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Concettina Panella
Created on October 16, 2023
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Transcript
conflitto israelo-palestinese
"dal 1967 ad oggi"
INDEX
GUERRA DELLO YUM KIPPUR
GUERRA DEI SEI GIORNI
PRIMA INTIFADA
HAMAS
PROCLAMAZIONE DELLO STATO DI PALESTINA
ACCORDI DI OSLO
SITUAZIONE ATTUALE
LA GUERRA DEI SEI GIORNI DEL 1967
- Nel 1967 lo stato israeliano era nato da appena 19 anni: fu creato nel 1948, alla fine di quella che i paesi arabi chiamano nakba (cioè “la catastrofe“) e gli israeliani la Guerra d’Indipendenza.
- In quegli anni l’Egitto era governato stabilmente da Gamal Abdel Nasser, un carismatico leader socialista, che si inventò una specie di coalizione permanente con la Siria – la cosiddetta Repubblica Araba Unita – e favorì la nascita dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che per decenni è stato il principale organo di rappresentanza del popolo palestinese. Anche se erano passati 19 anni dalla Nakba, l'Egitto e i paesi arabi consideravano ancora israele come un popolo invasore.
- Nei primi mesi dell’anno, fu chiaro a tutti che la guerra si stava avvicinando. Gli eventi precipitarono a metà maggio, quando Nasser venne a sapere dall’Unione Sovietica (uno dei suoi principali alleati) che Israele stava ammassando le sue truppe al confine con la Siria. Più avanti l’informazione si rivelò falsa, ma Nasser aveva già dato al suo esercito ordine di disporsi nel deserto del Sinai, nella porzione di territorio che confinava con Israele.
- Alle 7.45 di mattina del 5 giugno 1967, la quasi totalità dell’aviazione israeliana prese di mira le basi dell’aviazione egiziana in uno degli attacchi preventivi più famosi della storia contemporanea. Tutto fu studiato nei dettagli per rallentare e impedire un contrattacco egiziano. I bombardamenti durarono diverse ore, ininterrottamente: alla fine della giornata, l’aviazione egiziana aveva perso l’85% della propria aviazione, cioè circa 300 aerei. L’attacco del primo giorno condizionò tutti gli eventi successivi.
- L’8 giugno l’Egitto accettò il cessate il fuoco, due giorni dopo lo fece anche la Siria. La guerra era finita dopo appena sei giorni: in tutto erano morti meno di mille soldati israeliani e più di 20mila soldati arabi (fra cui 15mila egiziani, perlopiù durante la ritirata dal Sinai).
la guerra dello yom kippur 1973
- Alle 14:00 del 6 ottobre 1973 gli eserciti di Siria ed Egitto attaccarono Israele a sorpresa, da nord e da sud mentre gran parte della sua popolazione ebraica stava celebrando la festa dello Yom Kippur (che in ebraico significa “giorno dell’espiazione”), una delle più solenni della religione ebraica: fu l’inizio di quella che divenne nota come Guerra dello Yom Kippur, il conflitto più vasto combattuto in Medio Oriente fino alla prima Guerra del Golfo, quasi 20 anni dopo. L'attacco fu prorammato per il 6 ottobre. I fedeli ebrei, e i soldati israeliani, erano impegnati nel digiuno e nella preghiera dall'alba al tramonto, in concomitanza con il Ramadan.
- La sorpresa iniziale colse l’esercito israeliano impreparato: nella mattina del 6 ottobre, a otto ore dall’attacco, il capo di stato maggiore David Elazar propose al ministro della difesa Moshe Dayan e alla prima ministra Golda Meir di colpire preventivamente le forze aeree, missilistiche e di terra della Siria: Meir si rifiutò sostenendo che se Israele fosse apparso come l’aggressore, non avrebbe più potuto contare sull’appoggio statunitense.
- Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica avevano creato due sfere di influenza contrapposte in Medio Oriente: i primi sostenevano, e sostengono tuttora, Israele, mentre l’Unione Sovietica tendenzialmente sosteneva i paesi arabi, una parte dei quali in quel periodo era governata da partiti di ispirazione socialista.
- Per gli israeliani sembra ormai un completo disastro. Gli eserciti stavano man mano riconquistando tutti i territori persi nel '67. sembrava ormai fatta, ma, con una manovra molto importante sotto il profilo militare, gli israeliani riprendono il Golan. Il giovane generale Sharon riesce in una operazione sorpresa nei confronti dell’’Egitto.
- Il 22 ottobre, dopo 16 giorni di guerra, l’ONU impose il cessate il fuoco, lungamente negoziato tra Stati Uniti e Unione Sovietica, con la risoluzione 338. Le ostilità terminarono definitivamente solo il 28 ottobre, quando gli Stati Uniti imposero la fine delle operazioni israeliane in Egitto, al di là del canale di Suez.
- Le stime dei morti e dei feriti di quei 22 giorni di ostilità hanno un certo grado di incertezza: si ritiene che siano morti fra i 10mila e i 20mila soldati, di cui fra i 2mila e i 3mila israeliani, e i feriti siano stati fra i 25mila e i 40mila.
- LA PRIMA INTIFADA E LA PROCLAMAZIONE DELLO STATO DI PALESTINA
- Nel 1987, dopo vent'anni di occupazione israeliana e di fronte al continuo aumento dei coloni israeliani (giunti a 70.000 persone in Cisgiordania e 2.000 a Gaza), cominciò un moto popolare di sollevazione chiamato prima Intifada (in arabo Intifada significa "brivido, scossa, lotta"), che tentava di combattere l'occupazione israeliana dei Territori Occupati per mezzo di scioperi e disobbedienza civile, oltre a ricorrere a strumenti di lotta volutamente primitivi quali il lancio di pietre contro l'esercito occupante.
- Per lungo tempo l'OLP aveva rifiutato di assumere come base per il dialogo la risoluzione 242 dell'ONU, finché nel 1988 la sua linea si ammorbidì consentendo l'avvio di un cauto avvicinamento fra le opposte posizioni: in luglio il re Hussein di Giordania rinunciò ad ogni rivendicazione sulla Cisgiordania, e il 15 novembre, ad Algeri, il Consiglio nazionale palestinese dell'OLP dichiarò l'indipendenza dello Stato di Palestina sui territori della Cisgiordania e di Gaza e riconoscendo implicitamente israele.
Hamas:
- Sempre in questo periodo, però, gruppi estremistici di matrice islamica tradizionalista che non si riconoscevano nell'OLP si organizzarono trovando come punto di riferimento il movimento Hamas (nato a Gaza nel 1987) che, pur limitando la sua azione al quadro strettamente palestinese, con l'impiego di tecniche di lotta terroristica, riuscì a erodere parte del consenso fin ad allora goduto dalla "laica" OLP.
- gli accordi di oslo
In seguito a una conferenza di pace tenutasi a Madrid nel 1991 e a negoziati condotti in segreto in Norvegia, Israele e l'OLP raggiunsero gli storici accordi di Oslo il 20 agosto 1993. Il 9 settembre 1993 Arafat e il premier laburista israeliano Yitzhak Rabin si scambiarono lettere con cui l'OLP riconosceva "il diritto dello Stato di Israele di esistere in pace e sicurezza" e rinunciava al terrorismo, mentre Israele riconosceva l'OLP come rappresentante del popolo palestinese. Il 13 settembre, a Washington, alla presenza del presidente americano Bill Clinton, Arafat e Rabin firmarono pubblicamente gli accordi di Oslo, in base ai quali Israele si sarebbe ritirato dalla striscia di Gaza e dall'area di Gerico in Cisgiordania e le avrebbe lasciate amministrare da un'autorità di auto-governo palestinese
Situazione attuale...
La diplomazia internazionale lavora da anni con l’obiettivo di raggiungere un accordo di pace che metta fine al conflitto israelo-palestinese con la creazione di due stati che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza, corrispondenti in linea di massima all’attuale stato d’Israele da una parte e a Cisgiordania e Striscia di Gaza dall’altra.
- All’alba di sabato 7 ottobre (le 5:30 in Italia) Hamas ha lanciato migliaia di rudimentali razzi su Israele e fatto seguire un’incursione di uomini armati nei villaggi e nei kibbutz israeliani adiacenti alla Striscia di Gaza. Lì, in un attacco terroristico senza precedenti per ampiezza e crudeltà, hanno ucciso oltre un migliaio di civili, tra cui donne e bambini, provocato 2.500 feriti e sequestrato un centinaio di persone, portate a Gaza come ostaggi. Israele ha risposto con massicci attacchi aerei sulla Striscia di Gaza, uccidendo finora 1.600 palestinesi, di cui un terzo bambini, e ferendone quattro volte tanti. I bombardamenti hanno distrutto moltissimi edifici, ma gli oltre 200mila sfollati palestinesi non sanno dove rifugiarsi, perché tutti i varchi sono chiusi. Gaza infatti è sotto assedio e da qualche giorno priva di elettricità e approvvigionamenti di acqua e cibo. Ora il conflitto potrebbe subire una pericolosa escalation, coinvolgendo il Libano Meridionale, la Siria, la Cisgiordania e facendo altre migliaia di morti.
ULTIME NOTIZIE DELLE 20.30 DI LUNEDì 16 OTTOBRE
- Mentre piovono missili su Tel Aviv e Gerusalemme, e fonti di Gaza sostengono che “Israele ha colpito il valico di Rafah”, prosegue il tour del segretario di Stato americano Antony Blinken che dopo aver viaggiato in sei nazioni ha incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e ora si prepara a tornare in Giordania. La Casa Bianca sta valutando un possibile viaggio in Israele del presidente statunitense Joe Biden che sottolinea: “L’occupazione della Striscia sarebbe un errore”. Mercoledì intanto è previsto a Pechino l’incontro Xi-Putin. La Russia dichiara che “Washington è responsabile dell’escalation”, e viene ringraziata dal presidente dell’Anp Abu Mazen che per la prima volta prende nettamente le distanze dalla strage compiuta il 7 ottobre da Hamas: “Non rappresenta il popolo palestinese”. Hamas intanto avrebbe perso un capo dell’intelligence, ucciso dall’esercito israeliano. Sempre drammatico il bilancio delle vittime dal 7 ottobre: almeno 2.808 i palestinesi uccisi e 10.850 i feriti, 1.400 morti e 3.900 feriti tra gli israeliani. Cresce la tensione con gli Hezbollah in Libano: colpita anche la base Unifil
- Il 6 giugno, senza più una copertura dell’aviazione, l’esercito egiziano dispiegato nel Sinai iniziò a ritirarsi. Contemporaneamente, le truppe di terra israeliane occuparono la Striscia di Gaza e parte dell’odierna Cisgiordania. Nella serata del 6 giugno l’esercito israeliano iniziò ad occupare parte di Gerusalemme, la città dove anticamente aveva sede il Tempio, il luogo più sacro per la religione ebraica, di cui oggi rimane solo il cosiddetto Muro del Pianto. La mattina del 7 giugno le truppe israeliane di terra assaltarono la collina dove oggi sorge il quartiere di Har Homa, a sud della città, aspettandosi di trovare un intero battaglione di soldati giordani. I quali però erano scappati durante la notte, lasciandosi dietro persino le armi.
- Israele non aveva solamente garantito la propria sopravvivenza: aveva stravinto, arrivando ad invadere territori che fino a quel momento non aveva nemmeno rivendicato, come il Sinai, le alture del Golan, la Striscia di Gaza e diverse città arabe della Cisgiordania. Da un giorno all’altro, Israele si era trasformato in una potenza occupante.
- La Guerra dei Sei giorni ebbe conseguenze sia sulla pace sia soprattutto sulle guerre che si sarebbero combattute in futuro. La conquista del Sinai pose le basi per la futura pace con l’Egitto, che fu firmata nel 1979 in cambio della restituzione del Sinai.
- Hamas è un movimento militante islamico e uno dei due principali partiti politici dei territori palestinesi. Governa più di due milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza, ma il gruppo è noto soprattutto per la sua lotta armata contro Israele. Decine di Paesi – tra cui Israele, Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito – hanno designato Hamas come organizzazione terroristica, anche se alcuni applicano questa etichetta solo alla sua ala militare.
- IDEOLOGIE : Nel suo statuto del 1988, Hamas ha affermato che la Palestina è una patria islamica che non potrà mai essere ceduta a non musulmani e che condurre una guerra santa per sottrarre il controllo della Palestina a Israele è un dovere religioso per i musulmani palestinesi. Questa posizione ha portato al conflitto con l’OLP, che nel 1988 ha riconosciuto il diritto all’esistenza di Israele. Hamas, infatti, ha presto iniziato ad agire in modo indipendente dalle altre organizzazioni palestinesi, generando animosità tra il gruppo e le sue controparti nazionaliste laiche. Hamas fa parte di un’alleanza regionale che comprende l’Iran, la Siria e il gruppo islamista sciita Hezbollah in Libano, tutti ampiamente contrari alla politica statunitense in Medio Oriente e a Israele.
- Hamas è escluso dall’assistenza ufficiale che gli Stati Uniti e l’Unione Europea (UE) forniscono all’OLP in Cisgiordania. Storicamente, gli espatriati palestinesi e i donatori privati del Golfo Persico hanno fornito gran parte dei finanziamenti al movimento. Inoltre, alcune organizzazioni caritatevoli islamiche in Occidente hanno convogliato denaro a gruppi di servizi sociali sostenuti da Hamas. Sostegno internazionale Iran: È uno dei principali finanziatori di Hamas, contribuendo non solo economicamente ma anche con la fornitura di armi e addestramento. Teheran fornirebbe circa 100 milioni di dollari all’anno ad Hamas, PIJ e altri gruppi palestinesi, considerate organizzazioni terroristiche dagli Stati Uniti. Egitto: Hamas ed Egitto hanno un rapporto travagliato. Hamas raccoglie fondi tassando le merci egiziane importate a Gaza. In questo modo, si stima che nel 2021 avrebbe incassato circa 12 milioni di dollari al mese. Turchia: Sebbene Ankara insista che il sostegno ad Hamas sia solo politico, è stata accusata di finanziarne anche le azioni terroristiche, soprattutto attraverso aiuti deviati dall’Agenzia turca di cooperazione e coordinamento.