatti il suo fiore nasce in luoghi impervi come ambienti vulcanici e desertici (tuttavia è bella e profumata). Qui Leopardi ripropone la polemica antiottimistica e antireligiosa (=natura come matrigna) però c'è un barlume di speranza e ottimismo.
Leopardi percepisce che la sua vita sta per finire e vuole lasciare un messaggio all'umanità: gli uomini per contrastare la natura devono unirsi in una "social catena"; vuole comunicarci l'idea di progresso, che può avvenire con la solidarietà fra gli uomini.
Leopardi attuale anche nella musica!
Leopardi diventa, infatti, una luce irradiante dentro la canzone soprattutto a partire dagli Anni 50: ne è da esempio una curiosa risonanza di un paio di versi di A se stesso («Or poserai per sempre, / stanco mio cor») in un altrettanto celebre motivetto di Rita Pavone, «Mio cuore, tu stai soffrendo», risalente al 1963. O ancora, a Sanremo, nel 1955, compare un brano intitolato Che fai tu luna in ciel?, incipit del celebre Canto notturno, e poco importa se di leopardiano quella canzone ha ben poco, limitandosi la luna a osservare il bacio degli amanti. Da allora Leopardi, tanto caro al melodramma ottocentesco, trionfa anche nella canzone specie quando lo scenario (amoroso) si apre al cosmo: e ciò avviene con le spie lessicali dell’idillio più noto, che troveremo nel «cielo infinito» di Modugno e negli «alberi infiniti» di Paoli, per arrivare ai «cieli immensi» di Mogol e all’ultimo Vecchioni.