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PPT STORIA.isa

Isabella Giardinetto

Created on October 10, 2023

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IL RISORGIMENTO ITALIANO LA FORMAZIONE DELLA COSCIENZA NAZIONALE

IL BIENNIO DELLE RIFORME: 1846-48 LA PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA: 1848-49

IL BIENNIO DELLE RIFORME: 1846-48

Dai dati relativi alla situazione economica italiana alla metà dell’Ottocento emerge che il Paese era caratterizzato da una profonda e diffusa arretratezza.

mancato decollo industriale

70% circa della popolazione occupato nell’agricoltura 18% della popolazione impiegato nell’industria 12% nel settore terziario

L’aspettativa di vita si aggirava intorno ai 35-40 anni, soprattutto a causa del regime alimentare

la popolazione si nutriva solo di farinacei, i quali non favorivano nessun apporto vitaminico e causavano malattie, come la pellagra

LE CAUSE DELL'ARRETRATEZZA

assenza di un ceto imprenditoriale che si facesse carico degli investimenti necessari a incentivare le attività economiche e a rendere dinamico il mercato

quasi totale assenza di una rete ferroviaria

Le ferrovie italiane prima del Regno

LE PRIME RIFORME POLITICHE

Nonostante questa generale arretratezza, i fermenti che agitavano l’Europa contagiarono anche il nostro Paese. Tra il 1846 e il 1848, infatti, la pressione popolare portò all’approvazione di alcune importanti riforme: entro gli inizi del 1848, i maggiori Stati della penisola avrebbero adottato il sistema monarchico-costituzionale.

Come primo atto papale, Pio IX concesse, nel 1847, un’amnistia per i reati politici. Seguirono nello stesso anno, alcune riforme istituzionali di stampo liberale. Oltre a limitare la censura in favore della libertà di stampa, Pio IX istituì una Consulta di Stato e sostituì la polizia pontificia con una Guardia civica

L'ELEZIONE DI PIO IX Eletto nel 1846; il suo pontificato alternò appoggio e chiusura verso il processo unitario e continuò ad influenzare la storia italiana anche dopo la creazione del Regno.

serie di manifestazioni patriottiche in favore del papa, che insospettirono Vienna. Quando l’Austria, allarmata, occupò militarmente Ferrara, città pontificia, Carlo Alberto di Savoia offrì il suo appoggio alla Santa Sede. Mazzini inviò al pontefice una lettera da Londra; Garibaldi, infine, gli offrì la sua spada dall’America Latina

Sull’esempio di Pio IX, anche Leopoldo II di Toscana e Carlo Alberto di Savoia concessero riforme simili a quelle del pontefice. In questo clima favorevole, Carlo Alberto, Leopoldo II e Pio IX firmarono i Preliminari di una lega doganale alla quale avrebbero dovuto aderire tutti gli Stati italiani.

Si opposero al progetto i duchi di Parma e di Modena e il re di Napoli, che strinsero una convenzione militare con l’Austria.

LA CONCESSIONE DEGLI STATUTI

L’unico grande Stato italiano a rimanere estraneo al moto riformatore fu il Regno delle due Sicilie. La fermezza di Ferdinando II di Borbone determinò un profondo malcontento e nacquero diverse insurrezioni.

Lo Statuto albertino, l’unico che sarebbe sopravvissuto e che sarebbe diventato il riferimento costituzionale del Regno d’Italia fino alla proclamazione della Repubblica nel 1946, istituiva una Camera dei deputati, eletta su base censitaria, e un Senato di nomina regia. Il sovrano manteneva il potere esecutivo, mentre il potere giudiziario era affidato a magistrati nominati dalla Corona.

Il 12 gennaio 1848 scoppiò a Palermo un’insurrezione separatista. Incapace di frenare i fermenti popolari, Ferdinando II concesse una Carta costituzionale.

L’iniziativa costituzionale di Ferdinando II costrinse gli altri sovrani a seguire il suo esempio. Il 17 febbraio, il granduca di Toscana concesse la Carta; poco dopo, il re di Sardegna Carlo Alberto concesse lo Statuto, detto albertino; infine, Pio IX fece altrettanto. I vari statuti si ispiravano alla Costituzione francese del 1830, ma diversamente da questa, erano carte ottriate, cioè concesse dai monarchi e, pur includendo appelli liberali, tutelavano il potere regio.

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LA PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA: 1848-49

Nel marzo del 1848, con le insurrezioni di Vienna, Budapest e Praga, il vento rivoluzionario attraversò l’Impero asburgico fino ad arrivare nei territori austriaci della penisola italiana: Venezia, Milano e i Ducati di Parma e di Modena, retti da dinastie filoasburgiche.

LA REPUBBLICA DI VENEZIA Il 17 marzo insorsero i veneziani. Il 22 marzo, fu proclamata la Repubblica di San Marco e il giorno seguente fu istituito un governo provvisorio, presieduto da Manin.

LE CINQUE GIORNATE DI MILANO Il 18 marzo insorse Milano: la durissima lotta di borghesi e operai contro gli austriaci durò cinque giorni. A dirigere quest’insurrezione fu un Consiglio di guerra, presieduto dal federalista repubblicano Carlo Cattaneo.

I DUCATI DI PARMA E DI MODENA Dopo Venezia e Milano fu la volta dei Ducati di Parma e di Modena: i sovrani ne furono cacciati e vennero nominati governi provvisori. Da parte di liberali e democratici, l’unico obiettivo era cacciare gli austriaci dall’Italia e abbattere l’antico regime.

CATTANEO CONTRO MAZZINI Le tensioni emersero dal 23 marzo, quando Carlo Alberto di Savoia dichiarò guerra all’Austria. A questa decisione fu contrario Cattaneo, per questo si pose contro Mazzini, che nel frattempo era accorso a Milano dall’esilio londinese. Questi aveva deciso di mettere da parte il suo programma repubblicano unitario per raggiungere l’indipendenza dall’Austria e dichiarò sciolta la Giovine Italia.

Questo intervento fu molto rilevante, poiché per la prima volta un sovrano si mosse in aiuto dei rivoluzionari. Da ogni parte della penisola italiana affluirono volontari per la guerra di liberazione, trascinati dall’entusiasmo patriottico.

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L’INTERVENTO PIEMONTESE La decisione di Carlo Alberto di schierarsi in favore dei lombardi si tradusse in quella che sarebbe poi stata chiamata Prima guerra di indipendenza.

Per prevenire l’azione delle forze democratiche nei loro regni, Ferdinando II di Napoli, Leopoldo II di Toscana e papa Pio IX inviarono truppe in appoggio a Carlo Alberto, il quale si mostrò più interessato a ottenere l’annessione della Lombardia che a impedire il ritorno degli austriaci

L’ALLOCUZIONE DI PIO IX La situazione precipitò quando temendo uno scisma religioso da parte dell’Austria cattolica, il papa decise di ritirare le truppe pontificie. Nell’allocuzione Non semel del 1848, Pio IX dichiarò l’impossibilità del pontefice di associarsi alla guerra nazionale, data la sua posizione di pastore dell’intera cristianità.

LA FINE DELLE SPERANZE NEOGUELFE Pio IX distrusse così la sua fama di liberale e cambiò il suo atteggiamento verso il Risorgimento. Falliva il possibile piano neoguelfo. Inoltre, la posizione del pontefice alimentò la fase più controversa del rapporto tra laici e cattolici.

LA FASE SABAUDA DELLA GUERRA La lotta per l’indipendenza continuò. Fu la resistenza volontaria a sostenere l’attacco contro gli austriaci. I loro sforzi determinarono la vittoria dei piemontesi il 30 maggio nella fortezza di Peschiera, dove le truppe austriache si arresero.

L’esercito di Carlo Alberto subì una dura sconfitta a Custoza. Il 9 agosto, il generale Carlo Caneradi Salasco firmò per conto di Carlo Alberto l’armistizio, che imponeva ai piemontesi di abbandonare la Lombardia e il Veneto.

LA REPUBBLICA TOSCANA In Toscana, il granduca Leopoldo II aveva permesso la convocazione di un' Assemblea costituente. Nel 1849, però, riuscì a fuggire imbarcandosi su una nave militare inglese. Venne così formato un governo provvisorio, un triumvirato. Dopo aver scritto una nuova Costituzione, questo dichiarò il 15 febbraio 1849 la Repubblica toscana.

LA FUGA DI PIO IX Il 24 novembre, Pio IX abbandonò Roma e cercò rifugio a Gaeta, tutelato da Ferdinando II. Nel gennaio del 1849, in tutti i territori dello Stato pontificio si svolsero, con suffragio universale, le elezioni per l'Assemblea costituente, che videro eletti per la maggior parte democratici.

LA NASCITA DELLA REPUBBLICA ROMANA Il 9 febbraio 1849, l'Assemblea costituente romana affermò decaduto il potere temporale dei papi e annunciò che il nuovo Stato prendeva il nome glorioso di Repubblica romana.

I PROGETTI DI RIFORME SOCIALI I triumviri promossero alcune importanti iniziative, tra cui una riforma agraria e l'abolizione dei tribunali ecclesiastici

LA RIPRESA DELLA GUERRA Il governo piemontese, che si trovava sotto una guida democratica, riprese la guerra contro l'Austria nel marzo 1849. Le operazioni militari durarono tre giorni (21-23 marzo), l'esercito piemontese, sebbene fosse ben rafforzato, fu sconfitto.

LE CONSEGUENZE DELLA SCONFITTA La disfatta causò conseguenze drammatiche per le città lombarde che erano insorte contro gli austriaci. Brescia riuscì a contrastare i loro attacchi per dieci giorni (Leonessa d'Italia), sotto la guida di Tito Speri.

L’ARMISTIZIO DI VIGNALE Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II: l’armistizio di Vignale impose ai Savoia un’indennità di guerra, lasciando intatto il Regno di Sardegna.

LA FINE DELLA REPUBBLICA ROMANA Intanto, Pio IX aveva appellato le potenze cattoliche europee per sradicare la Repubblica romana: al suo invito risposero l'Austria, la Spagna, il Regno delle Due Sicilie e la Francia di Luigi Napoleone Bonaparte. Fu proprio quest'ultimo, che inviò contro la Repubblica romana un corpo di spedizione al comando del generale Oudinot, mentre le truppe asburgiche occupavano Bologna e Ancona, e quelle borboniche si dirigevano verso Roma da Sud.

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