Poesia lirica della scuola siciliana
Bertamino, bifulco,cuomo e mazzarino
Indice
stefano protonotaro
Storia e contesto
Pag. VII - X
Pag.III.
APPROFONDIMENTO SU GIACOMO DA LENTINI
struttura e caratteristiche
Pag. IV
Pag.XI-XII
Cielo d'Alcamo
Pag. V - VI
STORIA E CONTESTO
La scuola siciliana
1.
La poesia lirica è un movimento letterario ubicato nei primi tre quarti del 13 sec.Con centro nella corte di Federico II di Svevia.
2.
Federico II di Svevia fu uno dei primi sovrani medievali a promuovere la conoscienza, "patrono delle scienze"
3.
Il linguaggio è prettamente siciliano e livellato dalla tendenza inconsapevole a un ideale linguistico, ciò lo incontriamo inizialmente con Giacomo da Lentini
4.
La poesia della scuola siciliana era spesso incentrata sull' amor cortese, lidealizzazione dell' amore e l'idolatrazione della donna
5.
La scuola siciliana viene identificata come un movimento poetico unico nel contesto medievale italiano.
STRUTTURA E CARATTERISTICHE
Le nuove forme metriche della "svolta poetica"
La Scuola Siciliana si distingue per diverse caratteristiche specifiche ed innovazioni che hanno contribuito a definirla come un movimento poetico unico nel contesto medievale italiano. I poeti siciliani svilupparono nuove forme metriche, caratterizzate da schemi di rima sofisticati e musicali, come : - il sonetto - la canzone - la canzonetta Nel loro modo di scrivere si riflette la miscela culturale che era presente in Sicilia: spesso, incorporano influenze linguistiche, tematiche e stili provenienti da queste differenti culture
La Scuola siciliana può essere vista come un prercusore del Rinascimento italiano. Le sue innovazioni linguistiche, metriche e tematiche hanno influenzato poeti successivi come Petrarca o Boccaccio, contribuendo alla nascita della moderna poesia italiana. Complessivamente, ha rappresentato quindi una pietra militare nella storia della poesia italiana, grazie alle sue caratteristiche specifiche e alle sue innovazioni che hanno aperto la strada a nuove espressioni poetiche e all'uso delle lingue locali in letteratura
Cielo D' Alcamo
Cielo d'Alcamo, un tempo conosciuto anche come Michele d'Alcamo (forma toscana del siciliano Celi= Michele), è uno dei più significativi rappresentanti della poesia popolare giullaresca della scuola siciliana Probabilmente fu un giullare esperto nelle tecniche della poesia provenzale ed è capace di ribaltare giocosamente il modello mescolando registro basso e letterario.
giullare: persona che deve esser in grado di far divertire la corte
Il Contrasto
Di Cielo d'Alcamo ci è prevenuto uno dei più antichi documenti poetici della lingua italiana, IL CONTRASTO, databile tra il 1231 e il 1250
E'un componimento poetico dialogato, tra un uomo che cerca di sedurre la donna di cui è innamorato che prima lo rifiuta, poi comincia a cedere alle sue lusinghe dichiarandosi disposta a sposarlo e alla fine si abbandona del tutto
ll contrasto è tutto giocato sull'alternanza invito-rifiuto. Il canzoneri incalza con la sua corte la donna che ribatte con durezza sprezzante. Si tratta di un gioco delle parti che si conclude con il cedimento della giovane al proprio "destino"
Stefano Protonotaro
Sono arrivate a noi poche fonti di questo poeta; è quasi certo però che venisse da Messina, quando questa era ancora parte del Regno di Sicilia. Restano di lui soltanto tre canzoni: - Pir meu cori alligrari - Assai cretti celare - Assai mi placeria
Pir meu cori alligrari
Pir meu cori alligrari,chi multu longiamenti senza alligranza e joi d'amuri è statu, mi ritornu in cantari, ca forsi levimenti da dimuranza turniria in usatu di lu troppu taciri; e quandu l'omu ha rasuni di diri, ben di'cantari e mustrari alligranza, ca senza dimustranza joi siria sempri di pocu valuri: dunca ben di' cantar amaduri
chi si vidi livarimultu crudilimenti sua nuritura,chi ill'ha nutricatu: e si' bonu li pari mirarsi dulcimenti dintru unu speclu chi li esti amustratu, chi l'ublia siguri. Cusi' m'e dulci mia donna vidiri: ca'n lei guardandu met[t]u in ublianza tutta autra mia intindanza, si' chi istanti mi feri sou amuri d'un colpu chi inavanza tutisuri.
E si pir ben amaricantau jujusamenti omo chi avissi in alcun tempu amatu, ben lu diviria fari plui dilittusamenti eu, chi son di tal donna innamuratu, dundi è dulci placiri, preju e valenza e jujusu pariri e di billizzi cutant'abundanza chi illu m'è pir simblanza, quandu eu la guardu, sintir la dulzuri chi fa la tigra in illu miraturi
Pir meu cori alligrari
Di chi eu putia sanarimultu leg[g]eramenti, sulu chi fussi a la mia donna a gratu m'eu sirviri e pinari m'eu duttu fortimenti chi, quandu si rimembra di sou statu, nu lli dia displaciri. Ma si quistu putissi adiviniri, ch'Amori la ferissi di la lanza chi mi fer'e mi lanza, ben crederia guarir di mei doluri, ca sintiramu engualimenti arduri..
E si pir suffriri ni per amar lialmenti e timiri omu acquistau d'amur gran beninanza, dig[i]u avir confurtanza eu, chi amu e timu e servi[vi] a tutturi cilatamenti plu[i] chi autru amaduri.
Purriami laudarid'Amori bonamenti com'omu da lui beni ammiritatu; ma beni è da blasmari Amur virasimenti quandu illu dà favur da l'unu latu e l'autru fa languiri: chi si l'amanti nun sa suffriri, disia d'amari e perdi sua speranza. Ma eu suf[f]ru in usanza, ca ho vistu adess'a bon suffirturi vinciri prova et aquistari unuri.
Assai cretti celare
Assai cretti celare ciò che mi conven dire, ca lo troppo tacere noce manta stagione, e di troppo parlare può danno adivenire: per che m’aven temere l’una e l’altra cagione.
Quand’omo ha temenza di dir ciò che convene, levemente adivene che ’n suo dire è fallenza: omo temente no è ben suo segnore; per che, s’io fallo, il mi perdoni Amore.
-Nell'ultima poesia che citiamo, Assai mi placeria, il poeta si lamenta ancora una volta con l'amore, ma in esso trova rassicurazioni...
"il Notaro"
-approfondimento
Da dove deriva in nome "Il Notaro"?
Della vita di Giacomo o Iacopo da Lentini non si sa molto, questo poichè col tempo non sono state tramandate le informazioni quindi sono andate perse. Sappiamo che nacque e morì a Lentini (1210-1250 circa). Fu uno dei primi poeti a scrivere in volgare siciliano, è considerato come uno dei precuriosi della lirica italiana e della tradizione poetica.Inoltre si pensa che il poeta tra il 1233 e il 1241 abbia scritto 22 sonetti e 16 canzoni.
Giacomo da Lentini conosciuto anche come il "Notaro", per il rilievo della sua produzione poetica in ambito giuridico.
Giacomo da Lentini è conosciuto per le sue poesie e canzoni,e alcune delle sue più famose sono:-Madonna dir vo voglio-Meravigliosa-mente -Guiderdone aspetto avere -Troppo son dimorato
Madonna,dir vo voglio
Madonna, dir vo voglio como l’amor m’à priso, inver’ lo grande orgoglio che voi, bella, mostrate, e no m’aita. Oi lasso, lo meo core, che ’n tante pene è miso che vive quando more per bene amare, e teneselo a vita! Dunque mor’e viv’eo? No, ma lo core meo more più spesso e forte che non faria di morte naturale, per voi, donna, cui ama, più che se stesso brama, e voi pur lo sdegnate: Amor, vostra ’mistate vidi male...
...Assai mi son mostrato a voi, donna spietata, com’eo so’ innamorato, ma crëio ch’e’ dispiaceri’ a voi pinto. Poi c’a me solo, lasso, cotal ventura è data, perché no mi ’nde lasso? Non posso, di tal guisa Amor m’à vinto. Vorria c’or avenisse che lo meo core ’scisse come ’ncarnato tutto, e non facesse motto a voi, sdegnosa; c’amore a tal l’adusse ca, se vipera i fusse, natura perderia: a tal lo vederia, fora pietosa.
Grazie per l'attenzione
Poesia lirica della scuola siciliana
Valeria Cuomo
Created on October 24, 2023
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Poesia lirica della scuola siciliana
Bertamino, bifulco,cuomo e mazzarino
Indice
stefano protonotaro
Storia e contesto
Pag. VII - X
Pag.III.
APPROFONDIMENTO SU GIACOMO DA LENTINI
struttura e caratteristiche
Pag. IV
Pag.XI-XII
Cielo d'Alcamo
Pag. V - VI
STORIA E CONTESTO
La scuola siciliana
1.
La poesia lirica è un movimento letterario ubicato nei primi tre quarti del 13 sec.Con centro nella corte di Federico II di Svevia.
2.
Federico II di Svevia fu uno dei primi sovrani medievali a promuovere la conoscienza, "patrono delle scienze"
3.
Il linguaggio è prettamente siciliano e livellato dalla tendenza inconsapevole a un ideale linguistico, ciò lo incontriamo inizialmente con Giacomo da Lentini
4.
La poesia della scuola siciliana era spesso incentrata sull' amor cortese, lidealizzazione dell' amore e l'idolatrazione della donna
5.
La scuola siciliana viene identificata come un movimento poetico unico nel contesto medievale italiano.
STRUTTURA E CARATTERISTICHE
Le nuove forme metriche della "svolta poetica"
La Scuola Siciliana si distingue per diverse caratteristiche specifiche ed innovazioni che hanno contribuito a definirla come un movimento poetico unico nel contesto medievale italiano. I poeti siciliani svilupparono nuove forme metriche, caratterizzate da schemi di rima sofisticati e musicali, come : - il sonetto - la canzone - la canzonetta Nel loro modo di scrivere si riflette la miscela culturale che era presente in Sicilia: spesso, incorporano influenze linguistiche, tematiche e stili provenienti da queste differenti culture
La Scuola siciliana può essere vista come un prercusore del Rinascimento italiano. Le sue innovazioni linguistiche, metriche e tematiche hanno influenzato poeti successivi come Petrarca o Boccaccio, contribuendo alla nascita della moderna poesia italiana. Complessivamente, ha rappresentato quindi una pietra militare nella storia della poesia italiana, grazie alle sue caratteristiche specifiche e alle sue innovazioni che hanno aperto la strada a nuove espressioni poetiche e all'uso delle lingue locali in letteratura
Cielo D' Alcamo
Cielo d'Alcamo, un tempo conosciuto anche come Michele d'Alcamo (forma toscana del siciliano Celi= Michele), è uno dei più significativi rappresentanti della poesia popolare giullaresca della scuola siciliana Probabilmente fu un giullare esperto nelle tecniche della poesia provenzale ed è capace di ribaltare giocosamente il modello mescolando registro basso e letterario.
giullare: persona che deve esser in grado di far divertire la corte
Il Contrasto
Di Cielo d'Alcamo ci è prevenuto uno dei più antichi documenti poetici della lingua italiana, IL CONTRASTO, databile tra il 1231 e il 1250
E'un componimento poetico dialogato, tra un uomo che cerca di sedurre la donna di cui è innamorato che prima lo rifiuta, poi comincia a cedere alle sue lusinghe dichiarandosi disposta a sposarlo e alla fine si abbandona del tutto
ll contrasto è tutto giocato sull'alternanza invito-rifiuto. Il canzoneri incalza con la sua corte la donna che ribatte con durezza sprezzante. Si tratta di un gioco delle parti che si conclude con il cedimento della giovane al proprio "destino"
Stefano Protonotaro
Sono arrivate a noi poche fonti di questo poeta; è quasi certo però che venisse da Messina, quando questa era ancora parte del Regno di Sicilia. Restano di lui soltanto tre canzoni: - Pir meu cori alligrari - Assai cretti celare - Assai mi placeria
Pir meu cori alligrari
Pir meu cori alligrari,chi multu longiamenti senza alligranza e joi d'amuri è statu, mi ritornu in cantari, ca forsi levimenti da dimuranza turniria in usatu di lu troppu taciri; e quandu l'omu ha rasuni di diri, ben di'cantari e mustrari alligranza, ca senza dimustranza joi siria sempri di pocu valuri: dunca ben di' cantar amaduri
chi si vidi livarimultu crudilimenti sua nuritura,chi ill'ha nutricatu: e si' bonu li pari mirarsi dulcimenti dintru unu speclu chi li esti amustratu, chi l'ublia siguri. Cusi' m'e dulci mia donna vidiri: ca'n lei guardandu met[t]u in ublianza tutta autra mia intindanza, si' chi istanti mi feri sou amuri d'un colpu chi inavanza tutisuri.
E si pir ben amaricantau jujusamenti omo chi avissi in alcun tempu amatu, ben lu diviria fari plui dilittusamenti eu, chi son di tal donna innamuratu, dundi è dulci placiri, preju e valenza e jujusu pariri e di billizzi cutant'abundanza chi illu m'è pir simblanza, quandu eu la guardu, sintir la dulzuri chi fa la tigra in illu miraturi
Pir meu cori alligrari
Di chi eu putia sanarimultu leg[g]eramenti, sulu chi fussi a la mia donna a gratu m'eu sirviri e pinari m'eu duttu fortimenti chi, quandu si rimembra di sou statu, nu lli dia displaciri. Ma si quistu putissi adiviniri, ch'Amori la ferissi di la lanza chi mi fer'e mi lanza, ben crederia guarir di mei doluri, ca sintiramu engualimenti arduri..
E si pir suffriri ni per amar lialmenti e timiri omu acquistau d'amur gran beninanza, dig[i]u avir confurtanza eu, chi amu e timu e servi[vi] a tutturi cilatamenti plu[i] chi autru amaduri.
Purriami laudarid'Amori bonamenti com'omu da lui beni ammiritatu; ma beni è da blasmari Amur virasimenti quandu illu dà favur da l'unu latu e l'autru fa languiri: chi si l'amanti nun sa suffriri, disia d'amari e perdi sua speranza. Ma eu suf[f]ru in usanza, ca ho vistu adess'a bon suffirturi vinciri prova et aquistari unuri.
Assai cretti celare
Assai cretti celare ciò che mi conven dire, ca lo troppo tacere noce manta stagione, e di troppo parlare può danno adivenire: per che m’aven temere l’una e l’altra cagione. Quand’omo ha temenza di dir ciò che convene, levemente adivene che ’n suo dire è fallenza: omo temente no è ben suo segnore; per che, s’io fallo, il mi perdoni Amore.
-Nell'ultima poesia che citiamo, Assai mi placeria, il poeta si lamenta ancora una volta con l'amore, ma in esso trova rassicurazioni...
"il Notaro"
-approfondimento
Da dove deriva in nome "Il Notaro"?
Della vita di Giacomo o Iacopo da Lentini non si sa molto, questo poichè col tempo non sono state tramandate le informazioni quindi sono andate perse. Sappiamo che nacque e morì a Lentini (1210-1250 circa). Fu uno dei primi poeti a scrivere in volgare siciliano, è considerato come uno dei precuriosi della lirica italiana e della tradizione poetica.Inoltre si pensa che il poeta tra il 1233 e il 1241 abbia scritto 22 sonetti e 16 canzoni.
Giacomo da Lentini conosciuto anche come il "Notaro", per il rilievo della sua produzione poetica in ambito giuridico.
Giacomo da Lentini è conosciuto per le sue poesie e canzoni,e alcune delle sue più famose sono:-Madonna dir vo voglio-Meravigliosa-mente -Guiderdone aspetto avere -Troppo son dimorato
Madonna,dir vo voglio
Madonna, dir vo voglio como l’amor m’à priso, inver’ lo grande orgoglio che voi, bella, mostrate, e no m’aita. Oi lasso, lo meo core, che ’n tante pene è miso che vive quando more per bene amare, e teneselo a vita! Dunque mor’e viv’eo? No, ma lo core meo more più spesso e forte che non faria di morte naturale, per voi, donna, cui ama, più che se stesso brama, e voi pur lo sdegnate: Amor, vostra ’mistate vidi male...
...Assai mi son mostrato a voi, donna spietata, com’eo so’ innamorato, ma crëio ch’e’ dispiaceri’ a voi pinto. Poi c’a me solo, lasso, cotal ventura è data, perché no mi ’nde lasso? Non posso, di tal guisa Amor m’à vinto. Vorria c’or avenisse che lo meo core ’scisse come ’ncarnato tutto, e non facesse motto a voi, sdegnosa; c’amore a tal l’adusse ca, se vipera i fusse, natura perderia: a tal lo vederia, fora pietosa.
Grazie per l'attenzione