La quotidianità agli occhi dei poeti
A cura di: Dente Carlotta, Gruosso Federica, Possidente Dominick, Riviello Gabriella e Ugliano Lucrezia.
index
La fine e l'inizio
Vestiario
Adesso ci sono i computer
La fontana malata
Meleagrina
XAgosto
Foglietto illustrativo
La pozzanghera
Il gatto in un appartamento vuoto
10
Cipolla
VEsTIARIO
Di Wislawa Szymborska
Ti togli, ci togliamo, vi togliete cappotti, giacche, gilè, camicette di lana, di cotone, di terital, gonne, calzoni, calze, biamcheria, posando, appendendo, gettando su schienali di sedie, ante di paraventi, per adesso, dice il medico, nulla di serio si rivesta, riposi, faccia un viaggio, prenda nel caso, dopo pranzo, la sera, torni fra tre mesi, sei, un anno, vedi, e tu pensavi, e noi temevamo, e voi supponevate, e lui sospettava; è già ora di allacciare con mani ancora tremanti stringhe, automatici, cerniere, fibbie, cinture, bottoni, cravatte, colletti e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi la sciarpa riutilizzabile per protratta scadenza.
Vestiario
Commento e Analisi
Wisława Szymborska nella sua poesia "Vestiario", parla in modo discreto della malattia. Riflette su come i vestiti, a cui non diamo troppo valore o importanza normalmente, ci accompagnino ovunque, anche nei momenti più difficili. In questo caso viene descritta una visita dal medico che non è andata a buon fine, le mani, tremolanti per la paura, che allacciano le stringhe e le cerniere degli abiti. Nel testo è presente l'enumerazione, come se l'autrice stesse facendo un'elenco e ci fosse un effetto di accumulazione degli elementi. Non sono presenti pause lunghe e punti, ma solo virgole, non ci sono legami sintattici, dando alla poesia l'aspetto di un fluire molto rapido di immagini e situazioni ed è inoltre ricca di allitterazioni.
LA FONTANA MALATA
Di Aldo Palazzeschi
Mia povera fontana, il male che hai il cuore mi preme. Si tace, non getta più nulla. Si tace, non s’ode romore di storta che forse… che forse sia morta?
Orrore!
Ah! no.
Clof, clop, cloch,cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch… È giù nel cortile la povera fontana malata; che spasimo sentirla. Tossisce, tossisce, un poco si tace, di nuovo, tossisce.
la fontana malata
Commento e analisi
La fontana malata di Aldo palazzeschi è una delle poesie più conosciute dell'autore che con questo testo vuole infrangere le regole della poesia tradizionale e prendersi gioco della musicalità malinconica e teatrale degli autori del suo tempo, riferendosi ad esempio a D'Annunzio nel "La pioggia nel pineto". Parla di una fontana "malata", si può notare l'antropomorfizzazione dell'oggetto inanimato, l'autore parla e la descrive come se fosse un essere vivente. Il testo è ricco di onomatopee e personificazioni, il linguaggio risulta gioioso, ironico e divertente, ma anche teatrale in alcuni punti. È priva di strofe e presenta versi liberi e brevi.
x agosto
Di Giovanni Pascoli
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono…
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
San Lorenzo, Io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
x agosto
Commento e analisi
La poesia 10 agosto è stata scritta da Pascoli, rievoca la morte di suo padre Ruggero, ucciso il 10 agosto 1867, mentre tornava a casa dalla fiera di Cesena. Il 10 agosto è la notte di San Lorenzo, quando le stelle cadenti cadono più frequentemente; la visione di queste, dà al poeta l’impressione del pianto del cielo sulle sciagure e sulle malvagità umane. Una rondine ritornava al nido, portando nel becco un insetto per nutrire i suoi piccoli, ma la uccisero. . Come la rondine, anche il padre del poeta tornava a casa dalla fiera di Cesena e portava delle bambole in dono alle sue figlie, ma lo uccisero, ed egli morì
la pozzanghera
Di Wislava Szymborska
Ricordo bene quella paura infantile.
Scansavo le pozzanghere,
specie quelle recenti, dopo la pioggia.
Dopotutto qualcuna poteva non avere fondo,
benché sembrasse come le altre.
Farò un passo e d’improvviso sprofonderò tutta,
comincerò a volare verso il basso
e ancora più in giù verso il basso,
verso le nuvole riflesse
e forse anche oltre.
Poi la pozzanghera si asciugherà,
si chiuderà su di me,
ed eccomi rinchiusa per sempre
dove con un grido non arrivato in superficie.
Solo in seguito ho capito:
non tutte le brutte avventure
rientrano nelle regole del mondo
e se anche lo volessero,
non possono accadere.”
la pozzanghera
Analisi e commento
La poesia “la pozzanghera” scritta da Wislava Szymborska ha un significato molto profondo e particolare. La scrittrice parla e si confida con il lettore di una sua paura infantile: quella delle pozzanghere. Cercava di varcare questi ostacoli, saltandole per amore per se stessa, con il timore irrefrenabile di sprofondare nell’inganno e di restarci intrappolata per il resto della vita. Per lei era come se fossero dei piccoli vortici capaci di risucchiarla e di chiudersi nel suo presente. Solo in seguito capì che non tutte cose brutte rientrano nelle regole del mondo e che le avventure non devono avere per forza lo stesso epilogo.
il gatto in un appartamento vuoto
Di Wislava Szymborska
Qualcosa qui non comincia alla solita ora. Qualcosa qui non accade come dovrebbe. Qui c'era qualcuno, c'era poi d'un tratto è scomparso e si ostina a non esserci.
Morire - questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare un gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.
In ogni armadio si è guardato. Sui ripiani si è corso. Sotto il tappeto si è controllato. Si è perfino infranto il divieto di sparpagliare le carte. Che altro si può fare. Aspettare e dormire.
il gatto in un appartamento vuoto
Commento e analisi
In questa poesia Wislawa Szymborska descrive la nostalgia e la solitudine che si impadroniscono di noi quando perdiamo una persona cara.
La poesia segue uno schema proprio: è composta da 5 strofe di versi liberi, caratterizzate in particolare da anafore, epifore e litoti.
È difficile affrontare il tema della morte di una persona cara, ma la poetessa prova a farlo mediante la figura del gatto che perde il suo padrone. Attraverso il disorientamento del gatto di casa, la poetessa ci racconta il dolore per l’assenza della persona amata con cui ha instaurato un rapporto di amore e fiducia: proprio come l’animale con il suo padrone.
la fine e l'inizio
Di Wislava Szymborska
Dopo ogni guerrac'è chi deve ripulire. In fondo un po' d'ordine da solo non si fa. C'è chi deve spingere le macerie
C'è chi deve trascinare una trave per puntellare il muro, c'è chi deve mettere i vetri alla finestra e montare la porta sui cardini. Non e' fotogenico
e ci vogliono anni. Tutte le telecamere sono gia' partite per un'altra guerra. Bisogna ricostruire i ponti e anche le stazioni. Le maniche saranno a brandelli a forza di rimboccarle.
ai bordi delle strade per far passare
i carri pieni di cadaveri. C'è chi deve sprofondare nella melma e nella cenere, tra le molle dei divani letto, le schegge di vetro e gli stracci insanguinati.
la fine e l'inizio
Di Wislava Szymborska
Nella poesia “La fine e l’inizio”, Wislawa Szymborska affronta il tema della guerra con gusto di ironia e leggerezza.
Quello che ci racconta la poetessa è una visione della guerra sotto i riflettori dell’opinione pubblica: finché la guerra dura, i riflettori sono puntati sul campo di battaglia, ma, quando tutto finisce, le luci si spengono e il buio cala sulle macerie che la guerra inevitabilmente consegna all’umanità.
Le macerie del fisico, dell’anima, della società, del vivere sono il punto più buio di ogni guerra. Sono l’esperienza più devastante che ogni essere umano possa vivere.
adesso ci sono i computer
Di Charles Bukowski
Adesso ci sono computer e ancora più computer e presto tutti ne avranno uno, i bambini di tre anni avranno i computer e tutti sapranno tutto di tutti gli altri molto prima di incontrarli e così non vorranno più incontrarli. Nessuno vorrà incontrare più nessun altro mai più e saranno tutti dei reclusi come me adesso..."
adesso ci sono i computer
Commento e Analisi
Il componimento poetico è ricco di enjambement e anafore,ed è caratterizzato da versi liberi e sciolti, scarseggia invece la punteggiatura donando così al testo un ritmo più frenetico, privo di legami sintattici. Non si tratta di una denuncia contro i giovani e l’uso spasmodico di internet o delle famose App. La critica non è rivolta all’utente, bensì alla società che diffonde una certa idea di utente.
La conseguenza di tale comportamento è che un giorno potremmo arrivare a ridurre i rapporti umani, al minimo indispensabile;
l’autore infatti con questo componimento incita la società moderna a ravvivare le relazioni umane per evitare, di sostituirle definitivamente con un dispositivo elettronico.
meleagrina
Di Primo Levi
E se, murata fra le mie valve pietrose, Avessi come te memoria e senso, E, cementata al mio scoglio, indovinassi il cielo? Ti rassomiglio più che tu non creda, Condannata a secernere secernere Lacrime sperma madreperla e perla. Come te, se una scheggia mi ferisce il mantello, Giorno su giorno la rivesto in silenzio. 30 settembre 1983
Tu, sanguecaldo precipitoso e grosso, Che cosa sai di queste mie membra molli Fuori del loro sapore? Eppure Percepiscono il fresco e il tiepido, E in seno all'acqua impurezza e purezza; Si tendono e distendono, obbedienti A muti intimi ritmi, Godono il cibo e gemono la loro fame Come le tue, straniero dalle movenze pronte.
meleagrina
Commento e analisi
In questo componimento poetico è il mollusco a interfacciarsi direttamente con il lettore, esternandogli i suoi pensieri e considerazioni sulla vita.In particolare questa poesia è caratterizzata da ossimori, allitterazioni e da versi liberi e dalla presenza della maiuscola all'inizio di ogni verso. L'ostrica paragona, sotto diversi punti di vista, la propria vita a quella dell'uomo volendo quasi ad un tratto fronteggiare la naturale incredulità del lettore in merito a questa affermazione. Infatti così come l'essere umano espelle con tanta naturalezza dolori, delusioni e finanche gioie durante il corso della sua vita con la medesima naturalezza la meleagrina espelle madreperla e perla. E proprio come l'uomo rimargina le proprie ferite anche l'ostrica ricostruisce il suo guscio.
il foglietto illustrativo
Di Wislava Szymborska
Sono un tranquillante,
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all'udienza,
incollo con cura le tazze rotte -
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d'acqua.
So come trattare l'infelicità,
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l'ingiustizia,
rischiarare l'assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti -
fidati della pietà chimica.
Sei un uomo (una donna) ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto che la vita va vissuta con coraggio?
Consegnami il tuo abisso -
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata) per la caduta in piedi.
Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.
Un altro diavolo non c'è più.
il foglietto illustrativo
Analisi e commento
Nella prima parte della poesia abbiamo una personificazione del foglietto illustrativo che cerca di convincere il lettore ad assumerlo in quanto può agire ovunque e risolvere tutti i suoi problemi. Esso è capace di affrontare tutte le situazioni negative e superarle. Dice al lettore di fidarsi della pietà chimica perché è un farmaco molto potente che probabilmente ha anche i suoi effetti collaterali, appena lo si prende ci si sente bene, ma non si riesce a farne a meno, diventandone dipendenti. La poesia è composta da una strofa sola con 26 versi liberi e di diverse lunghezze.
la cipolla
Di Wislava Szymborska
Coerente è la cipolla, riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.
La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi – grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l’idiozia della perfezione.
La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
Fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.
In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.
la cipolla
Analisi e commento
La poesia è composta da quattro strofe di otto versi ciascuna. La prima strofa ha come protagonista la cipolla; la seconda considera prima il corpo dell’uomo, e poi quello della cipolla. La terza riguarda interamente la cipolla. La quarta e l’ultima entrambi. La poesia mette in paragone la semplicità della struttura di un alimento comune, quale la cipolla, alla complessità del corpo umano.L’uomo è una creatura che fa invidia a tutte le altre perchè la sua natura complessa (a differenza della natura semplice e perfetta della cipolla) lo rende capace di poter fare tutto, anche di cose impossibili.
Grazie
per la vostra attenzione
la quotidianità agli occhi dei poeti
lucrezia ugliano
Created on October 11, 2023
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La quotidianità agli occhi dei poeti
A cura di: Dente Carlotta, Gruosso Federica, Possidente Dominick, Riviello Gabriella e Ugliano Lucrezia.
index
La fine e l'inizio
Vestiario
Adesso ci sono i computer
La fontana malata
Meleagrina
XAgosto
Foglietto illustrativo
La pozzanghera
Il gatto in un appartamento vuoto
10
Cipolla
VEsTIARIO
Di Wislawa Szymborska
Ti togli, ci togliamo, vi togliete cappotti, giacche, gilè, camicette di lana, di cotone, di terital, gonne, calzoni, calze, biamcheria, posando, appendendo, gettando su schienali di sedie, ante di paraventi, per adesso, dice il medico, nulla di serio si rivesta, riposi, faccia un viaggio, prenda nel caso, dopo pranzo, la sera, torni fra tre mesi, sei, un anno, vedi, e tu pensavi, e noi temevamo, e voi supponevate, e lui sospettava; è già ora di allacciare con mani ancora tremanti stringhe, automatici, cerniere, fibbie, cinture, bottoni, cravatte, colletti e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi la sciarpa riutilizzabile per protratta scadenza.
Vestiario
Commento e Analisi
Wisława Szymborska nella sua poesia "Vestiario", parla in modo discreto della malattia. Riflette su come i vestiti, a cui non diamo troppo valore o importanza normalmente, ci accompagnino ovunque, anche nei momenti più difficili. In questo caso viene descritta una visita dal medico che non è andata a buon fine, le mani, tremolanti per la paura, che allacciano le stringhe e le cerniere degli abiti. Nel testo è presente l'enumerazione, come se l'autrice stesse facendo un'elenco e ci fosse un effetto di accumulazione degli elementi. Non sono presenti pause lunghe e punti, ma solo virgole, non ci sono legami sintattici, dando alla poesia l'aspetto di un fluire molto rapido di immagini e situazioni ed è inoltre ricca di allitterazioni.
LA FONTANA MALATA
Di Aldo Palazzeschi
Mia povera fontana, il male che hai il cuore mi preme. Si tace, non getta più nulla. Si tace, non s’ode romore di storta che forse… che forse sia morta? Orrore! Ah! no.
Clof, clop, cloch,cloffete, cloppete, clocchete, chchch… È giù nel cortile la povera fontana malata; che spasimo sentirla. Tossisce, tossisce, un poco si tace, di nuovo, tossisce.
la fontana malata
Commento e analisi
La fontana malata di Aldo palazzeschi è una delle poesie più conosciute dell'autore che con questo testo vuole infrangere le regole della poesia tradizionale e prendersi gioco della musicalità malinconica e teatrale degli autori del suo tempo, riferendosi ad esempio a D'Annunzio nel "La pioggia nel pineto". Parla di una fontana "malata", si può notare l'antropomorfizzazione dell'oggetto inanimato, l'autore parla e la descrive come se fosse un essere vivente. Il testo è ricco di onomatopee e personificazioni, il linguaggio risulta gioioso, ironico e divertente, ma anche teatrale in alcuni punti. È priva di strofe e presenta versi liberi e brevi.
x agosto
Di Giovanni Pascoli
Anche un uomo tornava al suo nido: l’uccisero: disse: Perdono; e restò negli aperti occhi un grido portava due bambole in dono… Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano in vano: egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano. E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male!
San Lorenzo, Io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla. Ritornava una rondine al tetto: l’uccisero: cadde tra spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena dei suoi rondinini. Ora è là come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell’ombra, che attende, che pigola sempre più piano.
x agosto
Commento e analisi
La poesia 10 agosto è stata scritta da Pascoli, rievoca la morte di suo padre Ruggero, ucciso il 10 agosto 1867, mentre tornava a casa dalla fiera di Cesena. Il 10 agosto è la notte di San Lorenzo, quando le stelle cadenti cadono più frequentemente; la visione di queste, dà al poeta l’impressione del pianto del cielo sulle sciagure e sulle malvagità umane. Una rondine ritornava al nido, portando nel becco un insetto per nutrire i suoi piccoli, ma la uccisero. . Come la rondine, anche il padre del poeta tornava a casa dalla fiera di Cesena e portava delle bambole in dono alle sue figlie, ma lo uccisero, ed egli morì
la pozzanghera
Di Wislava Szymborska
Ricordo bene quella paura infantile. Scansavo le pozzanghere, specie quelle recenti, dopo la pioggia. Dopotutto qualcuna poteva non avere fondo, benché sembrasse come le altre. Farò un passo e d’improvviso sprofonderò tutta, comincerò a volare verso il basso e ancora più in giù verso il basso, verso le nuvole riflesse e forse anche oltre. Poi la pozzanghera si asciugherà, si chiuderà su di me, ed eccomi rinchiusa per sempre dove con un grido non arrivato in superficie. Solo in seguito ho capito: non tutte le brutte avventure rientrano nelle regole del mondo e se anche lo volessero, non possono accadere.”
la pozzanghera
Analisi e commento
La poesia “la pozzanghera” scritta da Wislava Szymborska ha un significato molto profondo e particolare. La scrittrice parla e si confida con il lettore di una sua paura infantile: quella delle pozzanghere. Cercava di varcare questi ostacoli, saltandole per amore per se stessa, con il timore irrefrenabile di sprofondare nell’inganno e di restarci intrappolata per il resto della vita. Per lei era come se fossero dei piccoli vortici capaci di risucchiarla e di chiudersi nel suo presente. Solo in seguito capì che non tutte cose brutte rientrano nelle regole del mondo e che le avventure non devono avere per forza lo stesso epilogo.
il gatto in un appartamento vuoto
Di Wislava Szymborska
Qualcosa qui non comincia alla solita ora. Qualcosa qui non accade come dovrebbe. Qui c'era qualcuno, c'era poi d'un tratto è scomparso e si ostina a non esserci.
Morire - questo a un gatto non si fa. Perché cosa può fare un gatto in un appartamento vuoto? Arrampicarsi sulle pareti. Strofinarsi tra i mobili. Qui niente sembra cambiato, eppure tutto è mutato. Niente sembra spostato, eppure tutto è fuori posto. E la sera la lampada non brilla più. Si sentono passi sulle scale, ma non sono quelli. Anche la mano che mette il pesce nel piattino non è quella di prima.
In ogni armadio si è guardato. Sui ripiani si è corso. Sotto il tappeto si è controllato. Si è perfino infranto il divieto di sparpagliare le carte. Che altro si può fare. Aspettare e dormire.
il gatto in un appartamento vuoto
Commento e analisi
In questa poesia Wislawa Szymborska descrive la nostalgia e la solitudine che si impadroniscono di noi quando perdiamo una persona cara. La poesia segue uno schema proprio: è composta da 5 strofe di versi liberi, caratterizzate in particolare da anafore, epifore e litoti. È difficile affrontare il tema della morte di una persona cara, ma la poetessa prova a farlo mediante la figura del gatto che perde il suo padrone. Attraverso il disorientamento del gatto di casa, la poetessa ci racconta il dolore per l’assenza della persona amata con cui ha instaurato un rapporto di amore e fiducia: proprio come l’animale con il suo padrone.
la fine e l'inizio
Di Wislava Szymborska
Dopo ogni guerrac'è chi deve ripulire. In fondo un po' d'ordine da solo non si fa. C'è chi deve spingere le macerie
C'è chi deve trascinare una trave per puntellare il muro, c'è chi deve mettere i vetri alla finestra e montare la porta sui cardini. Non e' fotogenico e ci vogliono anni. Tutte le telecamere sono gia' partite per un'altra guerra. Bisogna ricostruire i ponti e anche le stazioni. Le maniche saranno a brandelli a forza di rimboccarle.
ai bordi delle strade per far passare i carri pieni di cadaveri. C'è chi deve sprofondare nella melma e nella cenere, tra le molle dei divani letto, le schegge di vetro e gli stracci insanguinati.
la fine e l'inizio
Di Wislava Szymborska
Nella poesia “La fine e l’inizio”, Wislawa Szymborska affronta il tema della guerra con gusto di ironia e leggerezza. Quello che ci racconta la poetessa è una visione della guerra sotto i riflettori dell’opinione pubblica: finché la guerra dura, i riflettori sono puntati sul campo di battaglia, ma, quando tutto finisce, le luci si spengono e il buio cala sulle macerie che la guerra inevitabilmente consegna all’umanità. Le macerie del fisico, dell’anima, della società, del vivere sono il punto più buio di ogni guerra. Sono l’esperienza più devastante che ogni essere umano possa vivere.
adesso ci sono i computer
Di Charles Bukowski
Adesso ci sono computer e ancora più computer e presto tutti ne avranno uno, i bambini di tre anni avranno i computer e tutti sapranno tutto di tutti gli altri molto prima di incontrarli e così non vorranno più incontrarli. Nessuno vorrà incontrare più nessun altro mai più e saranno tutti dei reclusi come me adesso..."
adesso ci sono i computer
Commento e Analisi
Il componimento poetico è ricco di enjambement e anafore,ed è caratterizzato da versi liberi e sciolti, scarseggia invece la punteggiatura donando così al testo un ritmo più frenetico, privo di legami sintattici. Non si tratta di una denuncia contro i giovani e l’uso spasmodico di internet o delle famose App. La critica non è rivolta all’utente, bensì alla società che diffonde una certa idea di utente. La conseguenza di tale comportamento è che un giorno potremmo arrivare a ridurre i rapporti umani, al minimo indispensabile; l’autore infatti con questo componimento incita la società moderna a ravvivare le relazioni umane per evitare, di sostituirle definitivamente con un dispositivo elettronico.
meleagrina
Di Primo Levi
E se, murata fra le mie valve pietrose, Avessi come te memoria e senso, E, cementata al mio scoglio, indovinassi il cielo? Ti rassomiglio più che tu non creda, Condannata a secernere secernere Lacrime sperma madreperla e perla. Come te, se una scheggia mi ferisce il mantello, Giorno su giorno la rivesto in silenzio. 30 settembre 1983
Tu, sanguecaldo precipitoso e grosso, Che cosa sai di queste mie membra molli Fuori del loro sapore? Eppure Percepiscono il fresco e il tiepido, E in seno all'acqua impurezza e purezza; Si tendono e distendono, obbedienti A muti intimi ritmi, Godono il cibo e gemono la loro fame Come le tue, straniero dalle movenze pronte.
meleagrina
Commento e analisi
In questo componimento poetico è il mollusco a interfacciarsi direttamente con il lettore, esternandogli i suoi pensieri e considerazioni sulla vita.In particolare questa poesia è caratterizzata da ossimori, allitterazioni e da versi liberi e dalla presenza della maiuscola all'inizio di ogni verso. L'ostrica paragona, sotto diversi punti di vista, la propria vita a quella dell'uomo volendo quasi ad un tratto fronteggiare la naturale incredulità del lettore in merito a questa affermazione. Infatti così come l'essere umano espelle con tanta naturalezza dolori, delusioni e finanche gioie durante il corso della sua vita con la medesima naturalezza la meleagrina espelle madreperla e perla. E proprio come l'uomo rimargina le proprie ferite anche l'ostrica ricostruisce il suo guscio.
il foglietto illustrativo
Di Wislava Szymborska
Sono un tranquillante, Agisco in casa, funziono in ufficio, affronto gli esami, mi presento all'udienza, incollo con cura le tazze rotte - devi solo prendermi, farmi sciogliere sotto la lingua, devi solo mandarmi giù con un sorso d'acqua. So come trattare l'infelicità, come sopportare una cattiva notizia, ridurre l'ingiustizia, rischiarare l'assenza di Dio, scegliere un bel cappellino da lutto. Che cosa aspetti - fidati della pietà chimica. Sei un uomo (una donna) ancora giovane, dovresti sistemarti in qualche modo. Chi ha detto che la vita va vissuta con coraggio? Consegnami il tuo abisso - lo imbottirò di sonno. Mi sarai grato (grata) per la caduta in piedi. Vendimi la tua anima. Un altro acquirente non capiterà. Un altro diavolo non c'è più.
il foglietto illustrativo
Analisi e commento
Nella prima parte della poesia abbiamo una personificazione del foglietto illustrativo che cerca di convincere il lettore ad assumerlo in quanto può agire ovunque e risolvere tutti i suoi problemi. Esso è capace di affrontare tutte le situazioni negative e superarle. Dice al lettore di fidarsi della pietà chimica perché è un farmaco molto potente che probabilmente ha anche i suoi effetti collaterali, appena lo si prende ci si sente bene, ma non si riesce a farne a meno, diventandone dipendenti. La poesia è composta da una strofa sola con 26 versi liberi e di diverse lunghezze.
la cipolla
Di Wislava Szymborska
Coerente è la cipolla, riuscita è la cipolla. Nell’una ecco sta l’altra, nella maggiore la minore, nella seguente la successiva, cioè la terza e la quarta. Una centripeta fuga. Un’eco in coro composta. La cipolla, d’accordo: il più bel ventre del mondo. A propria lode di aureole da sé si avvolge in tondo. In noi – grasso, nervi, vene, muchi e secrezione. E a noi resta negata l’idiozia della perfezione.
La cipolla è un’altra cosa. Interiora non ne ha. Completamente cipolla Fino alla cipollità. Cipolluta di fuori, cipollosa fino al cuore, potrebbe guardarsi dentro senza provare timore. In noi ignoto e selve di pelle appena coperti, interni d’inferno, violenta anatomia, ma nella cipolla – cipolla, non visceri ritorti. Lei più e più volte nuda, fin nel fondo e così via.
la cipolla
Analisi e commento
La poesia è composta da quattro strofe di otto versi ciascuna. La prima strofa ha come protagonista la cipolla; la seconda considera prima il corpo dell’uomo, e poi quello della cipolla. La terza riguarda interamente la cipolla. La quarta e l’ultima entrambi. La poesia mette in paragone la semplicità della struttura di un alimento comune, quale la cipolla, alla complessità del corpo umano.L’uomo è una creatura che fa invidia a tutte le altre perchè la sua natura complessa (a differenza della natura semplice e perfetta della cipolla) lo rende capace di poter fare tutto, anche di cose impossibili.
Grazie
per la vostra attenzione