nicola Cocò campolongo
Il piccolo Cocò sarebbe stato usato come scudo dal nonno che sapeva di essere nel mirino delle cosche per una partita di droga non pagata, e per questo portava sempre con sé il nipotino nella vana speranza che la sua presenza avrebbe dissuaso i killer.
Durante il processo il fratello di Peppe Iannicelli, nonno di Cocò, dice: “Mio fratello si è fidato delle vecchie regole della ndrangheta”. Questo conferma quanto sia ancora radicata la falsa credenza e i falsi miti su regole e codici delle mafie che in realtà non sono mai esistiti (le mafie hanno sempre ucciso donne e bambini)
Il piccolo Cocò, ucciso e bruciato a 3 anni
L'omicidio
Giovedì 15 gennaio 2014 Cocò è seduto sul sedile posteriore della Fiat Punto guidata dal nonno Peppe Iannicelli, 52 anni; sul sedile del passeggero c’è la ragazza marocchina Ibtissam Touss, 27 anni, detta Betty, che per molti è la fidanzata di Peppe. È l’ultima volta che i tre vengono visti vivi. Venerdì mattina, 16 gennaio, scatta la denuncia di scomparsa. Cominciano le ricerche, ma dell’auto e del piccolo Cocò nessuna traccia, fino a domenica mattina. Un uomo ha segnalato la carcassa di un’auto bruciata in contrada Fiego, a Cassano allo Ionio. C’è qualcosa di strano in quella macchina, è una Fiat Punto. Quando gli investigatori arrivano in questa impervia zona, dietro un rudere lungo una strada sterrata, si trovano davanti una scena orribile. Dell’auto è rimasta solo la parte in lamiera e all’interno ci sono due scheletri, uno è piccolino, l’altro potrebbe essere di una donna. Durante i rilievi spunta un terzo scheletro che è nel cofano. La Punto ha bruciato per diverse ore, fino a consumare completamente i corpi dei tre. Avranno usato 10 o 15 litri di benzina per far ardere così a lungo quella macchina. Sul cofano anteriore c’è anche una moneta da 50 centesimi, un vero e proprio sfregio o un depistaggio? Saranno l’autopsia e gli esami del dna a stabilire che quei corpi sono di Betty, di Iannicelli e del piccolo Cocò Campolongo. Ma non sono morti nel rogo. Gli assassini, le bestie, hanno sparato in fronte a Cocò e Betty, mentre a Iannicelli è toccato un colpo alla testa e l’altro alla fronte; poi hanno appiccato l’incendio.
Papa Francesco qualche mese dopo, a giugno, venne in visita in Calabria e nella omelia della messa che celebrò nella Piana di Sibari, davanti a oltre duecentomila persone, lanciò il suo storico anatema contro i mafiosi.
"Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione; quando non si adora Dio, il Signore, si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato. La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato. Bisogna dirgli di no! […] Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!"
Il Papa ha usato parole molto ferme contro gli assassini del piccolo Cocò, ucciso in auto sul suo seggiolino assieme al nonno Giovanni Iannicelli e alla sua compagna marocchina, l’altra domenica a Cassano allo Jonio (Cosenza). «Voglio rivolgere un pensiero a Cocò Campolongo — ha detto il pontefice — che a tre anni è stato bruciato in macchina a Cassano allo Jonio. Questo accanimento su un bambino così piccolo sembra non avere precedenti nella storia della criminalità. Preghiamo con Cocò, che di sicuro ora è in cielo con Gesù, per le persone che hanno fatto questo reato, perché si pentano e si convertano al Signore».
Nicola Cocò Campolongo
Vincenzo Palaia
Created on October 30, 2023
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nicola Cocò campolongo
Il piccolo Cocò sarebbe stato usato come scudo dal nonno che sapeva di essere nel mirino delle cosche per una partita di droga non pagata, e per questo portava sempre con sé il nipotino nella vana speranza che la sua presenza avrebbe dissuaso i killer.
Durante il processo il fratello di Peppe Iannicelli, nonno di Cocò, dice: “Mio fratello si è fidato delle vecchie regole della ndrangheta”. Questo conferma quanto sia ancora radicata la falsa credenza e i falsi miti su regole e codici delle mafie che in realtà non sono mai esistiti (le mafie hanno sempre ucciso donne e bambini)
Il piccolo Cocò, ucciso e bruciato a 3 anni
L'omicidio
Giovedì 15 gennaio 2014 Cocò è seduto sul sedile posteriore della Fiat Punto guidata dal nonno Peppe Iannicelli, 52 anni; sul sedile del passeggero c’è la ragazza marocchina Ibtissam Touss, 27 anni, detta Betty, che per molti è la fidanzata di Peppe. È l’ultima volta che i tre vengono visti vivi. Venerdì mattina, 16 gennaio, scatta la denuncia di scomparsa. Cominciano le ricerche, ma dell’auto e del piccolo Cocò nessuna traccia, fino a domenica mattina. Un uomo ha segnalato la carcassa di un’auto bruciata in contrada Fiego, a Cassano allo Ionio. C’è qualcosa di strano in quella macchina, è una Fiat Punto. Quando gli investigatori arrivano in questa impervia zona, dietro un rudere lungo una strada sterrata, si trovano davanti una scena orribile. Dell’auto è rimasta solo la parte in lamiera e all’interno ci sono due scheletri, uno è piccolino, l’altro potrebbe essere di una donna. Durante i rilievi spunta un terzo scheletro che è nel cofano. La Punto ha bruciato per diverse ore, fino a consumare completamente i corpi dei tre. Avranno usato 10 o 15 litri di benzina per far ardere così a lungo quella macchina. Sul cofano anteriore c’è anche una moneta da 50 centesimi, un vero e proprio sfregio o un depistaggio? Saranno l’autopsia e gli esami del dna a stabilire che quei corpi sono di Betty, di Iannicelli e del piccolo Cocò Campolongo. Ma non sono morti nel rogo. Gli assassini, le bestie, hanno sparato in fronte a Cocò e Betty, mentre a Iannicelli è toccato un colpo alla testa e l’altro alla fronte; poi hanno appiccato l’incendio.
Papa Francesco qualche mese dopo, a giugno, venne in visita in Calabria e nella omelia della messa che celebrò nella Piana di Sibari, davanti a oltre duecentomila persone, lanciò il suo storico anatema contro i mafiosi.
"Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione; quando non si adora Dio, il Signore, si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato. La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato. Bisogna dirgli di no! […] Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!"
Il Papa ha usato parole molto ferme contro gli assassini del piccolo Cocò, ucciso in auto sul suo seggiolino assieme al nonno Giovanni Iannicelli e alla sua compagna marocchina, l’altra domenica a Cassano allo Jonio (Cosenza). «Voglio rivolgere un pensiero a Cocò Campolongo — ha detto il pontefice — che a tre anni è stato bruciato in macchina a Cassano allo Jonio. Questo accanimento su un bambino così piccolo sembra non avere precedenti nella storia della criminalità. Preghiamo con Cocò, che di sicuro ora è in cielo con Gesù, per le persone che hanno fatto questo reato, perché si pentano e si convertano al Signore».