Il termine rinascimento venne usato per la prima volta nel XVI da Giorgio Vasari per sottolineare il concetto di rinascita dell’arte e della cultura classica a partire dal XV secolo.
il rinascimento
Per questo la visione matematica del mondo porta alla riscoperta della “sezione aurea”,la rinnovata ricerca della proporzione.
Esso non è una semplice ripresa dell’antichità classica bensì un’arte propria del suo tempo in cui l’uomo viene posto al centro del mondo ed è capace di conoscere ciò che lo circonda attraverso la propria ragione, quindi attraverso regole certe,scientifiche e matematiche.
Il concorso della formella
Il quattrocento si apre a Firenze con il concorso bandito nel 1401 dell’Arte dei mercanti per realizzare la seconda porta del Battistero.
Lorenzo Ghiberti, Sacrificio di Isacco, 1401.Bronzo dorato, 45x38cm. Firenze,Museo Nazionale del Bargello.
Filippo Brunelleschi, Sacrificio di Isacco, 1401.Bronzo dorato, 45x38cm. Firenze,Museo Nazionale del Bargello.
Il tema era una formella raffigurante il sacrificio di Isacco a cui parteciparono anche Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti.
brunelleschi
Considerato il primo architetto classicista dell’età moderna.
Quando partecipò al concorso del 1401 per la seconda porta bronzea del Battistero di Firenze aveva 24 anni ma nonostante la sua giovane età lavorava già come scultore.
Tra il 1410 e il 1419 vive a Roma dove studia le architetture classiche, l’equilibrio, la chiarezza e la misura umana.
Nel 1418 partecipa al primo concorso per la realizzazione della cupola del Duomo di Firenze.
Leon Battista Alberti e la Chiesa di Santa Maria Novella
Alberti è ricordato sia per i suoi edifici che per i suoi trattati in cui affronta alcuni problemi fondamentali come la prospettiva, definita da lui come una “piramide visiva” il cui vertice è costituito dall’occhio dell’osservatore.
Inoltre considera il disegno come la linea di contorno che individua l’oggetto, lo definisce e lo razionalizza e che non è presente in natura.
Tra il 1439 e il 1442 la famiglia Ruccellai commissionò ad Alberti il completamento della facciata della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze iniziato poi nel 1458.
Donato Bramante
Apre la stagione del rinascimento medio, nasce a Urbino e opera tra Milano e Roma tra il 400-500 sviluppando argomenti importanti.
Si forma presso la corte di Monte Feltro ma le opere più importanti le troviamo a Milano e a Roma.
Tra le prime opere che gli vengono commissionate vi è “La chiesa di Santa Maria presso San Satiro”.
Successivamente dopo Milano si reca a Roma dove attua le prime opere che andranno costituire la sua produzione architettonica come il tempietto di "San Pietro in Montorio".
donatello
Il suo periodo di formazione coincide con il periodo di incontro con Brunelleschi con cui nacque una splendida amicizia.
Nel 1402 infatti segue Brunelleschi a Roma con cui vive per un paio di anni.
Due anni dopo torna a Firenze dove risulta tra i lavorati della bottega di Ghiberti.
È stato uno dei più grandi artisti del Rinascimento che visse ottant’anni. Ricordato come colui che recuperò il naturalismo vigoroso della statuaria antica.
Donatello,Crocifisso 1406-8Legno policromo,1,68x1,73cm. Firenze, Santa Croce.
Brunelleschi, Crocifisso, 1425-28.Legno policromo, 1,7x1,7m. Firenze, Santa Maria Novella.
i david di donatello a confronto
Donatello, David marmoreo1408-10Marmo, 191x57,5x32cm Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
Donatello, David bronzeo 1440Bronzo, 158cm. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
Donatello, 1416-1420.Marmo, 209x67cm. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
Donatello, San Giorgio e il drago.1416-1420.Marmo, 40x120cm. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
lo stiacciato
il san giorgio
LA MADDALENA
Donatello,Maddalena, 1454-55.Legno policromo,184cm Firenze,Museo dell'Opera del Duomo.
Di cosa si tratta?
Nel 1424 Felice Brancacci, un ricco necante di sete, commissionò a Masolino e a Masaccio la decorazione della sua cappella di famiglia nella Chiesa del Carmine di Firenze.
Masolino e Masaccio,La Cappella Brancacci,1424-25.Affreschi. Firenze, Santa Maria del Carmine. Visione della parete sinistra.
Chi furono Masaccio e Masolino?
Masaccio fu un artista il cui percorso fu tanto breve quanto fulminante.Masolino fu il suo mentore.
Masolino e Masaccio,La Cappella Brancacci,1424-25.Affreschi. Firenze, Santa Maria del Carmine. Visione della parete destra.
Masolino, Peccato originale,1424-25.Affresco. Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci.
Masaccio, Cacciata di Adamo ed Eva,1424-25.Affresco. Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci.
il trittico di san giovenale
Masaccio, Il trittico di San Giovenale,1422.Tempera su tavola a fondo oro, 108x65cm. Museo Masaccio d'Arte Sacra,Cascia di Reggello.
la trinità
La trinità è il mistero della fede cristiana per eccellenza, una divinità unica e trina.
Dio è padre, figlio e spirito santo.
Masaccio, La Trinità,1427.Affresco, 6,67x3,17. Firenze, Basilica di Santa Maria Novella.
PIERO DELLA FRANCESCA- La resurrezione e la flagellazione.
Piero della Francesca, La flagellazione,1460.Tempera su tavola, 59x81,5. Urbino, Galleria Nazionale delle Marche.
Piero della Francesca, La resurrezione,1463-5.Murale in fresco e tempera, 2,25x2m. Borgo San Sepolocro, Pinacoteca comunale.
I ritratti di Federico Da Montefeltro e Battista Sforza
Piero della Francesca, I Ritratti di Federico Da Montefelto e Battista Sforza,1472.Olio su tavola, 47x33 Firenze,Uffizi.
Dal 1470 al 1480 s’intensificarono i rapporti di Piero con la corte dei Montefeltro. A questo periodo risalgono infatti i ritratti di Federico Da Montefeltro e della moglie Battista Sforza.
Piero della Francesca, La Pala di Brera,1472-3.Tempera su tavola, 2,48x1,70m Milano,Pinacoteca di Brera.
LA PALA DI BRERA
La pittura fiammiga
I tre dipinti sottostanti sono appartenenti al celebre artista Jan Van Eyck, pittore attivo nelle Fiandre intorno al 400 e inventore della pittura fiamminga che caratterizza i suoi dipinti.
botticelli
Alessandro Filipepi
Botticelli, La Primavera,1482-85, Tempera su tavola, 2,03 x 3,14m, Firenze, Uffizi.
la primavera
leonardo da vinci
il periodo milanese, "la vergine delle rocce"
Leonardo,La Vergine delle rocce, 1483-86.Olio su tavola trasferito su tela. 1,99 x 1,22m, Parigi, Musée du Louvre.
la dama con l'ermellino
La dama con l’ermellino fu dipinta invece tra il 1485 e il 1490, e fu considerata uno dei ritratti più affascinanti di Leonardo in cui la donna presente è stata identificata come Cecilia Gallerani, amante del duca Ludovico, cavaliere dell’ordine dell’ ermellino.
La donna è presentata con il braccio un ermellino, piccolo animale il cui nome greco (galè) corrisponde alle prime due sillabe del suo cognome.
L’ermellino era simbolo di castità è proprio per questo motivo era rappresentato molto frequentemente in braccio alle nobili fanciulle.
In questo dipinto però la presenza dell’animale assume dei significati nuovi. La conformazione anatomica dell’ermellino si contrappone al volume del busto, della donna il cui sguardo profondo e distratto contrasta con l’espressione dell’animale.
La donna è rappresentata con lunghi capelli castani, divisi da una riga centrale e raccolti in una coda di cui una sola ciocca è passata sotto il mento
Essi sono tenuti fermi da una cuffia trasparente costituita da un orlo ricamato che si ferma sulle sopracciglia ed è tenuta ferma a sua volta da un elastico di colore nero.
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Leonardo, Dama con l'ermellino, 1485-90Olio su tavola.54 x 40,3cm, Cracovia, Czartoryski Muzeum.
il cenacolo
Leonardo,Il Cenacolo, 1495-97.Tempera su muro.4,6 x 8,8m, Milano, Santa Maria delle Grazie, Refettorio.
la gioconda
Leonardo,Ritratto di Lisa Gherardini, 1503-10.Olio su tavola,77 x 53cm, Parigi, Musée du Louvre.
La vita di Botticelli
Alessandro Filipepi nacque a Firenze,era figlio di un conciatore di pelli e fratello di un abile orafo
medaglista a cui deve, probabilmente, l'appellativo di Botticelli (da battigello, battiloro') con il quale è universalmente conosciuto.
Botticelli iniziò la sua carriera come orafo, formandosi poi come pittore presso Filippo Lippi, i suoi dipinti giovanili rivelano molte assonanze con lo stile lippesco. Allo stesso modo, pero, subi l'influenza del Verrocchio del quale frequentò la bottega tra il 1467 e il 1470, anno in cui si mise in proprio.
Nel 1473, il pittore entrò al servizio dei Medici e iniziò a partecipare alla fervente vita di corte fiorentina.
Il filosofo Marsilio Ficino e il poeta Agnolo Poliziano furono personaggi da cui imparò molto.
Ficino era un personaggio di spicco del circolo mediceo.
Egli sosteneva che la realtà andasse intesa come combinazione di due grandi principi contrapposti: la perfezione divina da una parte e l'imperfezione della materia dall'altra.
L’influenza delle teorie ficiniane sull'arte di Botticelli fu profonda.
La prima opera, "L'adorazione dei magi"
Nei primi anni Settanta del secolo l’artista dipinse alcune Madonne aristocratiche e delicate e alcune tavole con l’Adorazione dei Magi, fra cui quella del 1475 circa, oggi conservata agli Uffizi.
L'opera, destinata alla cappella del sensale Gaspare di Zanobi del Lama, in Santa Maria Novella, gi fu commissionata come un'aperta celebrazione della famiglia Medici, i cui componenti usavano sfilare per la città vestiti come sovrani orientali ogni 6 gennaio, rievocando in tal modo l'Epifania. Nel suo fastoso scenario di rovine antiche, il soggetto della tavola si rivela quindi un pretesto per l'esaltazione dinastica della famiglia fiorentina, in quanto compaiono Cosimo, inchinato a baciare i piedi del Bambino, il figlio Giovanni, in bianco, che si rivolge al fratello Piero il Gottoso, vestito di rosso, a destra, il giovane Lorenzo il Magnifico, figlio di Piero, pensoso nella sua veste nera, accanto al committente che guarda verso l'osservatore.
A sinistra, in primo piano, si riconoscono Giuliano, fratello di Lorenzo, e il poeta Poliziano, che si appoggia confidente sulla spalla del ragazzo. Infine, all estrema destra, lo stesso pittore coperto da un mantello giallo, con sguardo severo.
Intorno al 1481, poco prima di recarsi a Roma per realizzare alcuni affreschi della Cappella Sistina, Botticelli dipinse la Madonna del Magnificat . In questa tavola, di ignota committenza e oggi agli Uffizi, una bionda Madonna, seduta su un trono dorato, tiene il Bambino in braccio, intrattenendolo con una melagrana, frutto legato all'immagine della Vergine e soprattutto alla morte e resurrezione di Gesù. Un angelo regge un libro a Maria, un altro le porge il calamaio e altri due la incoronano regina del cielo, ponendole sul capo una corona di stelle.
Dall'alto il sole, tradizionalmente metafora di Dio Padre, la irradia di raggi dorati, in segno di
divina investitura mentre sullo sfondo, si intravede un
paesaggio fluviale.
Sotto dettatura del piccolo Gesù, Maria scrive le parole evangeliche del Magnificat, il canto in lode al Signore e alla sua potenza che la tradizione le attribuisce.
Il testo che s'intravede sulla pagina sinistra è stato invece identificato con il canto profetico di Zaccaria, che celebra la nascita del figlio Giovanni Battista, patrono di Firenze. Tutte le figure del quadro assecondano la forma circolare della tavola. Gli angeli, privi di ali, appaiono come giovani paggi di corte.
Il primo grande capolavoro di Botticelli fu La Primavera, essa si distingue per fama e bellezza nella produzione dell'artista legata al cosiddetto "periodo profano" e dedicata a soggetti mitologici.
La Primavera è un quadro complesso, denso di riferimenti letterari e filosofici, chiaramente destinato a un pubblico elitario e coltissimo.
Nel corso del XX secolo, approfondite indagini iconografiche hanno cercato di svelarne il significato, formulando molte ipotesi interpretative, tuttavia ancora oggi, nessuna proposta è considerata risolutiva.
L' opera è datata, secondo gli studi più aggiornati, tra il 1482 e il 1485 e fu eseguita per Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici.
Successivamente fu trasferita presso la Galleria dell'Accademia di Firenze e, nel 1919, agli Uffizi.
Le grazie danzanti raffigurate nel dipinto probabilmente sono un allegoria del tempo che scorre.
All'estrema sinistra della composizione, Mercurio difende la magica perfezione di quel giardino, allontanando le nubi con il caduceo, il suo bastone alato.
Lo spazio alle spalle dei personaggi è dominato da un fitto boschetto di aranci fioriti e carichi di frutti. Dietro la figura di Venere si riconosce una pianta di mirto mentre in basso si distende un ampio prato in cui gli dtudiosi hanno contato 190 diverse piante fiorite che sbocciano tra marzo e maggio.
Lo spazio in quest’opera è privo di profondità mentre l’evidenza del disegno, la prevalenza della linea e la riduzione del chiaroscuro ci chiariscono che la pittura ha lo scopo di ricreare una realtà perfetta.
La descrizione
La Primavera presenta nove personaggi ispirati alla mitologia classica:
due figure maschili ai lati,
sei figure femminili al centro, di cui una è posta in particolare risalto, il putto alato.
Secondo l'interpretazione più accreditata, la figura al centro è Venere, dea dell'amore, sovrastata dal figlio Cupido, il quale scaglia i suoi dardi infuocati che fanno innamorare gli uomini.
Venere rappresenterebbe l’humanitas, l’incarnazione mitologica del concetto di equilibrio e di armonia.
A destra, Zefiro, personificazione del vento primaverile, agguanta la ninfa Cloris, che inizia a "vomitare" fiori e a causa della loro unione, la ninfa si trasforma in Flora, cioè nella Primavera,
qui mostrata beata mentre sparge le rose raccolte sul grembo. A sinistra, le tre figure femminili danzano tenendosi per mano, esse sono le Grazie, dee della bellezza e della grazia nonché compagne di Venere, di Apollo e delle muse, oppure le Ore, divinità al seguito di Venere; coperte di veli trasparenti che indossano gioielli raffinatissimi, e che richiamano la formazione da orafo di Botticelli. à perfetta.
La vita e la carriera
Leonardo fu figlio illegittimo di un notaio e di una popolana che il padre non poter sposare, egli fu educato a Vinci,sua città natale e la sua carriera si svolse invece tra i centri più importanti dell’Italia come Firenze e Milano.
Leonardo è da sempre ricordato come un uomo importantissimo pittore, architetto, scultore, scrittore, compositore e strumentista in quanto suonava anche la lira.
Fu un uomo poliedrico avente varie abilità in diversi ambiti.
Proprio per questo motivo fu definito dal suo biografo, Anonimo Gaddiano, come un raro ricercatore inquieto.
Leonardo si sentì prima di tutto pittore egli infatti pose la pittura al vertice della sua visione delle cose affermando che essa è l’arte più nobile, Che si lega all’osservazione,all’esperienza e alla sperimentazione.
Inoltre riuscì a rivedere questo senso di superiorità anche nell’ambito della scultura affermando essa come una forma di conoscenza.
Il disegno fu sicuramente importantissimo, testimonianza a favore fa riferimento ai suoi studi i quali ci rimandano dall’astronomia alla meccanica, dalla fisica all’architettura delle macchine, Dallo studio degli strumenti scientifici alla forma delle nuvole e i movimenti dell’acqua, dalla botanica alla zoologia, dall’anatomia al volo degli uccelli.
Leonardo si trasferì a Firenze nel 1468, solo un anno dopo riuscì ad entrare nella bottega di Andrea del Verrocchio, frequentando quest’ultima per circa otto anni in cui inoltre ebbe modo di conoscere lo stesso Botticelli.
Nel 1472 risulta essere iscritto nella compagnia dei pittori in quanto il maestro gli concedeva di completare i suoi quadri come per esempio nel noto “Battesimo di Cristo” , avviato dal Verrocchio e completato da Leonardo.
Durante i suoi studi alla bottega del Verrocchio iniziò a lavorare in proprio.
La prima opera, "L'annunciazione degli Uffizi"
Dimostrazione principale deriva dalla famosa “Annunciazione degli Uffizi”.
Essa fu dipinta tra il 1473 e il 1475, e rappresenta l’episodio evangelico ambientato all’alba nel giardino di una villa rinascimentale.
Per quanto riguarda i personaggi, vi è la presenza dell’arcangelo Gabriele, che si inginocchia di fronte alla Vergine porgendole un giglio.
Essa viene rappresentata invece come una dama fiorentina,seduta di fronte un nobile ingresso in un pezzo di giardino elevato rispetto al piano dove è possibile riconoscere una vastità di fiori.
Il paesaggio è costituito invece da una fila di alberi tra cui i cipressi, a cui è associata l’idea della morte e della figura della madonna.
In lontananza invece possiamo intravedere una veduta immaginaria la quale rappresenta una città,mentre sfondo una serie di montagne di colore azzurro sono sovrastate dalle nuvole.
Dalla rappresentazione di questo paesaggio possiamo comprendere che l’artista aveva l’intenzione di rinnovare l’arte quattrocentesca.
Il suo scopo era infatti quello di riprodurre la natura nel modo più chiaro possibile senza idealizzarla.
Per quanto riguarda invece l’atmosfera, egli introdusse la tecnica dello sfumato pittorico secondo cui andò ad ammorbidire i contorni facendo apparire le figure come a volte dalla luce. Applicò ai paesaggi il concetto rivoluzionario di prospettiva aerea.
La descrizione
Nel 1482 Leonardo lascia Firenze e si trasferì a Milano.
Proprio qui egli era convinto che la signoria milanese avrebbe apprezzato le sue competenze scientifiche in quanto la sua pittura era lontanissima da quella del suo coetaneo Botticelli.
Per questo motivo Leonardo si rivolse a Ludovico Sforza presentando delle credenziali in cui si vantava di essere un ingegnere e facendo riferimento In modo marginale alle sue capacità di artista.
Venne accolto però dal moro e fu introdotto a corte in cui dipinse grandissimi capolavori come la Vergine delle rocce.
Nel 1483, la confraternita francescana dell’Immacolata concezione di Maria commissionò lui lo scomparto centrale di una pala d’altare la quale sarebbe stata collocata nella chiesa di San Francesco Grande.
L’opera doveva avere come soggetto la Madonna col bambino e richiamare allo stesso tempo il tema dell’Immacolata concezione di Maria, per cui Leonardo dovette avanzare una proposta rispetto all’iconografia l di quest’ultima.
L’artista immagina infatti un incontro tra Gesù e Giovanni Battista bambini alla presenza della Vergine e di un angelo.
L’ambientazione è all’interno di una grotta da cui prende il nome l’opera conosciuta proprio come la Vergine delle rocce.
I personaggi, tra cui il piccolo Gesù in primo piano sono rappresentati sull’orlo di un dirupo, danno infatti al paesaggio sullo sfondo un significato preciso, la salvezza. Questa chiave di lettura spiegherebbe il motivo per cui Leonardo scelse di dare tanto rilievo alla figura del piccolo battista il quale viene toccato dalla Madonna con una mano, additato dall’angelo e benedetto con un gesto da Gesù.
Un ultima caratteristica rimanda alla missione di Maria, quella di essere la madre di Cristo, missione per cui essa nacque priva di peccato originale.
A Milano, su commissione di Ludovico il moro, Leonardo realizzò il famosissimo Cenacolo, nel Refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie.
Lo stato di conservazione di questo dipinto murale è oggi un po’ precario. Leonardo decise infatti di dipingere a secco sul muro, utilizzando colori a tempera e a olio su una preparazione a gesso, senza tener conto però dei fattori ambientali tra cui l’umidità della parete la quale era inoltre comunicante con le cucine. Questa tecnica consentì all’artista di lavorare con la lentezza necessaria ma il colore iniziò presto a cadere.
Proprio da quel momento furono presenti diversi restauri tra cui il più lungo e importante, che ci rimanda al 2000.
L’opera venne dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1980.
In esso, Leonardo inserì la tavola con il Cristo e i 12 apostoli in una struttura architettonica complessa.
Essi sono infatti divisi in gruppi da tre e racchiusi rispettivamente in forme piramidali che creano quindi quattro piramidi.
L’unico ad essere eluso è Dio il quale viene isolato al centro.
Esso china la testa in avanti, indica il pane e il vino dell’eucarestia annunciando il prossimo tradimento da parte di uno dei suoi, Giuda.
Le sue braccia sono distese ed una mano rivolta verso l’alto, intenta a mostrare il palmo che presto sarà trafitto dai chiodi.
L’altra mano invece sembra esprimere profonda tensione.
I personaggi attorno e le differenti reazioni contrastano con i gesti calmi del Cristo.
I personaggi dipinti sono illuminati da una luce che sembra provenire dalle finestre che si aprono sullo sfondo il quale è costituito da un paesaggio sereno.
La prospettiva lineare è identificabile negli arazzi che colmano le pareti della sala, la prospettiva atmosferica è presente invece nel paesaggio alle spalle di Gesù a differenza del punto di fuga presente nel capo dello stesso.
La tavolata invece è ricca di bicchieri di vetro colmi di vino, alimenti e piatti di peltro, una lega di stagno o rame.
Una caratteristica importante è la mancanza del calice dell’eucarestia, che ci rimanda ad una pagina del Vangelo di Giovanni da cui “ il cenacolo” è tratto.
La tovaglia è invece ricamata,proprio da tutte queste caratteristiche possiamo notare l’attenzione dell’ artista sui dettagli.
Il cenacolo affronta un tema molto caro, i moti dell’animo, la manifestazione dei sentimenti.
Gli atteggiamenti degli apostoli creano un dialogo che rompe lo schema consolidato.
Sono presenti diverse emozioni, rappresentate prevalentemente attraverso i gesti delle mani e l’espressione dei volti.
Il dipinto infatti è calibratissimo e la scena rappresentata è assolutamente coerente.
Leonardo decise di rappresentare Giuda non isolato dall’altra parte della tavola ma confuso fra tutti, in modo da rendere più drammatico il modo reciproco in cui gli altri 11 apostoli si interrogano sull’identità del traditore.
È stato inoltre osservato che l’artista derivò la composizione di questo dipinto direttamente dal Vangelo di Giovanni e non da quello di Marco, come era consuetudine da parte dei suoi colleghi.
La descrizione e le caratteristiche
La Gioconda venne iniziata nel 1503 da Leonardo, questo periodo fa riferimento agli anni del suo secondo soggiorno fiorentino.è il ritratto femminile più famoso al mondo di cui però nonostante i numerosi studi non vi è la certezza per quanto riguarda l’identità della protagonista del dipinto.
Secondo la tradizione l’opera ritrae Monnalisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo.
Per altri studiosi invece la Gioconda sarebbe una figura allegorica, ossia la castità che domina e vince il tempo.
Per altri ancora essa è una sorta di gioco e nasconderebbe l’identità dell’allievo di Leonardo, sala nonché Giangiacomo Caprotti,colui che è la morte di Leonardo vendette la Gioconda.Leonardo ama talmente tanto questo dipinto che non se ne volle mai separare, essa infatti si ritrovava con lui anche in Francia negli ultimi anni della sua vita fin quando non venne acquistata dal re Francesco I per una somma consistente di denaro e entrò a far parte delle collezioni reali,proprio per questo motivo ad oggi si trova al Louvre.
La Gioconda è rappresentata seduta in una loggia è mostrata di tre quarti con il volto frontale.
Essa indossa una veste scollata, sul capo indossa un velo che le tiene fermi i capelli mentre le mani sono raccolte sul grembo.
Lo sguardo è rivolto all’osservatore mentre alle sue spalle si distende un paesaggio montano costituito da corsi d’acqua il quale non è inventato ma riproduce la zona in cui l’Arno supera le campagne di Arezzo.
A dimostrazione di questo vi è la presenza del ponte Buriano, ponte medievale di Arezzo.
La donna rappresentata è costituita da uno sguardo vivo e da un sorriso il quale è ricco di enigmi.
Lasciò allo spettatore qualcosa da indovinare,concedendo infatti un margine alla fantasia anche attraverso l’utilizzo dello sfumato che non definisce i contorni e lascia confluire invece una forma nell’altra.
I particolari che Leonardo lasciò più indefiniti sono infatti gli occhi e la bocca i cui angoli non definiscono completamente l’espressione la quale sembra sfuggente e da la possibilità all’osservatore di riflettere.
Caratteristica importante fa.riferimento al paesaggio alle spalle della donna le cui due parti non sono corrispondenti in quanto l’orizzonte è più basso a sinistra che a destra.
Proprio come il paesaggio anche le due metà del volto non si accordano volto e conferiscono all’immagine una grande instabilità.
È stato però osservato che le proporzioni che legano le varie parti del suo volto corrispondano alla sezione aurea, la Gioconda potrebbe incarnare l’idea stessa dell’umanità, la natura umanizzata.
Per questo motivo essa sarebbe prima di tutto un’idea la quale ci rimanda alla pittura di idea di Botticelli .
lavoro multimediale arte
giorgia casotto
Created on October 31, 2023
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Il termine rinascimento venne usato per la prima volta nel XVI da Giorgio Vasari per sottolineare il concetto di rinascita dell’arte e della cultura classica a partire dal XV secolo.
il rinascimento
Per questo la visione matematica del mondo porta alla riscoperta della “sezione aurea”,la rinnovata ricerca della proporzione.
Esso non è una semplice ripresa dell’antichità classica bensì un’arte propria del suo tempo in cui l’uomo viene posto al centro del mondo ed è capace di conoscere ciò che lo circonda attraverso la propria ragione, quindi attraverso regole certe,scientifiche e matematiche.
Il concorso della formella
Il quattrocento si apre a Firenze con il concorso bandito nel 1401 dell’Arte dei mercanti per realizzare la seconda porta del Battistero.
Lorenzo Ghiberti, Sacrificio di Isacco, 1401.Bronzo dorato, 45x38cm. Firenze,Museo Nazionale del Bargello.
Filippo Brunelleschi, Sacrificio di Isacco, 1401.Bronzo dorato, 45x38cm. Firenze,Museo Nazionale del Bargello.
Il tema era una formella raffigurante il sacrificio di Isacco a cui parteciparono anche Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti.
brunelleschi
Considerato il primo architetto classicista dell’età moderna.
Quando partecipò al concorso del 1401 per la seconda porta bronzea del Battistero di Firenze aveva 24 anni ma nonostante la sua giovane età lavorava già come scultore.
Tra il 1410 e il 1419 vive a Roma dove studia le architetture classiche, l’equilibrio, la chiarezza e la misura umana. Nel 1418 partecipa al primo concorso per la realizzazione della cupola del Duomo di Firenze.
Leon Battista Alberti e la Chiesa di Santa Maria Novella
Alberti è ricordato sia per i suoi edifici che per i suoi trattati in cui affronta alcuni problemi fondamentali come la prospettiva, definita da lui come una “piramide visiva” il cui vertice è costituito dall’occhio dell’osservatore.
Inoltre considera il disegno come la linea di contorno che individua l’oggetto, lo definisce e lo razionalizza e che non è presente in natura.
Tra il 1439 e il 1442 la famiglia Ruccellai commissionò ad Alberti il completamento della facciata della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze iniziato poi nel 1458.
Donato Bramante
Apre la stagione del rinascimento medio, nasce a Urbino e opera tra Milano e Roma tra il 400-500 sviluppando argomenti importanti.
Si forma presso la corte di Monte Feltro ma le opere più importanti le troviamo a Milano e a Roma. Tra le prime opere che gli vengono commissionate vi è “La chiesa di Santa Maria presso San Satiro”.
Successivamente dopo Milano si reca a Roma dove attua le prime opere che andranno costituire la sua produzione architettonica come il tempietto di "San Pietro in Montorio".
donatello
Il suo periodo di formazione coincide con il periodo di incontro con Brunelleschi con cui nacque una splendida amicizia. Nel 1402 infatti segue Brunelleschi a Roma con cui vive per un paio di anni. Due anni dopo torna a Firenze dove risulta tra i lavorati della bottega di Ghiberti.
È stato uno dei più grandi artisti del Rinascimento che visse ottant’anni. Ricordato come colui che recuperò il naturalismo vigoroso della statuaria antica.
Donatello,Crocifisso 1406-8Legno policromo,1,68x1,73cm. Firenze, Santa Croce.
Brunelleschi, Crocifisso, 1425-28.Legno policromo, 1,7x1,7m. Firenze, Santa Maria Novella.
i david di donatello a confronto
Donatello, David marmoreo1408-10Marmo, 191x57,5x32cm Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
Donatello, David bronzeo 1440Bronzo, 158cm. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
Donatello, 1416-1420.Marmo, 209x67cm. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
Donatello, San Giorgio e il drago.1416-1420.Marmo, 40x120cm. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
lo stiacciato
il san giorgio
LA MADDALENA
Donatello,Maddalena, 1454-55.Legno policromo,184cm Firenze,Museo dell'Opera del Duomo.
Di cosa si tratta?
Nel 1424 Felice Brancacci, un ricco necante di sete, commissionò a Masolino e a Masaccio la decorazione della sua cappella di famiglia nella Chiesa del Carmine di Firenze.
Masolino e Masaccio,La Cappella Brancacci,1424-25.Affreschi. Firenze, Santa Maria del Carmine. Visione della parete sinistra.
Chi furono Masaccio e Masolino?
Masaccio fu un artista il cui percorso fu tanto breve quanto fulminante.Masolino fu il suo mentore.
Masolino e Masaccio,La Cappella Brancacci,1424-25.Affreschi. Firenze, Santa Maria del Carmine. Visione della parete destra.
Masolino, Peccato originale,1424-25.Affresco. Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci.
Masaccio, Cacciata di Adamo ed Eva,1424-25.Affresco. Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci.
il trittico di san giovenale
Masaccio, Il trittico di San Giovenale,1422.Tempera su tavola a fondo oro, 108x65cm. Museo Masaccio d'Arte Sacra,Cascia di Reggello.
la trinità
La trinità è il mistero della fede cristiana per eccellenza, una divinità unica e trina. Dio è padre, figlio e spirito santo.
Masaccio, La Trinità,1427.Affresco, 6,67x3,17. Firenze, Basilica di Santa Maria Novella.
PIERO DELLA FRANCESCA- La resurrezione e la flagellazione.
Piero della Francesca, La flagellazione,1460.Tempera su tavola, 59x81,5. Urbino, Galleria Nazionale delle Marche.
Piero della Francesca, La resurrezione,1463-5.Murale in fresco e tempera, 2,25x2m. Borgo San Sepolocro, Pinacoteca comunale.
I ritratti di Federico Da Montefeltro e Battista Sforza
Piero della Francesca, I Ritratti di Federico Da Montefelto e Battista Sforza,1472.Olio su tavola, 47x33 Firenze,Uffizi.
Dal 1470 al 1480 s’intensificarono i rapporti di Piero con la corte dei Montefeltro. A questo periodo risalgono infatti i ritratti di Federico Da Montefeltro e della moglie Battista Sforza.
Piero della Francesca, La Pala di Brera,1472-3.Tempera su tavola, 2,48x1,70m Milano,Pinacoteca di Brera.
LA PALA DI BRERA
La pittura fiammiga
I tre dipinti sottostanti sono appartenenti al celebre artista Jan Van Eyck, pittore attivo nelle Fiandre intorno al 400 e inventore della pittura fiamminga che caratterizza i suoi dipinti.
botticelli
Alessandro Filipepi
Botticelli, La Primavera,1482-85, Tempera su tavola, 2,03 x 3,14m, Firenze, Uffizi.
la primavera
leonardo da vinci
il periodo milanese, "la vergine delle rocce"
Leonardo,La Vergine delle rocce, 1483-86.Olio su tavola trasferito su tela. 1,99 x 1,22m, Parigi, Musée du Louvre.
la dama con l'ermellino
La dama con l’ermellino fu dipinta invece tra il 1485 e il 1490, e fu considerata uno dei ritratti più affascinanti di Leonardo in cui la donna presente è stata identificata come Cecilia Gallerani, amante del duca Ludovico, cavaliere dell’ordine dell’ ermellino. La donna è presentata con il braccio un ermellino, piccolo animale il cui nome greco (galè) corrisponde alle prime due sillabe del suo cognome. L’ermellino era simbolo di castità è proprio per questo motivo era rappresentato molto frequentemente in braccio alle nobili fanciulle. In questo dipinto però la presenza dell’animale assume dei significati nuovi. La conformazione anatomica dell’ermellino si contrappone al volume del busto, della donna il cui sguardo profondo e distratto contrasta con l’espressione dell’animale. La donna è rappresentata con lunghi capelli castani, divisi da una riga centrale e raccolti in una coda di cui una sola ciocca è passata sotto il mento Essi sono tenuti fermi da una cuffia trasparente costituita da un orlo ricamato che si ferma sulle sopracciglia ed è tenuta ferma a sua volta da un elastico di colore nero.
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Leonardo, Dama con l'ermellino, 1485-90Olio su tavola.54 x 40,3cm, Cracovia, Czartoryski Muzeum.
il cenacolo
Leonardo,Il Cenacolo, 1495-97.Tempera su muro.4,6 x 8,8m, Milano, Santa Maria delle Grazie, Refettorio.
la gioconda
Leonardo,Ritratto di Lisa Gherardini, 1503-10.Olio su tavola,77 x 53cm, Parigi, Musée du Louvre.
La vita di Botticelli
Alessandro Filipepi nacque a Firenze,era figlio di un conciatore di pelli e fratello di un abile orafo medaglista a cui deve, probabilmente, l'appellativo di Botticelli (da battigello, battiloro') con il quale è universalmente conosciuto. Botticelli iniziò la sua carriera come orafo, formandosi poi come pittore presso Filippo Lippi, i suoi dipinti giovanili rivelano molte assonanze con lo stile lippesco. Allo stesso modo, pero, subi l'influenza del Verrocchio del quale frequentò la bottega tra il 1467 e il 1470, anno in cui si mise in proprio. Nel 1473, il pittore entrò al servizio dei Medici e iniziò a partecipare alla fervente vita di corte fiorentina. Il filosofo Marsilio Ficino e il poeta Agnolo Poliziano furono personaggi da cui imparò molto. Ficino era un personaggio di spicco del circolo mediceo. Egli sosteneva che la realtà andasse intesa come combinazione di due grandi principi contrapposti: la perfezione divina da una parte e l'imperfezione della materia dall'altra. L’influenza delle teorie ficiniane sull'arte di Botticelli fu profonda.
La prima opera, "L'adorazione dei magi"
Nei primi anni Settanta del secolo l’artista dipinse alcune Madonne aristocratiche e delicate e alcune tavole con l’Adorazione dei Magi, fra cui quella del 1475 circa, oggi conservata agli Uffizi. L'opera, destinata alla cappella del sensale Gaspare di Zanobi del Lama, in Santa Maria Novella, gi fu commissionata come un'aperta celebrazione della famiglia Medici, i cui componenti usavano sfilare per la città vestiti come sovrani orientali ogni 6 gennaio, rievocando in tal modo l'Epifania. Nel suo fastoso scenario di rovine antiche, il soggetto della tavola si rivela quindi un pretesto per l'esaltazione dinastica della famiglia fiorentina, in quanto compaiono Cosimo, inchinato a baciare i piedi del Bambino, il figlio Giovanni, in bianco, che si rivolge al fratello Piero il Gottoso, vestito di rosso, a destra, il giovane Lorenzo il Magnifico, figlio di Piero, pensoso nella sua veste nera, accanto al committente che guarda verso l'osservatore. A sinistra, in primo piano, si riconoscono Giuliano, fratello di Lorenzo, e il poeta Poliziano, che si appoggia confidente sulla spalla del ragazzo. Infine, all estrema destra, lo stesso pittore coperto da un mantello giallo, con sguardo severo.
Intorno al 1481, poco prima di recarsi a Roma per realizzare alcuni affreschi della Cappella Sistina, Botticelli dipinse la Madonna del Magnificat . In questa tavola, di ignota committenza e oggi agli Uffizi, una bionda Madonna, seduta su un trono dorato, tiene il Bambino in braccio, intrattenendolo con una melagrana, frutto legato all'immagine della Vergine e soprattutto alla morte e resurrezione di Gesù. Un angelo regge un libro a Maria, un altro le porge il calamaio e altri due la incoronano regina del cielo, ponendole sul capo una corona di stelle. Dall'alto il sole, tradizionalmente metafora di Dio Padre, la irradia di raggi dorati, in segno di divina investitura mentre sullo sfondo, si intravede un paesaggio fluviale. Sotto dettatura del piccolo Gesù, Maria scrive le parole evangeliche del Magnificat, il canto in lode al Signore e alla sua potenza che la tradizione le attribuisce. Il testo che s'intravede sulla pagina sinistra è stato invece identificato con il canto profetico di Zaccaria, che celebra la nascita del figlio Giovanni Battista, patrono di Firenze. Tutte le figure del quadro assecondano la forma circolare della tavola. Gli angeli, privi di ali, appaiono come giovani paggi di corte.
Il primo grande capolavoro di Botticelli fu La Primavera, essa si distingue per fama e bellezza nella produzione dell'artista legata al cosiddetto "periodo profano" e dedicata a soggetti mitologici. La Primavera è un quadro complesso, denso di riferimenti letterari e filosofici, chiaramente destinato a un pubblico elitario e coltissimo. Nel corso del XX secolo, approfondite indagini iconografiche hanno cercato di svelarne il significato, formulando molte ipotesi interpretative, tuttavia ancora oggi, nessuna proposta è considerata risolutiva. L' opera è datata, secondo gli studi più aggiornati, tra il 1482 e il 1485 e fu eseguita per Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici. Successivamente fu trasferita presso la Galleria dell'Accademia di Firenze e, nel 1919, agli Uffizi.
Le grazie danzanti raffigurate nel dipinto probabilmente sono un allegoria del tempo che scorre. All'estrema sinistra della composizione, Mercurio difende la magica perfezione di quel giardino, allontanando le nubi con il caduceo, il suo bastone alato. Lo spazio alle spalle dei personaggi è dominato da un fitto boschetto di aranci fioriti e carichi di frutti. Dietro la figura di Venere si riconosce una pianta di mirto mentre in basso si distende un ampio prato in cui gli dtudiosi hanno contato 190 diverse piante fiorite che sbocciano tra marzo e maggio. Lo spazio in quest’opera è privo di profondità mentre l’evidenza del disegno, la prevalenza della linea e la riduzione del chiaroscuro ci chiariscono che la pittura ha lo scopo di ricreare una realtà perfetta.
La descrizione
La Primavera presenta nove personaggi ispirati alla mitologia classica: due figure maschili ai lati, sei figure femminili al centro, di cui una è posta in particolare risalto, il putto alato. Secondo l'interpretazione più accreditata, la figura al centro è Venere, dea dell'amore, sovrastata dal figlio Cupido, il quale scaglia i suoi dardi infuocati che fanno innamorare gli uomini. Venere rappresenterebbe l’humanitas, l’incarnazione mitologica del concetto di equilibrio e di armonia. A destra, Zefiro, personificazione del vento primaverile, agguanta la ninfa Cloris, che inizia a "vomitare" fiori e a causa della loro unione, la ninfa si trasforma in Flora, cioè nella Primavera, qui mostrata beata mentre sparge le rose raccolte sul grembo. A sinistra, le tre figure femminili danzano tenendosi per mano, esse sono le Grazie, dee della bellezza e della grazia nonché compagne di Venere, di Apollo e delle muse, oppure le Ore, divinità al seguito di Venere; coperte di veli trasparenti che indossano gioielli raffinatissimi, e che richiamano la formazione da orafo di Botticelli. à perfetta.
La vita e la carriera
Leonardo fu figlio illegittimo di un notaio e di una popolana che il padre non poter sposare, egli fu educato a Vinci,sua città natale e la sua carriera si svolse invece tra i centri più importanti dell’Italia come Firenze e Milano. Leonardo è da sempre ricordato come un uomo importantissimo pittore, architetto, scultore, scrittore, compositore e strumentista in quanto suonava anche la lira. Fu un uomo poliedrico avente varie abilità in diversi ambiti. Proprio per questo motivo fu definito dal suo biografo, Anonimo Gaddiano, come un raro ricercatore inquieto. Leonardo si sentì prima di tutto pittore egli infatti pose la pittura al vertice della sua visione delle cose affermando che essa è l’arte più nobile, Che si lega all’osservazione,all’esperienza e alla sperimentazione. Inoltre riuscì a rivedere questo senso di superiorità anche nell’ambito della scultura affermando essa come una forma di conoscenza. Il disegno fu sicuramente importantissimo, testimonianza a favore fa riferimento ai suoi studi i quali ci rimandano dall’astronomia alla meccanica, dalla fisica all’architettura delle macchine, Dallo studio degli strumenti scientifici alla forma delle nuvole e i movimenti dell’acqua, dalla botanica alla zoologia, dall’anatomia al volo degli uccelli. Leonardo si trasferì a Firenze nel 1468, solo un anno dopo riuscì ad entrare nella bottega di Andrea del Verrocchio, frequentando quest’ultima per circa otto anni in cui inoltre ebbe modo di conoscere lo stesso Botticelli. Nel 1472 risulta essere iscritto nella compagnia dei pittori in quanto il maestro gli concedeva di completare i suoi quadri come per esempio nel noto “Battesimo di Cristo” , avviato dal Verrocchio e completato da Leonardo. Durante i suoi studi alla bottega del Verrocchio iniziò a lavorare in proprio.
La prima opera, "L'annunciazione degli Uffizi"
Dimostrazione principale deriva dalla famosa “Annunciazione degli Uffizi”. Essa fu dipinta tra il 1473 e il 1475, e rappresenta l’episodio evangelico ambientato all’alba nel giardino di una villa rinascimentale. Per quanto riguarda i personaggi, vi è la presenza dell’arcangelo Gabriele, che si inginocchia di fronte alla Vergine porgendole un giglio. Essa viene rappresentata invece come una dama fiorentina,seduta di fronte un nobile ingresso in un pezzo di giardino elevato rispetto al piano dove è possibile riconoscere una vastità di fiori. Il paesaggio è costituito invece da una fila di alberi tra cui i cipressi, a cui è associata l’idea della morte e della figura della madonna. In lontananza invece possiamo intravedere una veduta immaginaria la quale rappresenta una città,mentre sfondo una serie di montagne di colore azzurro sono sovrastate dalle nuvole. Dalla rappresentazione di questo paesaggio possiamo comprendere che l’artista aveva l’intenzione di rinnovare l’arte quattrocentesca. Il suo scopo era infatti quello di riprodurre la natura nel modo più chiaro possibile senza idealizzarla. Per quanto riguarda invece l’atmosfera, egli introdusse la tecnica dello sfumato pittorico secondo cui andò ad ammorbidire i contorni facendo apparire le figure come a volte dalla luce. Applicò ai paesaggi il concetto rivoluzionario di prospettiva aerea.
La descrizione
Nel 1482 Leonardo lascia Firenze e si trasferì a Milano. Proprio qui egli era convinto che la signoria milanese avrebbe apprezzato le sue competenze scientifiche in quanto la sua pittura era lontanissima da quella del suo coetaneo Botticelli. Per questo motivo Leonardo si rivolse a Ludovico Sforza presentando delle credenziali in cui si vantava di essere un ingegnere e facendo riferimento In modo marginale alle sue capacità di artista. Venne accolto però dal moro e fu introdotto a corte in cui dipinse grandissimi capolavori come la Vergine delle rocce. Nel 1483, la confraternita francescana dell’Immacolata concezione di Maria commissionò lui lo scomparto centrale di una pala d’altare la quale sarebbe stata collocata nella chiesa di San Francesco Grande. L’opera doveva avere come soggetto la Madonna col bambino e richiamare allo stesso tempo il tema dell’Immacolata concezione di Maria, per cui Leonardo dovette avanzare una proposta rispetto all’iconografia l di quest’ultima. L’artista immagina infatti un incontro tra Gesù e Giovanni Battista bambini alla presenza della Vergine e di un angelo. L’ambientazione è all’interno di una grotta da cui prende il nome l’opera conosciuta proprio come la Vergine delle rocce. I personaggi, tra cui il piccolo Gesù in primo piano sono rappresentati sull’orlo di un dirupo, danno infatti al paesaggio sullo sfondo un significato preciso, la salvezza. Questa chiave di lettura spiegherebbe il motivo per cui Leonardo scelse di dare tanto rilievo alla figura del piccolo battista il quale viene toccato dalla Madonna con una mano, additato dall’angelo e benedetto con un gesto da Gesù. Un ultima caratteristica rimanda alla missione di Maria, quella di essere la madre di Cristo, missione per cui essa nacque priva di peccato originale.
A Milano, su commissione di Ludovico il moro, Leonardo realizzò il famosissimo Cenacolo, nel Refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie. Lo stato di conservazione di questo dipinto murale è oggi un po’ precario. Leonardo decise infatti di dipingere a secco sul muro, utilizzando colori a tempera e a olio su una preparazione a gesso, senza tener conto però dei fattori ambientali tra cui l’umidità della parete la quale era inoltre comunicante con le cucine. Questa tecnica consentì all’artista di lavorare con la lentezza necessaria ma il colore iniziò presto a cadere. Proprio da quel momento furono presenti diversi restauri tra cui il più lungo e importante, che ci rimanda al 2000. L’opera venne dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1980. In esso, Leonardo inserì la tavola con il Cristo e i 12 apostoli in una struttura architettonica complessa. Essi sono infatti divisi in gruppi da tre e racchiusi rispettivamente in forme piramidali che creano quindi quattro piramidi. L’unico ad essere eluso è Dio il quale viene isolato al centro. Esso china la testa in avanti, indica il pane e il vino dell’eucarestia annunciando il prossimo tradimento da parte di uno dei suoi, Giuda. Le sue braccia sono distese ed una mano rivolta verso l’alto, intenta a mostrare il palmo che presto sarà trafitto dai chiodi. L’altra mano invece sembra esprimere profonda tensione. I personaggi attorno e le differenti reazioni contrastano con i gesti calmi del Cristo. I personaggi dipinti sono illuminati da una luce che sembra provenire dalle finestre che si aprono sullo sfondo il quale è costituito da un paesaggio sereno. La prospettiva lineare è identificabile negli arazzi che colmano le pareti della sala, la prospettiva atmosferica è presente invece nel paesaggio alle spalle di Gesù a differenza del punto di fuga presente nel capo dello stesso. La tavolata invece è ricca di bicchieri di vetro colmi di vino, alimenti e piatti di peltro, una lega di stagno o rame. Una caratteristica importante è la mancanza del calice dell’eucarestia, che ci rimanda ad una pagina del Vangelo di Giovanni da cui “ il cenacolo” è tratto. La tovaglia è invece ricamata,proprio da tutte queste caratteristiche possiamo notare l’attenzione dell’ artista sui dettagli. Il cenacolo affronta un tema molto caro, i moti dell’animo, la manifestazione dei sentimenti. Gli atteggiamenti degli apostoli creano un dialogo che rompe lo schema consolidato. Sono presenti diverse emozioni, rappresentate prevalentemente attraverso i gesti delle mani e l’espressione dei volti. Il dipinto infatti è calibratissimo e la scena rappresentata è assolutamente coerente. Leonardo decise di rappresentare Giuda non isolato dall’altra parte della tavola ma confuso fra tutti, in modo da rendere più drammatico il modo reciproco in cui gli altri 11 apostoli si interrogano sull’identità del traditore. È stato inoltre osservato che l’artista derivò la composizione di questo dipinto direttamente dal Vangelo di Giovanni e non da quello di Marco, come era consuetudine da parte dei suoi colleghi.
La descrizione e le caratteristiche
La Gioconda venne iniziata nel 1503 da Leonardo, questo periodo fa riferimento agli anni del suo secondo soggiorno fiorentino.è il ritratto femminile più famoso al mondo di cui però nonostante i numerosi studi non vi è la certezza per quanto riguarda l’identità della protagonista del dipinto. Secondo la tradizione l’opera ritrae Monnalisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo. Per altri studiosi invece la Gioconda sarebbe una figura allegorica, ossia la castità che domina e vince il tempo. Per altri ancora essa è una sorta di gioco e nasconderebbe l’identità dell’allievo di Leonardo, sala nonché Giangiacomo Caprotti,colui che è la morte di Leonardo vendette la Gioconda.Leonardo ama talmente tanto questo dipinto che non se ne volle mai separare, essa infatti si ritrovava con lui anche in Francia negli ultimi anni della sua vita fin quando non venne acquistata dal re Francesco I per una somma consistente di denaro e entrò a far parte delle collezioni reali,proprio per questo motivo ad oggi si trova al Louvre. La Gioconda è rappresentata seduta in una loggia è mostrata di tre quarti con il volto frontale. Essa indossa una veste scollata, sul capo indossa un velo che le tiene fermi i capelli mentre le mani sono raccolte sul grembo. Lo sguardo è rivolto all’osservatore mentre alle sue spalle si distende un paesaggio montano costituito da corsi d’acqua il quale non è inventato ma riproduce la zona in cui l’Arno supera le campagne di Arezzo. A dimostrazione di questo vi è la presenza del ponte Buriano, ponte medievale di Arezzo. La donna rappresentata è costituita da uno sguardo vivo e da un sorriso il quale è ricco di enigmi. Lasciò allo spettatore qualcosa da indovinare,concedendo infatti un margine alla fantasia anche attraverso l’utilizzo dello sfumato che non definisce i contorni e lascia confluire invece una forma nell’altra. I particolari che Leonardo lasciò più indefiniti sono infatti gli occhi e la bocca i cui angoli non definiscono completamente l’espressione la quale sembra sfuggente e da la possibilità all’osservatore di riflettere. Caratteristica importante fa.riferimento al paesaggio alle spalle della donna le cui due parti non sono corrispondenti in quanto l’orizzonte è più basso a sinistra che a destra. Proprio come il paesaggio anche le due metà del volto non si accordano volto e conferiscono all’immagine una grande instabilità. È stato però osservato che le proporzioni che legano le varie parti del suo volto corrispondano alla sezione aurea, la Gioconda potrebbe incarnare l’idea stessa dell’umanità, la natura umanizzata. Per questo motivo essa sarebbe prima di tutto un’idea la quale ci rimanda alla pittura di idea di Botticelli .