Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

IL GREGORIANO E LA MUSICA MEDIOEVALE

Giulio Tommasella

Created on October 27, 2023

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Vaporwave presentation

Animated Sketch Presentation

Memories Presentation

Pechakucha Presentation

Decades Presentation

Color and Shapes Presentation

Historical Presentation

Transcript

Il gregoriano

e la musica medievale

inizio

prof. Giulio tommasella - 2023

index

1. Ascolto introduttivo

7. Guido D'Arezzo

2. Impressioni

8. Mappa del Gregoriano

3. Contesto storico

9. "Ars Nova"

4. "Ars Antiqua"

10. Scuola di Notre Dame

5. Schola Cantorum

11. La Lauda

6. Caratteri del Gregoriano

12. Musica Profana

13. Carmina Burana

Ascolto introduttivo

Ascoltiamo l'Inno "Aeterne Rerum Conditor" (=eterno costruttore di tutte le cose)

Menu

impressioni:

Menu

impressioni:

Menu

il contesto storico

Dopo il breve ripasso storico, secondo te perchè è stato molto importante per lo sviluppo musicale e culturale, avere in Italia tanti piccoli comuni e regni invece di una sola monarchia forte?

Timeline

Menu

I monasteri medievali

"ars antiqua" la monodia

Con il termine "ars antiqua" si indica tutta la musica medievale anteriore al 1.300 circa. In questo periodo, abbiamo la nascita e il pieno sviluppo di quello che ora indichiamo come Canto Gregoriano.

"San Gregorio Magno detta i canti ad un monaco" (antifonario di Hartker del monastero di San Gallo)

Menu

SCHOLA CANTORUM

L'affermazione del canto gregoriano fu favorita anche da un'altra importante riforma introdotta da Gregorio: istituì infatti la Schola Cantorum romana, una vera e propria scuola sempre presso la Basilica di San Pietro, dove si preparavano coloro che cantavano in chiesa per accompagnare le varie funzioni. Il Papa stabilì anche che questi "cantori" dovessero studiare per ben nove anni, imparando a memoria tutte le melodie ascoltate dalla voce del maestro.

Menu

I CARATTERI DEL GREGORIANO

1 - TESTO LATINO

2 - CANTO VOCALE

3 - CANTO MONODICO

Menu

4 - RITMO LIBERO

5 - RESPONSORIALE O ANTIFONALE

6 - SILLABICO O MELISMATICO

Menu

LE INNOVAZIONI DI GUIDO D'AREZZO

Dai un'occhiata più da vicino!

LE NOTE

Fissa il numero e il nome delle note!

CHI

Guido d'Arezzo

IL TETRAGRAMMA

Fissò la partitura a 4 righi e 3 spazi

QUANDO

LE CHIAVI

Attorno all'Anno Mille

Stabilì di usare 2 chiavi musicali, di Do e del Fa e utilizzò le lettere corrispondenti (C ed F) come simbolo all'inizio dello spartito.

COSA

Inventa un metodo per permettere a chiunque di leggere, interpretare e capire i vari intervalli e le note senza l'ausilio di un maestro.

I NEUMI

Stabilì anche la forma dei neumi (inizialmente quadrata, poi romboidale).

Menu

allerta spoiler...

LE MAPPE SONO UN GRANDE ALLEATO, USALE!

Menu

"ars nOVA": la POLIFONIA

I primi esperimenti di polifonia (=melodie diverse sovrapposte) risalgono al X secolo quando alla voce principale (detta "tenor" o "vox principalis") tratta da un canto gregoriano, si sovrappone una melodia di nuova invenzione. Inizialmente si possono avere due tipi di forme polifoniche: ORGANUM: la forma più antica, dove le due voci procedono all'unisono e si allontanano di poco tra loro. Il più noto compositore fu "Maestro Leoninus". DISCANTUS: evoluzione dell'Organum, le due voci si muovono per "moto contrario". Il più famoso compositore fu "Maestro Perotinus".

Menu

la scuola di notre-dame

I Maestri Leoninus e Perotinus sono i massimi esponenti della Scuola di Notre-Dame, che divenne un importantissimo centro di produzione e diffusione musicale. Questa scuola va ricordata anche per essere la prima ad aver introdotto una NOTAZIONE MENSURALE, (anche se complicatissima, e successivamente riformata nel 1260), e per aver svulippato tantissimo la polifonia, in sempre più varie e differenti forme:

Guillame Dufay. Mottetto "Nuper rosarum flores", composto su un tenor gregoriano, per l'inaugurazione della cupola del Brunelleschi

  • MOTTETTO: 3 voci, un canto gregoriano più 2 melodie con testo profano
  • CONDUCTUS: 2 o 3 voci di invenzione del compositore, senza canto gregoriano;
  • RONDELLO o ROTA: 2 o 3 voci che si "inseguono", da qui deriva in "canone"

Menu

SAN FRANCESCO E la LAUDA

Come si capisce dal precedente esempio, la polifonia aveva raggiunto livelli di complessità elevatissimi, ed il testo era diventato incomprensibile, avendo dato tantissimo risalto al "gioco musicale" e non alle parole. Di conseguenza la gente comune veniva esclusa dalla comprensione dei canti, anche perchè il latino non era più in uso al di fuori della Chiesa.

Il "Cantico delle creature" in un affresco di Giotto (Basilica superiore di Assisi).

Menu

la musica profana

Sopratutto in Francia si diffonde una tradizione poetica e musicale monodica in lingua volgare grazie ai:

  • TROVATORI: cantautori di estrazione sociale elevata, che componevano in Lingua d'Oc ("si" nel SUD della Francia)
  • TROVIERI: componevano in Lingua D'Oil ("si" nel NORD della Francia)

Vengono imitati dai MINNESAANGER, ovvero cantori d'amore in Germania, accompagnati da giullari che suonavano strumenti come ARPA, VIELLA o GHIRONDA.

Menu

I CARMINA BURANA

I GOLIARDI

Il repertorio della musica profana poteva essere scritto anche in latino. Tra questi canti troviamo alcuni testi ispirati agli autori classici quali Orazio o Virgilio, e i canti "goliardici" i cui testi esaltavano l'amore, la natura e il vino. I goliardi erano studenti, a volte ex-novizi presso i monasteri, che giravano per le corti e le città europee per consolidare la propria formazione ma che non disdegnavano i piaceri della tavola e del buon vivere.

L'esempio più celebre di questi canti sono i CARMINA BURANA, una raccolta di poesie cantate ritrovata tra le rovine di un monastero benedettino in Baviera. Di alcune di queste ci sono pervenuti testo e frammenti di parti musicali, di altre solo il testo e la melodia viene ricostruita o reinventata di sana pianta (come nel caso di Carl Orff che ne mette in scena alcuni nel 1937)

Menu

"O fortuna"

Probabilmente uno dei Carmina più famosi, nella classica versione orchestrata nel 1937 da Carl Orff. Il testo spiega come la sorte da favorevole possa diventare avversa, e che essa comandi su qualunque elemento. In questo caso "fortuna", nella lingua latina, va intesa nel suo significato neutro, quindi come "sorte".

Menu

"in taberna quando sumus"

La seconda versione è musicata da Carl Orff. Il testo, dalla natura piuttosto dissacrante, descrive il comportamento in una taverna, andando a nominare persino il Papa e il Re. Come molti canti del genere, "In taberna" presenta un volontario e provocatorio rovesciamento dei valori tipici del Basso Medioevo.

Menu

esplora altre risorse sull'argomento!

Menu

prof. Giulio tommasella - 2023

LA LAUDA

Dalla necessità di una musica sacra più semplice e comprensibile nasce la LAUDA, un canto monodico in lingua volgare. La più antica è il "Cantico delle Creature", composta da San Francesco d'Assisi intorno al 1224. Qui melodia e testo costituiscono un tutt'uno, in forma monodica e sillabica e talvolta accompagnata da qualche strumento.

5 - CANTO RESPONSORIALE O ANTIFONALE

ESISTEVANO 2 TIPI DI INNI:

Resposnsoriale quando c'era un dialogo tra solista e coro; Antifonale quando il coro era diviso in due parti.

Benediktbeuern

Il monastero in cui sono stati rinvenuti i "carmina Burana" in una ripresa aerea dei giorni nostri.

Utilizzò le prime sillabe di ogni verso dell'Inno a San Giovanni, per indicare ciascuno dei 6 suoni allora in uso, e inventò un metodo detto "solmisazione" per mandare a memoria le varie altezze ("mano guidoniana")

Da qui i nomi delle note: Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La

I "NEUMI"

Studiando a memoria per 9 anni, si garantiva la sopravvivenza di gran parte di quella musica visto che non veniva ancora scritta. Infatti nell'Antifonario venivano raccolti solo i testi, con dei segni (detti NEUMI) riportati sopra le parole per indicare vagamente l'andamento della melodia

"Tu Es Deus" dal codice sangallese (abbazia di San Gallo, Svizzera). La notazione "sangallese" è la più antica conosciuta riporta i neumi in campo aperto, senza rigo musicale, ed è tra le più ricche di segni ed indicazioni.

Cosa manca per arrivare alla "nostra" odierna partitura?
  • Il quinto rigo: venne introdotto da Ugolino da Forlì nel Quattrocento per meglio rispondere alle mutate esigenze melodiche della musica.
  • La nota "Si": fu stabilita solo nel corso del Cinquecento probabilmente dal nome dell'inno "Sancte Ioannes".
  • "Ut" diventa "Do": solo nel corso del Seicento, ad opera di Giovan Battista Doni (Doni=Do) per questioni fonetiche.

4 - RITMO LIBERO

NON AVEVANO ANCORA LA NOSTRA CONCEZIONE DEL RITMO

Non esisteva il "ritmo misurato", perchè si credeva che fosse un concetto legato alla vita terrena, poco adatto alla dimensione spirituale del canto (= non si può "misurare" Dio").

1- TESTO IN LATINO

IL LATINO ERA LA LINGUA UFFICIALE DELLA CHIESA!

Qualsiasi altra lingua era vietata per i canti sacri.

2 - CANTO VOCALE

GLI STRUMENTI MUSICALI NON VENIVANO USATI!

Infatti, anche se non abbiamo documenti in cui li proibisce espressamente, la Chiesa riteneva che suonare uno strumento distraesse dalla preghiera.

3- CANTO MONODICO

TUTTI I CANTORI ESEGUIVANO LA STESSA MELODIA!

Indipendentemente dal numero di esecutori, veniva cantata la stessa melodia all'unisono, sempre perchè la Chiesa riteneva che altre pratiche distraessero dalla preghiera.

Dopo il 1.300 la musica colta viene scritta da persone che avevano studiato e ritenevano che la musica profana dovesse avere la stessa dignità di quella sacra. Nasce il MADRIGALE POLIFONICO, una forma poetico-musicale dalla quale derivano forme come CACCE e BALLATE, e dal quale poi si svilupperà l'Opera Lirica.

Nelle campagne e nei borghi la musica allietava le feste e accompagnava le danze. Erano composizioni semplici e orecchiabili, tramandate oralmente da musicisti girovaghi, giullari e menestrelli.

6 - SILLABICO O MELISMATICO

NEI SECOLI SI DISTINGUERANNO 2 FORME DI INNO:

Sillabico: forma più antica, ad ogni sillaba corrsiponde una nota; Melismatico: più recente, ad una sillaba possono corrispondere più note

Guarda attentamente l'esempio riportato sopra. Come definiresti questo inno?

Il monaco benedettino Guido d'Arezzo (circa 991 - dopo il 1033) era incaricato dell'insegnamento della musica ai più giovani, ma si scontrava con le difficoltà degli allievi legate alla continua ripetizione delle varie melodie da mandare a memoria. Nonostante l'importanza delle sue innovazioni, ad un certo punto scompare dai documenti e non si ha più alcuna notizia di lui.

Papa Gregorio Magno

Con la diffusione del Cristianesimo, il repertorio dei canti sacri si arricchì molto ma vi erano molte differenze da popolo a popolo. Fu così che Papa Gregorio Magno (540-604) scelse i canti sacri e li riunì in un grande libro, l'Antiphonarius Cento, pretendendo che in tutto l'Occidente durante le funzioni sacre venissero eseguiti solo i canti scelti dalla Chiesa. Questo grande libro era legato all'altare della basilica di San Pietro, e fu successivamente rubato durante alcune incursioni barbariche.

Per nostra fortuna, molti di quegli inni ci sono pervenuti grazie all'opera dei monaci amanuensi, che nei vari monasteri si dedicavano alla copiatura continua di testi ed inni sacri.