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le vestali

Giorgia Spagnoletti

Created on October 23, 2023

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Transcript

Amantini Melissa, Begaj Charlize, Celletti Giorgia, Spagnoletti Giorgia, Varacalli Valeria 2A Liceo Augusto anno 2023-2024

LE VESTALI

LE MADRI DI ROMA

-Il ruolo della vestale-Il mito della Rea Slivia -Atrium Vestae -Le rappresentazioni grafiche

QUOTE

"Com'è felice il destino dell'incolpevole vestale! Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata"
-Alexander Pope, Londra, 1688-1744

il ruolo della vestale:

In Roma antica, ognuna delle vergini sacerdotesse che formavano il collegio sacro (collegio delle v.) addetto al culto della dea Vesta e alla custodia del fuoco sacro e del «focolare» domestico e pubblico, ossia della famiglia e dello stato. In numero di 6 ancora bambine(tra i 6 e i 10 anni di età) venivano scelte dal pontefice massimo: tra fanciulle prive di imperfezioni fisiche, con genitori viventi e di condizione libera. Nel corpus sacerdote romano erano alcune delle poche figure femminili. A differenza degli altri collegi maschili il loro sacerdozio non era a vita, ma durava 30 anni, al termine dei quali potevano scegliere se rimanere Vestali fino alla morte o se lasciare il servizio e tornare alla loro famiglia per ricominciare una vita normale, tenendo conto però dell’età ormai avanzata. A capo del collegio era la Virgo Vestalis Maxima, la più anziana tra le sei.

Così come il ruolo delle vestali era assai prestigioso e di grande spicco, anche le punizioni per non aver custodito correttamente il fuoco erano prese altrettanto sul serio: alle volte , come una donna sposata che era venuta meno al suo compito di custodire la casa, veniva fustigata, ma negli scenari peggiori si arrivava a seppellire la vestale viva nel cosiddetto campus Sceleratus a Roma presso porta Collina. Anche l’appagamento del loro desiderio sessuale ricevevano la triste punizione.

Ma le Vestali conducevano una vita tutt’altro che isolata e godevano di privilegi eccezionali e dei massimi onori pubblici riservati ai magistrati. Erano le uniche donne romane emancipate dalla potestà paterna, anche se tale autorità era ufficialmente sostituita da quella del pontefice massimo, al quale erano legate con simboliche nozze. Libere da tutte le norme che giuridicamente limitavano la donna romana, erano proprietarie a pieno titolo dei loro beni, deponevano in tribunale senza giuramento, avevo diritto alla tomba all’interno del pomerium, potevano girare liberamente in città, anzi erano precedute da un littore e i magistrati cedevano loro il passo, infine potevano graziare un condannato a morte se lo incontravano lungo la strada nel giorno dell’esecuzione.

il mito della rea silvia:

Rea Silvia fu la mitica figlia di Numitore, re di Albalonga e madre di Romolo, fondatore di Roma,e Remo. Esistono varie versioni di questo mito ma la più canonica è quella albana che ha un elemento leggendario importante per cui il fondatore di Roma discende da due delle divinità più devote all'orgoglio Romano ovvero Marte e Vesta. Rea, figlia di Numitore era perseguitata dallo zio Amulio. Lui si prese il trono per eliminare il rischio di possibili discendenti di Numitore e per questo costringe Rea Silvia a diventare una vestale e quindi a rimanere vergine. Le sacerdotesse del fuoco sacro dovevano recarsi a prendere l'acqua passando per il bosco sacro a Marte e proprio lì, mentre la vergine Silvia dormiva incontrò il Dio che la rese sua. Manifestandosi la gravidanza, Amulio la fece imprigionare e dopo la gravidanza fu fatta morire. Ci sono altre due versioni, nella prima muore a causa degli stenti della prigionia, e il suo cadavere gettato nel fiume Tevere; nella seconda viene lasciata in vita per le preghiere della figlia di Amulio, ma comunque rinchiusa in prigione e liberata solo alla morte di Amulio.

atrium vestae:

Il Tempio di Vesta, del IV sec. a.c. è uno dei luoghi di culto più antichi di Roma, per la presenza, nella sua area sacra, del “fuoco sacro” protettore dello Stato romano e dell'Urbe. Il Tempio era collegato alla Casa delle Vestali, le sacerdotesse custodi del fuoco sacro, e i due edifici finirono per rappresentare un’unica costruzione denominata Atrium Vestae.

il tempio: Il Tempio aveva una pedana circolare, rivestita di marmo e con l'interno di cemento, che sorreggeva venti colonne corinzie. Sulla pedana appariva il "penus vestae", accessibile solo dalle vestali, contenente dei pignora civitatis, cioè oggetti sacri di Roma come il Palladio, una statua in legno raffigurante Minerva. La cella conteneva il fuoco sacro, infatti il tetto conico presentava un foro per far uscire il fumo dal tempio. Si ipotizza che la statua della Dea fosse conservata all’interno dell’edicola posta in prossimità dell’entrata della Casa delle Vestali.

la casa delle vestali: (l'aspetto attuale è causa delle ultime rinnovazioni da parte di settimio severo dopo l'incendio del 191). L'edificio è costruito intorno a un cortile porticato sui quattro lati con al centro delle fontane, una delle quali successivamente trasformata in una aiuola ottagonale. A sud accoglie delle stanze tra cui un forno, una cucina e un mulino. Al piano superiore, accessibile tramite una rampa di scale situata al centro del portico, vi erano le stanze delle Vestali con numerosi bagni riscaldati da bocche di stufe ricavate nelle intercapedini dei muri. A est del portico una grande stanza con tre ambienti per lato; questo tablino era certamente il luogo più importante di tutto l'edificio.

le rappresentazioni grafiche:

Il compito principale delle vestali era evitare lo spegnimento della fiamma sacra che ardeva in onore della dea Vesta, raffigurata in quest’olio del XVII secolo di Ciro Ferri Foto: Scala, Firenze

Lucio Albano accoglie sul carro le vestali (1779) , Antonio Pachera , Parma Galleria Nazionale