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SENECA
Giulia Braida
Created on October 20, 2023
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Transcript
Il problema delle emozioni
Seneca
De ira
Seneca
È un'opera filosofica di argomento morale che si sviluppa in tre libri facente parte dei "Dialogi". Affronta e descrive gli effetti funesti della più pericolosa delle passioni umane. Secondo la tradizione stoicista, Seneca presenta l'ira come una sorta di furor incontrollabile, individuando un possibile rimedio nella sua prevenzione attraverso la razionalità, caratteristica del saggio.
La lotta contro le passioni
1. Combatti tu, contro te stesso; se vuoi vincere l'ira, essa non può vincere te. Cominci a vincere, quando rimane nascosta, quando non le dai sfogo. Seppelliamone i segni e, per quanto è possibile, teniamola occulta, segreta. 2.Ciò comporterà per noi grave molestia, perché essa desidera balzar fuori, accenderci gli occhi e mutarci il volto, ma se le permettiamo di uscire da noi, diventa più forte di noi. Nascondiamola nel più profondo recesso del petto e portiamola con noi, non lasciamoci portare. Anzi, volgiamo al contrario tutti i suoi indizi: il volto sia disteso, la voce si faccia più blanda, il passo più lento; l'interno, a poco a poco, si plasma sull'esterno.
1. Pugna tecum ipse: si <vis> vincere iram, non potest te illa. Incipis vincere, si absconditur, si illi exitus non datur. Signa eius obruamus et illam quantum fieri potest occultam secretamque teneamus. 2. Cum magna id nostra molestia fiet (cupit enim exilire et incendere oculos et mutare faciem), sed si eminere illi extra nos licuit, supra nos est. In imo pectoris secessu recondatur, feraturque, non ferat. Immo in contrarium omnia eius indicia flectamus: vultus remittatur, vox lenior sit, gradus lentior; paulatim cum exterioribus interiora formantur.
3. In Socrate abbassare la voce, essere di poche parole, era un segno d'ira; era evidente allora che stava lottando con se stesso. Così veniva scoperto e rimproverato dai suoi familiari, ma il rimprovero per la sua ira nascosta non gli era sgradito. E perché non si sarebbe dovuto rallegrare che molti comprendessero la sua ira, ma che nessuno la sentisse? L'avrebbero invece sentita se egli non avesse dato agli amici il diritto di rimproverarlo, come egli se lo era assunto verso gli amici.
3. In Socrate irae signum erat vocem summittere, loqui parcius; apparebat tunc illum sibi obstare. Deprendebatur itaque a familiaribus et coarguebatur, nec erat illi exprobratio latitantis irae ingrata. Quidni gauderet quod iram suam multi intellegerent, nemo sentiret? Sensissent autem, nisi ius amicis obiurgandi se dedisset, sicut ipse sibi in amicos sumpserat.
De ira III,13,1-3
L'ira
Protagonista del passo tradotto è l'ira, considerata la deprecabile manifestazione di un animo debole. Effeti dell'ira scoppiata all'interno dell'animo dell'uomo si manifestano nei comportamenti incontrollabili e tipici dell' impulso animale. Seneca porta l'esempio del filosofo Socrate, il quale preso dall'ira abbasava il tono della voce e controllava le parole. Solo in tal modo veniva scoperto dai suoi amici che tuttavia non erano sottoposti alle conseguenze dell'ira incontrollata di Socrate. In conclusione Seneca, riprendendo il pensiero stoico, (3 capitolo "Sette breve lezioni sullo stoicismo") afferma che per raggiungere la virtù è necessario lottare con le nostre emozioni per evitare di perdere il controllo di queste e non lasciarci condizionare dagli effetti negativi. La capacità di autocontrollo è il più evidente segno della superiorità del sapiens.
De tranquillitate animi
Dialogo con l'amico Anneo Sereno, il quale è in preda a una crisi spirituale e incerto sulla via da intraprendere per uscire da questa insoddisfazione personale. Seneca, fiducioso nella possibilità di azione del saggio sul piano sociale e politico, consiglia un compromesso tra otium contemplativo e impegno, priviligando la scelta di un negotium rivolto al bene comune. Lo studioso Gianfranco Lotito giustifica l'assenza di ambientazione e di un interlocutore nel dialogo affermando che trattandosi di una situazione già interna alla scuola e al credo di Seneca ci troviamo nel chiuso di un esercizio intellettuale. A differenza dei dialoghi platonici in cui l'ambietazione era necessaria poiché l'autore si celava dietro ai suoi personaggi.
Insoddisfazione e taedium vitae
In questo passo Seneca presenta coloro che, incapaci di operare una precisa scelta esistenziale, occupano il proprio tempo con interessi vani e poco graficanti rendendosi perennemente insoddisfatti. Seneca offre in questo dialogo la cura che consiste nella meditazione e nella saggezza. Nel passo ci viene presentato una serie di personaggi afflitti dallo scontento di se che hanno in comune la ricerca di un cambiamento, questo portava Seneca a paragonarli a un malato che incapace di dormire si rotola tra le lenzuola, senza trovare sollievo.
"Il male di vivere" verrà ripreso successivamente da Eliot nel poema "The waste land" dove viene presentata una visione del mondo moderno privo di valori e punti di riferimento, in cui i vivi sono più morti dei defunti stessi, vittime di una alienazione profonda che ci rimanda agli occupati Senecani.