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Poesia comica

FRANCESCO DI NAPOLI

Created on October 24, 2023

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La poesia comica

Siamo negli anni successivi al 1260, quando in Toscana si sviluppa la poesia comico-parodica, contemporaneamente e in netto contrasto al linguaggio alto, allo stile tragico e ai temi sublimi dell’amore cantato dai Siciliani e, in particolare, dagli Stilnovisti; la lingua di questi ultimi è dolce, soave, amorosa e le donne sono spirituali e silenziose.Invece nella poesia comica, prevalgono i temi bassi: il cibo, il sesso , il gioco, l’umore nero dei poeti, le battute grevi e i doppi sensi, la presa in giro e il rovesciamento dei temi elevati della poesia seria. Tale poesia fa un uso quasi esclusivo del sonetto, privilegia, infatti, il linguaggio popolare, tendendo all’imitazione del parlato.

LETTERATURA MEDIEVALE

La letteratura medievale viene divisa in 3 generi principali: -La chanson de geste: sono le nobili imprese degli eroi, raccontate dai giullari. -La poesia trobadorica: questo genere è caratterizzato dalla predicazione dell’amor cortese, dove si tratta la figura femminile come priorità assoluta. -Il romanzo cavalleresco: è, in sintesi, l’unione dei due generi precedenti, racconti epici e tematiche amorose.

I RIMATORI SICULO-TOSCANI

La denominazione di siculo-toscani vuole indicare sia la dipendenza di questi rimatori dalla Scuola siciliana, sia l'apporto nuovo, "toscano", che essi introducono nel genere lirico. I nuovi rimatori riprendono sì la canzone e il sonetto elaborati dai siciliani e la loro tematica amorosa, ma sperimentano anche altre forme metriche, come la ballata, e danno ampio spazio alla canzone politica. La nuova poesia riflette infatti il clima civile delle lotte politiche fra le varie città e fra i vari partiti della società comunale.

BONAGIUNTA

Tra i rimatori siculo-toscani, un ruolo di primo piano spetta a Bonagiunta Orbicciani da Lucca (attivo fra il 1240 e il 1280) e soprattutto a Guittone d'Arezzo. L'attività notarile di Bonagiunta è documentata fra il 1242 e il 1257, ma la sua ricerca poetica si svolse probabilmente per un quarantennio, dal 1240 al 1280 circa, perché poté assistere agli esordi dello Stil novo ed entrare in tenzone con Guido Guinizzelli, l'iniziatore bolognese dello Stil novo.

GUITTONE D'AREZZO

Guittone d'Arezzo è stato un maestro indiscusso di poesia fra il 1260 e l'anno della morte, il 1294 ,tanto da lasciare dietro di se uno stuolo di imitatori in ogni città dell'Italia centrale e centro-settentrionale (i "guittoniani"). Egli apparteneva al partito guelfo. Di Guittone restano circa 300 componimento poetici che riflettono la svolta segnata dal 1265 e l’abbandono della lirica d’amore La sua lirica d'amore deriva dai siciliani ma anche dai provenzali, dai quali Guittone riprende la tendenza al trobar clus. La tematica cortese si apre sia alla vita comunale e sociale, sia a riferimenti alla vita quotidiana personale del poeta. Le scelte linguistiche oscillano dal raffinato al plebeo. Spesso nei suoi versi c'è qualcosa di freddo.

RUSTICO FILIPPI

Rustico Filippi visse a Firenze tra il 1230 e la fine del secolo. Il poeta è noto come iniziatore della poesia burlesca o comico-realistica, che avrà largo sviluppo nel XIV secolo. Lui scrisse anche come stilnovista ma, tuttavia ebbe più successo come diffamatore del gentil sesso, sempre con intenti comici, però. Le sue poesie si dice che facessero morire dal ridere chiunque, tranne a chi erano dedicati quei versi. Ogni persona che non rientrava nei suoi canoni di bellezza poteva venire presa di mira, e non era difficile capire a chi fosse riferita una rima, infatti Rustico da questi era solito ricevere un bel "paliatone". Il realismo poetico di Rustico ritrae perfettamente la società del tempo, piena di corruzione, vizi carnali e scarsissima, se non inesistente, igiene personale.

CECCO ANGIOLIERI

Cecco Angiolieri è nato a Siena nel 1260 da famiglia nobile. Sin da ragazzo ebbe a che fare con la giustizia, infatti era solito frequentare compagnie maldestre ed era attratto fortemente dal gioco. Partecipò nel 1288 a fianco dei fiorentini, nella guerra contro arezzo dove è molto probabile che conobbe anche Dante Alighieri. Cecco viene considerato un uomo frivolo, spensierato e disordinato, aveva tre passioni: la donna, il gioco e la taverna; tuttavia ci ha lasciato un ricco canzoniere dal quale risale il suo romanticismo e il suo amore nei confronti di Becchina. Per lei ha scritto diversi versi nei quali trionfa l'amore materiale.

CECCO ANGIOLIERI

Tra i suoi sonetti ce ne sono molti in cui fa trasparire chiaramente l'odio che prova nei confronti dei suoi genitori. Si inserisce all'interno della poesia comica, sviluppatasi in toscana intorno al 1260. Le tematiche principali sono la vita e l'amore che rispetto al dolce stilnovo sono meno spirituali. I sonetti più famosi di Cecco sono: -S'i fosse foco, arderei 'l mondo -I' ho si gran paura di fallare -E sono altamente innamorato

GRAZIE PER L'ATTENZIONE

Francesco Di Napoli, Agostino Mele, Marialuisa Giuliano, Daniele D'avino