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l'ottocento 28102023
kekko de mare
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Transcript
L'Ottocento
Romanticismo
è un fenomeno culturale che riguarda tutta l'arte europea del primo 800.inizialmente il movimento romantico convive con il neoclassicismo: le due correnti, per più ragioni opposte, hanno comunque qualcosa in comune; nascono infatti dall'idea di una frattura tra l'uomo e il mondo. i neoclassicisti avevano cercato di ricomporre questa frattura voltandosi all'antichità greca e latina e alle sue forme idealizzate. i romantici invece, ristabilire la relazione tra individuo e natura. il movimento romantico nasce in germania tra il 1747 e il 1752 come opposizione agli ideali illuministici da un movimento culturale e letterario che prende il nome di "sturm und drang" ovvero "tempesta e impeto".
Gli sturmer erano perlopiù coetanei, ed avevano vissuto la loro adolescenza in un clima sociale che contribuì ampiamente alla formazione della comune base ideologica. lo sturm und drang raccolse quindi i fermenti di una nuova gioventù, ribelle alle tradizioni e all'ordine sociale esistente.può essere anche definito come "età goethiana" (per goethe) proprio perché fu lui a dare un nuovo impulso alla letteratura dell'epoca portando tutta una serie di innovazioni
sono 5 i temi ricorrenti che caratterizzano il romanticismo:
Romanticismo
natura, concepita nelle sue forme più pure e selvagge;
amore, i caratteri tragici del sentimento amoroso conoscendo la sua massima espressione nel movimento romantico;
sogno, è la fuga dalla realtà, l'immaginazione e non l'azione;
storia, i romantici si rivolgono nostalgicamente al passato (medioevo) nel quale il mondo era più armonioso;
morte, viene celebrata come l'eroica ribellione contro il destino, è frequente inoltre il tema di "amore e morte.
DIFFERENZE
Romanticismo e Illuminismo
Da un punto di vista politico, l'Illuminismo mise al centro l'individuo. si affermò il concetto di uguaglianza sociale e di sovranità popolare; temi che avrebbe cambiato radicalmente le sorti politiche europee. il Romanticismo invece, mette al primo posto la sensibilità dell'animo individuale e gli impulsi naturali. il romanticismo fu anche continuazione naturale dell'illuminismo. infatti da esso ereditò e fece suoi il concetto di libertà, indipendenza e di sovranità popolare.
Madame De Staël
Il romanticismo penetra in italia con un ritardo di circa vent'anni rispetto al resto d'europa. l'ingresso scatena un acceso dibattito a causa della continua presenza di sostenitori degli ideali neoclassici. la milano del secondo 800 poteva vantare di una classe intellettuale erde delle conquiste illuministiche, reduce del periodo di fioritura culturale che aveva segnato la città durante la dominazione napoleonica. inoltre era divenuta il centro più importante per quanto riguarda l'industria editoriale quando fu pubblicato il saggio "sulla maniera e utilità delle traduzioni" di madame de staël.Madame De Staël è nata a parigi nel 1766. sulla francia dell'epoca spiravano venti di rivoluzione che la nobildonna, cresciuta secondo il liberalismo, non tardò ad attirare a sé parecchi nemici. nel 1972 fu costretta a fuggire da parigi, il clima del terrore è narrato nel suo romanzo "delphine", in cui risale violenza, arresti ed il suo terribile destino pronto ad aspettarla. nei suoi saggi formulò una teoria secondo cui la rivoluzione francese fu il risultato generato da secoli di negazione dei diritti e delle libertà dei singoli individui. il saggio di staël ("sulla maniera e l'utilità dellle traduzioni") fu tradotto da pietro giordani, che non esitò a rispondere alle critiche dell'intellettuale francese. il dibattito si sarebbe protratto per un decennio dopo la morte di staël; la baronessa aveva intuito un futuro ormai prossimo, lo sturm und drang da lei profetizzato, era appena cominciato. morì a parigi il 13 luglio 1817
Dibattito tra Classicismo e Romanticismo
La polemica tra classicisti e romantici anche detta polemica classico-romantica, scoppiò in Italia nel 1816 e durò circa dieci anni. A provocarla fu un articolo della scrittrice francese Madame de Staël, intitolato "Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni."Nell'articolo Madame de Stäel invitava i letterati italiani a conoscere le letterature straniere e a liberarsi del vecchio classicismo, cioè della tendenza a riprendere lo stile e i temi dei classici nella letteratura e nelle arti. L'articolo fu interpretato immediatamente come una denigrazione della gloriosa tradizione culturale italiana e suscitò la reazione sdegnoça dei classicisti. Portavoce di queta istanza fu lo stesso traduttore dell'articolo, Pietro Giordani, intellettuale e scrittore, che rispose che l'imitazione dei poeti stranieri contemporanei era inutile quanto dannosa per gli Italiani. Inutile, perché letterati italiani erano da secoli sulla via dell'imitazione dei poeti classici, che avevano raggiunto la perfezione attingendo alla bellezza ideale, eterna ed immortale. Dannosa, perché l'imitazione dei poeti stranieri avrebbe offuscato l'italianità della letteratura. Nella polemica intervennero altri classicisti, tra i quali si anche Giacomo Leopardi e Vincenzo Monti. Leopardi, partecipò alla polemica nel 1816, quando, poco più che adolescente, scrisse una lettera ai compilatori della "Biblioteca italiana", che però non venne mai pubblicata, e nel 1818, quando scrisse il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica. Nei due interventi Leopardi si dichiarò contrario alle traduzioni di opere straniere, infarcite, a sua detta, le loro poesie di esagerazioni e di scene truculente, paesaggi foschi, uccisioni, orrori, incesti, streghe, spettri, scheletri e creature mostruose, tutte cose lontanissime dalla "vera, castissima, santissima, leggiadrissima natura". Monti, intervenne nella polemica più tardi, nel 1825, col Sermone sulla mitologia, un epitalamio in endecasillabi sciolti, composti per celebrare le nozze del figlio della marchesa Antonietta Costa di Genova. Monti rimpiangeva le belle favole della mitologia classica, spazzate via dal Romanticismo, definito sprezzantemente audace scuola boreale (cioè nordica) e sostituite dal nudo, arido vero, ossia dalla squallida realtà quotidiana, considerata la "tomba" della poesia.
Diffusione romanticismo
I romantici italiani, mossi da un sincero amore per la patria, ritennero giuste le critiche di Madame de Staël, riconoscendo la decadenza italiana nel contesto della cultura europea e impegnandosi a renderla più viva e moderna. | Romantici si proposero di essere educatori del popolo, accettando l'altro principio romantico, quello del vero come argomento di poesia. Le fonti della poesia dovevano essere la storia, la religione, le tradizioni nazionali e popolari. I romantici proposero l'uso di un linguaggio antiletterario, chiaro, semplice,comprensibile e popolare. L'organo di diffusione delle idee romantiche fu la rivista Il Conciliatore, chiamata così perché mirava a "conciliare i sinceri amatori del vero", come scrisse Silvio Pellico, il suo redattore capo.
Furono collaboratori del Conciliatore Giovanni Berchet e altri letterati italiani, tutti di idee liberali e che presto attirarono i sospetti e gli interventi della censura austriaca. Perciò la rivista, che aveva iniziato la pubblicazione nel settembre del 1818, venne soppressa dall'Austria nell'ottobre del 1819.Nello stesso anno in cui l'articolo di Madame de Staël accendeva la polemica tra classicisti e romantici, apparve la Lettera semiseria di Giovanni Grisostomo di Giovanni Berchet, considerata il manifesto del Romanticismo italiano. La Lettera sembra scritta sotto l'influenza stessa dell'articolo sull'utilità delle traduzioni, perché Berchet, sotto il falso nome di Grisostomo, finge di inviare al figlio, lontano in un collegio, la traduzione di due ballate del poeta tedesco Gottfried Bürger Il cacciatore feroce e 'Eleonora - di argomento fortemente romantico per la presenza di elementi drammatici, avventurosi, lugubri.
Lettera di Grisostomo al figlio
Nella prima spiega al figlio gli aspetti negativi della letteratura romantica di cui Brüger è esponente. Questa prima parte la considera comica, infatti mette in evidenza la predilezione per gli aspetti fantastici, per il linguaggio popolare. Si adotta tale scrittura poiché, essendo il movimento romantico promosso dalla classe della borghesia, questa preferiva un linguaggio medio, Nella prima parte si ottiene così una lettura ironica, quasi comica, da cui il titolo "lettera semiseria", che tuttavia diviene "seria" nella seconda parte della lettera.Nella seconda parte della lettera, infatti, Berchet è serio nell'elencare gli aspetti positivi del Romanticismo, è infatti la parte in cui espone il suo punto di vista su questa corrente culturale. Elenca i vantaggi della letteratura romantica e divide il pubblico cui la poesia romantica è destinata in tre categorie gli sostiene che vi è "lo stupido ottentotto" (nome di un popolo africano, infatti vi era il luogo comune che gli africani fossero rozzi), il quale non è in grado neanche di avvertire da lontano la presenza del messaggio poetico. Il "parigino", lettore colto e raffinato, nel quale però le facoltà dell'immaginazione e del cuore si sono attenuate, poiché sazi dell'esercizio poetico, perciò tale gruppo tende più al razionale che al fantastico e più al filosofico che al poetico.
L'unica categoria a cui si rivolge la letteratura romantica è il popolo (riferito sempre alla borghesia in qualità di ceto medio); costoro sono abbastanza acculturati per apprezzare la voce dei poeti, non sono così smaliziati da non saper più cogliere le voci delle passioni e le emozioni particolari della propria nazione. La vera letteratura è quindi quella popolare, chiara scorrevole e comprensibile, che tratta argomenti contemporanei e vicini ai problemi e agli interessi del popolo. Berchet introduce inoltre il romanzo storico e grazie a quest'ultimo offre a Berchet lo spunto per parlare della nuova letteratura romantica e per metterne in evidenza, con notevole rigore logico, la modernità e la superiorità sulla poesia classica. Berchet quindi riprende il discorso di chi è in grado di comprendere meglio la poesia, ove quest'ultimi sono la media e piccola borghesia, Va qui notato che la diffidenza di Berchet e degli altri intellettuali verso la plebe e le masse contadine era un'eredità dell'Illuminismo e costituisce il grande limite del nostro Risorgimento.
Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi è uno fra i più importanti poeti del 1800. Leopardi nacque a Recanati nel 1798 e morì a Napoli nel 1837. Era figlio del conte Monaldo, un uomo colto ma fortemente conservatore nei confronti delle innovazioni del mondo, e di Adelaide Antici, una donna poco affettuosa che si occupava del riordinamento dell’economia familiare. La famiglia Leopardi era una famiglia molto numerosa; infatti, era composta dal signore e dalla signora Leopardi e dagli otto figli (fra i quali Giacomo era il primo). Giacomo Leopardi intraprese gli studi, con i fratelli Carlo e Paolina, dapprima sotto la guida di un sacerdote e del padre, poi da solo, utilizzando la ricca biblioteca paterna e rivelando ingegno precoce. Imparò infatti in breve tempo il latino, il greco, l’ebraico ed alcune lingue moderne. A soli 15 anni (1813) egli compose una Storia dell’astronomia; a 16 anni (1814) studiò filologia classica cioè studiò la lingua e la letteratura dei popoli deducendola da testi scritti; a 17 anni (1815) egli scrisse il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi; a 18 anni (1816) tradusse il primo libro dell’Odissea ed il secondo dell’Eneide.
La crisi di Giacomo Leopardi
In seguito egli cadde in un periodo di crisi che durò sette anni. Il periodo di crisi di Giacomo Leopardi iniziò nel 1816, all’età di 18 anni, e terminò nel 1828. Sono questi i “sette anni di studio matto e disperatissimo” ai quali, in una famosa lettera al suo amico Pietro Giordani, Leopardi attribuiva l’origine dei suoi mali fisici. Proprio in quel periodo Leopardi intraprese la stesura di un diario che chiamò Zibaldone dei pensieri (1817–1832), che raccoglieva un insieme di appunti di vario argomento, scritti senza l’intenzione di formare un’opera organica. Tali appunti sono stati preziosi per ricostruire l’antefatto intellettuale della sua poesia. Nel marzo del 1817, Leopardi iniziò una corrispondenza con Pietro Giordani. Nelle sue lettere egli descriveva la sua vita a Recanati della quale era insoddisfatto. Si sentiva oppresso ed isolato in quella cittadina e preferiva evadere nel mondo della cultura anziché condurre quella vita che giudicava mediocre. Leopardi iniziò a covare rancore verso la sua casa natale e verso Recanati, in cui individuava la causa della propria infelicità. Così nel 1819 tentò di fuggire ma non vi riuscì.
GIACOMO LEOPARDI
L'Infinito
L'Infinito di Giacomo Leopardi è una poesia che rappresenta lo slancio vitale e la tensione verso la felicità connaturati ad ogni uomo. Secondo la visione leopardiana, l'infinito non è un infinito reale, ma è frutto dell'immaginazione dell'uomo e, quindi, da trattare in senso metafisico1. La poesia è stata scritta nel 1819 e fa parte della raccolta Canti, nella sezione Idilli.
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