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La scuola siciliana e la poesia siculo-toscana
Alessandra Sforza
Created on October 7, 2023
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Transcript
La scuola siciliana
L'impero di Federico II
1220-1250
Federico I di Svevia BarbarossaImperatore del Sacro Romano Impero
Ruggero II AltavillaRegno Normanno di Sicilia
Enrico VI di Svevia
Costanza d'Altavilla
Federico II di Svevia Imperatore del Sacro Romano Impero e del Regno Normanno di Sicilia
La corte di Federico II
la magna curia
La sua corte era itinerante ma perlopiù stabilita in Sicilia
La sua corte accolse la prima scuola poetica italiana
Incoraggiò la cultura laica e scientifica
Si contrapponeva alla Chiesa al livello politico, creando un potere forte e centralizzato
Fusione di lingue e culture diverse
Tedesco
Francese
Provenzale
Latino
Volgare siciliano
La scuola siciliana
Con tale espressione indichiamo il gruppo di poeti attivi fra il 1230-1250 alla corte di Federico II
I poeti siciliani si ispirano principalmente al modello poetico della poesia provenzale, ma con notevoli differenze
Poesia provenzale / siciliana
Le forme metriche
Adatta ad argomenti meno nobili per la sua struttura narrativa e dialogica. I versi sono infatti più brevi e vivaci e il ritmo più semplice
Si tratta della forma più elevata e illustre di poesia, composta da endecasillabi e settenari
La canzone
La canzonetta
Utilizzato per la prima volta da Giacomo da Lentini, è formato da quattordici versi sempre endecasillabi. Tratta temi diversi, anche quotidiani, essendo di minore impegno
Il sonetto
I poeti scelgono il volgare siciliano illustre, ovvero il volgare depurato dagli elementi popolari e arricchito con elementi colti, come latinismi, provenzalismi ecc...
Possiamo solo intuire la lingua poetica dei siciliani
La toscanizzazione
Battaglia di Benevento
Crisi della civiltà siciliana
Perdita canzonieri in volgare siciliano
Rimangono solo i manoscritti realizzati dai copisti toscani, i quali cambiano profondamente la veste linguistica
Meravigliosamente
Meravigliosamente un amor mi distringe e mi tene ad ogn’ora. Com’om che pone mente in altro exemplo pinge la simile pintura, così, bella, facc’eo, che ’nfra lo core meo porto la tua figura. In cor par ch’eo vi porti, pinta como parete, e non pare di fore. O deo, co’ mi par forte. Non so se lo sapete, con’ v’amo di bon core: ch’eo son sì vergognoso ca pur vi guardo ascoso e non vi mostro amore.
Avendo gran disio, dipinsi una pintura, bella, voi simigliante, e quando voi non vio, guardo ’n quella figura, e par ch’eo v’aggia avante: come quello che crede salvarsi per sua fede, a ncor non veggia inante. Al cor m’arde una doglia, com’om che ten lo foco a lo suo seno ascoso, e quando più lo ’nvoglia allora arde più loco e non pò stare incluso: similemente eo ardo quando pass’e non guardo a voi, vis’amoroso.
Il pensiero è sempre l'immagine della donna
Poeta dominato dall'amore, l'immagine dell'amata è dipinta nel suo cuore
Connotazione religiosa dell'amore
I sentimenti del poeta non appaiono all'esterno
Il poeta non riesce a guardare la donna quando la incontra
Metafora del fuoco per la passione amorosa
Motivo dello sguardo
Meravigliosamente
S’eo guardo, quando passo, inver’ voi, no mi giro, bella, per risguardare. Andando, ad ogni passo getto uno gran sospiro che facemi ancosciare; e certo bene ancoscio, c’a pena mi conoscio, tanto bella mi pare. Assai v’aggio laudato, madonna, in tutte le parti di bellezze ch’avete. Non so se v’è contato ch’eo lo faccia per arti, che voi pur v’ascondete. Sacciatelo per singa, zo ch’eo no dico a linga, quando voi mi vedrite.
Il poeta riesce solo a guardare furtivamente la donna, senza girarsi indietro
Canzonetta novella, va’ canta nova cosa; lèvati da maitino davanti a la più bella, fiore d’ogni amorosa, bionda più c’auro fino: «Lo vostro amor, ch’è caro, donatelo al Notaro ch’è nato da Lentino.»
Psicologia del poeta innamorato
Congedo: la canzonetta è invitata ad andare dalla donna
I singhiozzi e i sospiri rendono manifesto il suo amore autentico, nonostante la vergogna
Psicologia ipotetica dell'amata
Contrasto
«Rosa fresca aulentis[s]ima ch’apari inver’ la state, le donne ti disiano, pulzell’ e maritate: tràgemi d’este focora, se t’este a bolontate; per te non ajo abento notte e dia, penzando pur di voi, madonna mia». «Se di meve trabàgliti, follia lo ti fa fare. Lo mar potresti arompere, a venti asemenare, l’abere d’esto secolo tut[t]o quanto asembrare: avere me non pòteri a esto monno; avanti li cavelli m’aritonno».
«Rosa fresca e profumatissima che sbocci all'inizio dell'estate, le donne nubili e maritate ti desiderano: liberami da questa passione, se ne hai la volontà; a causa tua non ho pace notte e giorno, pensando solo a voi, mia signora». «Se soffri a causa mia, è la follia che ti spinge a farlo. Potresti arare il mare, seminare ai venti, mettere insieme tutte le ricchezze di questo mondo: non puoi avermi a nessun costo e piuttosto mi taglio i capelli [mi faccio monaca]».
Contrasto
«Tu me no lasci vivere né sera né maitino. Donna mi so’ di pèrperi, d’auro massamotino. Se tanto aver donàssemi quanto ha lo Saladino, e per ajunta quant’ha lo soldano, toc[c]are me non pòteri a la mano». «Molte sono le femine c’hanno dura la testa, e l’omo con parabole l’adímina e amonesta: tanto intorno procazzala fin che·ll’ha in sua podesta. Femina d’omo non si può tenere: guàrdati, bella, pur de ripentere». [...] «Quante sono le schiantora che m’ha’ mise a lo core, e solo purpenzànnome la dia quanno vo fore! Femina d’esto secolo tanto non amai ancore quant’amo teve, rosa invidïata: ben credo che mi fosti distinata»
«Tu non mi lasci vivere né alla sera né al mattino. Io sono una donna che possiede monete di Bisanzio [pèrperi] e oro massamotino [usato dai califfi Almoadi]. Se mi donassi tante ricchezze quante possiede il Saladino, e in aggiunta quante ha il Sultano, non potresti neanche toccarmi la mano».«Sono molte le donne testarde, e l'uomo con le sue parole le domina e le persuade: la incalza tutt'intorno, finché non l'ha in suo potere. Una donna non può fare a meno dell'uomo: sta' attenta, bella, di non pentirti». «Quanti sono i dolori che mi hai messo in cuore, e solo pensandoci il giorno quanto esco! Non ho mai amato una donna quanto amo te, rosa invidiata: credo proprio che mi fossi destinata».
Linee poetiche
- tendenza tragica: contenuto teorico e morale, riflessione psicologica sull'amore;
Giacomo da Lentini
- tendenza narrativa/colloquiale: connessione con la canzonetta popolare e la produzione giullaresca;
Cielo d'Alcamo
I rimatori siculo-toscani
Dalla Sicilia al Centro Italia
I funzionari imperiali di Federico II
Provenivano dall'Università di Bologna
Intrattenevano rapporti con i ghibellini dell'Italia centrale
Diffusione e influenza della poesia siciliana in Toscana e a Bologna
Innovazioni toscane
Dalla poesia siciliana
1. Ripresa di altre forme metriche, tra cui quelle politiche;2. Ampliamento tematico: nel clima comunale i cittadini partecipano alla vita politica e dunque ne scrivono; 3. Uso del volgare toscano;
1. Le forme metriche della canzone e del sonetto;2. La tematica amorosa, declinata secondo le dinamiche della poesia siciliana (attenzione psicologica, astratezza della figura femminile ecc...) ; .
VS
Il poeta più importante di questa fase fu però Guittone d'Arezzo attivo fra il 1260 e il 1294
Il primo mediatore fra le due correnti poetiche fu Bonagiunta Orbicciani
Principali figure
Al livello letterario era uno sperimentatore, famoso in particolare per le sue canzoni politiche
Era un notaio attivo a Lucca fra il 1240 e il 1280
di questa fase di transizione dalla scuola siciliana al pieno sviluppo della poesia toscana
Scrisse più di 300 componimenti, suddivisi in rime amorose e civili e in rime morali e religiose
Dante nel Purgatorio ne riconosce il ruolo essenziale di mediatore fra i siciliani e gli stilnovisti
Il dolce stil novo
Sviluppo del Dolce stil novo
Guido Guinizzellipercursore del movimento
Bologna 1260-1276
Firenze 1280-1310
Dante Alighieri
Cino da Pistoia
Guido Cavalcanti
Guido Guinizzelli
- Temi: identità amore-cuore nobile, donna angelo, lode e saluto dell'amata;
- Stile: semplice e limpido;
- Impegno: la limpidezza dello stile corrisponde ad grande impegno intellettuale. Si affrontano questioni filosofiche e dottinarie complesse;
Poesia d'elitè: rivolta a pochi intellettuali aristocratici
Perchè Firenze
- Era attivo un gruppo importante di poeti siculo-toscani;
- Per la sua ricchezza economica nella seconda metà del Duecento diventa la città egemone della Toscana;
- All'inizio del Trecento diviene una delle città più popolose e importanti d'Europa;
- La ricchezza permette alla città di divenire uno dei centri artistici e culturali principali;
Ma dì s'i' veggio qui colui che fore trasse le nove rime, cominciando "Donne ch'avete intelletto d'amore". E io a lui: "I' mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch'e' ditta dentro vo significando". "O frate, issa vegg'io", diss'elli, "il nodo che 'l Notaro e Guittone e me ritenne di qua dal dolce stil novo ch'i' odo!
Purgatorio, canto XXIV
Novità del Dolce stil novo
Novità tematiche
Novità stilistiche
1. Centralità esclusiva del tema amoroso;2. Nuova visione dell'amore e della figura della donna; 3. Connessione con il concetto di nobiltà d'animo; 4. Conoscenze scientifiche e teoriche necessarie per descrivere gli effetti d'amore;
1 Volgare illustre e puro;2. Stile soave e dolce, semplice e melodioso; 3. Sintassi semplice e lineare; 4. Lessico medio e piano;
Altre innovazioni
La città come il luogo dell'incontro e del saluto della donna
La corte ideale di nobili d'animo
Pubblico selezionato e ristretto
Guido Guinizzelli- Io voglio del ver la mia donna laudare
Io voglio del ver la mia donna laudare ed asembrarli la rosa e lo giglio: più che stella dïana splende e pare, e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio. Verde river’ a lei rasembro e l’âre, tutti color di fior’, giano e vermiglio, oro ed azzurro e ricche gioi per dare: medesmo Amor per lei rafina meglio. Passa per via adorna, e sì gentile ch’abassa orgoglio a cui dona salute, e fa ’l de nostra fé se non la crede; e no·lle pò apressare om che sia vile; ancor ve dirò c’ha maggior vertute: null’om pò mal pensar fin che la vede.
Lode della donna tramite il paragone alle bellezze naturali
Bellezza e atmosfera astratta e simbolica
Personificazione di Amore
Effetti miracolosi prodotti dal passaggio della donna
Il gioco etimologico del saluto/salvezza
Elevazione morale e spirituale
Guido Cavalcanti- Voi che per li occhi mi passaste 'l core
Il valore tragico del saluto
Voi che per li occhi mi passaste ’l core e destaste la mente che dormia, guardate a l’angosciosa vita mia, che sospirando la distrugge Amore. E’ vèn tagliando di sì gran valore, che’ deboletti spiriti van via: riman figura sol en segnoria e voce alquanta, che parla dolore. Questa vertù d’amor che m’ha disfatto da’ vostr’ occhi gentil’ presta si mosse: un dardo mi gittò dentro dal fianco. Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto, che l’anima tremando si riscosse veggendo morto ’l cor nel lato manco. .
Circolarità
Ciò che viene descritto nelle quartine viene ripreso precisamente nelle terzine
Secondo la filosofia medioevale erano elementi vitali dell'organismo
Disgregazione e teatralizzazione
Guido Cavalcanti
- Nasce in una delle famiglie più potenti e nobili di Firenze
- La sua famiglia è schierata con i guelfi bianchi
- Fu esiliato nel 1300
- Dante lo definisce lo primo amico
Lo stilnovismo tragico
L'amore è l'unico tema della poesia cavalcantiana
L'amore è vissuto come una devastante esperienza tragica
Viene descritto con un lessico e uno stile specifici, adatti allo scavo psicologico profondo e alla variazione sullo stesso tema
è sia una condizione irrazionalmente vitale sia una minaccia di disgregazione dell'io
L'armonia delle diverse funzioni vitali dell'uomo (chiamate spiriti) è divisa dal sentimento amoroso
Per gestire la tragicità del sentimento il poeta si affida ad una struttura poetica armonica e musicale
teatralizzazione delle componenti
Nobiltà d'animo
Elevazione spirituale
Capacità di amare
Donna angelo e poesia