Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

Borri Sofia - Il futuro della Gioconda

Sofia Borri

Created on October 28, 2023

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Randomizer

Timer

Find the pair

Hangman Game

Dice

Scratch and Win Game

Create a Word Search

Transcript

Il furto della Gioconda

Tra il 21 e il 22 Agosto 1911 l'italiano Vincenzo Peruggia rubò la Gioconda di Leonardo Da Vinci mettendo a segno il furto d'arte più famoso della storia

"Le Petit Parisen"

Storia

Tra il 1502 e il 1503, Leonardo si trovava a Firenze e accettò di buon grado l’offerta del mercante Francesco del Giocondo che li commissionò il ritratto della moglie, Lisa Gherardini. Leonardo da Vinci impiegò 4 anni per ritoccarlo, nel 1507 porto il dipinto con sé a Milano e continuò a ritoccarlo ancora fino al 1513. Il ritratto non fu mai consegnato ai due coniugi del Giocondo, anzi, nel 1517 prese la via della Francia. Fu chiamato a lavorare come pittore di corte presso il re Francesco I e dopo la sua morte la Gioconda entrò a far parte delle collezioni reali francesi. Successivamente fu poi trasferita di volta in volta nelle varie residenze dei sovrani successivi, fino ad approdare nel museo simbolo della rivoluzione, il Louvre. Artisti e scrittori - ormai nel pieno della temperie romantica - iniziarono a guardare Monna Lisa con occhi diversi. Nell’immaginario collettivo la donna dal sorriso sardonico divenne l’emblema della sensualità femminile, avvolta da un alone di mistero e di alchimia, come del resto è successo per il suo autore, artista, scienziato, genio, quasi mago.

Il dipinto diventò ancora più conosciuto dopo l’evento del 22/08/1911. Il pittore Louis Béroud si era recato al Louvre, chiuso al pubblico come ogni lunedì, con l’intenzione di ritrarre la Gioconda. Ma arrivato lì davanti si accorse che il quadro non c’era. Davanti a lui il muro era vuoto e il dipinto sparito.

Quegli attimi ci vengono raccontati da un articolo pubblicato su Le Figaro nel 23 agosto. Inizialmente pensarono si trattasse di uno spostamento da parte dello studio fotografico Braun, della quale il Louvre si forniva e che era autorizzato a trasportare le opere per fotografarle. Non trovando il quadro nell’atelier si attivarono le procedure di indagine (evacuarono le opere ed interrogarono il personale). Si trattò del primo grande furto d’opera d’arte da un museo. I primi ad essere interrogati furono un gruppo di operai che il giorno prima (il lunedì) si trovavano nei pressi della Gioconda, furono successivamente scagionati.Furono interrogati anche Picasso e Apollinare (Sempre parlato della voglia di svuotare il museo e riempirlo con loro opere). Le teorie della polizia francesi furono molte ma nessuna andò a buon fine finché nel 2013 (due anni dopo la scomparsa) la Monna lisa non comparse a Firenze

Dal francese all'italiano

Questa notizia si è diffusa, ieri pomeriggio, a Parigi; e prima di tutto, ha trovato solo increduli lì. Poi è stato necessario arrenditirci all'evidenza dei fatti: la Gioconda, di Leonardo da Vinci, è scomparsa. È un po' forte, lo ammetteremo! Dove sono le responsabilità? Non è affare nostro saperlo. Ma non si ammette facilmente che abbiamo un museo come il Louvre, un'amministrazione molto completa per "conservarlo" - e che un bel giorno, come un frivolo banchiere, la Gioconda sparisca. Questo va oltre l'immaginazione e li irrita. Una tale avventura sembra, impossibile, così enorme, che si è tentati di riderne così come di uno scherzo eccessivo. Ma presto ci arrabbiamo, e ci chiediamo senza dolcezza se la guardia che veglia sulle barriere del Louvre non è troppo assonnata. Ci sono, nelle nostre gallerie nazionali, molte altre opere di inestimabile bellezza; ce ne sono poche altre che siano più famose, più deliziose e che amiamo di più. I nostri occhi adolescenti si sono innamorati di Mona Lisa, del suo sguardo e del sorriso delle sue labbra, di cui i poeti hanno sognato così tanto. Ci era venuta dall'Italia heur reuse; ed evocava, per noi, i caldi anni del Rinascimento. Chi di noi non ricorda di aver, a con-templare, giovane in giornate fredde di Parigi, sentito nascere nella sua anima l'entusiasmo dei climi tiepidi dove i paesaggi sono blu e dove la preoccupazione sorride?... Mona Lisa autentica e leggendaria, Mona Lisa come il genio di Leonardo l'ha dipinta e anche tale Il pointentaire te Tradmiratont da laire, dov'è? […]

A raccontarne le circostanze fu, qualche tempo dopo, la Cronaca delle Belle Arti. Il 24 novembre, un antiquario fiorentino, Alfredo Geri, ricevette una lettera, firmata "Leonardo V.", in cui gli veniva proposto di acquistare proprio la Gioconda.

(Per scoprire ciò che conteneva la lettera)

L’antiquario la segnalò al direttore degli Uffizi, Giovanni Poggi (Firenze, 1880 - 1961): insieme si accordarono per incontrarsi con "Leonardo V.": l’incontro fu fissato per l’11 dicembre presso il negozio di Geri. Di lì poi si sarebbero spostati all’hotel dove lo strano personaggio alloggiava e dove aveva nascosto il quadro. Al loro cospetto si presentò dunque l’impavido Lupin, che altri non era che un imbianchino italiano, Vincenzo Peruggia.

(Bibliografia di Vincenzo Peruggia)

Ne saremo molto grati se per opera vostra o di qualche vostro collega, questo tesoro d’arte ritornasse in patria e specialmente a Firenze dove Monna Lisa ebbe i suoi natali, e che sapessimo in special modo lieti se un giorno futuro e forse non lontano fosse esposta alla Galleria degli Uffizi al posto d’onore e per sempre. Sarebbe una bella rivincita al primo impero francese, che, scalando in Italia, fece man bassa su una grande quantità di opere d’arte per crearsi al Louvre un grande museo

Leonardo V

Vincenzo Pietro Peruggia

Era originario di Trezzino, un paese in provincia di Varese. Il padre Giacomo era muratore, mentre la madre Celeste si occupava dei lavori domestici e dei figli: quattro maschi e una femmina. Appreso in giovane età il mestiere di imbianchino e verniciatore, seguì per lavoro il padre a Lione nel 1897. Nel 1907 emigrò in cerca di lavoro a Parigi. Qui si ammalò di saturnismo, malattia dovuta all'intossicazione da piombo. Successivamente fu assunto dalla ditta del signor Gobier, venne mandato con altri operai al Museo del Louvre con l’incarico di pulire dei quadri: in tale occasione compì il suo furto il 21 agosto 1911. Il 5 giugno 1914 venne processato e riconosciuto colpevole con le attenuanti e condannato a un anno e quindici giorni di prigione per furto aggravato. Questa pena fu ridotta a sette mesi e otto giorni di reclusione. Una volta scarcerato partecipò alla prima guerra mondiale e dopo la battaglia di Caporetto finì in un campo di prigionia austriaco. Dopo la fine della guerra, il 26 ottobre 1921, si sposò con Annunciata. Poi tornò in Francia utilizzando un espediente: sui documenti per l'espatrio sostituì Vincenzo con Pietro, suo secondo nome. Il 22 marzo 1924 nacque la sua unica figlia, Celestina. Peruggia morì l'8 ottobre 1925, a Saint-Maur-des-Fossés a causa di un infarto e fu sepolto nel cimitero Condé.

Con l’aiuto del direttore degli Uffizi, la Gioconda fu identificata così che il prefetto potesse arrestarne il ladro, Peruggia. Questi, racconto’ come, lavorando al Louvre, fosse riuscito a farla uscire dal museo ed a nasconderla nel proprio alloggio. Dichiarato colpevole fu poi condannato ad una pena di poco più di un anno mezzo.

In conclusione...

Parlare oggi della singolare vicenda del furto della Gioconda non significa affatto giustificare il gesto di Peruggia (che spinto da semplicistico patriottismo si aspettava anche dei ringraziamenti da parte dallo Stato italiano), ma soltanto indurci a riflettere sul fatto che spesso le opere d’arte hanno superato i secoli della storia portandosi dietro tutta una serie di complesse vicende e, come spesso accade, una scia di falsi miti fuorvianti duri a morire; inoltre la maggior parte delle opere avevano le più disparate destinazioni d’uso e non erano state realizzate per avere come fine l’esposizione in un museo, un luogo ultimo in cui farle approdare per conferire loro una migliore conservazione e fruizione da parte del pubblico.