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Lezione 4

valentina rascioni

Created on October 7, 2023

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Transcript

fare la parafrasi di un testo poetico

Lezione 4 9 ottobre 2023

la parafrasi

Come fare

Cos'è

Cosa non è

  • Ordinare le parole secondo l'ordine sintattico e logico
  • Sostituire il lessico più complesso
  • Spiegare le espressioni figurate o i concetti in forma sintetica​
  • Devo sciogliere le figure retoriche
  • Non è un commento o un riassunto o una traduzione.
  • Non si deve snaturare la poesia originaria.
  • Non si deve eliminare una parte ma posso aggiugere verbi o congiunzioni.

Riformulare il testo in una forma più semplice senza modificarne il contenuto in modo che il suo contenuto sia comprensibile.

Sono artifici stilistici, cioè accorgimenti stilistici e linguistici, che hanno uno specifico effetto e sono essenziali nel linguaggio poetico per dare espressività. Possono essere fonetiche (allitterazione e onomatopea), di contenuto (metafora, metonimia e sineddoche) e di ordine o posizione (chiasmo e anafora) .

  • ALLITTERAZIONE: è la ripetizione, spontanea o ricercata di un suono o di una serie di suoni, acusticamente uguali o simili, in due o più vocaboli successivi, producendo omofonia.
  • ONOMATOPEA: è la riproduzione, attraverso i suoni linguistici di una determinata lingua, del rumore o del suono associato a un oggetto o a un soggetto

LE FIGURE RETORICHE

  • METAFORA: è un’analogia che non viene resa esplicita, ovvero di un termine che viene utilizzato al posto di un altro, con un significato diverso da quello espresso solitamente, senza essere introdotto da espressioni tipo “come”.
  • METONIMIA: consiste nella sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una relazione di vicinanza, attuando una sorta di trasferimento di significato.
  • SINEDDOCHE: consiste nella sostituzione tra due termini in relazione tra di loro: la parte per il tutto o viceversa, il singolare per il plurale o viceversa, il genere per la specie o viceversa, il contenitore per il contenuto o viceversa.
  • CHIASMO: si tratta di un particolare tipo di inversione che prevede la disposizione incrociata di due espressioni, il cui ordine delle parole è invertito nella seconda rispetto la prima, così da formare una X.
  • ANAFORA: consiste nella ripetizione di una o più parole all’inizio di due o più versi, proposizioni, espressioni.

LE FIGURE RETORICHE

«Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade…»(Giuseppe Ungaretti, Natale, Allegria di naufragi)

«E se da lunge i miei tetti saluto»(Eugenio Montale, Ho sceso dandoti il braccio)

«Le donne, i cavalieri, l’arme, gli amori»(Ariosto, Orlando furioso)

«Per me si va nella città dolente,/ per me si va nell’eterno dolore,/per me si va tra la perduta gente.»(Dante, La Divina Commedia )

«Nei campi c’è un breve gre gre di ranelle»(Giovanni Pascoli, La mia sera)

«me vedrai seduto su la tua pietra, o fratel mio, gemendo»(Ugo Foscolo, In morte del fratello Giovanni)

«di me medesimo meco mi vergogno» (Francesco Petrarca, Canzoniere)

Umberto Saba (1883-1957)

Il Canzoniere è la storia (non avremmo nulla in contrario a dire il “romanzo”, e ad aggiungere, se si vuole, “psicologico”), di una vita, povera (relativamente) di avvenimenti esterni; ricca, a volte, fino allo spasimo, di moti e risonanze interne. La prima edizione risale al 1921 mentre l'edizione definitiva pubblicata da Einaudi nel 1965 in totale comprende tre corposi volumi a loro volta suddivisi in raccolte, per un totale di 426 componimenti. Il poeta triestino è stato il primo, nella nostra letteratura, a mettere in poesia il mondo del pallone con le Cinque poesie per il gioco del calcio e l’ha fatto seguendo pienamente quelle che sono le caratteristiche di tutta la sua produzione: una poesia della realtà, in tutte le sue forme, sport compreso. Il calcio, nella metà degli anni ’30, è già uno sport di massa. Proprio nel ’34 l’Italia di Pozzo vince il suo primo Mondiale e Saba sembra travolto anche lui da quella nuova onda di vitalità, passione e umanità.

Il poeta triestino non ha il calcio come passione, anzi, quasi lo disturba quell’universo irrazionale, soprattutto per i meccanismi del tifo. Il caso – o gli dei del pallone, a voi la scelta – vuole, però, che un amico gli regali il biglietto per Triestina – Ambrosiana del 1933. In campo c’è Giuseppe Meazza, che sbaglia un rigore, e la partita tra l’Inter – che non si poteva chiamare così per l’Internazionale Comunista – e i rosso-alabardati finisce zero a zero. È questo incontro a smuovere l’interesse di Saba; a fargli provare in prima persona la sopraffazione vitale ed energica che deriva dal tifare per una squadra. Capisce che non è un gioco, ma un impulso poetico. Il pareggio privo di reti di quella partita dell’ottobre del ’33 è quello che si cela dietro al «Nessun’offesa varcava la porta» della poesia Tre momenti, ma il componimento nel quale Saba riflette tutto se stesso è il primo dei cinque: Squadra Paesana. C’è la sua visione della vita, c’è la sua concezione della poesia.

Anch'io tra i molti vi saluto, rosso- alabardati, sputati dalla terra natia, da tutto un popolo amati. Trepido seguo il vostro gioco. Ignari esprimete con quello antiche cose meravigliose sopra il verde tappeto, all'aria, ai chiari soli d'inverno. Le angoscie che imbiancano i capelli all'improvviso, sono da voi così lontane! La gloria vi dà un sorriso fugace: il meglio onde disponga. Abbracci corrono tra di voi, gesti giulivi. Giovani siete, per la madre vivi; vi porta il vento a sua difesa. V'ama anche per questo il poeta, dagli altri diversamente - ugualmente commosso.

Squadra paesana

Di corsa usciti a mezzo il campo, date prima il saluto alle tribune. Poi,quello che nasce poi, che all’altra parte rivolgete, a quella che più nera si accalca, non è cosa da dirsi, non è cosa ch’abbia un nome. Il portiere su e giù cammina come sentinella. Il pericolo lontano è ancora. Ma se in un nembo s’avvicina, oh allora una giovane fiera si accovaccia e all’erta spia. Festa è nell’aria, festa in ogni via. Se per poco, che importa? Nessuna offesa varcava la porta, s’incrociavano grida ch’eran razzi. La vostra gloria, undici ragazzi, come un fiume d’amore orna Trieste.

Tre momenti

Sui gradini un manipolo sparuto si riscaldava di se stesso. E quando - smisurata raggiera - il sole spense dietro una casa il suo barbaglio, il campo schiarì il presentimento della notte. Correvano sue e giù le maglie rosse, le maglie bianche, in una luce d’una strana iridata trasparenza. Il vento deviava il pallone, la Fortuna si rimetteva agli occhi la benda. Piaceva essere così pochi intirizziti uniti, come ultimi uomini su un monte, a guardare di là l’ultima gara.

Tredicesima partita

Galletto è alla voce il fanciullo; estrosi amori con quella, e crucci, acutamente incide. Ai confini del campo una bandiera sventola solitaria su un muretto. Su quello alzati, nei riposi, a gara cari nomi lanciavano i fanciulli, ad uno ad uno, come frecce. Vive in me l’immagine lieta; a un ricordo si sposa - a sera - dei miei giorni imberbi. Odiosi di tanto eran superbi passavano là sotto i calciatori. Tutto vedevano, e non quegli acerbi.

Fanciulli allo stadio

Il portiere caduto alla difesa ultima vana, contro terra cela la faccia, a non vedere l’amara luce. Il compagno in ginocchio che l’induce, con parole e con la mano, a sollevarsi, scopre pieni di lacrime i suoi occhi. La folla - unita ebbrezza- par trabocchi nel campo: intorno al vincitore stanno, al suo collo si gettano i fratelli. Pochi momenti come questi belli, a quanti l’odio consuma e l’amore, è dato, sotto il cielo, di vedere. Presso la rete inviolata il portiere - l’altro- è rimasto. Ma non la sua anima, con la persona vi è rimasta sola. La sua gioia si fa una capriola, si fa baci che manda di lontano. Della festa - egli dice - anch’io son parte.

Goal

Razzismo nel calcio, e non solo

Paola Egonu

In uno studio del 2022 sui fischi arbitrali in Serie A emerge una forte disparità di trattamento nei confronti dei calciatori non bianchi.

Dopo gli ultimi Mondiali di Volley 2022 e la conquista del bronzo con la Nazionale, ha lasciato la squadra azzurra in seguito a offese razziste, insulti e allusioni pesanti ricevute a corredo di quel trofeo.

Mario Balotelli