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Ellis Island e gli immigrati italiani

ele.mirandola

Created on October 26, 2023

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Transcript

UdA "MIGRANTI DI IERI E DI OGGI"

IL VIAGGIO IN TERZA CLASSE

Ellis Island

LO SBARCO

Tra il 1892 e il 1954 furono circa 20 milioni gli uomini, le donne e i bambini che fecero tappa nell’immigration point di Ellis Island, nella baia di New York, un piccolo isolotto poco distante da Manhattan, dove tutti gli immigrati venivano controllati e accettati.

IL CENTRO DI SMISTAMENTO

LA SFIDA DELL’INTEGRAZIONE

L'ISOLA DELLE OSTRICHE

ELLIS ISLAND OGGI

Il viaggio in terza classe

Un viaggio per l'America aveva costi proibitivi, quindi di solito un membro della famiglia veniva mandato in avanscoperta a lavorare per racimolare i soldi necessari a pagare il viaggio agli altri parenti. Gran parte degli immigrati viaggiava in terza classe e il viaggio durava circa dalle due settimane alle quattro settimane. Questi passeggeri dovevano sopportare un viaggio stipati nell'angusta stiva, dove mancava persino la toilette. All'arrivo nella baia i migranti si radunavano in coperta della nave per contemplare per la prima volta la "terra promessa". Per tutti loro era un momento di grande emozione: «Non dimenticherò mai la gioia che provai quando vidi i grattacieli di New York e la statua della Libertà dopo tanti giorni bui a bordo di quella nave piena di gente.

Ecco il simbolo di tutti i miei sogni: la libertà di cominciare una nuova vita». I nuovi arrivati dovevano affrontare già in nave la prima barriera posta all'immigrazione: un questionario di 31 domande che indagava ogni aspetto del migrante: dalle informazioni personali a quelle sanitarie, dal grado di alfabetizzazione alla specializzazione professionale.

La sfida dell'integrazione

Negli Stati Uniti si diceva che gli italiani non erano bianchi "ma nemmeno palesemente negri", venivano definiti "una razza inferiore" o una "stirpe di assassini, anarchici e mafiosi". Sui documenti rilasciati agli italiani, accanto alla scritta WHITE (bianco), che indica il colore della pelle, a volte c'era un punto interrogativo, indice del razzismo che devono subire gli italiani da una parte della società americana. Vi erano molte discriminazioni anche in campo lavorativo: oltre alle paghe molto basse e allo sfruttamento, le condizioni erano molto dure. Ai bambini venne vietato parlare l'italiano a scuola.

Durante la grande immigrazione il nomignolo più in voga era "WOP", acronimo di "without official papers" (senza documenti ufficiali).

Ellis Island

Ellis Island, nella baia di New York, è un piccolo isolotto poco distante da Manhattan, dove tutti gli immigrati venivano controllati e accettati. In molti muoiono durante il viaggio e quelli che sopravvivono vengono esaminati scrupolosamente dalle autorità sanitarie. Nel 1891 il governo federale decise di centralizzare la politica migratoria (fino ad allora nelle mani dei singoli stati) e di costruire una struttura appropriata per ricevere questa moltitudine nella baia di New York. Così, a partire dal 1892, tutti coloro che arrivavano alla Grande Mela dovettero passare dal centro di controllo migratorio di Ellis Island.

Ellis Island era tristemente famosa per il severo regolamento, che rifiutava l'ingresso negli USA a "vecchi, deformi, ciechi, sordomuti e a tutti coloro che soffrono di malattie contagiose, aberrazioni mentali e qualsiasi altra infermità".

Ellis Island oggi

L'attività dell'isola subì un drastico crollo dell'afflusso dopo che nel 1917 gli Stati Uniti furono trascinati nella Prima guerra mondiale. Fu trasformata in base dell'esercito americano, punto d'attracco per la Marina e centro di detenzione per i prigionieri di guerra. Dopo la fine del conflitto, Ellis Island divenne un centro di detenzione per immigrati sospettati di voler destabilizzare gli Stati Uniti con idee comuniste. In quel periodo, furono migliaia gli immigrati deportati verso le nazioni d'origine. Più di dieci anni dopo la sua chiusura, il presidente Lyndon Johnson dichiarò il complesso di Ellis Island monumento nazionale. La zona degli arrivi dal 1990 è stata trasformata nel Museo dell'immigrazione.

Il centro di smistamento

Tutti coloro che venivano ritenuti “idonei” venivano registrati dagli ispettori (che annotavano i dati civili, economici e politici) e accompagnati al traghetto per Manhattan. Spesso capitava che non tutti i membri di una stessa famiglia avessero soddisfatto i criteri del servizio immigrazione, allora era qui che venivano separati per un lasso di tempo indeterminato. Dopo l’ispezione medica, i migranti attendevano di essere chiamati dal funzionario doganale. Questi per prima cosa chiedeva la ragione del loro arrivo negli Stati Uniti. Di solito la trafila a Ellis Island non richiedeva più di qualche ora. Ma se un immigrato non disponeva della documentazione completa, presentava sintomi di malattia o non aveva nessuno che lo

venisse a prendere, poteva essere trattenuto nelle strutture d’immigrazione per diversi giorni, se non settimane. Inoltre, dato che gli immigrati arrivavano generalmente con l’intera famiglia, se uno aveva un problema anche gli altri parenti dovevano restare nel centro. I bambini nel loro periodo di permanenza a Ellis Island ricevevano cibo e un posto per dormire; c’era anche una specie di scuola dove imparavano le prime parole d’inglese.

L'isola delle ostriche

I primi coloni olandesi che s'insediarono nella regione le battezzarono Oyster Islands (Isole delle ostriche) e le sfruttarono fino a quando lo scarico di rifiuti proveniente dalla costa ne distrusse le coltivazioni. L'uomo che la comprò nel 1785 era un certo Samuel Ellis, mercante e colono newyorkese originario del Galles. Lo Stato di New York invece entrò in possesso dell'isola solo nel 1794, usandola prima come arsenale federale, poi come base militare per ottant'anni. Ellis Island divenne subito candidata a ospitare un centro di smistamento immigrati.

Lo sbarco

I passeggeri di prima e seconda classe venivano ispezionati direttamente sull'imbarcazione. Il controllo a Ellis Island era riservato ai migranti che avevano viaggiato in terza classe. Appena sbarcati, i nuovi arrivati venivano accompagnati nell’edificio principale, dove depositavano i bagagli al piano terra. Quindi iniziavano la lunga fila che conduceva alla sala di registrazione al primo piano. Qui si effettuava la visita medica, allo scopo d’individuare eventuali segni di disabilità, disturbi mentali o malattie contagiose. Si trattava della cosiddetta ispezione di sei secondi, il tempo che i medici avevano a disposizione per effettuare tutte le osservazioni richieste.

Alle visite mediche segue una visita psico-attitudinale. Chi non supera i controlli, che possono durare anche tre giorni (in cella), viene marchiato con una X sui vestiti e rimandato indietro.