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Patrizi e Plebei

Francesco Libri

Created on October 8, 2023

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Transcript

Patrizi e plebei

conflitti nell' età arcaica753-509 a.C.

inCIPIT

Index

09. conquiste dei plebei

05. Protezione PERSONALE

01. introduzione

10. riorganizzazione sociale

02. DEnominazione

06. V SECOLO

07. aventino

03. Popolazione

11.bibliografia

04. differenze

12. gruppo e RINGRAZIAMENTI

08. menenio agrippa

Introduzione

Lo scontro tra patriziato e plebe caratterizzò il periodo più antico della storia romana. Secondo la tradizione storica arcaica, che ritroviamo nelle opere di Tito Livio e di Dionigi di Alicarnasso, Romolo avrebbe fondato il Senato, i cui membri appartenevano ad un gruppo ristretto di famiglie e il cui numero fu fissato a 100. Erano i patres, i saggi, gli anziani. Il loro numero si sarebbe triplicato sotto gli altri re. Secondo gli storici, in realtà Romolo avrebbe confermato una distinzione già esistente, che si basa su due ipotesi:

Introduzione

1) le gentes patritiae sarebbero membri di quelle famiglie unitesi a formare la civitas e quindi i soli cittadini legittimi della civitas originaria; 2) i patrizi sarebbero sorti dalla solidarietà di famiglie divenute ricche e potenti unite anche da antiche parentele.

Denominazione

La denominazione completa dei patrizi era formata da tre nomi:

il prenomen, ossia il nome personale

il nomen, nome gentilizio, ossia il nome della gens cui apparteneva

il cognomen, ossia il nome della sua famiglia

Popolazione

Nella Roma arcaica la popolazione era suddivisa nei tre gruppi gentilizi (corrispondenti a tre principali gruppi etnici) dei Ramnes ossia i Latini, dei Tizies ossia i sabini e dei Luceres di origine etrusca. Ogni tribù si articolava in 10 curie che in caso di necessità dovevano fornire 100 fanti e 10 cavalieri ciascuna: l’esercito era dunque costituito da 3000 fanti e 300 cavalieri, per una popolazione complessiva di circa 15 000 abitanti, distribuiti,fra città e immediati dintorni, per una superficie di un centinaio di chilometri quadrati.

Differenze

Plebei

Patrizi

(dal greco plethos = moltitudine)

Appartenevano ai tre gruppi gentilizi Godevano della totalità dei diritti politici e civili: pieno accesso alle magistrature, pieni diritti di proprietà, potevano aspirare alle cariche religiose e far parte dell’esercito.

Pur costituendo la maggioranza della popolazione, erano esclusi dall’ordinamento gentilizio e non godevano dei diritti politici. In generale erano poveri, ma molti di loro, già alla fine dell’età monarchica, si erano arricchiti con commerci e con l’artigianato.

Protezione personale

Per non rimanere del tutto indifesi di fronte allo stato, gestito esclusivamente dai patrizi, molti plebei si legavano come clientes al capo di una famiglia gentilizia e in cambio della sua protezione lo appoggiavano nelle lotte politiche, lo seguivano fedelmente in guerra e lavoravano gratuitamente per lui in caso di necessità. Il bisogno di procurarsi la protezione personale di un patrizio, per trovare una collocazione e una difesa nella vita della comunità, dimostra quanto fosse chiusa la società aristocratica della Roma arcaica.

V secolo

Nel V secolo le guerre condotte da Roma contro nemici esterni coincisero con una serie di lotte tra patrizi e plebei all’interno della città.I patrizi, in particolare, erano i magistrati che amministravano la giustizia, e poiché le leggi non erano ancora scritte, ma tramandate oralmente, si potevano interpretare favorendo gli appartenenti all’aristocrazia. I matrimoni tra patrizi e plebei erano proibiti cosicché l’abisso fra le due classi risultava incolmabile.

V secolo

Le guerre del V secolo contro gli Etruschi, gli Equi e i Volsci avevano determinato un ristagno economico che aveva aumentato i disagi dei plebei poveri e colpito gli interessi dei plebei ricchi. Questi erano sempre più insofferenti per la loro condizione di inferiorità, che non corrispondeva all’elevata posizione sociale conquistata. Nel V secolo il malcontento della plebe esplose in una serie di agitazioni guidate da plebei ricchi che non miravano a migliorare le condizioni sociali ed economiche dei ceti più poveri, ma ad eliminare le differenze giuridiche e politiche tra patrizi e plebei.

Aventino

I plebei adottarono come metodo di lotta la secessione, cioè l’abbandono in massa della città. Nel 494 a.C., riunitisi sull’Aventino (o Monte Sacro), si diedero dei capi, ovvero i tribuni della plebe, e rivendicarono per le proprie assemblee, i comizi tributi, il diritto di prendere decisioni riguardanti sia gli interessi particolari della plebe sia gli interessi generali della Repubblica.

Aventino

La secessione del 494 a.C. ha lasciato ampia traccia nel nostro lessico: infatti per noi tribuno significa anche uomo politico rivoluzionario, capace di trascinare le folle; plebiscito significa consultazione del popolo chiamato ad approvare o disapprovare una determinata proposta politica; Aventino non indica solo la specifica secessione del 494 a.C., ma ogni secessione in generale e in particolare la secessione dei deputati italiani che nel 1924-1925, dopo il delitto Matteotti, abbandonarono la camera.

Menenio Agrippa

Il Senato inviò il console Menenio Agrippa a parlare con i plebei ritiratisi sul Monte Sacro; li convinse a tornare a Roma con un apologo divenuto famosissimo, che ci è stato raccontato con ricchezza di particolari dallo storico Tito Livio.

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" Nel tempo in cui nell'uomo non regnava come ora una perfetta armonia fra tutte le parti [...] si sdegnarono le altre parti che tutto ciò che esse si procuravano con la loro attività e con la loro fatica andasse a vantaggio del ventre, mentre questo se ne stava tranquillo e ad altro non pensava se non a godersi i piaceri che gli venivano offerti. Fecero dunque una congiura e decisero che le mani non avrebbero più portato il cibo alla bocca, che la bocca avrebbe rifiutato quello che le veniva offerto, che i denti non avrebbero più masticato. La conseguenza di questa ribellione fu che non solo il ventre, come si erano prefissi, ma anche le membra e tutto il corpo si ridussero a un estremo esaurimento. Risultò quindi evidente che il ventre non se ne stava in ozio, ma aveva una sua funzione e che non era nutrito più di quanto non nutrisse tutte le parti del corpo, distribuendo equamente nelle vene il sangue cui dobbiamo la vita e la forza ."

"Con questo paragone egli dimostrò quanto la ribellione del corpo fosse simile al furore della plebe contro i patrizi e si dice che riuscì a piegare l'animo di quella gente" (Tito Livio, Ab Urbe condita, liber II, 32, 8-12 )

Conquiste dei plebei

I patrizi ovviamente si opposero fortemente al movimento della plebe, ma col tempo dovettero rassegnarsi a riconoscere la legalità dei plebisciti e l’autorità dei tribuni. Questi furono promossi al rango di magistrati, furono dichiarati inviolabili (chi faceva loro violenza poteva essere condannato a morte) e ottennero l’intercessio, cioè la facoltà di bloccare col veto qualunque decisione che sembrasse danneggiare la plebe.

Una grande vittoria fu conseguita dai plebei nel 451 a.C. quando, per ridurre la libera interpretazione delle leggi da parte dei giudici, imposero che le leggi venissero fissate per iscritto.Fra il 451 e il 450 le leggi furono elaborate da 10 magistrati, i decemviri, incise su 12 tavole di bronzo ed esposte al pubblico perché tutti ne avessero conoscenza diretta.

Conquiste dei plebei

Nel 445 a.C., su proposta del tribuno Caio Canuleio, fu varata la legge canuleia che, abolendo il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei, facilitava la fusione tra il patriziato e la plebe ricca (mentre le nozze tra plebei poveri e patrizi rimaneva una rara eccezione). La vecchia contrapposizione tra le due caste di patrizi e plebei venne sostituita dalla contrapposizione tra le due classi dei ricchi e dei poveri che fu codificata nell’ordinamento centuriato basato su criteri patrimoniali. Questo ordinamento è attribuito dalla tradizione a Servio Tullio ma probabilmente fu attuato solo negli ultimi decenni del V secolo a.C.

Riorganizzazione sociale

I cittadini erano suddivisi in sei gruppi: il primo comprendeva coloro che avevano un patrimonio di almeno 100.000 assi, il secondo di 75.000 assi, il terzo di 25.000, il quarto e il quinto di 12.500, il sesto era formato dai proletari, la cui unica ricchezza era la prole.

Questa ripartizione, operata dai censori, serviva per la formazione dell’esercito secondo questo schema: la prima classe forniva 80 centurie di fanti e 18 di cavalieri, la seconda e la terza 20 centurie di fanti, la quarta 20 centurie di fanti ausiliari leggeri, la quinta 30 centurie di arcieri e frombolieri e la sesta 5 centurie di fabbri, falegnami e altri non destinati al combattimento.

Riorganizzazione sociale

Il maggior onere militare toccava ai cittadini della classe più ricca, tanto più che i cittadini dovevano armarsi a proprie spese. Al maggiore onere corrispondeva però un decisivo vantaggio politico perché le centurie non erano solo le parti militari ma venivano anche convocate nei comizi centuriati per decidere sulle questioni politiche. In questi comizi ogni centuria aveva diritto a un solo voto: il voto espresso dalla maggioranza dei suoi membri; perciò la prima classe, grazie alle sue 80 centurie di fanti e alle sue 18 centurie di cavalieri disponeva di 98 voti, mentre tutte le altre riunite non potevano comunque superare il limite massimo di 95 voti. La prima classe poteva quindi contare su una maggioranza assoluta precostituita, che la metteva al riparo da qualsiasi tentativo di sovvertire legalmente le gerarchie sociali.

Riorganizzazione sociale

L’ordinamento centuriato liquidava la Repubblica aristocratica dei primi tempi e la sostituiva con una Repubblica timocratica, nella quale alla contrapposizione tra patrizi e plebei subentrava la contrapposizione fra ricchi e poveri.

Bibliografia

  • Enciclopedia Treccani
  • Elementi di storia antica 2 Roma, A.Camera e R.Fabietti Ed. Zanichelli
  • Civiltà del mondo 1, S.Fusi, M. Giappichelli e A.Polcri Ed. Giunti

Gruppo

Francesco Libri

Lorenzo Ornelli

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