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Pietro Pomponazzi - Filosofia

silvialuprano _

Created on October 7, 2023

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Transcript

Pietro Pomponazzi

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Vita

Pietro Pomponazzi

Nato nel 1462 a Mantova, Pietro Pomponazzi detto ''Peretto'', è oggi considerato il principale esponente dell'Aristotelismo rinascimentale italiano. Nel 1484 iniziò gli studi nell'Università di Padova, avvicinandosi a Metafisica, Medicina e Filosofia naturale; una decina di anni dopo a seguito del conseguimento della laurea, ottenne la cattedra di Filosofia ma la sua carriera di docente universitario subì diverse interruzioni: - Tra il 1496 e il 1499 fu il precettore di Logica di Alberto III Pio a Carpi, che seguì a Ferrara dopo il suo esilio. - Tra il 1509 e il 1511 visse alla corte di Alfonso II d'Este, trasferendosi all'Università di Ferrara, a seguito della presa della città di Padova da parte di Venezia (sconfitta precedentemente dalla Lega di Cambrai) Dal 1512 al 1525 (anno della sua morte), visse a Bologna e insegnò all'Alma Mater Studiorum, dopo essere subentrato al suo appena defunto maestro di Filosofia.

De immortalitate animae

Sull'immortalità dell'anima

Nel 1516 Pomponazzi pubblicò il trattato De Immortalitate animae,nel quale si proponeva di dimostrare come l’anima umana non fosse eterna come predicasse la Chiesa dal XIII secolo.Il teologo San Tommaso infatti (fondatore della Scolastica), aderendo all'interpretazione medievale della filosofia aristotelica, sosteneva che l'anima fosse per natura immortale e che ciò potesse essere dimostrato attraverso il rapporto di subordinazione tra Fede e Ragione. Nonostante solo quattro anni prima nel 1512, durante il Concilio Laterano V, si fosse ribadito il dogma dell’eternità dell’anima e si fosse severamente vietato, con particolare riferimento ai professori universitari, di contrastare tale verità, durante il Rinascimento i nuovi circoli culturali stavano da tempo rianalizzando questo principio, (a Firenze con la riscoperta di Platone, e a Padova con le traduzioni averroiste di Aristotele).

De immortalitate animae

Sull'immortalità dell'anima

Secondo il filosofo Mantovano l’anima non può esistere senza il corpo, infatti:- L’anima sensitiva ha bisogno del corpo sia come soggetto, in quanto necessita degli organi (occhi, naso…), sia come oggetto, in quanto può percepire solo cose corporee;- L’anima intellettiva ha bisogno del corpo solo come oggetto in quanto non ha organi corporei, ma può solo conoscere cose relative al corpo - L’intelligenza angelica non ha bisogno del corpo, ma l’anima umana non è e non sarà mai in nessun modo un’intelligenza angelica. Se quindi l’anima umana è inseparabile dal corpo, la sua immortalità diventa dubbia, o in ogni caso impossibile da dimostrare.

La mortalità dell’anima solleva un problema: se l’anima non è immortale, la minaccia dell’inferno e la promessa del paradiso non hanno più senso. La risposta del filosofo afferma che anche se non ci fosse un premio o un castigo dopo la morte, il premio essenziale della virtù è la virtù stessa, che fa in modo che l’uomo sia felice, mentre la pena del vizio è il vizio stesso, che rende l’uomo infelice. L’anima viene collocata a mezza via fra ciò che è immateriale e ciò che è materiale. Essa dunque, secondo Pomponazzi, è il più elevato degli enti materiali, perché si trova al confine con l’immateriale.

E allora perchè comportarsi in modo retto e secondo virtù?

Nonostante Pomponazzi aderisse alla teoria della doppia verità (l’anima è immortale per la religione e mortale per la filosofia), l'operà suscitò tanto scandalo da essere bruciata in pubblica piazza a Venezia.

De Incatationibus

Sugli Incantamenti

Nel 1520, quando egli aveva già raggiunto una maturità di pensiero, scrisse e tentò di pubblicare l'opera De Incantationibus che però fu edita solo nel 1556 a causa del grande dissenso ottenuto dal suo precedente trattato (sull'immortalità dell'anima).

Dedicata al medico mantovano Ludovico Panizza, fu messa in ombra per secoli per i suoi elementi considerati antireligiosi e per il suo aristotelismo tendenzialmente materialista, poichè in essa Pomponazzi afferma che eventi magici e miracoli non abbiano alla propria origine cause soprannaturali, ma siano solo avvenimenti estremamente rari, comunque spiegabili con le leggi della natura.

Ritiene che essi siano delle conseguenze meccaniche e concrete provocate dall'allineamento di astri e pianeti, (i quali influenzano direttamente il mondo terreno), e che siano così sporadici poichè dati da precise coincidenze. Specifica inoltre che Dio non agisce mai direttamente sulla nostra realtà, ma che influenzi il comportamento dei pianeti, che di conseguenza determinano cosa succede nel mondo mortale.

De Fato

Sul Destino, il libero arbitrio e la predestinazione

Scritta nel 1556, l'opera De Fatu sfida le credenze tradizionali, contribuendoal dibattito sulla relazione tra fede e ragione. In questo testo, Pomponazzi esplora il concetto di destino e la sua relazione con la volontà umana. Contrariamente alle dottrine religiose tradizionali, che affermavano che il destino fosse determinato da Dio, egli cercò di sviluppare una prospettiva razionale e naturalistica, sostenendo che il destino fosse un concetto che poteva essere compreso attraverso il ragionamento filosofico e scientifico anziché attraverso la fede cieca. Ritiene inoltre che la libertà umana sia inconciliabile con l’onnipotenza divina, perciò affronta il concetto riprendendo gli Stoici: Dio essendo la causa primaria di tutto, conosce già in anticipo tutte le azioni umane future ma ciò non preclude tuttavia la capacità umana di compiere scelte libere e agire secondo propria volontà.