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"Il passero solitario" Giacomo Leopardi

Alessandra Romano

Created on October 10, 2023

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Transcript

IL PASSERO SOLITARIO

D’in su la vetta della torre antica, Passero solitario, alla campagna Cantando vai finchè non more il giorno; Ed erra l’armonia per questa valle. Primavera dintorno Brilla nell’aria, e per li campi esulta, Sì ch’a mirarla intenerisce il core. Odi greggi belar, muggire armenti; Gli altri augelli contenti, a gara insieme Per lo libero ciel fan mille giri, Pur festeggiando il lor tempo migliore: Tu pensoso in disparte il tutto miri; Non compagni, non voli, Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi; Canti, e così trapassi Dell’anno e di tua vita il più bel fiore. Oimè, quanto somiglia Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso, Della novella età dolce famiglia, E te german di giovinezza, amore, Sospiro acerbo de’ provetti giorni Non curo, io non so come; anzi da loro Quasi fuggo lontano; Quasi romito, e strano Al mio loco natio, Passo del viver mio la primavera. Questo giorno ch’omai cede alla sera, Festeggiar si costuma al nostro borgo. Odi per lo sereno un suon di squilla, Odi spesso un tonar di ferree canne, Che rimbomba lontan di villa in villa. Tutta vestita a festa La gioventù del loco Lascia le case, e per le vie si spande; E mira ed è mirata, e in cor s’allegra. Io solitario in questa Rimota parte alla campagna uscendo, Ogni diletto e gioco Indugio in altro tempo: e intanto il guardo Steso nell’aria aprica Mi fere il Sol che tra lontani monti, Dopo il giorno sereno, Cadendo si dilegua, e par che dica Che la beata gioventù vien meno. Tu, solingo augellin, venuto a sera Del viver che daranno a te le stelle, Certo del tuo costume Non ti dorrai; che di natura è frutto Ogni vostra vaghezza. A me, se di vecchiezza La detestata soglia Evitar non impetro, Quando muti questi occhi all’altrui core, E lor fia voto il mondo, e il dì futuro Del dì presente più noioso e tetro, Che parrà di tal voglia? Che di quest’anni miei? che di me stesso? Ahi pentirommi, e spesso, Ma sconsolato, volgerommi indietro.
"Indugio in un altro tempo"

Da questo passo possiamo evincere l’importanza del tema del “ricordo” nelle opere di Leopardi. Lui, infatti, riteneva che la “rimembranza” fosse essenziale al sentimento poetico, poiché riguarda un’esperienza ormai lontana che rende vaga e lirica la realtà vissuta, nonostante essa riguardi anche delle vicende dolorose. In questo passo il poeta vuole ricordare i momenti di gioventù, con i loro sogni, la spontaneità e l’intensità delle speranze. Infatti è assai più dolce il ricordarsi del bene che goderne, come è più dolce sperarlo perché in lontananza, grazie alla sua indefinitezza, sembra di poterlo gustare. Il ricordo è strettamente legato all’indefinito: nel ricordo, infatti, i contorni sfumano, mentre il presente e l’osservazione diretta della realtà, secondo Leopardi, presentano i contorni netti e definiti che privano le immagini dell’illusione, essenziale alla poesia.

"Torre antica"

Questo luogo indica la sommità dell’antico campanile di Sant’Agostino a Recanati, la città di provenienza di Leopardi e con la quale egli si sentiva in estremo conflitto. Proprio a causa di questa insofferenza, il poeta tenterà la fuga dalla sua città natia nel 1819 e, quando essa fallirà, cercherà anche di tentare il suicidio. Le cause del conflitto con il borgo vengono precisate, in particolar modo, all’interno della lettera scritta da Leopardi e indirizzata all’amico Pietro Giordani (intellettuale del tempo con cui il poeta intraprende un rapporto epistolare di amicizia), il 30 aprile del 1817. Qui, infatti, l’autore esprime come il suo animo si senta rinchiuso all’interno di un paese in cui non possa mettersi in gioco con persone della sua stessa cultura e in cui non possa privilegiare grazie al suo impegno, ma semplicemente perchè sia il solo a possedere una preparazione letteraria. Leopardi, infatti, lamenta l’assenza di librerie e persone a cui chiedere aiuto o discutere di pensieri e di cultura.

"Valle"

La natura possiede un’importanza centrale all’interno delle opere di Leopardi: durante il primo periodo della sua vita, infatti il poeta possedeva una concezione di natura benigna, poiché essa era considerata come la base delle virtù morali e civili, in contrapposizione con la ragione che generava una società corrotta. Il poeta, di fatto, invidiava la spontaneità della poesia antica, poiché credeva che essa derivasse dall’importante rapporto che i poeti classici possedevano con la natura. Dal 1822 in poi, l’autore inizia a sviluppare una visione “matrigna” di natura, poiché essa diventa un principio negativo che sottopone gli uomini ad una serie di eventi distruttivi, illudendoli che successivamente ne possano giungere di migliori.

"Di natura è frutto ogni nostra vaghezza"

Ritroviamo anche qui l’idea di natura come causa dei nostri affanni e dolori .La concezione di una natura maligna, infatti, si basa sulla concezione che la natura sia una matrigna malvagia e indifferente, creatrice di un bisogno di piacere che non può mai essere soddisfatto e che ci rende infelici. Questo pensiero,infatti, è ancora più chiaro in un passo di "A Sivia" in cui Leoardi chiede "O Natura, o Natura perché non rendi poi quello che prometti allor? Perché di tanto inganni i figli tuoi?" e all'interno di una delle operette morali del poeta: "il Dialogo della Natura e di un Islandese".

“Ahi pentirommi”

Alla fine della lirica l’autore dà una risposta alle sue domande, ritenendo che, in punto di morte, probabilmente si volgerà di nuovo indietro ricordando i momenti passati a causa del pentimento di non aver utilizzato bene i suoi anni di vita, sottolineando ancora di più il concetto ricorrente del pentimento.

"Quando muti questi occhi..."

In questo punto del componimento Leopardi introduce il tema della morte e si chiede cosa potrebbe pensare della sua solitudine, dei suoi anni e di se stesso quando si troverà sul punto di non ritorno.Un ulteriore tema fondamentale della poetica Leopardiana, dunque, è proprio quello della morte, in cui essa è vista come l'unico modo per cessare le sofferenze e il dolore. Per il poeta, però, l'assenza di questo dolore scaturisce il piacere, ma ciò rimane pur sempre una felicità illusoria poichè essa non potrà mai essere raggiunta; di conseguenza agli uomini rimane solamente il ricordo del piacere, perchè solo nel passato si può trarre sollievo dalle sofferenze e la noia del presente.

"Campagna"

La campagna è un luogo ricorrente all’interno delle opere di Leopardi; infatti, egli ne sviluppa sempre una parte descrittiva nelle sue canzoni.Il poeta conferisce alla campagna un ruolo poetico, segnato da espliciti riferimenti alla realtà del paesaggio di Recanati. In Canti come “Il passero solitario”, o “Il sabato del villaggio”, infatti, il mondo rurale diviene specchio dell’io del poeta: in tale ambiente anche gli uomini più semplici vivono nella sofferenza, con pochi momenti di conforto offerti dalla bellezza e dall´inconsapevolezza giovanile.

"Odi"

Nelle opere di Leopardi sono frequenti i termini e i verbi che riportano a sensazioni uditive e visive.Il poeta ne fa un uso ricorrente a causa della poesia del vago e dell'indefinito che egli ricerca. Secondo questa concezione poetica, l'uomo è infelice perché il piacere che desidererebbe non è infinito. Siccome questo piacere non è irraggiungibile (come spiegheremo successivamente), l'uomo può ottenere la felicità tramite l'immaginazione. Questa immaginazione si raggiunge attraverso quei suoni e immagini vaghe e indefinite, infatti essa scatta quando la vista e l'udito sono ostruiti e, di conseguenza, siamo portati ad immaginare cosa ci sia oltre all'impedimento. Questo concetto è espresso in particolare ne "l'infinito".

"Festa"

Qui la festa è lo spunto di riflessione di cui si serve l’autore per sovrapporre il modo in cui lui era solito trascorrere i festeggiamenti rispetto a come facevano gli altri abitanti del paese. Se le persone di Recanati, infatti, si apprestavano a festeggiare e gioire, lui rimaneva solitario a riflettere e osservare la festa. Da questo riusciamo a dedurre lo spirito e il carattere di Leopardi, il quale tendeva ad isolarsi per utilizzare il proprio tempo a studiare e riflettere su questioni esistenziali.

"Il più bel fiore"

Il fiore ritorna come un ulteriore riferimento alla primavera e, di conseguenza, alla gioventù, vista come il periodo più felice della vita degli uomini.

"Primavera"

La primavera è una stagione ricorrente nelle opere di Leopardi che ritroviamo anche in questa lirica, poiché ha il compito di rappresentare la gioventù e il periodo degli amori.Il tema della primavera è approfondito ancora di più nella canzone "Alla primavera o delle favole antiche”, in cui il poeta paragona la primavera, cioè la stagione in cui rinasce la natura, e il mito, che segna la nascita dell’umanità. In questo pensiero, però, incontriamo ancora una visione di natura benigna.

"Tempo migliore"

Con "tempo migliore" l’autore si vuole riferire alla gioventù, su cui riporta molto spesso la propria attenzione: egli , infatti, riteneva che la giovinezza fosse un periodo da godere, poiché era considerato come la fase in cui è ancora possibile riporre le proprie speranze in dei sogni che, successivamente, si sarebbero rivelate impossibili da esaudire a causa di una natura maligna e distruttiva.

"Non compagni, non voli"

Qui Leopardi si riferisce al passero solitario che non svolge le comuni azioni degli altri uccelli e, al quale, l’autore si paragona. Già da questi versi riusciamo, quindi, ad intuire il carattere e il temperamento più chiuso che il poeta possedeva rispetto ai suoi coetanei. Fin da piccolo, infatti, lui si mostra con un carattere più sensibile e fragile, probabilmente determinato dalla presenza di una madre inaffettiva e un padre incapace di dimostrare i suoi sentimenti nei confronti del figlio, cosi come possiamo comprendere dalla "lettera al padre" del 1819 che lo stesso Giacomo scrisse ma che non recapitò mai.

"Festeggiar si consuma"

Il “festeggiamento” è presente in molte poesie di Leopardi oltre questa che stiamo analizzando. Basti pensare alla lirica “la sera del dì di festa” in cui l’autore vuole porre la sua attenzione riguardo la sera precedente alla festa di paese, in cui evidenzia il motivo della gioiosa attesa e della conseguente dolorosa delusione, che acquista un valore simbolico nell’immaginario poetico leopardiano . La ”festa” è presente anche in “il sabato del Villaggio”, in cui i festeggiamenti coincidono con la tanto attesa maturità, la quale diventa fonte di "tristezza e noia", poiché il pensiero del poeta è connesso al finire della festa e all’inesorabile passare del tempo.

"Sospiro acerbo"

Qui l’autore esprime tutto il suo rimpianto nei confronti di una gioventù andata via per sempre e di cui, ormai, non gli rimane altro che il triste ricordo.Se il passero, infatti, non avrà rimpianti per il modo in cui ha vissuto, essendo il suo comportamento tipico della sua natura; il poeta, per contro, sente che una volta arrivato alla vecchiaia avrà un grosso rimpianto da sopportare a causa di tutte le gioie di cui non avrà goduto.Da ciò, dunque, è ancora più evidente come questa lirica sia stata scritta durante la sua età adulta, poiché egli rivendica il ricordo di momenti adolescenziali che appartengono al passato.