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Basilica di San Francesco

Matteo Facciolo

Created on October 25, 2023

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Transcript

GIOTTO

e LA BASILICA di san francesco d'assisi

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Giotto da Bondone, meglio noto semplicemente come Giotto, nasce probabilmente nell'anno 1267, a Colle di Vespignano, presso Vicchio, nel Mugello. Pittore, architetto, scultore, è una delle massime figure dell'arte non solo italiana, ma dell'intero Occidente. È ricordato per aver dato un senso del tutto nuovo ai concetti di colore, spazio e volume, "riprendendo" e immortalando i suoi soggetti direttamente dalla realtà, "dal naturale", come si diceva un tempo. La sua arte segna il passaggio dal Medioevo all'Umanesimo, di cui può ben dirsi il traghettatore, almeno per tutto quanto attiene l'arte figurativa.

GIOTTO

Di famiglia contadina, il suo nome deriverebbe con ogni probabilità da Angiolotto, o al limite da Ambrogiotto, due nomi all'epoca molto usati. Suo padre è Bondone di Angiolino, lavoratore della terra, secondo le cronache dell'epoca. Prendendo per buona la testimonianza di un grande storico dell'arte come Giorgio Vasari, l'allora maestro Cimabue l'avrebbe scovato, ragazzino, nel tentativo di disegnare delle pecore, durante una delle sue giornate di lavoro al campo. In verità, appare ormai certa l'iscrizione del futuro artista nella potente "Arte della lana di Firenze", dopo l'inurbamento della sua famiglia, di cui si attesta la venuta nella parrocchia di Santa Maria Novella.

BASILICA di san francesco d'assisi

Storia

Architettura

Affreschi

Per Giotto è un’occasione unica: non esiste alcuna tradizione iconografica codificata sulle storie del Santo a legargli le mani; ha a disposizione un grande spazio bianco da riempire come vuole. Il pittore sceglie di raccontare l’umanità dei personaggi, ne cura la fisicità e dà rilievo agli elementi naturali del paesaggio, interpretando così al meglio il messaggio francescano d’amore per tutte le cose del Creato. Nell’episodio della Rinuncia ai beni terreni Francesco è rappresentato nella sua nudità con grande realismo anatomico. La mano di Dio indica Francesco come unico depositario del messaggio cristiano. Molte le scene corali; la folla è compatta, disegnata come un unico volume. Giotto però non rinuncia alle individualità, cura le fisionomie dei personaggi e li veste con realismo. Lo spettatore trecentesco ha l’impressione di trovarsi di fronte a una scena di vita vera nella quale può immedesimarsi con facilità.

San Francesco davanti al Sultano di Giotto

Il dipinto è databile 1295 – 1299 circa e quindi appartiene al periodo giovanile di Giotto. Come per altre opere delle Storie la paternità del dipinto non è certa. Inoltre non si conoscono con sicurezza i nomi degli aiuti che dipinsero con il maestro. San Francesco incontra il sultano nella undicesima opera delle Storie dipinte da Giotto. Il santo fu al seguito della quinta crociata e incontrò realmente il sultano ayyubide al-Malik al-Kamil. Per sorprendere positivamente il sultano si sottopose alla prova del fuoco che impressionò molto i consiglieri del sovrano.

Realizzata a Venezia nell'ultimo anno di vita di Carlo Saraceni (1620), l'opera mostra pienamente i nuovi dettami della Controriforma. È ormai lontana l'iconografia del Santo che da Giotto in poi mostrava il poverello d'Assisi ricevere i sacri segni sulle mani e i piedi da raggi provenienti da un cherubino. L'interno della stanza è l'occasione per una splendida natura morta costituita da ceste, sandali, sedie e panche rese con realismo. Di grande interesse iconografico il dettaglio del teschio sul tavolo del santo che conferma ancora una volta la totale adesione del dipinto alla nuova religiosità imperante.

La scena ha uno afondo naturalistico con un edificio ed un grande albero sulla destra mentre a sinistra si scorge in lontananza il convento e sul masso nell'angolo e la firma dello scultore

Estasi di San Francesco

PRESESPE DI GRACCIO

MIRACOLO DELLA FONTE

Molto suggestiva, soprattutto per questa incredibile luce lunare, è l'affresco con il Miracolo della fonte, che fa parte del ciclo delle Storie di San Francesco, dipinto da Giotto nella Basilica di San Francesco ad Assisi.Il soggetto si riferisce all'episodio della Leggenda Major in cui san Francesco, con la sue preghiera, fa scaturire una sorgente d'acqua dalle rocce dei monti della Verna, dissetando un viandante che si era perduto tra le montagne. Sviluppata sulla composizione diagonale, consueta per Giotto, la scena è ben strutturata su forme solide e tridimensionali. Sia le figure sia le montagne hanno una consistenza molto concreta, accompagnate dal gioco di luci contrastanti e dai passaggi dei colori. I personaggi si muovono con molta libertà ed esprimono le loro azioni in maniera diretta.

Tecnica

Predica agli oggetti

La Predica agli uccelli è un affresco di 270 x 200 cm. Questo episodio presenta dimensioni minori dagli altri perché si trova sulla controfacciata della Basilica insieme ad alcune altre scene. Il dipinto è integrato quindi da parti dipinte a secco a causa dei danni prodotti dall’umidità proveniente dalla facciata. La scena è ambientata all’interno di un paesaggio verdeggiante organizzato su due piani. Il primo piano è occupato dai personaggi mentre nel secondo piano sono disposti gli alberi.San Francesco si rivolge agli animali nella quindicesima scena delle Storie dipinte da Giotto. Il Santo secondo la tradizione stava percorrendo insieme ai compagni la strada che porta dal Castello di Cannara a Bevagna. Uno stormo di uccelli circondò improvvisamente Francesco e i frati lo videro rivolgersi ai volativi predicando loro. Le opere di Giotto presentano alcune intuizioni stilistiche che verranno sviluppate durante il Rinascimento. Il maestro utilizzò la prospettiva intuitiva per creare uno spazio tridimensionale. Inoltre i corpi assumono maggiore volume grazie all’uso del chiaroscuro.Nel dipinto compaiono dettagli naturali che rendono realistica la rappresentazione come gli uccelli dipinti di varie specie.

San Francesco appare a Gregorio IX di Giotto

Il dipinto che appartiene alle Storie di San Francesco è un affresco realizzato su una superficie muraria di 270 x 230 cm. Nella scena numero venticinque San Francesco dopo la sua canonizzazione appare a Papa Gregorio IX. Così per rassicurarlo il Santo comparve in sogno al Papa e gli consegnò una fiala del proprio sangue materializzato.Giotto realizzò il ciclo delle Storie di San Francesco intorno agli anni 1295 – 1299 ad un’età di circa 30 anni. Secondo gli storici l’opera fu dipinta in prevalenza da aiuti. È emerso il nome del Maestro della Santa Cecilia che sembra essere l’autore delle ultime tre scene del ciclo. La stanza è contenuta all’interno di una scatola prospettica frontale. Quindi lo spazio è decisamente razionale. Infine sono rappresentati con efficacia prospettica il baldacchino in alto e il soffitto a cassettoni.La struttura compositiva è fortemente condizionata dalle ortogonali della stanza sulle quali prevalgono le linee orizzontali. I personaggi infine sono tutti disposti su una fascia orizzontale inferiore.

Guarigione dell’uomo di Lleida di Giotto

L'affresco racconta la miracolosa guarigione di un infermo compiuta in Spagna da San Francesco dopo la sua morte.

Durante i suoi anni giovanili Giotto dipinse le storie di San Francesco che sono datate circa 1295-1299. Questo episodio secondo gli storici fu realizzato da un allievo forse il Maestro della Santa Cecilia. I disegni preparatori sono comunque attribuibili a Giotto al quale è stato attribuito l’intero ciclo.

La Guarigione dell’uomo di Lleida è la scena numero ventisei delle 28 Storie di San Francesco. San Francesco appare in Spagna, a Lleida dove un uomo era dato ormai in fin di vita per una grave malattia. Il Santo però compie il miracolo e il malato guarisce.

Grazie per la visione

Stile:

La pittura di Giotto è considerata un anticipo di quella rinascimentale. Infatti il maestro realizzò dipinti che si allontanano dallo stile bizantino e creano l’immaginario del Cristianesimo latino. Inoltre le scene presentano importanti innovazioni stilistiche che permettono di narrare le vicende di Francesco con maggior realismo. Lo spazio è descritto con l’uso di una prospettiva intuitiva. Le espressioni diventano più reali sul viso e con il linguaggio del corpo. La quotidianità entra con dignità nel dipinto grazie a dettagli apparentemente insignificanti. L’uomo comune infine diventa protagonista dell’opera pittorica. Le due architetture sono rappresentate con l’uso di una prospettiva medievale di tipo intuitivo. Gli scorci sono quindi diversi a destra e a sinistra. Gli edifici sono piuttosto organizzati al fine di creare un teatro scenografico per la comprensione della scena che si svolge di fronte. Il gruppo di consiglieri di sinistra poi crea una propria profondità attraverso la sovrapposizione dei corpi. Anche a destra dietro al sovrano si affolla una piccola corte. L’opera ha una forma rettangolare e proporzioni che si avvicinano al quadrato. Presenta una struttura quasi simmetrica poiché i due edifici sono costruiti ai lati della verticale centrale e si rivolgono verso la figura di Francesco che si trova al centro. La struttura compositiva si muove su due fasce verticali sovrapposte. Quella inferiore è occupata dai personaggi con San Francesco al centro. La fascia superiore invece è occupata dalla loggia del palazzo e dalla sommità del trono.

Architettura

L'esterno, dalla relativa semplicità romanica con qualche elemento gotico quale il portale a sesto acuto e gli archi rampanti, era diverso dall'interno, nel quale prevale la vivace policromia e le slanciate forme gotiche. La navata è divisa in quattro campate con transetto e abside, presenta una copertura con volte a crociera. Uno stretto ballatoio corre tutto intorno alle pareti. La chiesa superiore è illuminata da grandi finestroni gotici che corrono lungo tutta la fascia alta della navata e dell'abside, a cui si aggiunge la luce che entra dal rosone della facciata.L'interno è caratterizzato da navata unica a quattro campate, più un presbiterio composto da tre campate irregolari e abside poligonale. Reggono le volte a crociera pilastri polistili composti da colonnine su cui importano poi, organicamente, i costoloni. Lo spazio della chiesa è ampio e slanciato, con uno straordinario coniugarsi tra le strutture murarie e l'apparato decorativo. I grandi finestroni delle campate, il rosone e le vetrate del transetto garantiscono una forte illuminazione di ascendenza nordica, che contrasta con la penombra della basilica inferiore.

Storia

La basilica venne iniziata nel 1228 da Gregorio IX e conclusa nel 1253 da Innocenzo IV, con le maestranze dei migliori architetti, decoratori e pittori dell'epoca.La basilica superiore, che fu importante nella diffusione del gotico in Italia, venne predisposta per diventare una meta di pellegrinaggio e devozione popolare. Un secondo ordine di interessi era più strettamente legato al papato, che vedeva ormai nei francescani gli alleati per rinsaldare i legami con i ceti più umili. La struttura abbastanza semplice che si intendeva dare all'inizio venne quindi modificata quasi subito secondo linee più maestose, ispirandosi in parte all'architettura romanica lombarda, con nuove suggestioni gotiche legate agli edifici costruiti dall'ordine cistercense. Il terremoto del 26 settembre 1997 causò profonde lesioni alla basilica superiore, con il crollo della volta in due punti. Il sisma causò anche il crollo di parte degli affreschi .

Storia

La storia del presepe ha come protagonista un grande santo italiano: San Francesco d’Assisi. L’anno è il 1223 e il luogo Greccio, un paesino vicino a Rieti. San Francesco, arrivando probabilmente da Roma dove il Papa aveva confermato la regola francescana, si fermò nel paese, dove abitava Giovanni Velita, ormai amico e seguace del santo. Quando vide le grotte vicino a Greccio, gli tornò in mente un’immagine: Betlemme, che aveva visto nel suo viaggio in Terra Santa. In particolare, le grotte dove era nato Gesù. Forse colpito dalle scene dei mosaici che rappresentavano la Natività nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, San Francesco sentì forte il desiderio di “rappresentare il Bambino nato a Betlemme . Quindici giorni prima del Natale espresse questo desiderio e chiese aiuto a Messer Giovanni Velita per allestire il primo presepe della storia.

Giotto applica un principio di unità tra figure e spazio: le figure vivono nello spazio e lo spazio è valorizzato dalla presenza dei personaggi, secondo un rapporto reciproco, non più basato sulla simmetria, ma su un ordine logico e di naturalezza. Giotto ad Assisi inizia una graduale conquista del mondo visibile, fatto di oggetti, uomini, ambiente reale, natura e sentimenti. La composizione è sempre basata sulla geometria, ma si libera della rigidità bizantina e dei tradizionali schemi astratti. Tutto viene scelto, controllato e ordinato dalla ragione e secondo un concetto di chiarezza e verità . Giotto usa un linguaggio conciso che fissa gli aspetti essenziali della realtà in una determinata atmosfera, per suscitare delle emozioni in modo diretto.

Descrizione

L’ambientazione e la realizzazione furono semplici: una grotta, una mangiatoia, un bue e un asino condotti sul posto. Il 25 dicembre, attorno a questa scena si riunirono frati, uomini e donne della zona portando fiori e fiaccole. La storia del presepe iniziò quindi con un presepe vivente, fatto di fedeli in carne e ossa che insieme celebravano la povertà del Dio fatto Uomo. La scelta di Giotto di ricorrere alla realtà per rappresentare le storie di San Francesco si coglie negli oggetti rappresentati. Il leggio e gli altri arredi sparsi nella scena sono, infatti, dipinti con grande attenzione. San Francesco viene raffigurato come una persona qualunque. Così come i volti e le posizioni delle figure umane che assumono un aspetto naturale. Inoltre, gli oggetti e gli arredi vengono descritti nei particolari. Infine, la prospettiva lineare utilizzata permette di rappresentare uno spazio fisico, umano e reale, diverso da quello simbolico e divino di opere tradizionali precedenti. In più, i luoghi dipinti non sono astrazioni ma paesaggi realmente esistenti. I colori, secondo indagini di esperti condotte con tecniche approfondite, sembrano non essere quelli di origine. Comunque, allo stato attuale, nella fascia inferiore del dipinto prevalgono colori caldi e tendenti all’ocra. Sono poste in evidenza, sulla sinistra e in centro, le vesti rosse degli astanti. Contro il cielo blu scuro, poi, emerge il retro della grande Croce ancorata sul tramezzo. Lo spazio rappresentato nella scena dipinta è già di tipo geometrico e sufficientemente corretto. La rappresentazione geometrica delle architetture, infatti, ha una grande importanza. Giotto, con questa scelta stilistica, intende caricare di realismo la sua rappresentazione. Il baldacchino e le architetture di sinistra sono descritti con una prospettiva assonometrica intuitiva. Nella zona del presbiterio, poi, in primo piano, la culla ha un aspetto solido e tridimensionale. La folla dei fedeli, inoltre, attraverso la parziale sovrapposizione dei corpi, riempie e dimensiona lo spazio tra l’altare e il muro di fondo. Così, gli arredi dipinti in modo realistico occupano uno spazio fisico e creano una reale spazialità. L’affresco di Giotto presenta proporzioni vicine al quadrato come gli altri della serie. La struttura compositiva si sviluppa su una fascia inferiore delimitata in alto dalla linea superiore dell’iconostasi.