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I filosofi della scuola di Mileto e Pitagora - Alessia Caputo 3BL

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Transcript

I FILOSOFI PRESOCRATICI

ALESSIA CAPUTO 3BL

La Scuola di Mileto e i suoi Filosofi

La scuola di Mileto si occupa dell'indagine razionale con l'obiettivo di scoprire l'archè di tutte le cose.
La prima riflessione filosofica, sviluppatasi nella Ionia (VII-VI sec. a.C.), viene inaugurata da Talete, Anassimandro e Anassimene, tutti e tre filosofi originari di Mileto.

Talete e l'acqua come principio primordiale

Talete riteneva che la vita prendesse origine dal Grande Oceano, dal quale si sarebbero successivamente sviluppati la terra e i corpi celesti.
Ritratto di Talete in un edizione dl 1761 dell'opera di Diogene Laerzio "Vite e Dottrine dei filosofi illustri"

Anassimandro e la teoria dell'ápeiron

Per Anassimandro l'archè di tutte le cose consiste in un principio infinito e indeterminato definito "ápeiron", parola che significa "senza confini" ed indica una sostanza indistinta.

Mosaico del III secolo proveniente da Treviri che ritrae Anassimandro mentre regge una meridiana.

Anassimene e l'aria come principio delle cose

Anassimene identifica il principio primo con l'aria e gli attribuisce i caratteri dell'infinità e del movimento incessante : l'aria è la forza che anima il mondo e il principio di ogni mutamento.

"La veste di Pitagora era bianca e immacolata, così pure le sue lenzuola. Tutti questi indumenti erano di lino: infatti non usava pelli di animali e trasmise questa abitudine anche ai suoi discepoli. [...] Studiava attentamente i presagi, le profezie [...] e, in genere, tutti i segni che spontaneamente si mostrano. Offriva agli dei incenso, miglio, focacce, favi, mirra e altre sostanze profumate. Ma non sacrificava animali, come nessuno dei filosofi contemplativi." (Giamblico, Vita Pitagorica, a cura di G. Giannantoni, Laterza, Roma-Bari 1990, p.121)

La figura leggendaria e influente di Pitagora

Pitagora e la fondazione della scuola di Crotone

Pitagora nacque intorno al 570 a. C. nella città di Samo, dove subì l'influenza di Anassimandro, e compì numerosi viaggi in Egitto e Oriente. Intorno ai 40 anni emigrò a Crotone, dove fondò la Fratellanza Pitagorica. Le varie Vite di Pitagora che ci sono pervenute lo presentano come un uomo fuori dal comune.

Copia romana del I secolo a. C. di originale greco conservata nei Musei Capitolini di Roma

L' arché dei pitagorici si identifica col numero

" E poiché, dei principi matematici, i primi sono per natura i numeri, e nei numeri essi credevano di scorgere molte somiglianze con ciò che esiste o diviene, più che nel fuoco o nella terra o nell'acqua; [...] vedendo poi ancora che le note e gli intervalli delle gamme musicali consistevano in numeri, e che infine in ogni cosa tutta la natura sembrava assimilarsi ai numeri e i numeri apparivano primi tra tutte le cose della natura, furono indotti a supporre che gli elementi dei numeri fossero elementi di tutte le cose esistenti, e tutto quanto il cielo fosse armonia e numero." ( DK58 B 4, trad. it di M. Timpanaro Cardini, in I Presocratici, a cura di G. Reale, 2017 Giunti Editore S. p. A./Bompiani)
L'ordine e l'armonia dell'anima, la quale può liberarsi dalla vita materiale attraverso una prassi di vita ascetica e l'esercizio della filosofia, che conduce alla contemplazione dell'ordine che regna l'universo.
L'ordine e l'armonia del cosmo, nel quale i rapporti tra le cose corrispondono ai rapporti tra i numeri: - il dispari è un 'entità limitata, quindi rappresenta cose perfette, compiute e proporzionate, perchè soltanto ciò che è limutato permette la misurazione; - il pari è un 'entità illimitata, quini rappresenta cose imperfette, disordinate e caotiche.
dal quale derivano

Eraclito, un filosofo enigmatico e leggendario

Per Eraclito l'universo è caratterizzato da un mutameto e conflitto tra elementi opposti ed ha come principio originario il fuoco, dal quale dipendono la generazion e la dissoluzione di tutti gli elementi. Inoltre, l'universo è governato da una legge razionale, l­ógos, la quale consiste nella' intedipendenza e inscindibilità dei contrari.

Eraclito visse a Efeso tra il 550 e il 480 a. C. . La fonte principale della sua biografia è Diogene Laerzio, il quale nelle Vite e dottrine dei filosofi ne pone l' akmé. Egli era discendente da stirpe reale, aristocratico, altero e forte oppositore degli orientamenti democratici dei suoi concittadini e feroce critico del loro stile di vita. Secondo Laerzio, egli si sarebbe allontanato da Efeso per vivere nei boschi in contemplazione e meditazione, isolato da tutti. Della sua unica opera, probalbimente intitolata Sulla natura, ci sono pervenuti soltanto frammenti: frasi brevi ed enigmatiche che gli vasero l'appellativo di "oscuro". La sua riflessione si può sintetizzare in due nuclei tematici: 1. la concezione della realtà come flusso universale, ossia come costante divenire; 2. la dottrina dell'armonia degli opposti, intesa come legge della natura.

"Di questo lógos che è sempre gli uomini sono incapaci di comprensione, né prima di aver sentito parlarne, né dopo aver sentito parlarne la prima volta; e anche se tutte le cose avvengono secondo questo lógos, essi si mosrano inesperti, quando si cimentano in parole e azioni, quali quelle che io presento, distinguendo ciascuna cosa secondo la propria natura, e spiegando come essa è. Ma gli altri uomini non sanno ciò che fanno da svegli, così come dimenticano ciò che fanno dormendo. Perciò bisogna seguire ciò che è uguale per tutti, ossia che è comune. Infatti, ciò che è uguale per tutti coincide con ciò che è comune. Ma anche se il lógos è uguale per tutti, la maggior parte degli uomini vive come se avesse un proprio intendimento." (DK 22 B 1, 2, 50, 51, 53 in I Presocratici, 2017 Giunti Editore S.p.A./Bompiani)
Parmenide afferma che "l'essere è e non può non essere.", pertanto l'essere è ingenerato ,imperituro, eterno, immutabile, immobile, unico, indivisibile e finito. Per lui la via della ragione conduce alla verità, infatti ammette soltanto l'essere, mentre la via dei sensi è ingannevole, infatti ammette il non essere, quindi il mutamento e il divenire.

Parmenide e la scuola eleatica: l'essere e le sue caratteristiche

Parmenide nacque intorno al VI secolo a. C. a Elea, dove fondò la sua scuola filosofica. Di origine aristocratica, si dice che ebbe incarichi di legislatore e che ottenne ruoli politici importanti. Egli scrisse un 'opera in versi intitolata Sulla natura, e nel proemio, affidandosi al mito, immagina di essere trasportato da un carro trainato da cavalle e guidato da fanciulle divine fino alle porte del Sole, e di ricevere da una dea la rivelazione sulla verità che dovrà comincare al mondo.
Parmenide in " La scuola di Atene ", affresco di Raffaele Sanzio

I fisici pluralisti: Anassagora, Empedocle e Democrito

Empedocle e Anassagora: il molteplice alla base della realtà

Per Anassagora gli elementi alla base della realtà sono i semi ( immutabili ed eterni,infinitamente divisibili, infiniti per numero e quantità, diversi per qualità), sui quali agisce il noús, l'intelligenza ordinatrice; il noús determina la separazione e l'unione dei semi che sono all'origine delle cose. Per lui, la conoscenza si fonda sul criterio della differenza, in base al quale si produce la sensazione dal contrasto di qualità opposte.
Per Empedocle gli elementi alla base della realtà sono le quattro radici immutabili e divisibili (acqua, aria, terra e fuoco) sulle quali agiscono le forze cosmiche dell'amore e dell'odio; queste due forze danno origine al ciclo cosmico di separazione e aggregazione in cui risiede la vita dell'universo. Per lui, la conoscenza è identificata con l'incontro di elementi simili presenti nelle cose e nell'essere umano ,infatti il simile conosce il simile.
Figura di Anassagora dipinta sul portico dell'Università Nazionale Capodistriana di Atene
Busto di Empedocle ritrovato nella Villa dei Papiri a Ercolano

La figura di Democrito

"Ogni paese della terra è aperto all'uomo saggio: perchè la patria dell'animo virtuoso è l'intero universo."
Democrito, nato ad Abdera, in Tracia intorno al 460-459 a.C., fu allievo di Leucippo. Egli viene inserito tra i filosofi pre-socratici pur essendo contemporaneo a Socrate, il quale ebbe una concezione più collettiva del soggetto, quindi grazie al coinvolgimento di tante persone ed esempi assunse molta più notorietà; inoltre, il comportamento anticonformista di Democrito non va a suo favore, infatti venne considerato "ateo" poichè esclude ogni ipotesi di disegno divino all'origine dell'universo e considera l'uomo fautore del proprio destino. Compì lunghi viaggi in Oriente, visitando l'Egitto, l'Asia Minore e la Persia. Morì quasi centenario di Abdera (370 a.C.), assecondando il proprio desiderio di conoscenza. Egli fu una figura eclettica, dagli ampi e variegati interessi. La conoscenza per il filosofo di Abdera si distingue in: conoscenza sensibile e la conoscenza razionale; inoltre egli definisce la ragione come garanzia della conoscenza e unica guida da seguire per ottenere la felicità.
da Simplicio, Commentario alla Fisica di Aristotele I principi originari Similmente,anche il suo (di Leucippo) discepolo Democrito di Abdera pose il pieno e il vuoto quali princìpi, denominando il primo "essere" e il secondo "non essere". Tutti edue questi filosofi posero gli atomi come materia degli enti e fecero generare da quelli tutte le rimanenti cose, in forza delle loro differenze, le quali sono tre: misura, modalità di rivolgimento e modalità di congiunzione. Esse sono anche dette: forma, posizione e ordine. Infatti,per natura il simile si muove verso il simile e le realtà congeneri sono indotte a convergere le une verso le altre e ciascuna delle configurazioni, andando a ordinarsi all'interno di un diverso composto atomico, dà vita a un'altra disposizione. L'ipotesi dell'infinità dei mondi (Democrito) Affermava che gli esseri si muovono da sempre nel vuoto, e che i mondi sono infiniti e diversi per grandezza, cossiché in alcuni non esistono né sole né luna, in altri ve ne sono di più grandi che nel nostro cosmo, e in altri ancora ce ne sono più numerosi. Gli intervalli che separano i mondi sono differenti, cossiché da una parte ci sono più mondi e dall'altra meno, e alcuni si ingrandiscono, mentre altri sono all'apice dell' ingrandimento. Altri, poi, si rimpiccioliscono, cossiché da una parte si originano nuovi mondi e dall'altra scompariscano. (DK 68 A 38, 40, trad. it. di D. Fusaro, in I Presocratici, a cura di G. Reale, 2017 Giunti Editore S. p. A./ Bompiani)

La teoria degli atomi di Democrito

Per Democrito gli elementi originari e fondamentali dell'universo, di cui tutte le cose sono costituite, sono gli atomi; essi si muovono caoticamente nel vuoto, dove aggregandosi e disgregandosi danno origine e fine a tutte le cose, e dalla posizione e l'ordine che assumono nell'aggregato dipendono la mutevolezza e la diversità dei fenomeni osservabili. Gli atomi sono inoltre immutabili ed eterni, infiniti di numero, non divisibili, qualitativamente identici e diversi per grandezza, forma e posizione