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Platone: la paideia filosofica

Francesca Campoli

Created on October 30, 2023

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Transcript

UDA 3 - Platone Lezione 14

Platone (427 - 347 a.C) contesto storico-politico, vita, opere

Chi è Platone?

La testimonianza della "Lettera VII"

Quando ero giovane, io ebbi un’esperienza simile a quella di molti altri: pensavo di dedicarmi alla vita politica, non appena fossi divenuto padrone di me stesso. Or mi avvenne che questo capitasse allora alla città: il governo, attaccato da molti, passò in altre mani, [e il potere fu affidato a] trenta magistrati con pieni poteri. [...] Io allora, vedendo tutto questo, e ancor altri simili gravi misfatti, fui preso da sdegno e mi ritrassi dai mali di quel tempo. Non molto tempo dopo il governo dei Trenta cadde. E allora mi prese di nuovo, anche se più moderato, il desiderio di occuparmi della vita pubblica e politica. [...] Accadde però che alcune persone potenti trascinarono in tribunale il mio amico Socrate con l’accusa più infame e meno di ogni altra adatta a lui: l’accusa di empietà, per cui fu condannato e ucciso [...]. E io osservavo tutto questo, e [...] tanto più mi pareva difficile che potessi occuparmi di politica in modo onesto.

Le opere: nove tetralogie

Platone è il primo filosofo dell’antichità di cui ci siano rimaste tutte le opere: l’Apologia di Socrate, 34 dialoghi e 13 lettere. 1. Eutifrone, Apologia, Critone, Fedone; 2. Cratilo, Teeteto, Sofista, Politico; 3. Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro; 4. Alcibiade I, Alcibiade II, Ipparco, Amanti; 5. Teagete, Carmide, Lachete, Liside; 6. Eutidemo, Protagora, Gorgia, Menone; 7. Ippia maggiore, Ippia minore, Ione, Menesseno; 8. Clitofonte, Repubblica, Timeo, Crizia; 9. Minosse, Lettere, Epinomide, Leggi.

Le opere: tre periodi

Possiamo suddividere la produzione platonica in tre periodi, corrispondenti ad altrettante fasi dello sviluppo stilistico e teoretico della filosofia di Platone: 1. Primo periodo (scritti giovanili o socratici): Apologia, Critone, Ione, Lachete, Liside, Carmide, Eutifrone, Eutidemo, Ippia minore, Cratilo, Ippia maggiore, Menesseno, Gorgia, Repubblica I, Protagora; 2. Secondo periodo (scritti della maturità): Menone, Fedone, Simposio, Repubblica II-X, Fedro; 3. Terzo periodo (scritti della vecchiaia): Parmenide, Teeteto, Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia, Leggi. A questo periodo appartengono anche le Lettere VII e VIII.

Le opere: la funzione del mito

Il mito nei dialoghi di Platone ha una funzione diversa rispetto a quella che precede l'origine della filosofia. La mitologia classica greca consisteva nella spiegazione della realtà tramite credenze irrazionali di cui non si conoscevano gli autori;Platone, invece, inventa i miti di cui si serve e li inserisce in un discorso razionale (lógos). Questi racconti fantastici svolgono due funzioni:

UDA 3 - Platone Lezione 14

Platone (427 - 347 a.C) la questione etica e l'educazione

L’educazione è insegnare a pensare

Dialoghi di riferimento:
  • Menone
  • Fedro
  • Simposio

Nel FEDRO, Platone approfondisce le ragioni della decisione del maestro Socrate di non scrivere nulla. In questo dialogo emerge come la parola scritta e l’insegnamento dogmatico senza discussione cristallizzino il pensiero dell’autore ed espongano il lettore ad un ascolto inutile e acritico. Per esporre questo argomento, Platone fa raccontare a Socrate il dialogo tra Theuth, il creatore semidivino della scrittura, e Thamus, il re d’Egitto, di cui Platone condivide le critiche.

Il mito di Teuth_Platone_Fedro

L’educazione è dialogo

L’autentica educazione, per Platone, è solo quella che forma la capacità di pensare attraverso il dialogo. Nessun valore ha, invece, quella sapienza apparente fatta di molte conoscenze, senza vera comprensione della realtà, cioè tutte le nozioni che abbiamo imparato e immagazzinato senza che ci abbiano resi diversi e migliori. Nella Lettera VII, il filosofo descrive questa comprensione profonda della realtà come qualcosa che si attualizza in noi per opera dell’educazione filosofica: non è questa mia, una scienza come le altre: essa non si può in alcun modo comunicare, ma come fiamma s’accende da fuoco che balza: nasce d’improvviso nell’anima dopo un lungo periodo di discussioni sull’argomento e una vita vissuta in comune, poi si nutre di se medesima.

Platone_Lettera VII

L’educazione è amore per la conoscenza

Nel MENONE, con l’episodio dello schiavo Platone sottolinea che noi non apprendiamo attraverso l’esperienza che spesso invece ci trae in inganno, ma che abbiamo una predisposizione innata al conoscere che si risveglia a contatto con l’esperienza. Come è possibile risvegliare tale predisposizione senza cadere nell’inganno delle apparenze? È evidente che l’esposizione all’esperienza non è sufficiente, sottolinea Platone: è necessario, invece, che qualcuno la risvegli nell’anima e le insegni a (ri)conoscere la verità, distinguendola dall’apparenza. Nel SIMPOSIO, Socrate fa luce su questo aspetto riportando le parole della sacerdotessa Diotima di Mantinea, assente al banchetto. La conoscenza, spiega Diotima a Socrate, è come l'amore: è philo-sophia, amore per la sapienza, che come una specie di manìa porta la mente fuori dal corpo alla ricerca interminabile della verità.

Platone_Simposio

UDA 3 - Platone Lezione 15

Platone (427 - 347 a.C) la questione della conoscenza o la dottrina delle Idee

La dottrina delle idee

Dialoghi di riferimento:
  • Cratilo
  • Fedone
  • La teoria della conoscenza di Platone ha l'esigenza di superare le forme di relativismo conoscitivo e morale che hanno caratterizzato la sofistica, riportando la conoscenza ad un criterio di validità oggettiva e universale, non relativo all'uomo.
  • L'oggetto della scienza per Platone sono le Idee: la dottrina delle Idee platoniche costituisce sia una teoria della conoscenza che una morale, poiché le idee sono ciò che fornisce all'uomo - che apprenda ad osservarle - le regole del pensare e del vivere.
Le idee platoniche sono i modelli eterni necessari per riconoscere le cose del mondo e confrontarle tra loro. Esse sono immutabili e proprio grazie alla loro immutabilità ci permettono via via di paragonarle alle cose reali e decidere delle loro qualità.

La teoria della conoscenza

Nel VI Libro della Repubblica viene esposta la cosiddetta "teoria della linea": esistono 2 gradi di conoscenza e 4 livelli. La CONOSCENZA SENSIBILE comprende immaginazione (eikasía) e credenza (pístis); La CONOSCENZA RAZIONALE implica la conoscenza matematica (diánoia);la filosofia (nóesis).

Quali idee?

Il mondo delle idee

Concezione dell'esistenza separata delle idee emerge nel FEDONE con la teoria della reminiscenza.Ma come e dove esistono le idee? Due interpretazioni possibili:

In un presunto aldilà Idee trascendenti che sussistono come entità eterne e immutabili nell'IPERURANIO Nella mente umana Idee come modelli o "categorie" mentali di classificazione che ci permenttono di pensare le cose

Il rapporto tra idee e realtà sensibile

Dualismo gnoseologico tra OPINIONE e SCIENZA e le rispettive facoltà conoscitive: i SENSI e la RAGIONE. Dualismo ontologico tra COSE e ESSERE: diversamente da Parmenide, però, tra i due mondi sussiste un rapporto specifico, che permette la conoscenza delle idee a partire dalle cose e viceversa. Le idee sono infatti:

Criteri di giudizio delle cose Condizione di pensabilità delle cose Causa delle cose Condizione di esistenza delle cose

Il rapporto tra idee e realtà sensibile

Tra idee e cose intercorrono dunque rapporti di: Mimesi le cose imitano le idee Metessi le cose partecipano dell'essenza delle idee Parusìa le idee sono presenti nelle cose

UDA 3 - Platone Lezione 16

Platone (427 - 347 a.C) la questione dell'anima

Il rapporto tra idee e anima

L'anima è la sola parte dell'uomo che si può educare alla scienza (Menone). Come può l'anima passare dalla conoscenza sensibile alla conoscenza razionale? Mito della caverna (Repubblica, Libro VII) L'anima è tripartita Mito della biga alata (Fedro) Come avviene la conoscenza delle idee? Fedone, 74a-75c (p. 242); Come può l'anima avere reminiscenza delle idee? Mito di Er (Repubblica, Libro X)

Il mito della caverna

Dialoghi di riferimento:
  • Repubblica, Libro VII

La conoscenza delle idee da parte degli esseri umani avviene in modo indiretto e progressivo, attraverso l'educazione al ragionamento, poiché le anime incatenate nei corpi non possono più osservare le idee direttamente. Nel Libro VII della Repubblica, Platone fa narrare a Socrate un celebre mito per esporre il passaggio tra i diversi gradi della conoscenza: il mito della caverna. SOCRATE: «paragona la nostra natura, in rapporto all’educazione e alla mancanza di educazione, a una condizione di questo tipo. Immagina dunque degli uomini in una dimora sotterranea a forma di caverna, con un’entrata spalancata alla luce e larga quanto l’intera caverna; qui stanno fin da bambini...

Il mito di Er

Dialoghi di riferimento:
  • Repubblica, Libro X

La conoscenza delle idee avviene per reminiscenza: ma da dove deriva tale ricordo? Il decimo e ultimo libro della "Repubblica" si conclude con il racconto del Mito di Er: in esso si illustra il viaggio dell'anima nel mondo delle idee, l'iperuranio. In questo mito, Platone ripropone il legame tra virtù e conoscenza nel mondo delle idee: la nostra vita terrena è infatti frutto di una scelta compiuta dall'anima nell'iperuranio. L'anima che conosce la virtù sceglierà la miglior vita in cui incarnarsi. LACHESI: la virtù è libera a tutti; ognuno ne parteciperà più o meno a seconda che la stimi o che la spregi; Ognuno è responsabile del proprio destino. La divinità non ne è responsabile.

Il mito della biga alata

Dialoghi di riferimento:
  • Fedro

La dottrina della tripartizione dell'anima è descritta da Platone nel mito della biga alata, narrato nel Fedro. Qui, l'anima (psyché) umana è paragonata ad un carro (una biga) alato, guidato da un auriga e trainato da due cavalli:

  • uno bianco, che rappresenta la parte dell'anima sensibile a passioni come gioia, tristezza, coraggio (anima irascibile).
  • l'altro nero che è sede della voluttà e dei piaceri materiali (concupiscibile).
  • l'auriga cerca di domare i due cavalli e guidarli verso l'alto, verso la contemplazione delle idee somme (il Bene): egli rappresenta la razionalità.

Flashcard e quiz

Flashcard Quizziz

UDA 3 - Platone Lezione 17

Platone (427 - 347 a.C) la questione politica o dello Stato ideale

Platone e la politica

Platone cercò di mettere in pratica il suo ideale politico: Il progetto platonico si articola su due piani:

  • organizzare, in Atene, un gruppo politico-intellettuale in grado di rappresentare concretamente un’unione di politica, saggezza e sapere
a questo fine, Platone fondò nel 387 l’ACCADEMIA, la scuola dove svolse il suo insegnamento, con il fine di formare i futuri reggitori dello Stato (i “filosofi-re”)
  • cercare una realtà politica, un centro di potere, che accettasse il suo progetto di ricostruzione della società, permettendogli di realizzarlo
a questo fine, Platone compì tre viaggi in Magna Grecia: nel primo (388), cercò di coinvolgere nel suo progetto Archita, tiranno di Taranto, e poi il tiranno di Siracusa, Dionisio il Vecchio; nel secondo (366) ritentò con il successore di quest’ultimo, Dionisio il Giovane; fece infine un ultimo tentativo, fallimentare anch'esso, sempre a Siracusa, nel 361.

Lo Stato giusto nella Repubblica

Lo Stato migliore o "più giusto" è quello retto dai filosofi, i soli capaci di giustizia perché in grado di discernere il bene. In uno Stato così concepito Platone distingue tre classi caratterizzate da tre virtù: 1) la classe più bassa è quella dei produttori, con il compito di occuparsi dell'economia; la virtù di questa classe è la temperanza, ovvero la moderazione intesa come accordo sul principio secondo cui l'inferiore deve essere subordinato al superiore; questa virtù è posseduta anche dalle altre 2 classi; 2) la seconda classe è quella dei guerrieri la cui virtù è il coraggio; 3) al vertice c'è la classe dei filosofi, che hanno il compito di governare, la cui virtù è la saggezza.

Lo Stato giusto nella Repubblica

Le caratteristiche di un buono Stato devono essere:

  • L'eliminazione della proprietà privata per le classi superiori, ossia per i guerrieri e per i filosofi (la proprietà privata è, invece, ammessa per la classe dei contadini e degli artigiani);
  • L'abolizione dell'istituzione della famiglia, la comunanza delle donne per la classe al potere: le unioni matrimoniali devono essere temporanee e stabilite dallo Stato; tutti i bambini devono essere tolti, alla nascita, ai loro genitori;
  • L'educazione dei giovani è affidata allo Stato, affinché emergano le loro inclinazioni e possano essere inseriti nella classe sociale corrispondente alla loro virtù.

Lo Stato giusto nella Repubblica

Le forme di degenarazione dello Stato sono:

  • La timocrazia si fonda sull'onore e sull'ambizione di uomini che amano il comando, ma non i sapienti; nell'uomo timocratico, la buona reputazione esteriore non corrisponde alle virtù interiori.
  • L'oligarchia è fondata sul censo: comandano i più ricchi. L'uomo oligarchico è avido, ma anche parsimonioso e laborioso.
  • La democrazia si fonda sulla reciproca libertà dei cittadini; l'uomo democratico tende ad abbandonarsi ai propri desideri in modo smisurato.
  • La tirannide è una forma di governo che nasce dalle eccessive libertà della democrazia; il tiranno assume tutte le libertà e ne priva i cittadini, circondandosi di odio e di uomini spregevoli. Il tiranno è il più infelice tra gli uomini, poiché non ha misura.

L'ultimo Platone e la politica

Nell'ultima fase della sua ricerca, Platone dedica due opere alla politica, ripensando alcune questioni già trattate nella Repubblica:

  • "Il Politico" (p. 269)
Testo della vecchiaia di Platone, in cui egli sostiene che l'arte propria di chi governa lo Stato è l'arte della misura, la capacità di valutare ciò che è bene evitando sia l'eccesso che il difetto.
  • "Le Leggi" (p. 270)
Ultima opera di Platone che, ormai consapevole della debolezza della natura umana, ritiene indispensabile affidarsi alle Leggi per la giustizia dello Stato, a patto che tali leggi abbiano come fine quello di promuovere l'educazione dei cittadini al bene.

LAVORO A COPPIE

UDA 3 - Platone Lezione 19

Platone (427 - 347 a.C) le ultime opere e le "dottrine non scritte"

L'ultimo Platone e la metafisica

Nell'ultima fase della sua riflessione, Platone riprende quattro problemi centrali nella sua filosofia e riformula alcuni concetti:

  • Il problema del Bene
  • Il problema della molteplicità delle Idee
  • Il problema del Cosmo
  • Il problema delle Leggi (v. sopra)

Il problema del Bene

Nella Repubblica, il Bene era concepito come l'Idea somma di perfezione e verità, che rende conoscibili tutte le altre idee così come il sole, illuminandole, rende visibili tutte le cose. Nel Filebo, Platone riprende l'idea di bene in relazione all'uomo e alla sua vita terrena. Il Bene per gli esseri umani consiste in una forma di vita a metà tra divino e animale, tra ragione (o intelligenza) e piacere (o istinto). Il Bene è la giusta proporzione tra queste due tendenze umane: per raggiungere la felicità non basta concedersi a tutti i piaceri, è anzi necessario porvi un limite usando l'intelligenza per "calcolare" la giusta misura. La virtù nell'ultimo Platone è dunque una scienza della misura, e l'intelligenza è la sua facoltà.

Il problema della molteplicità delle Idee

Nel "Teeteto", Platone si interroga sulla questione della conoscenza vera e della natura dell'errore. Ciò conduce Platone a interrogarsi su un tema che fu centrale in Parmenide, il Non-essere. Nel dialogo intitolato proprio "Parmenide", Platone si scontra con la logica parmenidea dell'inesistenza assoluta di ogni forma di negazione: tale pensiero farebbe vacillare la teoria delle idee, in quanto ogni idea, essendo diversa da altre, implicherebbe il non-essere. Nel "Sofista", Platone propone infine la sua soluzione al problema del nulla: si tratta dei Generi Sommi dell'essere, che per il filosofo sono cinque: l'essere, l'identico, il diverso, la quiete, il movimento

LAVORO A COPPIE

Il problema della molteplicità delle Idee

Il problema del cosmo

Nel Timeo, Platone riprende il problema del rapporto tra mondo delle Idee e mondo sensibile, esponendo la sua teoria cosmologica. La realtà è costituita da tre elementi fondamentali:

  1. le forme ideali eterne;
  2. la materia informe detta "Chora" (Madre del mondo);
  3. lo spazio, che è il luogo di tutto ciò che si genera.
Il Demiurgo (dal greco "artigiano") è un essere mitologico dotato di intelligenza e volontà, il quale plasma la materia a somiglianza delle idee, creando il mondo così come lo conosciamo. All'origine, infatti, la materia è informe, irrazionale e priva di vita; il Demiurgo, amante del bene, infonde un'anima (psyché) nella materia, conferendo così alla Chora la forma e l'armonia razionale delle Idee (archetipi o modelli intellegibili).

Le dottrine non scritte

Dottrine trasmesse solo oralmente da Platone - fonte: Aristotele

Dai generi sommi esposti nel Sofista, Platone deriva i princìpi fondalmentali alla base dell'intero universo. Essi sono l'Uno e la Diade.

L'UNO è il limite, la forma dell'essere. Funge da elemento attivo.

La DIADE è l'elemento materiale e illimitato. Funge da elemento passivo e ricettivo.

Meccanicismo VS Finalismo

P. 291 - leggi e rifletti: la tua visione del mondo è meccanicista o finalista?

Guerra del Peloponneso

La trentennale guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta si divide in tre fasi principali: la prima fase (431-421 a.C.), che si concluse con la pace di Nicia del 421 a.C., sancì il sostanziale equilibrio tra le due contendenti; la seconda (421-413 a.C.) ebbe come momento centrale la spedizione ateniese in Sicilia e la rovinosa sconfitta di Atene (413 a.C.); la terza (413-404 a.C.) vide il progressivo predominio di Sparta che, grazie all’aiuto persiano, poté diventare una potenza marittima.

Leggete il paragrafo "Differenze e analogie tra la Repubblica e le Leggi" a p. 270, confrontatevi con un/a compagno/a e insieme rispondete per iscritto alle seguenti domande:

  1. Quali sono le princpiali differenze nella concezione dello Stato in queste due opere?
  2. Quale sarebbe, secondo voi, la forma migliore di Stato e perché?
(tempo: 15 minuti)

I 30 Tiranni

Ad Atene un colpo di Stato oligarchico, appoggiato dal generale spartano Lisandro, portò al potere una commissione ristretta costituita di soli trenta magistrati, passati alla storia con il nome di Trenta tiranni. Incaricati di elaborare una nuova costituzione oligarchica, di fatto i Trenta instaurarono un regime di terrore. Eliminarono infatti molti dei loro avversari politici, arrivando a giustiziare ben 1500 persone in soli otto mesi a cavallo tra il 404 e il 403 a.C.

Leggete i paragrafi dedicati al Sofista a p. 260-261, confrontatevi con un/a compagno/a e insieme rispondete per iscritto alle seguenti domande:

  1. Qual è l'errore di Parmenide secondo Platone?
  2. Come è definito l'essere nel "Sofista"? Quale concetto è introdotto da questa definizione oltre ai 5 generi sommi?