L'OSSERVAZIONE DEL GRUPPO CLASSE /SEZIONE
INCONTRO DI TIROCINIO INDIRETTO T1 - novembre 2025 Tutor Coordinatrice: Alessandra Calzi Esperta: Valentina Arcomano
start
due focus:
OSSERVAZIONE
COME OSSERVO?
DINAMICHE DI CLASSE
CHE COSA OSSERVO?
LE DINAMICHE DI CLASSE/SEZIONE
PERCHè OSSERVARE IL GRUPPO CLASSE?
DALLE INDICAZIONI NAZIONALI: “Particolare cura è necessario dedicare alla formazione della classe come gruppo, alla promozione dei legami cooperativi fra i suoi componenti, alla gestione degli inevitabili conflitti indotti dalla socializzazione. La scuola si deve costruire come luogo accogliente, coinvolgendo in questo compito gli studenti stessi. Sono, infatti, importanti le condizioni che favoriscono lo star bene a scuola, al fine di ottenere la partecipazione più ampia dei bambini e degli adolescenti a un progetto educativo condiviso. La formazione di importanti legami di gruppo non contraddice la scelta di porre la persona al centro dell’azione educativa, ma è al contrario condizione indispensabile per lo sviluppo della personalità di ognuno.”
ALCUNE DEFINIZIONI "SCIENTIFICHE"
- Kurt Lewin: un gruppo non è un insieme di membri ma un sistema, un’entità con propria struttura e modalità di funzionamento a volte indipendente dalla volontà dei singoli, una totalità dinamica caratterizzata dall’interdipendenza dei suoi membri.
(K. Lewin, Teoria e sperimentazione in psicologia sociale, Il Mulino, 1972)
- David Hamilton, Jim Sherman: Unità “entitativa” con fisionomia più o meno omogenea, chiara struttura interna, confini che lo distinguono da un outgroup.
(Hamilton D.L e Sherman S.J.Perceving, Persons and groups, Psychological Review, 1996)
- Bion: ogni gruppo ha un compito (fare qualcosa) ma anche un livello emotivo di “assunti di base” più o meno consapevole. In un gruppo ciascuno entra con proprie caratteristiche psichiche e grado di partecipazione, ma progressivamente il gruppo elabora un proprio pensiero e vissuto emotivo che influisce sulla percezione del singolo.
(W.R. Bion, Esperienze nei gruppi, Armando, 1971)
COME SI FORMA UN GRUPPO?
LE FASI DI FORMAZIONE DI UN GRUPPO (Rita Vittori, Gruppo Gruppo delle mie brame, EGA)
INTEGRAZIONE DELLE DIFFERENZE
GRUPPO DI LAVORO
INTERDIPENDENZA
INTERAZIONE
COESIONE
Conoscenza reciproca
Negoziazione con cui le differenze individuali sono integrate nel gruppo
Unità organica con ruoli e regole interne
Senso di appartenenza a un "NOI": aspetti simili, contrapposizione a outgroup
Collaborazione/ competizione; compito condiviso
+ info
COME AVVIENE IL PROCESSO DI SOCIALIZZAZIONE?
Come gli individui diventano parte del gruppo?
COSA OSSERVO? - Quali tipi di valutazione/riconoscimento reciproco esprimono i bambini fra loro?
- Tutti partecipano attivamente alla vita della classe?
- Vi sono bambini appena inseriti nella classe/sezione? Che ruolo hanno nel gruppo?
- Vi sono bambini esclusi/ rifiutati, in posizione marginale? Cosa fanno per risocializzarsi?
- L’insegnante attribuisce dei ruoli in modo formalizzato ( incarichi...) o attraverso la comunicazione ( al solito tu sei quello che….)?
COME IL GRUPPO INFLUISCE SULLE PRESTAZIONI DEL SINGOLO?
1) FACILITAZIONE SOCIALE
(Triplett 1989, Allport 1920)
COSA OSSERVO?
- La partecipazione attiva dei bambini durante le lezioni frontali/ le attività a piccolo gruppo/ i giochi di squadra
- Se e come vengono organizzati i lavori di gruppo
- Le modalità con cui l’insegnante comunica la valutazione degli elaborati dei bambini
- L’atteggiamento dei bambini rispetto alle proprie e altrui prestazioni
2) INERZIA SOCIALE
(Bibb Latanè, 1979)
3) PAURA DEL GIUDIZIO/ AUTOSTIMA
(Hogg, Tajfel...)
INTERDIPENDENZA IDENTITA' PERSONALE / IDENTITA' SOCIALE
LE RETI DI COMUNICAZIONE NEL GRUPPO
Centralizzate
Decentralizzate
COSA OSSERVO?
- In quali modalità e in quali momenti i bambini comunicano e condividono fra loro i propri sentimenti/ vissuti/ desideri?
- Sono previsti momenti quali l'Agorà , il circle-time, giochi strutturati, cooperative learning….?
- Quali sono le regole per comunicare?
- L’insegnante gestisce la comunicazione in modo centralizzato o decentralizzato?
- Incoraggia o scoraggia la comunicazione circolare fra i bambini?
LA STRUTTURA DI UN GRUPPO: I RUOLI
- Impliciti - informali/ espliciti - formali
COSA OSSERVO?
- Ruoli formalizzati nella classe (capoclasse, incarichi, capotavolo….)
- Ruoli informali assegnati dall’insegnante (segnare alla lavagna, aiutante, disturbatore….)
- Ruoli dei bambini nel gruppo classe ( leader, aiutanti, gregari, membri marginali….)
- capacità di svolgere un compito nella divisione del lavoro
- status di diverso livello ---- ) leadership
LA LEADERSHIP
influenza sul gruppo e capacità di mobilitarlo verso un obiettivo
Caratteristiche personali del leader ( Big Five?)
Tipi di leadership:
orientate al compito/ orientate alle relazioni
LA STRUTTURA DEL GRUPPO: I SOTTOGRUPPI
- Rispondono al BISOGNO DI SICUREZZA / APPARTENENZA: identificarsi con le caratteristiche del gruppo permette di definire propria identità sociale e personale.
- ESCLUSIONE SOCIALE: coinvolge centro del dolore fisico
- RELAZIONI INTERGRUPPO (ingroup/outgroup):
- pregiudizio
- discriminazione
- competizione
- aggressività/ conflitto...
COSA OSSERVO?
- Vi sono sottogruppi all’interno della classe?
- Come si relazionano fra loro i sottogruppi?
- Vi sono bambini ignorati o rifiutati?
UNO STRUMENTO PER RILEVARE SOTTOGRUPPI E RUOLI: IL SOCIOGRAMMA
L'ERRORE FONDAMENTALE DI ATTRIBUZIONE:
COSA OSSERVO? Vi sono correlazioni fra i ruoli formali o assegnati dall’insegnante e i ruoli assunti dai bambini nella dinamica del gruppo?
crediamo che un comportamento sia determinato da caratteristiche personali e non dal ruolo ( Jones e Harris, 1967)
UN ESEMPIO
L'IDENTIFICAZIONE CON IL RUOLO ASSEGNATO:
L'esperimento di Stanford (Zimbardo 1971) dimostrò che la semplice assegnazione di un ruolo modifica il comportamento attraverso il meccanismo dell'identificazione nel ruolo stesso.
COSA OSSERVO? Vi sono correlazioni fra i ruoli formali o assegnati dall’insegnante e i ruoli assunti dai bambini nella dinamica del gruppo?
FILMOGRAFIA
L'esperimento di Zimbardo è stato raccontato nel film: "The Stanford Prison Experiment", vincitore del Sudance Film Festival 2015
BIBLIOGRAFIA
- M. A. Hogg, G. M. Vaughan, Psicologia sociale. Teorie e applicazioni, Pearson, Milano 2016
- S.Loos e R. Vittori, Gruppo gruppo delle mie brame, EGA 2005
- S.Loos, Viaggio a Fantasia, EGA 1991
- S.Loos, R. Vittori, 99 Giochi Cooperativi, Notes edizioni 2011
- D.Novara, E.Passerini, Con gli altri imparo. Far funzionare la classe come gruppo di apprendimento, Erickson 2015
- D. Novara, Cambiare la scuola si può, Rizzoli 2018
- Tich Nath Han, Insegnanti felici cambiano il mondo, Terra Nuova Edizioni 2018
Autrice: Dott.ssa Valentina Arcomano
L'OSSERVAZIONE
QUALE LIVELLO DI PROFONDITà?
DA QUALE PUNTO DI VISTA?
DA QUALE POSIZIONE?
CON QUALI STRUMENTI?
con quali strumenti?
che cosa osservo nel t1?
osserviamo un contesto classe
Osservate il gruppo In questa scena, osservate la classe e annotate le vostre osservazioni come ritenete opportuno.
COSA ABBIAMO OSSERVATO?
IL SETTING (AMBIENTE DI APPRENDIMENTO):
disposizione dei banchi, numero degli alunni, strumenti tecnologici, posizione dell'insegnante, scansione del tempo....
IL COMPORTAMENTO DELL'INSEGNANTE
IL COMPORTAMENTO DEI SINGOLI ALUNNI
DINAMICHE DI GRUPPO:
- PROCESSO DI SOCIALIZZAZIONE
- ESCLUSIONE SOCIALE
- RUOLI E LEADERSHIP
- INFLUENZA DEL GRUPPO SUL SINGOLO
- INFLUENZA DEL SINGOLO SUL GRUPPO
- RETE DI COMUNICAZIONE
- SOTTOGRUPPI
Perchè osservare?
OBIETTIVI FORMATIVI T1
Conoscere il contesto scolastico in cui si opera e raccogliere le prime informazioni istituzionali sulle dimensioni organizzative e pedagogiche.
Osservare nella classe/sezione, attraverso l’uso consapevole e appropriato di metodologie e strumenti idonei, le attività didattico – educative messe in atto dai docenti, imparando a distinguere le tre fasi dei processi di insegnamento-apprendimento (fase preattiva, fase attiva e fase post-attiva).
(PROGETTO FORMATIVO T1)
ALCUNE DEFINIZIONI "SCIENTIFICHE" (1)
Definizione etimologica: OSSERVARE deriva dal latino OBSERBARE: OB (verso, in direzione di qualcuno) SERBARE (custodire, considerare, guardare con cura).
Definizione generale: “Osservare significa rilevare, accertare, riconoscere un fatto, [...] cogliere qualcosa che si sta verificando nel mondo reale [...]. L’osservazione corrisponde al versante empirico del processo conoscitivo, di cui le ipotesi costituiscono il versante teorico. Essa rappresenta il ruolo dell’esperienza nella formulazione di una teoria, l’aggancio alla realtà di ciò che la teoria dice, il suo riferimento per dire quanto le teorie siano capaci di spiegare la realtà su cui si sta teorizzando” (T. Aureli, P. Perucchini, Osservare e valutare il comportamento del bambino, Il Mulino, Bologna 2014)
DIARIO DI TIROCINIO
CRITERI PER LA REDAZIONE DEL DIARIO DI TIROCINIO
“Ricostruzione puntuale e documentata di ogni “episodio” di insegnamento-apprendimento. Illustrazione degli interrogativi/questioni/problemi/progetti che essi sollecitano nel tirocinante. Opportuni collegamenti e riferimenti delle ipotesi di risposta a tali interrogativi/questioni/problemi/progetti ai contenuti proposti negli insegnamenti, nei laboratori ordinamentali e annessi, nel tirocinio diretto e indiretto. Riflessioni e considerazioni finali personali” (Tratto da “FORMAT DEL DIARIO DI TIROCINIO 2020”).
ALCUNE DEFINIZIONI "SCIENTIFICHE" (2)
Definizione specifica: l’osservazione dell’allievo e, quindi, la sua conoscenza, “implica due livelli diversi di profondità [...]: uno interno, l’altro esterno. Il livello esterno riguarda i gesti, i comportamenti, le variazioni nella circolazione sanguigna, i mutamenti in termini di secrezioni ghiandolari. Si tratta di un piano immediatamente visibile, percepibile. Il secondo livello, al contrario, riguarda l’attività interna del soggetto e comprende, secondo i casi, le intenzioni, i motivi, i processi di apprendimento, i meccanismi di difesa”.(G. Amenta, L’osservazione dei processi d’apprendimento, La Scuola, Brescia 2008).
COME OSSERVO? LA PROFONDITà DELL'OSSERVAZIONE
LA SFIDA INIZIALE: passaggio dal livello esterno al livello interno.
LIVELLO INTERNO O LIVELLO ESTERNO?
OSSERVAZIONE N. 1: APPUNTI “CARTA E MATITA” DI UNA MAESTRA - SCUOLA DELL’INFANZIA “Sono appena entrata in struttura e mi avvio verso l’aula dove trovo i bambini che consumano il loro pasto. Alcuni bambini si alzano dal loro posto e cercano di attirare l’attenzione di chi sta ancora mangiando, altri vanno nello spazio attiguo dove giocano anche i bambini delle altre sezioni. La mia collega Maria sta aiutando due bambini di tre anni che fanno fatica a mangiare. Attira la mia attenzione un bambino di quattro anni che piange e strilla, colpendo il tavolo con i pugni. Maria dice che lo fa senza motivo…”
UN ESEMPIO
dal livello esterno al livello interno
Osservare con il METODO INDUTTIVO (dal generale al particolare)
- OSSERVAZIONE PRELIMINARE: “più adatta a situazioni riguardo a cui l’osservatore non possiede molte informazioni, consiste nell’osservare la realtà [...] in maniera preparatoria e nell’ordinare i dati raccolti secondo schemi più o meno globali”.
- FORMULAZIONE DI IPOTESI (OSSERVAZIONE A POSTERIORI): l’osservatore “formula alcuni interrogativi, presume che una certa maniera di agire, osservata nella fase precedente, non sia frutto del caso [...] e avanza qualche ipotesi”.
- VERIFICA (OSSERVAZIONE SISTEMATICA): “al fine di controllare la validità della supposizione enunciata, l’osservatore procede alla verifica attraverso un’osservazione sistematica [...]”.
- DEDUZIONE: “i risultati ottenuti possono essere composti in un sistema organico e pervenire a qualche generalizzazione [...]”.
(G. Amenta, cit., p. 19)
UN ESEMPIO
QUALE FASE DELL'OSSERVAZIONE?
OSSERVAZIONE N. 2: Diario di Tirocinio Unibg - SCUOLA PRIMARIA “[...] Nel secondo episodio osservo, senza giudicare rimanendo sempre esterno al contesto, noto come gruppi di ragazzini e ragazzine compiano nei confronti dei loro coetanei atti di bullismo che non si rifanno tanto all’uso della forza, ma a subdole frasi e atteggiamenti psicologici come rifiutarsi di mangiare vicino un compagno perché emana odore sgradevole, oppure non prestare penne o colori a compagni che non possono disporne a causa di pessima condizione economica, oppure non eseguire il compito con la compagna perché si veste sempre uguale ”. (S. Claris, Guide per l’osservazione, UTET, Novara 2019, p. 43)
attenzione al linguaggio adottato!
RISCHIO DI SOGGETTIVITÀ: ATTENZIONE AL LINGUAGGIO CHE ANTICIPA CONCLUSIONI ED ETICHETTA I COMPORTAMENTI OSSERVATI!
dal livello esterno al livello interno: dall'osservazione a posteriori all'osservazione sistematica
“L’osservazione [...] viene ritenuta sistematica qualora venga attuata in modo costante, continuativo, razionale, secondo un piano preciso, articolato e prestabilito. [...] Concretamente, si tratta di preparare un piano che consenta di cogliere una manifestazione ricercata un numero di volte significativo”. (G. Amenta, cit., p. 23) Analizzando “parole e frasi significative, gli accordi o le discordanze tra il tutto e le parti [...] si ottengono categorie sintetiche più mirate per elaborare liste di indicatori”. (S. Claris, cit., p. 43)
rileggiamo
INDICATORI PER UN'OSSERVAZIONE PIù MIRATA
OSSERVAZIONE SISTEMATICA
UN ESEMPIO
COME OSSERVO? LA POSIZIONE DELL'OSSERVATORE
COME OSSERVO? GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE (1)
1) OSSERVAZIONE SPONTANEA: - ANNOTAZIONI “CARTA E MATITA” (annotare dal vivo impressioni, fatti):
≪Giuliano e altri due bambini stanno costruendo una pista con una scatola e due rettangoli di plastica. I bambini vogliono lanciare dei dischetti sulla pista (salita-piano-discesa). Un bambino lancia il suo dischetto, che segue il giusto percorso, poi lascia il turno a Giuliano. Giuliano tenta diverse volte di far seguire al dischetto il suo giusto percorso ma non ci riesce (perché dà poca spinta al dischetto). Lascia il turno al compagno solo quando riesce a far attraversare la pista al dischetto. Andrea lancia comunque il suo dischetto. Giuliano: “Sta a me!”. Roberto: “No, sta a me!”. Giuliano: “Spostati!”...≫ (T. Aureli, P. Peruchini, cit., p. 82)
- SBOBINATURA DI DIALOGHI REGISTRATI
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE (2)
2) OSSERVAZIONE A POSTERIORI: - INTERVISTE (strutturate o semistrutturate)
- RESOCONTI CON CATEGORIE O CON METODO A COLONNA (descrivere, così come si sviluppano in ordine temporale, i comportamenti a posteriori o mediante audioregistrazione)
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE (3)
2) OSSERVAZIONE SISTEMATICA: - CHECK-LIST (tipo di GRIGLIA DI OSSERVAZIONE che aiuta a focalizzare l'interesse sui comportamenti che interessano l'osservatore; comprende una lista di comportamenti target di cui rilevare la frequenza in un periodo di tempo dato )
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE (4)
2) OSSERVAZIONE SISTEMATICA: - SCALA DI VALUTAZIONE(tipo di GRIGLIA DI OSSERVAZIONE che permette di constatare il grado e l'intensità del comportamento osservato)
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE (5)
2) OSSERVAZIONE SISTEMATICA: - QUESTIONARI(strumento standardizzato che fornisce informazioni oggetto di confronto nel campione).
BIBLIOGRAFIA
- G. Amenta, L'osservazone dei processi d'apprendimento, La Scuola, Brescia 2008.
- T. Aureli, P. Perucchini, Osservare e valutare il comportamento del bambino, Il Mulino, Bologna 2014.
- S. Claris, Guide per l'osservazione, Utet, Novara 2019.
- I. Viola, L'osservazione dei comportamenti nei servizi educativi per l'infanzia, Edizioni Studium, Roma 2022.
TRY!
Diario di Tirocinio
i bambini avevano il compito di disegnare e colorare un triangolo, due cerchi, tre quadrati e quattro rettangoli, servendosi delle forme predisposte. Era importante che non venisse cancellato nessun segno fatto, in modo da permettere alle maestre di vedere quali e quanti errori erano stati commessi.
Girando tra i quattro lunghi banchi che compongono la classe, ho notato che R., una bambina di origini marocchine di quattro anni e mezzo, cercava di attirare la mia attenzione fissandomi intensamente, ma ogni volta che rivolgevo lo sguardo nella sua direzione, abbassava velocemente gli occhi sul suo lavoro. Mi sono quindi avvicinata, per chiedere se tutto stesse procedendo bene e la bimba mi ha risposto di sì, con imbarazzo: infatti, sul suo foglio aveva tracciato solo linee marcate e confuse. Era evidente che R. stava tentando di celare le sue difficoltà e un crescente imbarazzo.
Anche la mia tutor Gigliola è passata al banco di R. e visti i risultati del lavoro, ha espresso un commento negativo: “Ecco, ero certa che anche stavolta avresti fatto l’originale”. Poi mi ha chiesto di provare a far capire la consegna alla bambina, perché “è una di quelli che fanno fatica”.
Ho quindi cercato di aiutare R. a completare il lavoro, ma, dopo averle rispiegato i passaggi dell’esercizio ed averla incoraggiata, la piccola è scoppiata in lacrime e, con
20
un’aria affranta, come se già si aspettasse il fallimento, ha singhiozzato: “Non ce la faccio. Io non sono brava. Vedi... non ci riesco...”
AULA T1 2025 GRUPPO - OSSERVAZIONE
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L'OSSERVAZIONE DEL GRUPPO CLASSE /SEZIONE
INCONTRO DI TIROCINIO INDIRETTO T1 - novembre 2025 Tutor Coordinatrice: Alessandra Calzi Esperta: Valentina Arcomano
start
due focus:
OSSERVAZIONE
COME OSSERVO?
DINAMICHE DI CLASSE
CHE COSA OSSERVO?
LE DINAMICHE DI CLASSE/SEZIONE
PERCHè OSSERVARE IL GRUPPO CLASSE?
DALLE INDICAZIONI NAZIONALI: “Particolare cura è necessario dedicare alla formazione della classe come gruppo, alla promozione dei legami cooperativi fra i suoi componenti, alla gestione degli inevitabili conflitti indotti dalla socializzazione. La scuola si deve costruire come luogo accogliente, coinvolgendo in questo compito gli studenti stessi. Sono, infatti, importanti le condizioni che favoriscono lo star bene a scuola, al fine di ottenere la partecipazione più ampia dei bambini e degli adolescenti a un progetto educativo condiviso. La formazione di importanti legami di gruppo non contraddice la scelta di porre la persona al centro dell’azione educativa, ma è al contrario condizione indispensabile per lo sviluppo della personalità di ognuno.”
ALCUNE DEFINIZIONI "SCIENTIFICHE"
- Kurt Lewin: un gruppo non è un insieme di membri ma un sistema, un’entità con propria struttura e modalità di funzionamento a volte indipendente dalla volontà dei singoli, una totalità dinamica caratterizzata dall’interdipendenza dei suoi membri.
(K. Lewin, Teoria e sperimentazione in psicologia sociale, Il Mulino, 1972)- David Hamilton, Jim Sherman: Unità “entitativa” con fisionomia più o meno omogenea, chiara struttura interna, confini che lo distinguono da un outgroup.
(Hamilton D.L e Sherman S.J.Perceving, Persons and groups, Psychological Review, 1996)- Bion: ogni gruppo ha un compito (fare qualcosa) ma anche un livello emotivo di “assunti di base” più o meno consapevole. In un gruppo ciascuno entra con proprie caratteristiche psichiche e grado di partecipazione, ma progressivamente il gruppo elabora un proprio pensiero e vissuto emotivo che influisce sulla percezione del singolo.
(W.R. Bion, Esperienze nei gruppi, Armando, 1971)COME SI FORMA UN GRUPPO?
LE FASI DI FORMAZIONE DI UN GRUPPO (Rita Vittori, Gruppo Gruppo delle mie brame, EGA)
INTEGRAZIONE DELLE DIFFERENZE
GRUPPO DI LAVORO
INTERDIPENDENZA
INTERAZIONE
COESIONE
Conoscenza reciproca
Negoziazione con cui le differenze individuali sono integrate nel gruppo
Unità organica con ruoli e regole interne
Senso di appartenenza a un "NOI": aspetti simili, contrapposizione a outgroup
Collaborazione/ competizione; compito condiviso
+ info
COME AVVIENE IL PROCESSO DI SOCIALIZZAZIONE?
Come gli individui diventano parte del gruppo?
COSA OSSERVO?- Quali tipi di valutazione/riconoscimento reciproco esprimono i bambini fra loro?
- Tutti partecipano attivamente alla vita della classe?
- Vi sono bambini appena inseriti nella classe/sezione? Che ruolo hanno nel gruppo?
- Vi sono bambini esclusi/ rifiutati, in posizione marginale? Cosa fanno per risocializzarsi?
- L’insegnante attribuisce dei ruoli in modo formalizzato ( incarichi...) o attraverso la comunicazione ( al solito tu sei quello che….)?
COME IL GRUPPO INFLUISCE SULLE PRESTAZIONI DEL SINGOLO?
1) FACILITAZIONE SOCIALE
(Triplett 1989, Allport 1920)
COSA OSSERVO?
2) INERZIA SOCIALE
(Bibb Latanè, 1979)
3) PAURA DEL GIUDIZIO/ AUTOSTIMA
(Hogg, Tajfel...)
INTERDIPENDENZA IDENTITA' PERSONALE / IDENTITA' SOCIALE
LE RETI DI COMUNICAZIONE NEL GRUPPO
Centralizzate
Decentralizzate
COSA OSSERVO?
LA STRUTTURA DI UN GRUPPO: I RUOLI
COSA OSSERVO?
LA LEADERSHIP
influenza sul gruppo e capacità di mobilitarlo verso un obiettivo
Caratteristiche personali del leader ( Big Five?)
Tipi di leadership:
orientate al compito/ orientate alle relazioni
LA STRUTTURA DEL GRUPPO: I SOTTOGRUPPI
COSA OSSERVO?
UNO STRUMENTO PER RILEVARE SOTTOGRUPPI E RUOLI: IL SOCIOGRAMMA
L'ERRORE FONDAMENTALE DI ATTRIBUZIONE:
COSA OSSERVO? Vi sono correlazioni fra i ruoli formali o assegnati dall’insegnante e i ruoli assunti dai bambini nella dinamica del gruppo?
crediamo che un comportamento sia determinato da caratteristiche personali e non dal ruolo ( Jones e Harris, 1967)
UN ESEMPIO
L'IDENTIFICAZIONE CON IL RUOLO ASSEGNATO:
L'esperimento di Stanford (Zimbardo 1971) dimostrò che la semplice assegnazione di un ruolo modifica il comportamento attraverso il meccanismo dell'identificazione nel ruolo stesso.
COSA OSSERVO? Vi sono correlazioni fra i ruoli formali o assegnati dall’insegnante e i ruoli assunti dai bambini nella dinamica del gruppo?
FILMOGRAFIA
L'esperimento di Zimbardo è stato raccontato nel film: "The Stanford Prison Experiment", vincitore del Sudance Film Festival 2015
BIBLIOGRAFIA
Autrice: Dott.ssa Valentina Arcomano
L'OSSERVAZIONE
QUALE LIVELLO DI PROFONDITà?
DA QUALE PUNTO DI VISTA?
DA QUALE POSIZIONE?
CON QUALI STRUMENTI?
con quali strumenti?
che cosa osservo nel t1?
osserviamo un contesto classe
Osservate il gruppo In questa scena, osservate la classe e annotate le vostre osservazioni come ritenete opportuno.
COSA ABBIAMO OSSERVATO?
IL SETTING (AMBIENTE DI APPRENDIMENTO):
disposizione dei banchi, numero degli alunni, strumenti tecnologici, posizione dell'insegnante, scansione del tempo....
IL COMPORTAMENTO DELL'INSEGNANTE
IL COMPORTAMENTO DEI SINGOLI ALUNNI
DINAMICHE DI GRUPPO:
Perchè osservare?
OBIETTIVI FORMATIVI T1
Conoscere il contesto scolastico in cui si opera e raccogliere le prime informazioni istituzionali sulle dimensioni organizzative e pedagogiche.
Osservare nella classe/sezione, attraverso l’uso consapevole e appropriato di metodologie e strumenti idonei, le attività didattico – educative messe in atto dai docenti, imparando a distinguere le tre fasi dei processi di insegnamento-apprendimento (fase preattiva, fase attiva e fase post-attiva).
(PROGETTO FORMATIVO T1)
ALCUNE DEFINIZIONI "SCIENTIFICHE" (1)
Definizione etimologica: OSSERVARE deriva dal latino OBSERBARE: OB (verso, in direzione di qualcuno) SERBARE (custodire, considerare, guardare con cura).
Definizione generale: “Osservare significa rilevare, accertare, riconoscere un fatto, [...] cogliere qualcosa che si sta verificando nel mondo reale [...]. L’osservazione corrisponde al versante empirico del processo conoscitivo, di cui le ipotesi costituiscono il versante teorico. Essa rappresenta il ruolo dell’esperienza nella formulazione di una teoria, l’aggancio alla realtà di ciò che la teoria dice, il suo riferimento per dire quanto le teorie siano capaci di spiegare la realtà su cui si sta teorizzando” (T. Aureli, P. Perucchini, Osservare e valutare il comportamento del bambino, Il Mulino, Bologna 2014)
DIARIO DI TIROCINIO
CRITERI PER LA REDAZIONE DEL DIARIO DI TIROCINIO
“Ricostruzione puntuale e documentata di ogni “episodio” di insegnamento-apprendimento. Illustrazione degli interrogativi/questioni/problemi/progetti che essi sollecitano nel tirocinante. Opportuni collegamenti e riferimenti delle ipotesi di risposta a tali interrogativi/questioni/problemi/progetti ai contenuti proposti negli insegnamenti, nei laboratori ordinamentali e annessi, nel tirocinio diretto e indiretto. Riflessioni e considerazioni finali personali” (Tratto da “FORMAT DEL DIARIO DI TIROCINIO 2020”).
ALCUNE DEFINIZIONI "SCIENTIFICHE" (2)
Definizione specifica: l’osservazione dell’allievo e, quindi, la sua conoscenza, “implica due livelli diversi di profondità [...]: uno interno, l’altro esterno. Il livello esterno riguarda i gesti, i comportamenti, le variazioni nella circolazione sanguigna, i mutamenti in termini di secrezioni ghiandolari. Si tratta di un piano immediatamente visibile, percepibile. Il secondo livello, al contrario, riguarda l’attività interna del soggetto e comprende, secondo i casi, le intenzioni, i motivi, i processi di apprendimento, i meccanismi di difesa”.(G. Amenta, L’osservazione dei processi d’apprendimento, La Scuola, Brescia 2008).
COME OSSERVO? LA PROFONDITà DELL'OSSERVAZIONE
LA SFIDA INIZIALE: passaggio dal livello esterno al livello interno.
LIVELLO INTERNO O LIVELLO ESTERNO?
OSSERVAZIONE N. 1: APPUNTI “CARTA E MATITA” DI UNA MAESTRA - SCUOLA DELL’INFANZIA “Sono appena entrata in struttura e mi avvio verso l’aula dove trovo i bambini che consumano il loro pasto. Alcuni bambini si alzano dal loro posto e cercano di attirare l’attenzione di chi sta ancora mangiando, altri vanno nello spazio attiguo dove giocano anche i bambini delle altre sezioni. La mia collega Maria sta aiutando due bambini di tre anni che fanno fatica a mangiare. Attira la mia attenzione un bambino di quattro anni che piange e strilla, colpendo il tavolo con i pugni. Maria dice che lo fa senza motivo…”
UN ESEMPIO
dal livello esterno al livello interno
Osservare con il METODO INDUTTIVO (dal generale al particolare)
- OSSERVAZIONE PRELIMINARE: “più adatta a situazioni riguardo a cui l’osservatore non possiede molte informazioni, consiste nell’osservare la realtà [...] in maniera preparatoria e nell’ordinare i dati raccolti secondo schemi più o meno globali”.
- FORMULAZIONE DI IPOTESI (OSSERVAZIONE A POSTERIORI): l’osservatore “formula alcuni interrogativi, presume che una certa maniera di agire, osservata nella fase precedente, non sia frutto del caso [...] e avanza qualche ipotesi”.
- VERIFICA (OSSERVAZIONE SISTEMATICA): “al fine di controllare la validità della supposizione enunciata, l’osservatore procede alla verifica attraverso un’osservazione sistematica [...]”.
- DEDUZIONE: “i risultati ottenuti possono essere composti in un sistema organico e pervenire a qualche generalizzazione [...]”.
(G. Amenta, cit., p. 19)UN ESEMPIO
QUALE FASE DELL'OSSERVAZIONE?
OSSERVAZIONE N. 2: Diario di Tirocinio Unibg - SCUOLA PRIMARIA “[...] Nel secondo episodio osservo, senza giudicare rimanendo sempre esterno al contesto, noto come gruppi di ragazzini e ragazzine compiano nei confronti dei loro coetanei atti di bullismo che non si rifanno tanto all’uso della forza, ma a subdole frasi e atteggiamenti psicologici come rifiutarsi di mangiare vicino un compagno perché emana odore sgradevole, oppure non prestare penne o colori a compagni che non possono disporne a causa di pessima condizione economica, oppure non eseguire il compito con la compagna perché si veste sempre uguale ”. (S. Claris, Guide per l’osservazione, UTET, Novara 2019, p. 43)
attenzione al linguaggio adottato!
RISCHIO DI SOGGETTIVITÀ: ATTENZIONE AL LINGUAGGIO CHE ANTICIPA CONCLUSIONI ED ETICHETTA I COMPORTAMENTI OSSERVATI!
dal livello esterno al livello interno: dall'osservazione a posteriori all'osservazione sistematica
“L’osservazione [...] viene ritenuta sistematica qualora venga attuata in modo costante, continuativo, razionale, secondo un piano preciso, articolato e prestabilito. [...] Concretamente, si tratta di preparare un piano che consenta di cogliere una manifestazione ricercata un numero di volte significativo”. (G. Amenta, cit., p. 23) Analizzando “parole e frasi significative, gli accordi o le discordanze tra il tutto e le parti [...] si ottengono categorie sintetiche più mirate per elaborare liste di indicatori”. (S. Claris, cit., p. 43)
rileggiamo
INDICATORI PER UN'OSSERVAZIONE PIù MIRATA
OSSERVAZIONE SISTEMATICA
UN ESEMPIO
COME OSSERVO? LA POSIZIONE DELL'OSSERVATORE
COME OSSERVO? GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE (1)
1) OSSERVAZIONE SPONTANEA: - ANNOTAZIONI “CARTA E MATITA” (annotare dal vivo impressioni, fatti):
≪Giuliano e altri due bambini stanno costruendo una pista con una scatola e due rettangoli di plastica. I bambini vogliono lanciare dei dischetti sulla pista (salita-piano-discesa). Un bambino lancia il suo dischetto, che segue il giusto percorso, poi lascia il turno a Giuliano. Giuliano tenta diverse volte di far seguire al dischetto il suo giusto percorso ma non ci riesce (perché dà poca spinta al dischetto). Lascia il turno al compagno solo quando riesce a far attraversare la pista al dischetto. Andrea lancia comunque il suo dischetto. Giuliano: “Sta a me!”. Roberto: “No, sta a me!”. Giuliano: “Spostati!”...≫ (T. Aureli, P. Peruchini, cit., p. 82)
- SBOBINATURA DI DIALOGHI REGISTRATI
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE (2)
2) OSSERVAZIONE A POSTERIORI: - INTERVISTE (strutturate o semistrutturate)
- RESOCONTI CON CATEGORIE O CON METODO A COLONNA (descrivere, così come si sviluppano in ordine temporale, i comportamenti a posteriori o mediante audioregistrazione)
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE (3)
2) OSSERVAZIONE SISTEMATICA: - CHECK-LIST (tipo di GRIGLIA DI OSSERVAZIONE che aiuta a focalizzare l'interesse sui comportamenti che interessano l'osservatore; comprende una lista di comportamenti target di cui rilevare la frequenza in un periodo di tempo dato )
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE (4)
2) OSSERVAZIONE SISTEMATICA: - SCALA DI VALUTAZIONE(tipo di GRIGLIA DI OSSERVAZIONE che permette di constatare il grado e l'intensità del comportamento osservato)
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE (5)
2) OSSERVAZIONE SISTEMATICA: - QUESTIONARI(strumento standardizzato che fornisce informazioni oggetto di confronto nel campione).
BIBLIOGRAFIA
TRY!
Diario di Tirocinio
i bambini avevano il compito di disegnare e colorare un triangolo, due cerchi, tre quadrati e quattro rettangoli, servendosi delle forme predisposte. Era importante che non venisse cancellato nessun segno fatto, in modo da permettere alle maestre di vedere quali e quanti errori erano stati commessi. Girando tra i quattro lunghi banchi che compongono la classe, ho notato che R., una bambina di origini marocchine di quattro anni e mezzo, cercava di attirare la mia attenzione fissandomi intensamente, ma ogni volta che rivolgevo lo sguardo nella sua direzione, abbassava velocemente gli occhi sul suo lavoro. Mi sono quindi avvicinata, per chiedere se tutto stesse procedendo bene e la bimba mi ha risposto di sì, con imbarazzo: infatti, sul suo foglio aveva tracciato solo linee marcate e confuse. Era evidente che R. stava tentando di celare le sue difficoltà e un crescente imbarazzo. Anche la mia tutor Gigliola è passata al banco di R. e visti i risultati del lavoro, ha espresso un commento negativo: “Ecco, ero certa che anche stavolta avresti fatto l’originale”. Poi mi ha chiesto di provare a far capire la consegna alla bambina, perché “è una di quelli che fanno fatica”. Ho quindi cercato di aiutare R. a completare il lavoro, ma, dopo averle rispiegato i passaggi dell’esercizio ed averla incoraggiata, la piccola è scoppiata in lacrime e, con 20 un’aria affranta, come se già si aspettasse il fallimento, ha singhiozzato: “Non ce la faccio. Io non sono brava. Vedi... non ci riesco...”